Dal cestino alla Scienza: Cosa hanno rivelato decenni di vecchie conserve sullo stato dei nostri oceani?

Vecchie lattine impolverite diventano un tesoro scientifico

Alcune lattine di salmone coperte di polvere, rimaste per anni in un magazzino, si sono rivelate qualcosa di molto più prezioso di semplice merce scaduta. Nessuno le aveva pensate per la ricerca. Servivano originariamente a controllare la qualità della produzione, destinate poi a finire silenziosamente nel dimenticatoio.

Invece, i ricercatori le hanno trattate come una vera capsula del tempo, esaminando attentamente ciò che si era conservato al loro interno per oltre quarant'anni.

Come il salmone scaduto è diventato un archivio di dati oceanici

Tutto ha avuto inizio con un gesto piuttosto semplice: la Seattle Seafood Products Association ha consegnato ai ricercatori dell'Università di Washington intere scatole di vecchie lattine di salmone. Alcune risalivano agli anni Settanta del secolo scorso, altre ai decenni successivi fino al 2021.

Le lattine erano state conservate unicamente per consentire ai produttori di verificare in qualsiasi momento la qualità delle proprie conserve. Per i biologi marini, però, rappresentavano qualcosa di molto più affascinante: una testimonianza di ciò che era accaduto agli organismi che condividevano le acque del Pacifico settentrionale con i salmoni.

I ricercatori hanno analizzato complessivamente 178 lattine, comprendenti quattro specie di salmone: chum, coho, pink e sockeye. I pesci erano stati catturati in due aree chiave: il Golfo dell'Alaska e la Baia di Bristol. Ogni lattina era come una fotografia di un preciso momento nella storia di quegli ecosistemi, sigillata nel metallo e nella salamoia.

Le lattine che avrebbero dovuto finire da tempo nel cestino sono diventate un archivio che documenta 42 anni di trasformazioni nella vita degli organismi marini.

Cosa si nascondeva nella carne di salmone

Cottura ad alta temperatura, pressione, conservazione prolungata: tutto questo distrugge le delicate strutture biologiche. I ricercatori si aspettavano di trovare nelle lattine al massimo residui irriconoscibili al microscopio. Si è scoperto invece che si era conservato molto più di quanto immaginassero.

Nelle conserve sono stati rinvenuti nematodi della famiglia degli anisakidi — piccoli vermi lunghi circa un centimetro che si nutrono nei tessuti dei pesci. Erano danneggiati, parzialmente decomposti, ma ancora sufficientemente integri da poter essere contati.

I ricercatori hanno misurato il numero di parassiti per grammo di carne di salmone. Questo metodo ha permesso di confrontare i risultati di anni diversi e di diversi lotti di pesci, nonostante le differenze di dimensioni e provenienza. Il materiale non era ideale, ma abbastanza uniforme da consentire la costruzione di un solido dataset che copriva oltre quarant'anni di storia.

Il numero di nematodi nelle lattine è diventato un indicatore semplice ma efficace: più parassiti per grammo di carne, più intensa era la loro presenza nell'ecosistema in quel determinato periodo.

Perché i ricercatori prestano così tanta attenzione a questi vermi

Gli anisakidi hanno un ciclo vitale sorprendentemente complesso. Iniziano il loro percorso in organismi minuscoli come il krill, poi passano ai pesci e infine ai mammiferi marini — foche o balene, per esempio. Solo dopo aver attraversato tutti questi ospiti riescono a riprodursi efficacemente.

Questo significa che il numero di questi parassiti rivela moltissimo sulla salute dell'intera rete alimentare oceanica. Se uno degli ospiti viene a mancare, il ciclo si interrompe e i vermi diminuiscono.

Quanto più stabili sono tutte le relazioni della rete — dal krill ai grandi mammiferi marini predatori — tanto più facilmente gli anisakidi completano i singoli stadi del loro ciclo e tanto più frequentemente compaiono nei pesci.

Dal punto di vista del consumatore, la vista di un verme in un pesce provoca un comprensibile senso di disgusto. In una conserva correttamente trattata termicamente, tuttavia, non rappresenta alcun rischio per la salute. Per i biologi è invece un indizio prezioso: può essere considerato un "marcatore biologico" che indica come stia andando l'intero ecosistema da cui proviene il pesce.

Specie diverse di salmone, storie diverse scritte nelle lattine

Dopo aver contato i nematodi in tutte le lattine, è emerso un quadro tutt'altro che uniforme. Due specie — chum e pink — mostravano un netto aumento del numero di parassiti nel corso degli anni. Per le specie coho e sockeye, invece, il livello è rimasto sostanzialmente stabile.

L'aumento dei nematodi in due specie di pesci viene interpretato dai ricercatori come un segnale che il ciclo vitale di questi parassiti si è svolto senza interruzioni per un lungo periodo. In altre parole, nell'ambiente non mancavano né i piccoli crostacei, né i pesci che fungono da ospiti intermedi, né i grandi mammiferi marini che chiudono l'intero ciclo.

