Un segnale che viene dall’oceano
I modelli climatici europei e americani concordano su un punto: l’Oceano Pacifico sta entrando in una fase calda. E con essa cresce il rischio di anomalie meteorologiche intense. Lo scenario previsto per la seconda metà del 2026 comprende ondate di caldo, siccità, piogge torrenziali e alluvioni.
Dalle minacce di siccità e incendi boschivi alle inondazioni devastanti — le previsioni dei meteorologi indicano che la seconda metà del 2026 non sarà un periodo tranquillo. I climatologi, tuttavia, sottolineano che non si tratta di una catastrofe certa, bensì di un rischio significativamente elevato di eventi meteorologici estremi su più continenti.
Per molte persone queste previsioni possono sembrare astratte e lontane. In realtà, influenzano già la pianificazione degli agricoltori, la preparazione delle amministrazioni locali alle situazioni di piena e le strategie delle aziende energetiche in vista dei consumi elevati durante i periodi di calore. Capire il meccanismo di El Niño e i suoi possibili effetti aiuta a prepararsi meglio ai mesi in cui il tempo potrebbe riservare improvvisi cambiamenti.
Cos’è El Niño e perché se ne parla così tanto
El Niño è un fenomeno naturale che si verifica nell’Oceano Pacifico tropicale, mediamente una volta ogni qualche anno. In condizioni normali, i venti costanti lungo l’equatore spingono le acque calde verso l’Asia, mentre al largo delle coste sudamericane le masse d’acqua più fredda risalgono in superficie. Questo assetto influenza le precipitazioni, la circolazione atmosferica e le temperature su numerosi continenti.
Durante un episodio di El Niño, l’intero meccanismo si allenta. I venti indeboliscono, l’acqua calda si sposta nuovamente verso le Americhe e l’atmosfera equatoriale si scalda ulteriormente. Questo apparentemente piccolo spostamento di energia nell’oceano è sufficiente a stravolgere il tempo in molte regioni del pianeta per diversi mesi.
Il cosiddetto “Super El Niño” non è un fenomeno nuovo, ma una variante eccezionalmente intensa del ciclo già noto, capace di innalzare le temperature globali e provocare eventi meteorologici estremi su più continenti contemporaneamente. Gli scienziati monitorano costantemente le temperature della superficie marina e le pressioni atmosferiche per identificare in anticipo l’intensità della fase in arrivo.
Quanto è probabile un “Super El Niño” nel 2026
Gli avvertimenti dei meteorologi poggiano su basi solide. Il Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine ha analizzato centinaia di simulazioni sull’evoluzione futura del Pacifico. Da questi dati emergono diversi scenari entro agosto:
- la probabilità di una fase El Niño moderata raggiunge circa il 98 percento
- un episodio intenso ha una probabilità di circa l’80 percento
- lo scenario più estremo, definito “super”, è stimato intorno al 22 percento
- il servizio meteorologico americano ha emesso un avviso ufficiale con una probabilità superiore al 60 percento di un ciclo caldo tra giugno e agosto
Queste previsioni indicano che l’oceano passerà quasi certamente a una fase che favorisce temperature atmosferiche record. Gli specialisti avvertono però che le proiezioni elaborate in primavera contengono ancora un margine di incertezza considerevole. I meteorologi parlano di una “finestra di imprevedibilità primaverile” — un periodo in cui i modelli faticano maggiormente a determinare l’intensità dell’episodio in arrivo.
Cosa potrebbe portare un El Niño intenso sui vari continenti
Il Nord America si trova di fronte a scenari contrastanti. Le ricerche finora condotte mostrano che durante un El Niño intenso il tempo su questo continente tende a polarizzarsi nettamente. Gli stati settentrionali degli USA e il Canada registrano più frequentemente lunghi periodi di caldo e scarsità di precipitazioni. Queste condizioni favoriscono le ondate di incendi boschivi, abbassano i livelli di fiumi e laghi e aumentano il rischio di problemi nell’approvvigionamento idrico.
Un quadro completamente diverso si delinea nel sud degli Stati Uniti e nell’area del Golfo del Messico. Statisticamente, in quelle zone aumentano le precipitazioni intense, i temporali e le alluvioni lampo. I centri abitati situati lungo i fiumi e nelle valli sono particolarmente esposti alle piene improvvise. I meteorologi sottolineano che durante un episodio eccezionalmente forte le anomalie tendono a essere “più intense, più durature e a coprire aree più vaste” rispetto agli anni nella media.
