Spegni il riscaldamento di notte? Scopri quando la bolletta sale invece di scendere

Un’abitudine diffusa che può costare cara

Sempre più persone chiudono i termosifoni durante la notte sperando di risparmiare. Non sempre, però, il risultato è una bolletta del gas o della luce più bassa.

Con i prezzi dell’energia alle stelle, qualsiasi trucco per ridurre i costi di riscaldamento sembra allettante. L’idea di spegnere completamente i radiatori di notte appare semplice e logica: non riscaldo, non pago. La realtà, però, è spesso più complessa — e in molte abitazioni questa mossa può produrre l’effetto opposto.

Gli esperti stimano che il riscaldamento rappresenti circa il 60% del consumo energetico totale di una casa tipica. Questo significa che ogni grado di temperatura ha un impatto reale sul portafoglio. Per questo cresce l’interesse verso il controllo “intelligente” dei termosifoni — soprattutto nelle ore notturne, quando gli abitanti dormono.

Perché la bolletta del riscaldamento sfugge così facilmente al controllo

In teoria, spegnere il riscaldamento di notte sembra la soluzione ideale. Invece di mantenere una temperatura costante tutto il giorno, la casa si raffredda e la caldaia o il centralino termico “riposa”. Il problema, però, inizia la mattina, quando bisogna riscaldare di nuovo pareti fredde, pavimenti e mobili.

Riscaldare bruscamente un appartamento che si è raffreddato può consumare fino a un quinto di energia in più rispetto al mantenimento costante di una temperatura più bassa. Se l’edificio è mal isolato, le dispersioni termiche sono enormi: il calore scappa attraverso le finestre, le porte non a tenuta, le pareti non coibentate. In queste condizioni, spegnere completamente il riscaldamento per alcune ore porta quasi certamente a un “picco” di consumo mattutino.

Gli studiosi di efficienza energetica sottolineano che il problema non riguarda solo l’aria. Quando la temperatura nelle stanze scende notevolmente, non si raffreddano soltanto l’aria e i radiatori. Diventano fredde anche le pareti, il pavimento, il soffitto, i mobili. Sono proprio questi elementi ad accumulare calore e a restituirlo gradualmente all’interno.

Quando al mattino alzi il termostato, il sistema deve prima “investire” energia per riscaldare tutta questa massa. La caldaia o lo scambiatore lavora a piena potenza per un lungo periodo. I consumi schizzano verso l’alto e i risparmi accumulati nelle ore notturne possono dissolversi in pochi minuti di riscaldamento intenso.

Cosa succede in casa quando chiudi completamente le valvole

Spegnere del tutto il riscaldamento è particolarmente svantaggioso nei vecchi condomini non isolati e nelle case unifamiliari prive di riqualificazione energetica. In questi edifici la temperatura notturna può calare di diversi gradi, persino di dieci o quindici. Nelle giornate gelide, la mattina le pareti sembrano ghiacciate e alle finestre compare condensa e umidità.

Negli appartamenti con radiatori elettrici, l’effetto sul contatore è percepibile molto rapidamente. Un convettore elettrico o dei pannelli ad accumulo devono assorbire un’elevata potenza per superare l’inerzia termica delle strutture raffreddate. Per questo la bolletta elettrica, dopo un mese di questa pratica, può risultare paradossalmente più alta rispetto al riscaldamento continuo a basso livello.

I ricercatori delle università tecniche che studiano il comportamento di diversi tipi di edifici hanno scoperto che nei palazzi in cemento degli anni ’70 e ’80 privi di coibentazione, ripristinare la temperatura normale al mattino può richiedere anche due o tre ore a piena potenza della caldaia. Nelle case passive con isolamento di qualità, invece, la temperatura scende molto più lentamente.

L’alternativa più intelligente: abbassa la temperatura invece di spegnere tutto

Gli specialisti in efficienza energetica concordano: è molto più razionale ridurre la temperatura di notte invece di spegnere completamente il riscaldamento. Per la maggior parte delle persone, il range di comfort per dormire è intorno ai 16-17 gradi in camera da letto. Tenere i radiatori a bassa potenza evita il raffreddamento drastico di pareti e pavimenti.

Al mattino il sistema richiede quindi molta meno energia per tornare alla temperatura diurna di 19-21 gradi in soggiorno. Un termostato programmabile è un piccolo dispositivo capace di fare una grande differenza: ti permette di impostare livelli di calore diversi in base all’orario e al giorno della settimana.

In pratica puoi configurare uno scenario che prevede:

  • di notte, abbassamento automatico della temperatura in tutta la casa
  • un’ora prima della sveglia, aumento graduale della temperatura
  • durante l’orario lavorativo, modalità economica senza raffreddamento totale
  • la sera, ritorno al pieno comfort in soggiorno e bagno
  • nel weekend, un programma diverso adattato alla presenza prolungata in casa
  • nei locali non utilizzati, temperatura stabilmente ridotta

Questo tipo di schema limita i picchi di consumo energetico e aiuta a trovare l’equilibrio tra comfort e spese. Un termostato con connessione WiFi, inoltre, consente il controllo tramite smartphone, così puoi adattarti ai cambiamenti imprevisti nella tua giornata.

