Perché il cane porta le zecche anche con il collare: i veterinari avvertono di una nuova specie

Il collare antiparassitario non basta più: cosa sta succedendo

Sempre più proprietari di cani scoprono zecche attaccate al pelo dei loro animali, anche dopo aver applicato regolarmente il collare protettivo. I veterinari chiariscono che non si tratta di negligenza, ma dell’arrivo di una nuova specie di parassita che si comporta in modo completamente diverso rispetto alle zecche europee tradizionali.

Molti proprietari hanno la stessa sensazione: i metodi che hanno sempre funzionato sembrano improvvisamente inefficaci. Il collare è al suo posto, le sverminazioni sono in regola, eppure le zecche continuano ad attaccarsi. La colpa, sempre più spesso, non è di chi si prende cura del cane, ma del nemico stesso, che è cambiato.

Una nuova specie di zecca sta diffondendosi in Europa

Negli ultimi anni, nei paesi europei si sta espandendo una specie di zecca che in precedenza viveva principalmente in zone più calde e aride. Il cambiamento climatico ha permesso a questi parassiti di sopravvivere agli inverni miti, spingendoli progressivamente verso nord.

Si tratta di una zecca grande e particolarmente mobile. A differenza delle specie a cui eravamo abituati, non si limita ad aspettare immobile su un filo d’erba che la preda passi vicino. Riesce a individuare un animale a diversi metri di distanza e a raggiungerlo attivamente spostandosi sul terreno. Questo la rende un avversario molto più difficile da bloccare con i prodotti che agiscono solo in superficie, sul pelo e sulla pelle.

La passeggiata di sempre, ma con un ospite indesiderato nel pelo

Lo scenario si ripete in molte case. Una passeggiata primaverile o estiva tra prati e boschi, il cane torna stanco e soddisfatto. All’ingresso, la solita ispezione rapida del pelo. Le dita scorrono sul collo, sui fianchi, sul ventre. Poi si avverte qualcosa: un piccolo nodulo duro. Non è un nodo di pelo, è una zecca già conficcata nella pelle.

In quel momento arriva la frustrazione: com’è possibile, se il cane porta il collare antiparassitario, quello che ha sempre funzionato? Per molte persone non è un episodio isolato, ma una situazione che si ripete. La conclusione è una sola: qualcosa è cambiato, e la protezione attuale non è più sufficiente.

Perché il collare che funzionava prima oggi non regge

Per anni, la protezione dei cani dai parassiti esterni si è basata su una categoria di sostanze ben precisa. Molti collari antiparassitari contengono ancora oggi questi principi attivi. La sostanza distribuita sul pelo e sulla cute dovrebbe respingere la zecca o ucciderla prima che riesca ad attaccarsi correttamente.

Il problema è che una parte delle zecche, comprese quelle nuove e più aggressive, ha sviluppato una resistenza significativa a questi prodotti. In parole semplici: la zecca sale sul cane, entra in contatto con il collare, si strofina sul pelo e continua tranquillamente a cercare un punto dove attaccarsi. Per il proprietario sembra che il collare sia diventato inutile.

Il piretroide permetrina è stato a lungo il principio attivo dominante nei collari antiparassitari. Oggi la sua efficacia contro alcune specie di zecche è notevolmente diminuita. Non è necessariamente colpa di chi si prende cura del cane: i parassiti hanno semplicemente imparato ad aggirare il vecchio sistema di difesa.

Gli scienziati degli istituti veterinari segnalano che la resistenza delle zecche ai piretroidi cresce di anno in anno. Nei test di laboratorio, alcune zecche sono sopravvissute anche a dosi multiple di sostanze che in precedenza le avrebbero uccise in pochi minuti.

La trappola più pericolosa: la falsa sensazione di sicurezza

Il pericolo maggiore non è la zecca in sé, ma l’abbassamento della guardia. Quando il cane porta il collare, si tende a pensare: “è protetto, non ho bisogno di controllarlo ogni giorno”. L’ispezione del pelo dopo la passeggiata diventa sempre più superficiale, e gli intervalli tra un controllo accurato e l’altro si allungano.

Nella pratica questo significa che una zecca può restare attaccata alla pelle del cane anche per molte ore, o addirittura per una giornata intera, prima che qualcuno se ne accorga. È un tempo sufficiente per aumentare il rischio di trasmissione delle malattie veicolate dalle zecche, mentre il proprietario è convinto di avere tutto sotto controllo grazie al collare.

I medici veterinari sottolineano che rimuovere la zecca entro 24 ore riduce drasticamente la probabilità di trasmissione della borreliosi o dell’anaplasmosi. Ogni ora in più rappresenta un rischio maggiore per la salute del cane.

Come rafforzare la protezione: nuova generazione di prodotti e buone abitudini

In risposta alla comparsa di zecche più resistenti, i veterinari raccomandano sempre più spesso i prodotti orali appartenenti alla classe degli isoxazolini. Si tratta di compresse che il cane assume una volta ogni determinato periodo, generalmente ogni uno o tre mesi a seconda del prodotto e del peso dell’animale.

