Una scoperta che riscrive la medicina trasfusionale
Ricercatori del centro britannico NHS Blood and Transplant hanno confermato l’esistenza di un nuovo gruppo sanguigno finora non classificato. Il sistema, denominato MAL, riguarda le persone prive di una specifica molecola sulla superficie dei globuli rossi.
Può sembrare qualcosa di astratto, ma per alcuni pazienti si tratta di una questione di vita o di morte in sala operatoria o in terapia intensiva. Determinare con precisione il gruppo sanguigno non è una semplice formalità burocratica: è la condizione fondamentale per una trasfusione sicura, soprattutto nelle persone con combinazioni rare di antigeni.
La maggior parte di noi conosce le designazioni di base: A, B, AB e 0, con il simbolo Rh+ o Rh-. Ma questo è solo la punta dell’iceberg. In ematologia sono già stati descritti oltre 300 gruppi sanguigni, alcuni dei quali compaiono solo in una minuscola frazione della popolazione.
Cosa significa davvero “gruppo sanguigno”
Sui globuli rossi si trovano centinaia di molecole diverse, i cosiddetti antigeni. Si tratta di proteine, zuccheri o glicoproteine composte che il sistema immunitario riconosce come etichette identificative del materiale “proprio” o “estraneo”.
Se durante una trasfusione il paziente riceve sangue con antigeni che il suo organismo non riconosce, il sistema immunitario può attaccare violentemente i globuli rossi alieni. Si formano anticorpi che distruggono le cellule trasfuse, il che può portare a shock, insufficienza d’organo e, nei casi più gravi, alla morte.
Questo rischio è particolarmente elevato nei pazienti con combinazioni rare di antigeni, che spesso non sanno nemmeno di essere diversi dalla maggioranza — almeno finché non finiscono sul tavolo operatorio o non insorgono complicazioni in gravidanza.
Gruppi sanguigni rari: un problema invisibile fino a quando non accade qualcosa
Chi possiede un gruppo sanguigno comune raramente ci pensa. I gruppi sanguigni rari, però, sono un capitolo completamente diverso. In Europa si considera raro un gruppo che compare in meno di 4 persone su 1.000.
Le combinazioni insolite di antigeni vengono di solito scoperte nelle seguenti situazioni:
- durante gli esami pre-operatori in interventi con rischio di perdita di sangue
- nel corso della diagnosi di conflitto sierologico nelle donne in gravidanza
- in fase di qualificazione per la donazione di sangue
- nell’analisi approfondita dopo una reazione pericolosa a una trasfusione
- durante esami ematologici specialistici
- nello screening di famiglie con storia di complicazioni trasfusionali
Alcuni gruppi sanguigni sono legati a una specifica etnia o area geografica. Ciò che è relativamente comune in Europa può essere estremamente raro in Asia, e viceversa. Per questo motivo le banche del sangue e i registri dei donatori devono ragionare su scala globale. I ricercatori dell’NHS Blood and Transplant hanno sfruttato proprio questa collaborazione internazionale nello studio del nuovo sistema MAL.
L’antigene AnWj: una piccola molecola, grandi conseguenze
Il nuovo sistema MAL è strettamente collegato a un antigene specifico, denominato AnWj. Studi precedenti hanno dimostrato che circa il 99% delle persone possiede questo antigene sui propri globuli rossi. Nel restante 1%, AnWj è del tutto assente — e sono proprio questi individui ad aver attirato l’attenzione dei ricercatori.
L’assenza di AnWj può derivare da malattie, come certi tumori del sangue, oppure dalla struttura stessa dei geni. In alcuni pazienti i medici hanno osservato la scomparsa di questo antigene in presenza di gravi patologie ematologiche. Il vero enigma, però, erano le famiglie in cui la mancanza di AnWj era presente “da sempre”, in più parenti, senza alcuna malattia evidente sullo sfondo.
Quando il gene MAL è danneggiato o disattivato, l’organismo non produce la proteina corretta sulla superficie dei globuli rossi e l’antigene AnWj cessa di essere presente. I ricercatori hanno ritenuto questo legame sufficientemente solido da giustificare l’istituzione di un nuovo sistema di gruppo sanguigno, legato alla presenza o all’assenza della proteina MAL. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su una prestigiosa rivista ematologica.
Una storia cominciata nel 1972
Le origini della ricerca su questo nuovo gruppo sanguigno risalgono ai primi anni Settanta. Un ospedale ricoverò una donna in gravidanza con gravi complicazioni. Il feto non sopravvisse: i globuli rossi del bambino erano stati distrutti dagli anticorpi prodotti dall’organismo della madre.
