Kratos torna su PS5 in una veste completamente diversa
Kratos fa il suo ritorno su PlayStation 5 in una forma 2D che ricorda molto più una classica metroidvania che il tipico slasher d’azione a cui la serie ci ha abituati. Le recensioni degli utenti mostrano una media di appena 10,4 punti su 20, con reazioni decisamente contrastanti.
Sulla carta sembra uno spin-off da sogno: un ritorno alla mitologia greca, un giovane Kratos, il rapporto con Deimos, l’esplorazione di una mappa labirintica. Nella pratica, God of War: Sons of Sparta raccoglie opinioni opposte — dall’entusiasmo per il gameplay alle accuse di essere un titolo che non ha senso di esistere all’interno della saga.
Tra le nove valutazioni disponibili dominano i giudizi “nella media”, con qualche voce entusiasta e alcune recensioni piuttosto severe. Agli occhi di molti giocatori, Sons of Sparta appare come una metroidvania discreta ma un God of War decisamente debole, lontano dalle aspettative legate al marchio.
Il ritorno in Grecia: il punto di forza più grande del gioco
L’elemento più frequentemente elogiato è l’atmosfera. Il gioco riporta Kratos nell’universo della mitologia greca con un chiaro riferimento all’era PlayStation 2. Per molti fan, proprio questo aspetto salva l’intera esperienza — permettendo di tornare per qualche ora alle radici della serie e di ritrovare il “vecchio” God of War, anche se in una forma diversa.
I vecchi tipi di nemici richiamano i capitoli dell’era PS2, mentre le location ispirate a templi classici, catacombe e arene creano un’atmosfera nostalgica autentica. Gli sviluppatori dello Sony Santa Monica Studio hanno inserito numerosi “ammiccamenti” ai fan dei capitoli precedenti, compresi riferimenti a Ghost of Sparta. Questo legame con la trilogia originale di PlayStation 2 rappresenta, secondo le recensioni, il punto più solido dell’intero progetto.
Kratos come non-Kratos: le critiche alla coerenza con la saga
Le critiche più forti riguardano la sceneggiatura e il modo in cui i personaggi vengono rappresentati. I giocatori più esperti, che conoscono a fondo il canone della serie, segnalano gravi incongruenze nei caratteri di Kratos e Deimos. Gli sviluppatori del Creative Assembly di Londra hanno tentato di offrire una nuova prospettiva sul guerriero spartano.
I giocatori lo scrivono apertamente: la storia suggerisce che prima del patto con Ares, Kratos fosse “un bravo ragazzo” e un fratello maggiore premuroso, il che contrasta nettamente con l’immagine del combattente brutale e freddo conosciuto nei capitoli precedenti. Questa concezione del personaggio genera confusione tra i fan che hanno seguito l’evoluzione di Kratos fin dal primo God of War del 2005.
I problemi narrativi segnalati più spesso includono:
- Kratos ritratto come padre e fratello eccessivamente premuroso, in contraddizione con la visione dell’egoista assetato di gloria dei capitoli ambientati in Grecia
- Deimos presentato in un modo che non si concilia con l’immagine nota da Ghost of Sparta
- Il tentativo di raccontare un “capitolo sconosciuto” della storia che, anziché arricchire, diluisce l’identità del protagonista
- Il rapporto tra i fratelli appena accennato — invece di scene emozionanti, si ottiene principalmente un pretesto per nuove fasi di gioco
- Mancanza di coerenza con gli eventi descritti in God of War: Chains of Olympus
- Una collocazione problematica nella linea temporale tra i vari capitoli della serie
Una parte dei giocatori difende la storia, sottolineando la cornice narrativa in cui Kratos racconta gli eventi a Calliope. Questo permetterebbe di interpretare alcune vicende come soggettive, forse non del tutto attendibili. Tuttavia molti fan considerano la sceneggiatura un problema reale, poiché anziché approfondire il personaggio di Kratos introduce confusione inutile nella mitologia della serie.
Il gameplay: una metroidvania solida con un problema di ripetitività
Sons of Sparta abbandona la tipica telecamera alle spalle e punta su una prospettiva bidimensionale con struttura da metroidvania. C’è una mappa densa e stratificata, numerosi forzieri, segreti e scorciatoie, oltre ad abilità che sbloccano nuove sezioni. I fan del genere sono quelli più soddisfatti.
La grande mappa articolata incoraggia il ritorno nelle aree già visitate, i controlli sono piacevoli e reattivi. La progressione di Kratos da combattente discreto a vera macchina da guerra risulta soddisfacente. Alcuni giocatori paragonano lo stile di combattimento e la costruzione dei livelli a titoli come Blasphemous o Hollow Knight, con un’enfasi marcata su schivate precise, attacchi e gestione dei talismani.
Anche chi apprezza il gameplay ammette però che col tempo subentra una certa monotonia. L’arsenale di mosse si sviluppa più lentamente del previsto e la varietà degli scontri risulta limitata. Gli sviluppatori hanno puntato sul classico modello metroidvania noto da titoli come Metroid Dread o Ori and the Blind Forest, ma la variabilità dei combattimenti è inferiore a questi riferimenti.
Scontri ripetitivi e boss troppo deboli
I giocatori si lamentano del fatto che il gioco non offre praticamente nessuna meccanica nuova nella seconda metà, e che il boss finale può essere abbattuto in meno di un minuto — una lacuna difficile da ignorare. Questa critica riguarda in particolare il design degli scontri con i nemici principali, che risulta ben al di sotto degli standard della serie God of War.
