Un nemico invisibile che si muove tra campi, magazzini e reparti ospedalieri
Un gruppo sempre più numeroso di funghi apparentemente innocui riesce a seminare devastazione contemporaneamente nei polmoni umani, nei campi agricoli e nei depositi alimentari. I cambiamenti climatici, l’uso massiccio di fungicidi e la crescente diffusione di persone con un sistema immunitario indebolito stanno creando le condizioni ideali per muffe capaci di consumare il corpo dall’interno.
Ogni giorno inaliamo migliaia di spore fungine. Di solito non succede nulla — l’organismo le neutralizza senza difficoltà. Alcune svolgono persino un ruolo utile, decomponendo foglie morte e residui vegetali. Il problema sorge quando la stessa specie passa dal bosco a un reparto ospedaliero o a un campo coltivato.
È esattamente ciò che accade con le muffe del genere Aspergillus. In natura contribuiscono al ciclo dei nutrienti. Nei polmoni di una persona con asma, BPCO, reduce da una chemioterapia o da un Covid-19 grave, possono però scatenare un’infiammazione severa che, nei casi estremi, distrugge letteralmente i tessuti dall’interno. Lo stesso gruppo di muffe danneggia i cereali nei silos, contamina mais, noci e granaglie con tossine e contribuisce a perdite miliardarie nel settore agricolo.
Aspergillus — un maestro nell’adattarsi alle nuove condizioni
Il team del dottor Norman van Rhijn dell’Università di Manchester ha analizzato come tre specie particolarmente pericolose — A. flavus, A. fumigatus e A. niger — si diffonderanno entro la fine del secolo. I ricercatori hanno inserito nei modelli computerizzati diversi scenari climatici, compreso quello in cui il mondo continua a dipendere pesantemente dai combustibili fossili.
In questa versione del futuro, la mappa diventa inquietantemente chiara: gran parte dell’Europa diventa sensibilmente più favorevole a queste muffe. Ciò deriva dal fatto che l’Aspergillus possiede un genoma estremamente elastico e riesce a sopravvivere praticamente ovunque — nel suolo, sui cereali, nelle piume degli uccelli, persino negli scheletri dei coralli.
Si stima che sulla Terra esistano tra 1,5 e 3,8 milioni di specie fungine. Meno del dieci percento sono state descritte scientificamente, e solo per una piccola parte di esse è stato sequenziato il materiale genetico. Questa carenza di dati fondamentali ostacola lo sviluppo di vaccini e farmaci più sicuri.
Agricoltura e medicina usano sostanze simili — e questo alimenta la resistenza
Gli agricoltori di tutto il mondo proteggono grano, noci e altre colture con fungicidi azolici. I medici utilizzano composti chimici quasi identici nei pazienti affetti da infezioni fungine ai polmoni. Questa sovrapposizione accelera la selezione di ceppi resistenti alle terapie.
Ogni campo trattato con azoli aumenta la probabilità che le spore presenti nell’ambiente acquisiscano resistenza e raggiungano successivamente un reparto di terapia intensiva. Il meccanismo ricorda il ben noto problema degli antibiotici e dei batteri — più chimica nell’ambiente circostante, maggiore è la pressione selettiva affinché sopravvivano solo i funghi più resistenti.
Con il prolungarsi della stagione vegetativa e l’intensificarsi delle malattie delle piante dovute al caldo e all’umidità, gli agricoltori di molti paesi ricorrono a quantità ancora maggiori di fungicidi. Il risultato è una pressione selettiva crescente sui funghi e la comparsa sempre più frequente di ceppi resistenti. Più sostanze chimiche nei campi significa, da un lato, raccolti migliori, dall’altro una più rapida comparsa di muffe che non è più possibile eliminare con i farmaci standard in ospedale.
Il cambiamento climatico ridisegna la mappa globale delle muffe
Temperatura, umidità ed eventi meteorologici estremi determinano dove le spore si depositano e germinano. Quando la temperatura media sale e i fenomeni estremi si moltiplicano, i funghi ricevono il segnale per migrare e adattarsi più velocemente.