Quanti gradi in quale stanza: valori pratici di riferimento

Gli esperti indicano temperature orientative che, da un lato, non bruciano il budget e dall’altro permettono di vivere comodamente. In soggiorno si consigliano 20-21 gradi, in cucina bastano 18-19 gradi perché gli elettrodomestici — frigorifero, forno, piano cottura — producono già calore.

In camera da letto sono sufficienti 16-18 gradi: un ambiente più fresco favorisce la qualità del sonno. In bagno si apprezza un maggiore comfort intorno ai 22-24 gradi, ma solo durante l’utilizzo. In corridoio e ingresso bastano generalmente 15-18 gradi. La camera dei bambini richiede 20-22 gradi, soprattutto per neonati e bambini piccoli.

Vale la pena ricordare che ogni riduzione di 1 grado su tutto l’appartamento può abbassare i consumi energetici di qualche punto percentuale. Invece di azzerare tutto una volta al giorno, è più conveniente mantenere stabilmente un livello leggermente inferiore nell’arco delle 24 ore.

Quando ha senso spegnere completamente il riscaldamento

Esistono situazioni in cui abbassare drasticamente la temperatura, o addirittura staccare del tutto la fonte di calore, è assolutamente giustificato. Si tratta principalmente delle assenze prolungati dall’abitazione. Durante una vacanza invernale di qualche giorno, è sufficiente impostare circa 12-14 gradi in casa, oppure attivare la modalità antigelo se l’impianto la prevede.

In un edificio ben isolato — case moderne a basso consumo energetico o passive — la temperatura scende lentamente, quindi un abbassamento notturno più profondo raramente provoca enormi picchi di consumo mattutino. Nei sistemi a bassa temperatura, come il riscaldamento a pavimento, vale una dinamica diversa: il pavimento si riscalda e si raffredda più lentamente, per cui variazioni troppo brusche non producono comunque effetti immediati.

In caso di assenza prolungata, conviene decisamente mantenere un calore minimo di sicurezza piuttosto che spegnere tutto l’impianto per poi riscaldarlo da zero. Il rischio di gelo nelle tubazioni o la formazione di umidità e muffa può comportare costi molto superiori all’energia risparmiata.

Altri modi per ridurre i consumi termici senza patire il freddo

Il miglior alleato delle bollette basse è una buona coibentazione. Pareti isolate, finestre a tenuta, guarnizioni nei portoni esterni garantiscono che il calore prodotto rimanga all’interno più a lungo. In questo modo l’impianto di riscaldamento può lavorare a potenza ridotta e i lievi abbassamenti notturni non portano a mattinate gelide.

In molti appartamenti, alcuni semplici interventi producono effetti rapidi. Le guarnizioni nelle vecchie finestre e porte impediscono correnti d’aria e dispersioni di aria calda. Tende o tapparelle abbassate di notte creano un’ulteriore barriera contro le superfici fredde dei vetri. Pannelli isolanti o lastre riflettenti posizionati dietro i radiatori sulle pareti esterne rimandano il calore verso l’interno invece di disperderlo nella struttura.

Coibentare le tubazioni dell’acqua calda in cantina e nei locali non riscaldati evita perdite inutili lungo il percorso dalla caldaia ai radiatori. Gli esperti di fisica edilizia consigliano anche di prestare attenzione alla ventilazione: una ventilazione breve ma intensa a radiatori chiusi è molto più efficiente di una finestra perennemente socchiusa, che raffredda inutilmente tutta la stanza.

Riscaldamento notturno e salute degli abitanti

Una camera da letto più fresca favorisce il riposo, ma un calo di temperatura eccessivo può diventare un problema — soprattutto per bambini piccoli, anziani e persone malate. L’aria troppo fredda favorisce anche l’umidità e lo sviluppo di muffe, specialmente negli angoli e in corrispondenza dei ponti termici. Se al mattino compaiono macchie umide sulle pareti o si forma condensa sui telai delle finestre, il segnale è chiaro: la casa si raffredda troppo o manca una ventilazione adeguata.

In questa situazione vale la pena alzare un po’ la temperatura notturna e assicurarsi di ventilare regolarmente e brevemente a radiatori chiusi. I medici avvertono che le oscillazioni del comfort termico possono aggravare i sintomi in asmatici e allergici. Anche reumatici e persone con problemi articolari soffrono spesso in ambienti freddi e umidi.

Ogni casa è diversa, perciò è utile approcciare la propria abitazione in modo sperimentale. Prova un test settimanale: per sette giorni abbassa la temperatura notturna di 2-3 gradi senza spegnere del tutto il riscaldamento. Osserva di quanto scende la temperatura nella stanza più fredda e quanto tempo impiega il riscaldamento mattutino. Se la casa rimane confortevole e la bolletta del periodo successivo cala, hai la prova che la strategia funziona — e hai trovato il tuo modo personale di riscaldare casa con intelligenza, senza rinunciare al benessere termico.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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