Lo storico cavo internet risale dal fondo dell’Atlantico. Cosa succederà al TAT-8

Un’operazione simbolica nelle acque portoghesi

Al largo delle coste del Portogallo è in corso un’operazione complessa che chiude simbolicamente il primo capitolo della storia di internet globale. Una nave specializzata sta recuperando dagli abissi dell’Atlantico il TAT-8 — il primo cavo transatlantico dotato di una vera infrastruttura in fibra ottica.

Questo conduttore apparentemente modesto, posato alla fine degli anni Ottanta, ha gettato le basi del funzionamento della maggior parte delle connessioni intercontinentali che utilizziamo oggi. Per gli ingegneri dell’epoca si trattava di una tecnologia al confine con la fantascienza, capace di rivoluzionare per sempre le comunicazioni tra America ed Europa.

Come un cavo sottile ha trasformato il modo di connettere i continenti

Il TAT-8 fu inaugurato il 14 dicembre 1988 da tre colossi delle telecomunicazioni dell’epoca: l’americana AT&T, la britannica British Telecom e la francese France Telecom. Sostituì i precedenti cavi in rame con una tecnologia completamente nuova, trasmettendo le informazioni sotto forma di impulsi luminosi all’interno di filamenti di vetro.

La capacità della fibra ottica superava di gran lunga quella del rame, e il segnale perdeva molto meno qualità su lunghe distanze. Questo consentiva di far transitare contemporaneamente attraverso l’oceano un numero di telefonate e dati incomparabilmente superiore rispetto al passato. Il TAT-8 fu il primo cavo posato esclusivamente per la trasmissione in tecnologia ottica e dimostrò rapidamente che proprio così sarebbe apparso il futuro delle comunicazioni intercontinentali.

Un momento emblematico si ebbe quando lo scrittore Isaac Asimov si collegò da New York con il pubblico riunito a Parigi e Londra attraverso una delle prime videoconferenze della storia. A cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, una connessione dal vivo attraverso l’oceano suscitava un’impressione straordinaria — oggi la stessa cosa avviene con le normali videochiamate sugli smartphone.

Il cavo che si saturò in poco più di un anno

Il successo del TAT-8 andò ben oltre le aspettative dei suoi creatori. Si prevedeva che sarebbe rimasto sufficientemente performante per molti anni. Eppure, dopo appena diciotto mesi di operatività, il cavo era praticamente congestionato e la capacità disponibile non riusciva più a stare al passo con il traffico crescente.

Questo fornì agli operatori di telecomunicazioni una prova concreta e inconfutabile: la domanda di trasmissione dati internazionale sarebbe cresciuta a un ritmo nettamente superiore alle previsioni. Fu proprio sulla base dell’esperienza con il TAT-8 che vennero progettate le generazioni successive di cavi, sempre più potenti e numerosi. Gli esperti del settore definirono quel momento come uno spartiacque che rivelò il reale potenziale di crescita dei flussi di dati.

  • Il TAT-8 permetteva un numero di connessioni di gran lunga superiore rispetto ai precedenti cavi in rame
  • In breve tempo si rivelò insufficiente per un traffico in crescita dinamica
  • Divenne il modello per una nuova architettura di cavi che oggi costituisce la dorsale di internet
  • Dimostrò la necessità di pianificare con un anticipo molto maggiore
  • Attestò il reale valore economico delle fibre ottiche
  • Convinse gli investitori della validità di ulteriori progetti sottomarini

Il cavo fu infine dismesso nel 2002. Riparare ulteriori guasti e ammodernare una tecnologia ormai obsoleta aveva cessato di essere redditizio, dato che sul fondo dell’oceano giacevano già connessioni più recenti e molto più performanti.

Perché qualcuno torna a recuperare un vecchio cavo dal fondo del mare

Dopo la dismissione, la maggior parte di questi cavi veniva semplicemente lasciata sul fondo. Dal punto di vista degli operatori si trattava di un’infrastruttura morta, innocua e relativamente economica da “abbandonare”. Oggi le cose stanno cambiando, e il TAT-8 è uno degli esempi più eclatanti di questa trasformazione.

L’operazione è gestita dalla società Subsea Environmental Services, e le attività in mare sono condotte dalla nave MV Maasvleit. Il tracciato del TAT-8 collega gli Stati Uniti con l’Europa, e i frammenti attualmente recuperati si trovano nella zona del Portogallo. L’obiettivo non è più mantenere la connessione, ma recuperare materie prime di valore e liberare spazio per una nuova infrastruttura internet con una capacità di trasmissione enormemente superiore.

Nonostante l’uso della fibra ottica, il cavo contiene una notevole quantità di rame di alta qualità, impiegato tra l’altro negli elementi di alimentazione e nei sistemi di amplificazione della struttura. A ciò si aggiungono l’involucro in acciaio e uno spesso strato di polietilene. Tutti questi materiali sono adatti al riciclo. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, nel prossimo decennio potrebbe manifestarsi una carenza di rame, data la velocità con cui si sviluppano le energie rinnovabili, la mobilità elettrica e l’infrastruttura delle telecomunicazioni.