I modelli elaborati dai ricercatori mostrano che in uno scenario ad alte emissioni di gas serra:
- L’area di diffusione di A. flavus in Europa potrebbe aumentare di circa il sedici percento
- L’area di A. fumigatus, il principale responsabile dell’aspergillosi invasiva, potrebbe crescere fino al 77,5 percento
- Diversi milioni di abitanti in più del continente si troverebbero in una zona di rischio reale di contagio
- Alcune regioni africane potrebbero diventare troppo calde per alcune specie di muffe
- Il problema si sposta tra i continenti, ma non scompare
- Periodi prolungati di elevata umidità ampliano la finestra temporale in cui la muffa può svilupparsi nei silos e nei campi
Le strutture sanitarie si confrontano già oggi con focolai di infezioni fungine dopo ristrutturazioni, tempeste di polvere o alluvioni, quando nell’aria viene rilasciata un’enorme quantità di spore. Nelle unità di terapia intensiva cresce il numero di complicanze fungine nei pazienti reduci da influenza e da Covid-19.
Perché i farmaci attuali spesso non bastano
La resistenza agli azoli aumenta a un ritmo particolarmente elevato in Europa e in Asia. I pazienti con un’infezione da Aspergillus resistente muoiono più spesso di uno su due, anche perché le terapie di seconda linea sono tossiche per reni e fegato.
Le agenzie di sanità pubblica hanno iniziato a monitorare i geni di resistenza nel suolo, nei compostieri e nei materiali agricoli. L’obiettivo è individuare i ceppi pericolosi prima che raggiungano i pazienti immunocompromessi. Nel 2022 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito Aspergillus e alcune specie di Candida nell’elenco delle minacce prioritarie.
Gli esperti chiedono la costruzione di una rete di monitoraggio che colleghi le misurazioni della qualità dell’aria, la ricerca agronomica e i dati ospedalieri. Una tale rete potrebbe identificare i “punti caldi” dove è necessario ridurre l’uso di certi fungicidi, migliorare i sistemi di ventilazione o introdurre misure di protezione aggiuntive per i pazienti a rischio.
A essere minacciata non è solo la salute umana, ma anche la sicurezza alimentare
Aspergillus non è l’unico genere fungino problematico. Fusarium devasta i campi di grano e avena, producendo tossine pericolose per uomini e animali. Cryptococcus può causare una grave meningite, soprattutto nelle persone con AIDS conclamato. Tutti questi patogeni reagiscono al riscaldamento globale spostando il proprio areale e prolungando la stagione di attività.
I metaboliti tossici delle muffe, le cosiddette micotossine, rappresentano un problema a sé. Non possono essere eliminate con la normale cottura o la panificazione. Per questo motivo i cereali conservati troppo a lungo in silos caldi e umidi devono spesso essere scartati o miscelati con lotti “puliti”, il che comporta comunque un rischio per la salute.
Negli anni in cui lo sviluppo di Aspergillus è particolarmente intenso, le perdite nel settore del mais negli Stati Uniti raggiungono circa un miliardo di dollari all’anno. Il riscaldamento e i periodi prolungati di alta umidità ampliano il lasso di tempo in cui la muffa può proliferare nei magazzini e nei campi.
Cosa può ridurre il rischio nei prossimi anni
Gli esperti sottolineano che non esiste un intervento miracoloso unico. Si tratta piuttosto di un insieme di misure su più livelli contemporaneamente: dal clima alla politica agricola, fino alle pratiche quotidiane negli ospedali e nelle abitazioni.
Ridurre le emissioni di gas serra può rallentare l’espansione dell’areale delle muffe. Una politica ragionata sui fungicidi — come la rotazione dei principi attivi e la limitazione dei trattamenti preventivi — frena lo sviluppo della resistenza. Negli edifici acquistano sempre più importanza la ventilazione, i filtri dell’aria e il controllo dell’umidità che favorisce la crescita delle muffe.
Meno opportunità diamo ai funghi di “allenarsi” sui farmaci presenti nell’ambiente, maggiori sono le probabilità che la farmacoterapia mantenga la sua efficacia quando sarà davvero necessaria. Dal punto di vista del singolo, vale la pena controllare sistematicamente i luoghi soggetti all’umidità — cantine, bagni, finestre vecchie o impianti di condizionamento.
Le persone con malattie polmonari o con immunodeficienza dovrebbero valutare una tosse cronica o una dispnea inspiegabile anche nell’ottica delle infezioni fungine, non solo batteriche. I funghi hanno svolto per milioni di anni il ruolo di silenziosi spazzini della natura. Nell’era del riscaldamento climatico e dell’agricoltura intensamente chimica, però, alcuni di loro stanno cominciando a uscire dall’ombra.












