Il presidente non cede sulla sua presenza al vertice
Il presidente Petr Pavel ha espresso con chiarezza la sua intenzione di rappresentare la Repubblica Ceca al cruciale vertice NATO, considerandolo un obbligo costituzionale inalienabile. «Rappresentare il Paese all’estero è una prerogativa che non scelgo: sono tenuto ad esercitarla», ha dichiarato al termine dell’incontro con il primo ministro Babiš, il quale gli ha ribadito che il governo non prevede la sua partecipazione.
Il capo dello Stato ha avvertito che, qualora il consiglio dei ministri dovesse effettivamente «escluderlo dalle sue prerogative costituzionali» nel mese di giugno, sarebbe costretto a valutare la presentazione di un ricorso per conflitto di competenze. L’obiettivo, secondo lui, è tutelare le attribuzioni della presidenza così come sancite dalla Costituzione.
La Corte costituzionale contro il tempo
Rimane poco chiaro perché il governo abbia scelto di rinviare la decisione definitiva a giugno. Il ministro degli Esteri Petr Macinka ha commentato la situazione con cautela, affermando che l’esecutivo affronterà la questione solo quando diventerà concretamente urgente.
Considerato che il vertice è in programma il 7 e 8 luglio, la Corte costituzionale avrebbe a disposizione soltanto poche settimane per pronunciarsi. Se questo lasso di tempo sia sufficiente resta una grande incognita. «Non si tratta di una questione ordinaria per la quale potremmo stimare con facilità la durata del procedimento», ha dichiarato il presidente della Corte, Josef Baxa.
Anche l’ex giudice costituzionale Stanislav Balík esclude che la Corte possa deliberare in tempi immediati. «Non c’è spazio per i ritardi. Anche qualora venisse presentata una richiesta di trattazione prioritaria, difficilmente la Corte si esprimerebbe prima della fine di giugno», ha spiegato.
Balík assegna tuttavia al presidente concrete possibilità di successo. «Se fossi ancora giudice costituzionale, darei ragione al presidente. Ma come si suol dire, due giuristi hanno tre opinioni», ha aggiunto con una punta di ironia.
Esistono strade alternative al ricorso
Secondo Stanislav Balík, la Corte costituzionale potrebbe offrire al presidente un quadro giuridico di riferimento anche senza un ricorso formale. L’ex giudice ritiene che l’organo potrebbe emettere un cosiddetto pronunciamento accademico, esponendo la propria interpretazione della Costituzione in merito a questo conflitto di competenze.
Il capo dello Stato, inoltre, non avrebbe necessariamente bisogno né del via libera del governo né di una sentenza per recarsi al vertice. «C’è una differenza sostanziale tra partecipare come membro ufficiale della delegazione e presenziare come presidente alla parte informale dell’incontro», ha osservato Balík.
Questa ipotesi è da tempo oggetto di riflessione anche negli ambienti della presidenza. Si specula che Petr Pavel, in qualità di ex alto rappresentante del comitato militare della NATO, potrebbe ricevere un invito personale direttamente dall’Alleanza o dal suo segretario generale Mark Rutte.
A condividere questa prospettiva è anche il costituzionalista Marek Antoš, che richiama la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati: tale atto internazionale pone il capo dello Stato sullo stesso piano del primo ministro e del ministro degli Esteri. «Dal punto di vista del diritto internazionale, il presidente non è un rappresentante dello Stato meno legittimo del premier o del ministro degli Esteri», ha confermato l’esperto.