Come si recupera un cavo da migliaia di metri di profondità

Dal punto di vista tecnico si tratta di un’operazione estremamente complessa. I cavi di questo tipo giacciono solitamente a profondità di diverse migliaia di metri. Nel corso degli anni vengono in parte ricoperti dai sedimenti, e i frammenti possono risultare danneggiati dai movimenti del fondale marino, dall’attività delle navi o dai terremoti.

Un veicolo sottomarino ROV individua innanzitutto la posizione esatta del cavo sul fondo attraverso sonar e telecamere. Successivamente il robot esegue tagli con cesoie o seghe speciali e fissa appositi agganci ai segmenti selezionati. Il recupero avviene tramite cavi ad alta resistenza avvolti su un tamburo a bordo della nave. L’intero processo deve essere lento e controllato, poiché una trazione troppo rapida potrebbe spezzare il cavo o danneggiare le attrezzature.

Le condizioni meteorologiche complicano notevolmente il lavoro. Onde, vento e tempeste costringono la nave a correggere continuamente la rotta e talvolta a interrompere del tutto le operazioni. In questo caso l’equipaggio ha dovuto modificare il percorso a causa dell’imminente stagione dei cicloni, che metteva seriamente a rischio la sicurezza. I ricercatori nel campo della tecnologia marina sottolineano che tali progetti richiedono mesi di preparazione e un coordinamento di assoluta precisione.

Riciclo di rame, acciaio e plastica invece di rifiuti sul fondo del mare

Sebbene si tratti di un’infrastruttura antiquata, i materiali ricavati dal TAT-8 sono oggi di grande valore. Le istituzioni internazionali, inclusa l’Agenzia Internazionale per l’Energia, avvertono che la diffusione delle tecnologie verdi potrebbe portare a una penuria di rame.

Per questo gli operatori non vogliono più lasciare sul fondo centinaia di migliaia di tonnellate di metalli. Il cavo recuperato viene trasportato in impianti dove i singoli strati vengono separati e lavorati. Il rame viene avviato al riutilizzo nel settore energetico o nell’elettronica. L’acciaio di rinforzo funge da materia prima per l’industria metallurgica. Il rivestimento in polietilene diventa materiale per la produzione di plastica riciclata.

Questo approccio riduce la pressione sulle miniere e permette di gestire meglio ciò che abbiamo già prodotto. Inoltre il fondale marino si libera progressivamente dalle vecchie installazioni, che col tempo avrebbero potuto creare problemi ai nuovi cavi. Gli ecologisti avvertono che i cavi abbandonati possono disturbare le rotte migratorie dei pesci e danneggiare ecosistemi particolarmente sensibili.

Il fondo degli oceani come dorsale di internet

Nonostante la crescente popolarità dei satelliti, quasi la totalità del traffico dati intercontinentale transita attraverso cavi sottomarini. I collegamenti satellitari sono utili nei luoghi difficilmente accessibili, ma perdono il confronto con i cavi in termini di capacità, latenza e stabilità.

Si stima che i cavi sottomarini trasportino oltre il 95% di tutto il traffico internazionale, dalle videochiamate alle transazioni bancarie fino ai servizi cloud. Secondo i dati di settore, sul fondo degli oceani giacciono circa due milioni di chilometri di cavi già dismessi. La maggior parte si trova ancora sott’acqua senza un piano definito per il futuro. L’operazione sul TAT-8 dimostra che l’era del trattarli come semplici “fili abbandonati” sta volgendo al termine.

Gli esperti di telecomunicazioni sottolineano che i nuovi cavi devono essere in grado di gestire una crescita esponenziale dei flussi di dati. Ogni piattaforma di streaming, ogni data center e ogni servizio cloud significa un maggior volume di informazioni trasferite tra i continenti. Questo genera una domanda crescente di cavi completamente nuovi e molto più moderni, con capacità che raggiungono centinaia di terabit al secondo.

Cosa cambia per il comune utente di internet

Sebbene la storia del TAT-8 possa sembrare una curiosità per appassionati di tecnologia, essa mette in luce diversi fenomeni che incidono direttamente sull’uso quotidiano della rete. I nuovi cavi significano connessioni internazionali più stabili, minore latenza nei giochi online, server esteri più veloci e una maggiore resilienza ai guasti in un punto specifico della rete.

Vale la pena ricordare che molti servizi utilizzati dagli utenti italiani girano fisicamente su server negli Stati Uniti o in altri paesi. Ogni messaggio, video o foto “tocca” spesso diversi cavi sottomarini prima di arrivare sullo schermo di un laptop o di uno smartphone. Per questo motivo, progetti come lo smantellamento del TAT-8 e la costruzione dei suoi successori non sono imprese esotiche da tecnici, ma il fondamento del funzionamento dell’attuale economia digitale.

Cresce anche l’importanza della trasparenza attorno a questa infrastruttura. Le questioni legate alla sicurezza dei dati, al rischio di sabotaggi e alla resistenza dei cavi ai cambiamenti climatici iniziano a interessare non solo gli ingegneri, ma anche i politici e le autorità di regolamentazione. Ogni nuovo progetto nell’Atlantico o in altri oceani diventa così parte di un puzzle più ampio: come mantenere la rete globale in buona salute riducendo al contempo il consumo di risorse e l’impatto sull’ambiente. La prossima volta che guardi un video in streaming, forse vale la pena ricordare quei chilometri di cavi sotto la superficie dell’acqua che lo stanno consegnando direttamente a te.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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