Anche il Sud America risente degli effetti. In alcune zone del continente crescono i rischi di alluvioni e frane, quando piogge prolungate e torrenziali si abbattono su terreni montuosi. Le regioni lungo il Pacifico e nell’entroterra di Perù ed Ecuador risultano storicamente tra le più vulnerabili.
La temperatura globale potrebbe superare la soglia di Parigi
Un El Niño intenso è in grado di aggiungere una frazione di grado alla temperatura media dell’aria sulla Terra per diversi trimestri consecutivi. In un contesto già segnato dal riscaldamento persistente causato dalle emissioni di gas serra, questo “impulso aggiuntivo” può risultare determinante per abbattere nuovi record. Scienziati delle università di Oxford e Princeton avvertono che la combinazione tra la tendenza a lungo termine e lo stimolo a breve termine proveniente dall’oceano potrebbe spingere il pianeta verso una nuova categoria climatica.
Se la fase calda del Pacifico si allineasse con la tendenza attuale al riscaldamento, la temperatura media annua potrebbe superare temporaneamente la soglia stabilita nell’Accordo di Parigi, ovvero un aumento di 1,5 gradi Celsius rispetto all’era preindustriale. Questo non significa automaticamente una violazione permanente dell’obiettivo, ma mostra quanto poco manchi per entrare in un territorio climatico completamente inedito.
I climatologi ricordano che ogni nuovo El Niño intenso si sovrappone in modo sempre più marcato al riscaldamento a lungo termine causato dall’attività umana. Di conseguenza, lo stesso fenomeno che qualche decennio fa produceva anomalie contenute oggi può portare a valori record di temperatura e precipitazioni.
La minaccia degli estremi: siccità, alluvioni e ondate di calore
Al di là del Nord America, un El Niño intenso colpisce tipicamente alcune delle principali regioni agricole ed economiche del pianeta. Nel Sud-Est asiatico e in Australasia diventano più frequenti i lunghi periodi di siccità, che danneggiano l’agricoltura e alimentano gli incendi nella boscaglia. Le grandi città tropicali e subtropicali, già alle prese con ondate di calore, potrebbero subire un ulteriore innalzamento delle temperature.
La maggiore domanda di aria condizionata metterà sotto pressione i sistemi energetici, mentre anziani e persone malate saranno esposti a un rischio più elevato di colpi di calore. Città come Manila, Giacarta o Brisbane affrontano regolarmente le conseguenze di El Niño sulle risorse idriche e sulla qualità dell’aria durante i mesi secchi. I vigili del fuoco australiani si preparano a una stagione degli incendi prolungata, in cui venti secchi e temperature elevate aumentano il rischio di roghi incontrollabili.
C’è motivo di allarmarsi?
I meteorologi invitano alla calma. Sottolineano che, pur essendo forte il segnale proveniente dall’oceano, il percorso di sviluppo del fenomeno rimane ancora aperto. Lo scenario più estremo non rappresenta l’ipotesi principale e le previsioni sono ancora in fase di consolidamento. I climatologi ricordano anche che ogni episodio di El Niño non si traduce automaticamente nelle stesse conseguenze in ogni paese.
La geografia locale, la circolazione dell’aria e le situazioni sinottiche casuali fanno sì che una città possa essere colpita da una serie intensa di temporali, mentre un’altra — a poche centinaia di chilometri di distanza — attraversi l’intera estate senza anomalie significative. I mesi prossimi saranno cruciali per affinare le previsioni: più ci si avvicina all’estate, più i modelli riusciranno a indicare con precisione se il ciclo si sta orientando verso la variante estrema.
Per chi segue quotidianamente le previsioni del tempo, questo si traduce soprattutto in una maggiore attenzione agli avvisi meteorologici e nell’evitare di sottovalutare i bollettini su caldo intenso o temporali. Durante le ondate di calore le prestazioni fisiche calano sensibilmente e il lavoro all’aperto diventa rischioso. In caso di piogge torrenziali, è sempre meglio non tentare di attraversare in auto un incrocio allagato o un sottopasso invaso dall’acqua.












