La Francia rende obbligatori i termostati intelligenti. Il conto per le famiglie sarà salato

Una nuova normativa che cambia il riscaldamento domestico

Un nuovo decreto obbliga i proprietari di appartamenti a installare i cosiddetti termostati intelligenti su ogni singolo radiatore. Il governo sostiene che questo ridurrà i consumi energetici, ma per molte famiglie si tratta di una spesa nell’ordine di migliaia di euro, senza un reale sostegno statale.

Nel 2023 il governo francese ha adottato un regolamento che cambia radicalmente il modo in cui viene gestito il riscaldamento negli edifici residenziali. Entro la fine del 2030, tutti gli appartamenti e le abitazioni dotati di radiatori dovranno essere equipaggiati con termostati intelligenti su ogni corpo scaldante.

L’obiettivo è un controllo più preciso della temperatura stanza per stanza. Invece di un unico regolatore tradizionale nel corridoio, il sistema permetterà di impostare il calore in modo differenziato per il soggiorno, la camera da letto, la cucina o il bagno. L’agenzia energetica francese sostiene che questa soluzione facilita la riduzione delle dispersioni termiche e offre la concreta possibilità di risparmiare in bolletta.

La nuova normativa prevede che ogni appartamento con radiatori classici venga dotato di un sistema di controllo individuale connesso alla rete, capace di dosare il calore con precisione in ogni ambiente. Gli esperti del ministero dell’Energia affermano che misure simili possono ridurre il consumo di gas fino al quindici percento annuo.

Gli incentivi erano previsti, ma sono scomparsi

Inizialmente, insieme all’obbligo di installazione erano stati previsti sussidi per l’acquisto e la posa dei termostati intelligenti. Lo Stato avrebbe dovuto coprire parzialmente i costi dell’investimento. Dopo alcuni mesi, però, la politica è cambiata: a seguito di una serie di abusi scoperti, il programma di supporto è stato ritirato.

Il risultato è semplice: l’intero costo ricade oggi sulle famiglie. Per il governo si tratta di un risparmio, per i proprietari di casa di un’ulteriore spesa imposta, tanto più pesante in un periodo di prezzi energetici e costi di ristrutturazione in costante aumento.

Alcuni economisti hanno definito questa decisione un esempio classico di trasferimento dei costi della transizione energetica dai bilanci pubblici ai cittadini privati. L’organizzazione per la tutela dei consumatori UFC-Que Choisir ha segnalato che proprio le famiglie a basso reddito avranno le maggiori difficoltà a finanziare l’equipaggiamento obbligatorio.

Quanto costerà a una famiglia media

Le stime di costo non sono incoraggianti. Un singolo termostato intelligente costa circa 300 euro per radiatore. In un appartamento tipico con quattro corpi scaldanti, si arriva già a circa 1.200 euro, una somma equivalente a diverse bollette medie dell’elettricità o a un canone annuale di riscaldamento in molte città europee.

Si tratta solo di cifre indicative, che non includono la manodopera né eventuali lavori di ammodernamento sull’impianto di riscaldamento. In pratica, il conto può aumentare di un ulteriore dieci-quindici percento, e nei casi più complessi anche di qualche decina di punti percentuali in più.

Le ditte di installazione a Parigi riferiscono che equipaggiare completamente un appartamento di quattro stanze con termostati intelligenti, inclusa la connessione all’applicazione, richiede almeno un’intera giornata lavorativa. I costi della manodopera oscillano tra i 500 e gli 800 euro a seconda della complessità del sistema.

Produttori di dispositivi come Netatmo, Tado o Honeywell hanno già annunciato un’espansione della propria offerta per il mercato francese. In futuro questo potrebbe portare a un leggero calo dei prezzi grazie alla maggiore concorrenza, ma per ora il prezzo medio si mantiene stabilmente intorno ai trecento euro per unità.

Chi non dovrà cambiare il proprio impianto di riscaldamento

Il decreto prevede due eccezioni significative che attenuano parzialmente l’obbligo generale:

  • Abitazioni riscaldate con stufe a legna – in questi impianti è difficile applicare un controllo indipendente per ogni radiatore, quindi il requisito non si applica
  • Casi di investimento non redditizio – se un’analisi dimostra che i costi dei termostati non si recupereranno in meno di dieci anni grazie alle bollette più basse, il proprietario può essere esonerato dall’obbligo
  • Edifici destinati alla demolizione entro il 2035 – qualora nel piano urbanistico sia approvato un progetto di abbattimento dell’immobile
  • Edifici con sistema centralizzato di riscaldamento – se il condominio utilizza un impianto centralizzato moderno con possibilità di misurazione individuale

Tutti gli altri appartamenti e abitazioni con radiatori tradizionali dovranno essere adeguati entro la fine del decennio. Il ministero per la Transizione ecologica stima che la regolamentazione riguarderà circa otto milioni di famiglie francesi.

La maggior parte delle eccezioni riguarda soprattutto le zone rurali e le aree montane, dove il riscaldamento a combustibili solidi è diffuso. Nelle grandi città come Lione, Marsiglia o Tolosa l’obbligo si applicherà in modo quasi generalizzato.

Politici ed economisti definiscono la norma un peso per le famiglie

La decisione ha suscitato reazioni dure da parte di commentatori economici e di una parte dello schieramento politico. Per i critici si tratta di un altro esempio di regolamentazione che, in teoria, serve l’ecologia e il risparmio, ma che nella pratica genera costi elevati per la gente comune.