Il livello stabile dei nematodi nelle restanti due specie non offre un'immagine altrettanto chiara. Potrebbe indicare che altri fattori — come le differenze nel comportamento dei salmoni, nelle rotte migratorie o nelle abitudini alimentari — influenzano il contatto con i parassiti.

Perché i risultati differiscono così tanto

Uno dei problemi è che nelle lattine è stato possibile identificare i nematodi solo a livello di famiglia, non di specie precisa. Diverse specie di parassiti preferiscono diversi tipi di pesci, ma nel materiale deteriorato è difficile distinguerle l'una dall'altra.

  • Salmone chum e pink — evidente aumento del numero di parassiti nel tempo
  • Salmone coho e sockeye — numero di nematodi sostanzialmente stabile
  • Identificazione dei nematodi — solo a livello di famiglia, senza distinzione di specie
  • Possibili differenze nelle rotte migratorie e nelle abitudini alimentari dei singoli salmoni

I ricercatori sottolineano che dietro questi trend potrebbero celarsi processi più complessi. Alcuni tipi di anisakidi potrebbero preferire determinati habitat o rotte migratorie dei salmoni. Se due specie di pesci frequentano acque diverse, sarà diverso anche il loro contatto con i parassiti.

La lattina come strumento per monitorare i cambiamenti negli oceani

L'aspetto più affascinante di questa storia è proprio l'idea di utilizzare un alimento comune come veicolo di dati naturalistici. Le lattine di salmone non erano state raccolte con finalità scientifiche. Giacevano in un magazzino semplicemente perché così prevedono gli standard dell'industria alimentare.

Per i ricercatori questo è un segnale che potrebbero esistere molti altri archivi simili, ancora non valorizzati. I congelatori degli impianti di lavorazione, i campioni alimentari conservati per anni dai produttori o persino le collezioni museali — ovunque potrebbero nascondersi informazioni sull'antica biodiversità, sui cambiamenti climatici o sulle trasformazioni delle catene alimentari.

Fonte del materiale Cosa può rivelare
Conserve di pesce presenza di parassiti, dieta dei pesci, zone di pesca
Frutti di mare surgelati composizione delle specie, variazioni dell'areale di distribuzione
Archivi di laboratorio dati genetici, malattie pregresse degli animali
Collezioni museali variazioni a lungo termine nella struttura e nelle dimensioni degli organismi

Questi "archivi casuali" si rivelano straordinariamente preziosi soprattutto oggi, mentre gli oceani si trasformano rapidamente. La possibilità di tornare indietro nel tempo e confrontare i dati attuali con quelli di 30 o 40 anni fa permette di valutare meglio la velocità e la portata di questi cambiamenti.

Dovremmo preoccuparci dei parassiti nel pesce?

Per i ricercatori, un elevato numero di anisakidi nei salmoni può essere paradossalmente una buona notizia — almeno per quanto riguarda lo stato dell'ambiente. Significa che i singoli anelli dell'ecosistema marino sono ancora al loro posto e continuano a interagire tra loro.

Per il consumatore è invece importante sapere come la presenza di questi parassiti influenzi la sicurezza del pesce. Nel caso delle conserve la situazione è chiara: la lunga cottura industriale ad alta temperatura distrugge efficacemente i nematodi. Altrettanto efficaci sono il corretto congelamento e la cottura adeguata.

Il pesce crudo o semicrudo, come quello servito nel sushi o in alcune preparazioni tradizionali, richiede maggiore cautela. Nei paesi dove questi piatti sono diffusi vigono regole severe riguardo al congelamento preventivo, proprio per ridurre al minimo il rischio di infezioni parassitarie.

Cosa ci dice questa storia sul nostro rapporto con il cibo

Le vecchie lattine di salmone rivelano un'altra verità straordinaria: i prodotti che percepiamo come semplice merce sullo scaffale del supermercato fanno parte, a molti livelli, di un insieme molto più grande. Ogni pezzo di pesce porta con sé le tracce non solo della propria vita, ma dell'intera catena di dipendenze di cui faceva parte.

Per i produttori alimentari questo è un segnale che i materiali conservati per ragioni puramente tecniche possono avere un valore molto maggiore se finiscono nelle mani dei ricercatori. Per i consumatori vale invece il principio che la qualità del cibo è strettamente legata allo stato degli ecosistemi da cui proviene.

Un potenziale simile stanno iniziando a scoprirlo anche altri settori. Gli archivi di sangue, tessuti, semi o campioni di suolo permettono oggi di monitorare i cambiamenti nell'inquinamento, nei geni dei patogeni o negli oligoelementi nel corso di decenni. Le lattine di salmone si inseriscono così in una tendenza più ampia: utilizzare ciò che un tempo veniva considerato semplice scarto tecnico come fonte di conoscenza sui processi a lungo termine che avvengono sul nostro pianeta.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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