Le lamentele più frequenti toccano la scarsa varietà dei nemici: gli stessi tipi tornano troppo spesso, semplicemente con colori diversi. Mancano battaglie con i boss memorabili e incisive, paragonabili agli scontri con l’Idra o il Minotauro dei capitoli originali. Arriva un momento in cui Kratos diventa troppo potente — i talismani come la Scatola di Pandora e i potenziamenti fanno sì che gran parte del gioco smetta di rappresentare una vera sfida.
La ripetitività dello schema disturba: nuova zona — qualche combattimento — breve cutscene — zona successiva. Al tempo stesso, alcuni recensori apprezzano il ritmo tra esplorazione e scontri. Per loro la semplicità del sistema d’azione è un pregio: la facilità d’ingresso nel gioco e la sensazione di crescente potenza del protagonista offrono grande soddisfazione.
Comparto audiovisivo: tra atmosfera retrò e delusione next-gen
Una delle recensioni paragona Sons of Sparta a un gioco che funzionerebbe senza problemi sul primo PlayStation. È ovviamente un’esagerazione, ma rende bene l’umore di una parte della community. Molti critici sostengono che il titolo non mostri in alcun modo “la potenza del PS5” — appare come un progetto 2D essenziale con texture ad alta risoluzione, privo di qualsiasi effetto “wow”.
Le lamentele riguardano soprattutto uno stile artistico poco incisivo che non rimane impresso nella memoria. Le location definite “vuote” e poco dettagliate rappresentano un’ulteriore debolezza. Manca la messa in scena spettacolare tipica dei grandi capitoli della serie, come God of War Ragnarök o il God of War del 2018 dello Sony Santa Monica Studio.
A peggiorare le cose, alcuni giocatori segnalano cali di fluidità con la mappa più aperta o durante gli scontri più intensi. Questo alimenta ulteriormente le critiche: ci si aspettava una rifinitura tecnica impeccabile, e invece compaiono cali di frame rate ed errori in grado di bloccare il progresso. Considerata la potenza della console PlayStation 5, questi problemi tecnici risultano sorprendenti.
La colonna sonora: dalla nostalgia all’indifferenza
Anche la colonna sonora non raccoglie giudizi unanimi. Compaiono alcuni motivi che richiamano i primi capitoli su PS2, apprezzati dai fan storici. Una parte delle tracce punta decisamente verso un’estetica retrò, con associazioni dirette all’era del Nintendo Entertainment System — ed è qui che iniziano i contrasti tra i giocatori.
Per alcuni questo mix di stili rappresenta un omaggio simpatico alla classicità. Per altri — qualcosa che stride con l’atmosfera oscura e brutale di God of War, rompendo l’immersione. Molti commenti definiscono la musica “impercettibile” e “che non rimane in testa”, il che per una serie rinomata per la sua potente identità sonora è particolarmente doloroso. I compositori hanno tentato di unire motivi orchestrali ad elementi chiptune, ma il risultato non ha convinto la maggior parte dei giocatori.
Sons of Sparta come metroidvania contro Sons of Sparta come God of War
Più si leggono le opinioni dei giocatori, più emerge chiaramente che questo gioco esiste su due livelli distinti. Per gli appassionati del genere metroidvania si tratta spesso di un titolo solido, a volte addirittura riuscito, con una mappa enorme e una progressione del personaggio soddisfacente. Per i fan del marchio God of War rappresenta invece, agli occhi di molti, il capitolo più debole della saga — con un posto discutibile nel canone e una storia deludente.
C’è anche chi sostiene che il gioco sia “caduto vittima del proprio nome“. Le aspettative legate alla serie sono oggi enormi, soprattutto dopo gli ultimi grandi capitoli su PS4 e PS5. Uno spin-off in formato 2D con un budget ridotto semplicemente non riesce a sfondare un muro di aspettative così alto — e questo si percepisce con forza nelle recensioni dei giocatori che conoscono l’intera serie dal 2005.
A chi è destinato questo titolo e cosa tenere a mente
Chi cerca uno spettacolo cinematografico con boss monumentali e grafica straordinaria su PS5 resterà probabilmente deluso da Sons of Sparta. Si tratta di un gioco costruito più come una classica metroidvania, con enfasi sull’esplorazione e su un sistema di combattimento in prospettiva 2D.
Per i giocatori che amano il genere metroidvania, non hanno bisogno di una resa fotorealistica, accettano il ritorno a una forma 2D più essenziale e non considerano il canone di God of War come un dogma intoccabile, questo progetto può rivelarsi un’avventura coinvolgente per diverse decine di ore. I commenti citano un completamento del gioco intorno alle 30 ore con un’alta percentuale di esplorazione della mappa, quindi di contenuti non mancano davvero.
Vale la pena considerare che alcune critiche riguardano lo stato tecnico — i giocatori segnalano bug e cali di fluidità che potrebbero essere corretti con aggiornamenti futuri. Per chi acquista il titolo dopo una serie di patch, l’esperienza potrebbe essere leggermente diversa rispetto al giorno del lancio. Gli sviluppatori di Creative Assembly hanno promesso supporto continuativo tramite ulteriori aggiornamenti e correzioni.
Sons of Sparta pone intanto una domanda interessante sul futuro dei grandi franchise. I marchi affermati possono permettersi progetti più piccoli e sperimentali, rivolti a generi e scale diverse? Oppure il logo di un brand così noto funzionerà sempre come una spada a doppio taglio, alzando le aspettative ben oltre ciò che il gioco può realisticamente offrire? Nel caso di God of War: Sons of Sparta, è evidente che la risposta non sia affatto scontata.