L’analisi del sangue rivelò che il problema era una reazione all’assenza dell’antigene AnWj. La madre aveva sviluppato anticorpi diretti contro le cellule prive di questa molecola. I medici notarono che uno schema simile si presentava in altri componenti della stessa famiglia, il che suggeriva una base genetica e non semplicemente patologica.
Nel corso degli anni gli specialisti hanno raccolto dati clinici e campioni di sangue in laboratori specializzati. Quando le tecniche di sequenziamento del DNA si sono sviluppate, il team dell’NHS Blood and Transplant ha analizzato accuratamente i frammenti del genoma responsabili delle proteine presenti sui globuli rossi. Nei campioni delle persone prive dell’antigene AnWj hanno trovato caratteristiche delezioni nel materiale genetico. I frammenti mancanti riguardavano il gene denominato MAL, che codifica una proteina situata nella membrana cellulare, inclusa quella degli eritrociti.
MAL: un nuovo gruppo sanguigno con conseguenze pratiche
Le persone prive dell’antigene AnWj, definite in breve AnWj negative, presentano un profilo caratteristico. I loro globuli rossi sono privi della proteina MAL, il che si traduce in un diverso “insieme” di marcatori per il sistema immunitario. Questo può diventare un problema al momento di una trasfusione.
Se un paziente AnWj negativo riceve sangue da un donatore comune con globuli rossi AnWj positivi, l’organismo potrebbe trattare quelle cellule come intruse pericolose. Il rischio di una grave reazione immunitaria aumenta quindi bruscamente. L’introduzione del sistema MAL consente di descrivere chiaramente queste differenze e di integrarle nei protocolli routinari di determinazione del gruppo sanguigno per i pazienti a rischio.
Per alcuni malati, questo potrebbe significare un cambiamento nella strategia terapeutica e nella pianificazione degli interventi. Quanto più preciso è il profilo antigenico di un paziente, tanto minore è il rischio che una trasfusione lo salvi da un lato e lo danneggi dall’altro. La descrizione del nuovo gruppo sanguigno consente inoltre di classificare meglio quei casi clinici “anomali” in cui i protocolli classici non spiegavano le reazioni osservate dopo la somministrazione di sangue.
Cosa cambierà nella pratica medica
Il contributo più importante della descrizione del gruppo MAL risiede nella possibilità di sviluppare test genetici e sierologici specifici. I laboratori potranno preparare pannelli di esami che verificano non solo ABO e Rh, ma anche la presenza della proteina MAL o dell’antigene AnWj stesso.
Questi test risulteranno utili in diverse situazioni:
- nei pazienti con reazioni trasfusionali gravi o di difficile spiegazione
- nelle donne con complicazioni ricorrenti in gravidanza legate a conflitti sierologici
- nei centri specializzati che curano malati sottoposti a trasfusioni frequenti, ad esempio per anemia falciforme, talassemia o patologie ematologiche complesse
- nelle banche del sangue che creano registri di donatori con profili antigenici rari
- nella preparazione preoperatoria di pazienti ad alto rischio di perdita di sangue
- nello screening di famiglie con storia di problemi trasfusionali
- in medicina dei trapianti, dove è richiesta la massima compatibilità possibile
Ogni nuova combinazione antigenica identificata significa che da qualche parte nel mondo vivono persone il cui sangue può essere di enorme importanza per una piccola cerchia di malati. Questo vale anche per chi ha il profilo MAL. Se le banche del sangue impareranno a riconoscere questi individui, sarà possibile creare speciali riserve strategiche per i pazienti più complessi.
Perché anche il paziente comune dovrebbe saperlo
Per una persona qualunque, che conosce solo il suo “A Rh+” dal tesserino del donatore, l’argomento può sembrare biologia astratta. In realtà, l’avanzamento delle conoscenze sui gruppi sanguigni influisce sulla sicurezza di tutti noi, poiché la medicina utilizza schemi sempre più precisi per abbinare donatori e riceventi.
Negli ospedali si ricorre sempre più spesso al genotipaggio, ovvero all’analisi del DNA stesso anziché alla sola determinazione classica degli antigeni. Grazie a questo approccio, i medici possono vedere in anticipo a cosa un paziente potrebbe reagire negativamente. Il sistema MAL diventerà uno degli elementi di questo “passaporto del sangue”, accanto ad altre combinazioni rare.
Vale la pena sottolineare che i gruppi rari non sono prerogativa di popolazioni esotiche. Una persona italiana può avere un profilo antigenico tipico di un’altra regione del mondo, se nella sua famiglia ci sono state migrazioni. Solo esami specialistici rivelerebbero che ha bisogno di sangue selezionato con particolare cura. Il nuovo sistema MAL dimostra che la medicina trasfusionale è ancora in piena evoluzione — e ogni passo avanti riduce il rischio di errori tragici.












