Un grido disperato dalla cima dell’albero
Tutto è cominciato con una telefonata che non lasciava presagire nulla di buono. Una donna attenta aveva segnalato la presenza di un piccolo uccello quasi immobile nel suo giardino. Si trattava di un gufo comune di circa tre settimane di vita, ritrovato in condizioni critiche. La sua magrezza estrema era il segnale inequivocabile che i genitori non lo nutrivano da diversi giorni.
Ben presto emerse che una famiglia di gufi nidificava regolarmente in quel giardino, ma nessuno aveva più visto gli adulti da un bel po’ di tempo. A rendere la situazione ancora più drammatica c’erano le grida continue e strazianti degli altri cuccioli, provenienti dalla cima di un albero altissimo. Un comportamento del tutto anomalo: i piccoli di gufo si fanno sentire soltanto al tramonto, quando attendono il cibo. Quei richiami in pieno giorno erano un vero e proprio appello di soccorso.
La missione di salvataggio e una nuova speranza
Gli esperti del centro di recupero non hanno perso un secondo e si sono precipitati sul posto. Data l’altezza del nido, collocato su un imponente pino, è stato indispensabile l’intervento dei vigili del fuoco. Grazie a un’autoscala, i soccorritori hanno potuto raggiungere il nido e riportare a terra i cuccioli rimasti con la massima delicatezza.
L’operazione ha avuto un epilogo agrodolce. È stato possibile salvare la vita a tre giovani gufi. Il primo piccolo trovato era purtroppo così debilitato da non farcela. I fratellini sopravvissuti versavano in condizioni pietose: completamente disidratati e, secondo le stime, senza mangiare da circa cinque giorni.
Ora per questi orfanelli alati inizia una lunga e impegnativa convalescenza. Riceveranno cure intensive e verranno alimentati con cibo naturale, ovvero topolini. Resteranno al sicuro nel centro di recupero per circa due o tre mesi, fino a quando il piumaggio sarà completamente sviluppato e avranno acquisito tutte le competenze necessarie per sopravvivere in natura, come il volo e la caccia autonoma.
L’intera vicenda rappresenta un esempio straordinario di collaborazione e di solidarietà umana. Per consentire l’accesso ai mezzi pesanti è stato necessario attraversare un terreno privato, operazione resa possibile dalla disponibilità dei vicini. L’impegno congiunto di tutti i soggetti coinvolti ha così regalato ai giovani gufi una seconda possibilità di tornare liberi in natura.












