I ricci stanno scomparendo più in fretta di quanto pensiamo
I ricci stanno sparendo dal paesaggio a una velocità che la maggior parte di noi stenta a percepire, e gli scienziati lanciano l'allarme. In Francia è stato condotto uno studio triennale su questi mammiferi schivi, dal quale è emersa una mappa dettagliata dei luoghi in cui i ricci compaiono ancora con maggiore frequenza.
Solo qualche decennio fa il riccio era un abitatore comune dei giardini e dei margini dei villaggi. Oggi lo si incontra sempre meno, e le ragioni sono ben precise. I ricercatori francesi dell'organizzazione France Nature Environnement hanno unito le forze con migliaia di volontari per censire i luoghi esatti in cui vivono i ricci, dai giardini rurali fino alle periferie delle grandi città.
Le cause del declino: pesticidi, traffico e giardini troppo ordinati
Il calo della popolazione di ricci è determinato da più fattori che agiscono contemporaneamente. L'agricoltura intensiva con l'uso massiccio di pesticidi distrugge insetti e invertebrati, che costituiscono la base dell'alimentazione di questi mammiferi. Il traffico automobilistico uccide migliaia di esemplari ogni anno.
L'inquinamento ambientale e le sostanze chimiche usate nei giardini agiscono come veleni. Persino operazioni apparentemente innocue, come tagliare l'erba con un tosaerba potente, rappresentano un pericolo mortale per i ricci nascosti tra i fili d'erba. A tutto ciò si aggiunge una gestione del verde urbano sempre più ordinata e sterile, che non offre rifugi sufficienti.
Un vicino notturno che quasi non si vede mai
Il riccio conduce una vita notturna e, data la sua piccola statura, è facile non accorgersene. Un esemplare adulto misura circa trenta centimetri di lunghezza e appena quindici di altezza. Prima del letargo invernale pesa generalmente poco meno di un chilogrammo. Di giorno si nasconde tra cespugli fitti, nel compost o sotto cataste di legna.
Lo si incontra soprattutto al crepuscolo e di notte, quando esce a caccia. Si nutre prevalentemente di lombrichi, lumache, coleotteri e altri invertebrati. A volte riesce persino a catturare topolini o arvicole giovani. Per chi coltiva un orto o un giardino è un alleato prezioso, perché riduce i parassiti senza ricorrere ad alcun prodotto chimico.
In molti paesi europei la specie più diffusa è il riccio europeo occidentale, che occupa habitat simili a quelli dei suoi cugini francesi. Ha bisogno di un paesaggio a mosaico, con fasce di siepi, vecchi frutteti e giardini naturali. Le grandi monocolture o le zone densamente edificate non gli sono adatte.
Tre anni di censimento: come è nata la mappa della distribuzione
L'organizzazione naturalistica francese France Nature Environnement ha avviato un esteso programma di monitoraggio partecipativo chiamato Operazione Riccio. Il progetto è partito da un solo dipartimento nella parte orientale del Paese, per poi espandersi all'intera Francia e a parte dell'Europa.
I ricercatori volevano ottenere un quadro quanto più aggiornato possibile sulla distribuzione della popolazione. Non si trattava di modelli teorici, ma di segnalazioni reali provenienti da giardini, parchi e bordi stradali. I dati raccolti sono stati trasformati in una mappa della densità di presenza dei ricci, suddivisa per regioni e con distinzione tra aree rurali e urbane.
La ricerca è durata tre anni e vi hanno partecipato più di undicimila persone. Solo nel 2023 i ricercatori hanno raccolto oltre seimilasettecento osservazioni complete da tutto il Paese. Ogni segnalazione significava che qualcuno si era fermato un momento, aveva guardato intorno a sé e aveva deciso che il destino di quel piccolo vicino irto di aculei meritava attenzione.
Grazie a migliaia di segnalazioni è emersa una mappa concreta che mostra dove i ricci vivono ancora e dove la loro popolazione sta diminuendo più rapidamente. Questi dati consentono agli scienziati di monitorare i cambiamenti anno dopo anno, anziché aspettare decenni come avviene con le ricerche sul campo tradizionali.
Come i cittadini comuni hanno aiutato i ricercatori
Il progetto si basava principalmente su metodi semplici ma efficaci. I partecipanti non dovevano essere biologi: bastava un po' di volontà e osservazioni regolari del proprio ambiente. Ecco i metodi concreti utilizzati dai volontari in tutta la Francia:
- Installavano nei giardini speciali tunnel bassi, nei quali i ricci lasciavano impronte delle zampe su carta inchiostrata
- Segnalavano ogni incontro con un riccio vivo sul prato, lungo un sentiero, in un parco o in un cortile
- Inviavano anche informazioni sugli esemplari trovati morti, soprattutto vittime di incidenti stradali
- Descrivevano l'ambiente circostante: tipo di edificazione, presenza di campi, strade trafficate, recinzioni e siepi
- Registravano luogo, data, ora del giorno e una breve descrizione della situazione
- Utilizzavano app per smartphone e moduli web per inviare rapidamente i dati
- Fotografavano i ricci e le loro tracce per una verifica ulteriore delle osservazioni
- Monitoravano gli stessi luoghi più volte nel corso dell'anno
La combinazione di migliaia di osservazioni ha permesso di individuare sia le enclavi locali dove i ricci si mantengono stabili, sia le zone vuote sulla mappa dove hanno smesso di essere avvistati. I ricercatori dell'Università di Borgogna hanno analizzato i dati insieme ai biologi del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi.