Come funzionano? Il principio attivo circola nel flusso sanguigno del cane. Quando la zecca inizia a nutrirsi, lo ingerisce direttamente con il sangue. In breve tempo il parassita viene paralizzato e cade, senza aver avuto il tempo di succhiare per ore.

Il vantaggio fondamentale è che questa protezione non dipende dal bagno né dallo sfregamento del collare sul pelo. Agisce dall’interno, in modo continuo. Queste compresse non sono prodotti cosmetici, sono farmaci veri e propri: la scelta del preparato e il dosaggio devono essere sempre stabiliti dal veterinario.

Un prodotto ben scelto riduce significativamente il numero di zecche che riescono ad attaccarsi e accorcia il tempo di suzione, limitando il rischio di trasmissione delle malattie. Tra i principi attivi più noti ed efficaci figurano afoxolaner, fluralaner e sarolaner.

Farmacologia e controllo meccanico: un approccio a doppio binario

Nemmeno il miglior prodotto disponibile elimina la necessità di gesti semplici e quotidiani. Gli esperti parlano sempre più spesso di prevenzione “a doppio binario”: un antiparassitario moderno abbinato a una routine rigorosa dopo ogni uscita.

  • Somministrazione regolare delle compresse – seguendo le indicazioni del veterinario e tenendo sempre conto del peso attuale del cane
  • Ispezione dopo ogni passeggiata – con attenzione particolare a inguine, base della coda, orecchie, collo, ventre e spazi tra le dita
  • Pettinatura del pelo – preferibilmente con un pettine fitto, che cattura più facilmente le zecche ancora in movimento sul manto
  • Cura del giardino – taglio regolare dell’erba e rimozione di cumuli di foglie e rami, ambienti ideali per le zecche
  • Pinzette o uncino per zecche in casa – strumenti per una rimozione rapida e sicura in caso di attacco
  • Controllo di alberi e arbusti vicino all’ingresso – punti in cui il cane si strofina spesso e dove può raccogliere parassiti

Questa combinazione di misure non offre una garanzia assoluta, ma riduce sensibilmente sia il numero di zecche sia il tempo di contatto tra il parassita e l’organismo del cane.

Come capire quando è il momento di cambiare metodo di protezione

Vale la pena rivedere la strategia quando si continuano a trovare zecche nonostante l’uso del collare o dello spot-on. Un altro segnale d’allarme è quando il cane porta il collare costantemente, ma le zecche si attaccano comunque in zone che dovrebbero essere protette, come collo, testa e dorso.

Se si abita in un’area dove è presente la nuova specie più aggressiva, o se il veterinario ha già diagnosticato al cane una malattia trasmessa da zecche nonostante la protezione regolare, una consulenza diventa indispensabile. L’età e le condizioni di salute dell’animale sono fattori cruciali: i cani anziani o con un sistema immunitario indebolito necessitano di una protezione ancora più affidabile.

In tutte queste situazioni conviene almeno confrontarsi con il veterinario per valutare il passaggio ad altre forme di protezione, comprese quelle orali. I medici veterinari hanno accesso ai dati aggiornati sulla resistenza dei parassiti nella propria area geografica.

Altri aspetti da non trascurare nella lotta alle zecche

I proprietari spesso sottovalutano l’importanza di rimuovere correttamente la zecca. Strapparla di forza, coprirla di grasso o bruciarla con un accendino sono pratiche che aumentano il rischio di trasmissione di patogeni, perché stimolano il parassita a iniettare più saliva e contenuto intestinale nella ferita. Il metodo più sicuro è usare uno strumento apposito, afferrare la zecca il più vicino possibile alla pelle e ruotarla con un movimento calmo, senza comprimere l’addome.

È importante prestare attenzione anche a se stessi e ai propri familiari. Quando il cane porta a casa zecche, alcune cadono nell’appartamento o in auto. Dopo una passeggiata nel bosco è buona abitudine controllare anche le proprie gambe, il ventre e la schiena, soprattutto se si indossano pantaloni corti o se i bambini corrono scalzi sull’erba.

Il cambiamento nelle specie di zecche e nel loro comportamento è un fenomeno che i veterinari osservano in tutta Europa. Inverni più miti, stagioni vegetative più lunghe e un contatto più intenso tra esseri umani, animali e natura selvaggia fanno sì che le vecchie abitudini non siano più sufficienti. Per chi ha un cane, la conclusione pratica è chiara: ogni qualche anno vale la pena riesaminare l’intera strategia antiparassitaria, proprio come si controlla l’attrezzatura prima di una stagione in montagna. Sostituire un collare con una compressa e instaurare un semplice rituale di controllo dopo le passeggiate fa spesso più differenza dei prodotti più sofisticati sul mercato.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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