Il noto giornalista economico Jean-Marc Vittori, sul quotidiano Les Échos, ha definito il requisito sull’installazione dei termostati intelligenti un decreto bizzarro, rimproverando allo Stato un’interferenza eccessiva nella sfera privata del riscaldamento domestico. I politici dell’opposizione ironizzano sul fatto che, a questo ritmo di produzione normativa, presto sarà regolamentato tutto — dallo spessore dei maglioni all’efficienza energetica delle coperte.

I critici lo dicono apertamente: la transizione energetica è necessaria, ma lo Stato ne trasferisce i costi sui comuni proprietari di case e appartamenti, che già oggi faticano a far quadrare il bilancio familiare. Il deputato Bruno Bilde, del partito di Marine Le Pen, ha definito la misura un ulteriore tassello nel mosaico del crescente peso regolatorio.

Alcuni esperti dell’Istituto francese per l’energia difendono invece i benefici a lungo termine della gestione intelligente del riscaldamento. Citano le esperienze di Germania e Paesi Bassi, dove sistemi simili hanno portato a risparmi medi di circa il dodici percento sui costi annuali di riscaldamento.

Un’altra voce nell’elenco crescente di spese obbligatorie

L’obbligo di installare i termostati intelligenti non è l’unica nuova voce nell’elenco delle spese imposte. Sono entrati in vigore anche regolamenti che impongono il cosiddetto piano pluriennale di manutenzione negli edifici condominiali più datati. Questo riguarda i condomini e i fabbricati di civile abitazione con almeno quindici anni di età.

Tale piano consiste in un elenco dettagliato di interventi di ammodernamento che l’edificio deve affrontare entro un determinato orizzonte temporale — dall’isolamento termico alla sostituzione degli impianti, fino al miglioramento dell’efficienza energetica. In pratica, i consigli condominiali devono commissionare perizie, progetti e accantonare fondi per le singole fasi dei lavori.

Per i condomini più grandi, con un elevato numero di unità, questi costi si distribuiscono su centinaia di appartamenti. Per i piccoli edifici da cinque a quindici proprietari, ogni nuova regolamentazione si traduce in un reale aumento dei contributi mensili a carico dei proprietari.

Un esempio concreto: in un palazzo di otto piani a Nizza, i proprietari di quaranta appartamenti hanno dovuto versare ciascuno circa mille euro all’anno nel nuovo fondo di manutenzione. In edifici più piccoli di regioni come la Bretagna o l’Alsazia, le cifre sono ancora più alte, data la minore suddivisione tra i comproprietari.

Vale davvero la pena investire in un termostato intelligente?

Dal punto di vista tecnico, la gestione intelligente del riscaldamento può effettivamente ridurre i consumi energetici. I sistemi di questo tipo consentono di:

  • Impostare temperature più basse di notte e durante il giorno quando la casa è vuota
  • Mantenere livelli di calore differenziati stanza per stanza
  • Controllare il riscaldamento tramite un’applicazione sul telefono
  • Analizzare da dove nell’appartamento si disperde più calore
  • Connettere il riscaldamento alle stazioni meteo per prevedere i consumi
  • Creare programmi settimanali adattati alle abitudini della famiglia
  • Rilevare le finestre aperte e ridurre automaticamente la potenza dei radiatori
  • Inviare notifiche in caso di consumi anomali

In appartamenti ben isolati, con metrature ragionevoli e residenti con abitudini consapevoli, il conto potrebbe effettivamente pareggiarsi dopo qualche anno. Il problema sorge là dove l’edificio ha un pessimo isolamento, finestre con spifferi o un vecchio impianto di riscaldamento. In questi casi i risparmi sono modesti e i costi dell’elettronica rimangono elevati.

Per questo è stato introdotto il principio per cui, se l’investimento non ha la possibilità di ammortizzarsi in meno di dieci anni, il proprietario non è tenuto a installare i dispositivi. La questione aperta è come le autorità verificheranno questo in pratica e se non diventerà a sua volta una complicata procedura burocratica.

I ricercatori della Università della Sorbona hanno pubblicato uno studio secondo cui il tempo medio di ammortamento dei termostati intelligenti negli appartamenti francesi tipici è di sette-nove anni. Negli edifici più vecchi, privi di ristrutturazioni, può arrivare anche a quindici anni.

Cosa ci rivela questa situazione sulla direzione della politica energetica

Il caso francese illustra la tensione con cui si confrontano oggi quasi tutti i Paesi europei: come coniugare ambiziosi obiettivi climatici con le reali possibilità finanziarie delle famiglie comuni. I termostati intelligenti si inseriscono in una tendenza più ampia di digitalizzazione del riscaldamento domestico. Di per sé non sono una cattiva idea, soprattutto per chi ama avere il controllo sui propri consumi energetici.

Il problema inizia nel momento in cui dispositivi che fino a pochi anni fa erano un accessorio volontario per appassionati diventano un elemento obbligatorio dell’appartamento, e il costo del loro acquisto ricade esclusivamente sul proprietario. La pressione per ridurre le emissioni si trasferisce direttamente sui bilanci privati.

Per il lettore italiano questa esperienza può rappresentare un utile segnale d’allarme. Nei dibattiti sulla transizione energetica si affacciano sempre più spesso proposte di sostituzione obbligatoria delle fonti di calore, inasprimento delle norme sugli edifici o sostituzione dei contatori con modelli a lettura remota. L’esempio dei termostati intelligenti mostra quanto sia importante chiedersi: chi pagherà concretamente ogni nuova regolamentazione, e lo Stato è in grado di costruire un sistema di sostegno privo di lacune e abusi che diventino poi il pretesto per smantellarlo?

L’esperienza francese dimostra anche che la migliore tecnologia, senza un sostegno finanziario ben strutturato, rischia di restare un lusso inaccessibile per molte famiglie. Forse varrebbe la pena assicurare prima i sussidi, e solo dopo introdurre l’obbligo?

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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