Quali regioni della Francia si sono rivelate i bastioni del riccio
Dopo aver analizzato i dati, i ricercatori hanno tracciato un quadro di un Paese in cui i ricci non sono ancora del tutto scomparsi, ma la loro presenza si concentra in alcune grandi aree. Il maggior numero di segnalazioni proveniva da quattro regioni: Borgogna-Franca Contea, Alvernia-Rodano-Alpi, la capitale Parigi con i suoi dintorni e le zone settentrionali del Paese.
È importante sottolineare che non si tratta esclusivamente di territori isolati. Molte osservazioni sono state registrate nelle periferie, nelle fasce verdi tra i palazzi e nei giardini privati. Questo dimostra che i ricci sanno adattarsi alla vicinanza dell'uomo, purché trovino almeno qualche angolo selvaggio.
I dati indicano che i ricci se la cavano meglio dove il paesaggio è variegato: un po' di campi, qualche area incolte, giardini, piccoli frutteti, parchi e siepi. Le monocolture agricole uniformi o i quartieri densamente edificati non favoriscono la loro sopravvivenza. I ricercatori della Station Biologique de Paimpont hanno confermato che proprio la struttura a mosaico del paesaggio è fondamentale per mantenere popolazioni stabili.
La densità più elevata è stata registrata nelle aree con agricoltura tradizionale, dove sopravvivono boschetti, capezzagne e vecchi alberi da frutto. Al contrario, nelle zone coltivate intensivamente intorno a Tolosa e Lione i ricci sono quasi scomparsi.
Cosa significa questa iniziativa francese per i giardini italiani
Sebbene la ricerca si sia svolta in Francia, le conclusioni sono facilmente applicabili al contesto italiano ed europeo in generale. I nostri ricci affrontano problemi molto simili: intensificazione dell'agricoltura, urbanizzazione delle aree periurbane e aumento del traffico stradale. I biologi specializzati nella tutela della natura segnalano da tempo un calo della popolazione di ricci anche nel nostro Paese.
Il punto di partenza più semplice è il proprio giardino. Poche piccole modifiche sono sufficienti per renderlo più sicuro e accogliente per un riccio. Lascia una striscia di vegetazione spontanea o un angolo con foglie cadute e rami come rifugio. Crea piccoli passaggi nella recinzione per permettere ai ricci di spostarsi liberamente da un giardino all'altro.
Prima di tagliare l'erba, percorri il terreno e controlla che sul prato non stia dormendo un abitante raggomitolato. Non usare veleni per le lumache: possono essere letali per il riccio. Una ciotola d'acqua durante i periodi di caldo può salvargli la vita. Un cumulo di compost o un mucchio di sassi offrirà un luogo sicuro per il letargo invernale.
Molte persone rimangono sorprese nell'apprendere che il riccio non si nutre di mele, ma soprattutto di invertebrati: lombrichi, lumache e insetti. A volte riesce anche a catturare piccoli roditori. Ecco perché è un alleato prezioso per chi coltiva un orto o un giardino, poiché riduce naturalmente i parassiti più fastidiosi.
Il riccio come indicatore della salute dell'ecosistema locale
Avvistare un riccio in giardino significa qualcosa di più di un simpatico spettacolo per i bambini. Questa specie è un ottimo indicatore dello stato dell'ecosistema locale. Se lo si vede sempre meno di anno in anno, è un segnale che nell'area scarseggiano insetti, arbusti, angoli naturali e habitat diversificati.
Le mappe create con la partecipazione dei cittadini stanno diventando uno strumento utile non solo per gli scienziati, ma anche per le amministrazioni locali. Permettono di pianificare meglio il tracciato di nuove strade, la collocazione di passaggi per la fauna minore e persino le modalità di manutenzione del verde urbano. Sapere dove i ricci si muovono più spesso aiuta a evitare soluzioni che taglino loro le vie di transito sicure.
Per il lettore comune, la cosa forse più interessante è sapere che partecipare a un'iniziativa simile non richiede competenze specialistiche né attrezzature costose. Bastano passeggiate serali attente, un breve appunto e la disponibilità a guardare il proprio giardino con gli occhi di quel piccolo vicino irto di aculei che, sempre più spesso, ha bisogno del nostro aiuto per poter essere ancora incontrato da qualche parte.












