Test del plank per età: scopri qual è il tuo livello di forma fisica

Perché i trainer amano così tanto il plank

Il plank è uno degli esercizi più semplici che esistano. Puoi farlo a casa, in palestra o anche in viaggio, senza attrezzatura, senza abbigliamento speciale e senza bisogno di molto spazio. Eppure, eseguito correttamente, coinvolge molto più dei soli muscoli addominali.

Durante il plank entrano in gioco il sistema di stabilizzazione profonda, i muscoli obliqui, gli erettori spinali, i glutei, i fianchi e le spalle. Non a caso i personal trainer lo considerano uno degli esercizi fondamentali per rinforzare il core.

Un core forte mantiene il bacino e la colonna lombare in una posizione più stabile. Questo torna utile non solo durante l'attività sportiva, ma anche nella vita quotidiana: salire le scale, portare la spesa, lavorare in giardino o tenere in braccio un bambino.

Il plank non è solo un esercizio per ottenere un "addome piatto". È allo stesso tempo un test pratico e un allenamento per la stabilità dell'intero corpo.

Quanti secondi in plank sono considerati buoni in base all'età

Non esiste un tempo universale valido per tutti. Chi fa sport regolarmente avrà una resistenza ben diversa da chi trascorre la maggior parte della giornata seduto e ha appena iniziato ad allenarsi.

I valori orientativi possono comunque aiutarti a capire a che punto sei. Non vanno intesi come standard rigidi o come una prova in cui bisogna assolutamente eccellere. La qualità dell'esecuzione conta molto più del numero in sé.

Tempi di riferimento per la tenuta del plank

Età Range adeguato per la maggior parte delle persone Per chi è più allenato
18–39 anni 45–90 secondi circa 2 minuti
40–59 anni 30–75 secondi circa 90 secondi
60+ anni 20–60 secondi dipende soprattutto dallo stato di salute

Se non rientri in questi valori, non significa che tu abbia fallito. Spesso indica semplicemente il punto di partenza attuale. Per chi non si allena da mesi o da anni, anche 15–20 secondi di plank eseguito con buona tecnica rappresentano un ottimo inizio.

Tre serie da 20–30 secondi con tecnica corretta hanno molto più senso di una lunga tenuta con la schiena che cede.

La tecnica vale più di qualsiasi record cronometrico

L'errore più comune è cercare di resistere il più a lungo possibile a tutti i costi. Nel momento in cui il corpo inizia a cedere, i fianchi scendono, le spalle collassano e la testa pende verso il pavimento: l'esercizio perde completamente il suo scopo.

In quella situazione il plank non rinforza più il core come dovrebbe. Al contrario, può sovraccaricare la zona lombare, le spalle o i polsi. Meglio interrompere prima e riposarsi, piuttosto che guadagnare qualche secondo in più con una postura sbagliata.

Come deve essere eseguito un plank corretto

Nel plank classico, sia sugli avambracci che sulle mani, il corpo deve mantenere una linea solida e il più possibile dritta dalla testa ai talloni.

Principi fondamentali:

  • i gomiti o le mani sono posizionati sotto le spalle;
  • la testa rimane in linea con la colonna vertebrale;
  • lo sguardo è rivolto verso il pavimento, non in avanti;
  • le scapole sono stabili e le spalle non collassano;
  • l'addome è attivo e leggermente contratto;
  • i glutei sono stretti;
  • i fianchi non scendono né si alzano eccessivamente.

Non appena senti che non riesci più a mantenere la posizione in modo pulito, termina la serie. Una breve pausa seguita da una ripetizione di qualità vale molto più di una lunga agonia in una postura scorretta.

Il plank sulle ginocchia non è affatto un ripiego

I principianti spesso si vergognano di iniziare con la versione più semplice. Eppure il plank sulle ginocchia è per molte persone la scelta migliore e più sicura per cominciare.

È ideale per chi ha un core ancora debole, un peso corporeo più elevato, una condizione fisica non ottimale o sta riprendendo ad allenarsi dopo una lunga pausa. Riduce il carico su spalle, polsi e zona lombare, ma i muscoli addominali lavorano comunque in modo molto intenso.

Il plank sulle ginocchia non è una "versione per i deboli". È un esercizio a pieno titolo che aiuta a costruire le basi giuste.

Con quale frequenza allenarsi con il plank

I muscoli profondi del tronco rispondono generalmente meglio alla regolarità che agli sforzi sporadici e intensi. È quindi preferibile allenarsi per brevi sessioni più volte a settimana, piuttosto che tentare un record personale ogni tanto.

Per la maggior parte dei principianti, un ritmo di 3–5 volte a settimana è ragionevole. Non è necessario che si tratti di un allenamento lungo: bastano alcune serie brevi eseguite con tecnica corretta.

Un piano semplice per chi inizia da zero

Parti da un tempo durante il quale riesci ancora a mantenere il corpo fermo senza cedimenti. Per qualcuno saranno 15 secondi, per altri 30 o 40.

Schema pratico:

  • scegli un tempo che riesci a completare in modo pulito;
  • esegui 3 serie;
  • riposa 30–45 secondi tra una serie e l'altra;
  • aggiungi circa 5 secondi una volta a settimana;
  • se la tecnica peggiora, non aumentare il tempo e mantieni quello attuale.

Il plank si adatta bene anche a un breve allenamento a circuito. Puoi abbinarlo, ad esempio, a squat, affondi, esercizi per la schiena, glutei o stretching leggero.

Cosa ci dice davvero il plank sulla nostra forma fisica

Resistere un minuto o due in plank può sembrare impressionante, ma non offre un quadro completo della condizione fisica generale. Una persona può avere un core molto forte e allo stesso tempo una resistenza cardiovascolare scarsa, flessori dell'anca rigidi o una mobilità limitata.

È quindi opportuno considerare il plank come uno dei tanti indicatori, non come l'unico test di salute e forma. Altrettanto importante è come te la cavi nelle attività quotidiane: camminare a passo sostenuto, salire le scale, portare le borse o stare in piedi a lungo.

Salire alcuni piani di scale senza fiatare in modo eccessivo è spesso un segnale di salute generale più significativo di un plank da due minuti.

Quando è meglio evitare il plank

Il plank non è adatto a tutti e in certe situazioni è meglio procedere con cautela. Se durante l'esercizio senti dolore alla zona lombare, alle spalle o ai polsi, non ignorare il segnale.

È opportuno prestare particolare attenzione se:

  • hai subito di recente un infortunio alla colonna vertebrale o ne soffri in modo cronico;
  • accusi un forte dolore nella zona lombare;
  • hai problemi a una spalla o a un polso;
  • hai subito un intervento chirurgico all'addome o al torace;
  • stai riprendendo ad allenarti dopo il parto;
  • il medico ti ha consigliato di limitare gli esercizi sotto sforzo.

In questi casi è meglio consultare un fisioterapista o un medico. Esistono spesso alternative più sicure, come esercizi in posizione supina, l'attivazione diaframmatica del core o l'attività in acqua.

Come testare il proprio livello in modo autonomo

Se vuoi capire a che punto sei, esegui questo semplice test. Non trattarlo come una gara. L'obiettivo non è resistere il più a lungo possibile a tutti i costi, ma individuare il tempo per cui riesci a mantenere una posizione corretta.

Procedura del test:

  • riscaldati leggermente e mobilizza spalle, fianchi e colonna vertebrale;
  • assumi la posizione di plank sugli avambracci o sulle mani;
  • verifica di avere una linea corporea dritta;
  • avvia il cronometro;
  • fermati nel momento in cui la tecnica inizia a deteriorarsi;
  • annota il risultato.

Non ha senso ripetere il test ogni giorno. Una volta ogni 3–4 settimane è sufficiente. Nel frattempo concentrati su un allenamento regolare e di qualità.

Perché un'abitudine costante batte qualsiasi sfida a breve termine

Le cosiddette sfide del tipo "5 minuti di plank al giorno" possono sembrare motivanti, ma spesso portano a sovraccarico o ad un rapido abbandono. Risultati molto migliori si ottengono con una piccola abitudine sostenibile nel tempo.

Ad esempio, 30 secondi di plank dopo esserti lavato i denti al mattino, oppure alcune brevi serie dopo il lavoro, possono risultare più efficaci di uno sforzo estremo e isolato. L'importante è che l'esercizio diventi una parte naturale della giornata.

Tra l'altro, il core non lavora soltanto sul tappetino. Lo attivi ogni volta che mantieni una postura eretta, sollevi qualcosa di pesante, porti la spesa o cerchi di non accasciarti sulla sedia.

Come riconoscere i progressi che stai facendo

I miglioramenti non si misurano solo con un tempo più lungo sul cronometro. A volte è più significativo tremare meno a parità di durata, respirare meglio durante l'esercizio e non sentire tensione fastidiosa nella zona lombare al termine della serie.

Segnali di miglioramento:

  • riesci a resistere più a lungo senza che la schiena ceda;
  • la respirazione è più regolare e controllata;
  • le spalle si affaticano meno;
  • riesci a contrarre meglio addome e glutei;
  • dopo l'esercizio non senti dolore alla zona lombare;
  • i movimenti quotidiani risultano più stabili e fluidi.

Il plank ha senso soprattutto quando aiuta il corpo a funzionare meglio. Non è necessario inseguire record. Basta lavorare con regolarità su una tecnica solida, progredire gradualmente e rispettare i propri limiti.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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