Nanoparticelle con RNA all’attacco: nuova arma contro il diabete e le malattie intestinali

Capsule microscopiche che riprogrammano le cellule dall’interno

Gli scienziati stanno testando minuscole capsule cariche di molecole RNA e DNA, progettate per raggiungere esattamente la cellula malata e “riprogrammarla” dall’interno. Si tratta di un approccio radicalmente diverso rispetto alle classiche compresse o iniezioni: i farmaci genetici non si limitano ad attenuare i sintomi, ma cercano di riparare il codice cellulare danneggiato alla radice.

Le terapie basate su RNA e DNA stanno progressivamente passando dai laboratori di ricerca alla pratica medica quotidiana. Per i pazienti affetti da diabete, infiammazioni croniche intestinali o malattie del fegato, questo potrebbe significare cure più mirate con un rischio ridotto di effetti collaterali. La chiave del successo sono le nanoparticelle: vettori microscopici capaci di proteggere le fragili molecole di RNA durante il viaggio nel flusso sanguigno e consegnarle con precisione dove devono agire.

Questa tecnologia non è più fantascienza. Grazie all’accelerazione della ricerca avvenuta durante lo sviluppo dei vaccini mRNA contro il Covid-19, i ricercatori stanno oggi testando decine di nuovi vettori su animali e alcuni preparati sono già entrati in studi clinici sull’uomo. Secondo gli esperti di nanomedicina, si tratta di una svolta paragonabile alla scoperta degli antibiotici.

La rivoluzione dopo i vaccini mRNA: cosa sono le nanoparticelle

L’accelerazione nella ricerca di questi vettori è iniziata proprio con lo sviluppo dei vaccini mRNA contro il Covid-19. All’interno si trova un sottile filamento di RNA che, senza protezione, si degraderebbe nel sangue nel giro di pochi minuti. Per questo motivo i ricercatori lo hanno racchiuso in quella che viene chiamata nanoparticella lipidica: una minuscola sfera composta da grassi che ricorda la membrana cellulare.

Secondo uno studio di revisione pubblicato sulla rivista International Journal of Nanomedicine, queste nanocapsule hanno un diametro di circa cento nanometri e sono composte da diversi tipi di lipidi, colesterolo e un rivestimento di PEG. In ambiente neutro come il sangue rimangono stabili, ma non appena penetrano all’interno della cellula, la diversa acidità provoca un cambiamento della carica elettrica e il rilascio dell’RNA nel punto giusto.

Le nanoparticelle funzionano come un corriere: proteggono l’RNA durante il percorso, riconoscono l’indirizzo e consegnano il “pacco” esattamente nella cellula malata. Su questa tecnologia si basano i vaccini mRNA di Pfizer-BioNTech e Moderna. Già diversi anni prima della pandemia, i medici avevano introdotto il farmaco Onpattro (patisiran), che utilizza un breve frammento di RNA per “silenziare” un gene difettoso nel fegato nei pazienti con una rara neuropatia ereditaria.

Dove queste nanocapsule falliscono e cosa stanno facendo i ricercatori

L’attuale generazione di capsule lipidiche presenta però delle limitazioni. L’organismo le percepisce come particelle estranee e tende a catturarle nel fegato. Per alcune terapie questo è un vantaggio, ma complica la consegna precisa in organi come i polmoni o il cuore. Inoltre la produzione di questi vettori è costosa e alcune formulazioni possono risultare gravose per il fegato.

Per questo motivo i laboratori stanno lavorando a nuovi lipidi e miscele innovative. Un team dell’Università dell’Oregon ha testato oltre centocinquanta materiali diversi, selezionando nanoparticelle che consegnano l’mRNA prevalentemente ai polmoni. Nei topi rallentavano la crescita dei tumori polmonari e miglioravano la respirazione in un modello di fibrosi cistica.

I ricercatori stanno esplorando anche metodi per “guidare” le nanocapsule verso il bersaglio attraverso molecole che riconoscono specifici recettori sulla superficie delle cellule malate. Questo targeting molecolare consente di ridurre la dose necessaria del farmaco e di limitarne l’azione sui tessuti sani. Nella terapia oncologica, ad esempio, si testano anticorpi legati alla superficie delle nanoparticelle capaci di riconoscere proteine tipiche delle cellule tumorali.

Non solo grassi: altri “taxi” per i farmaci genetici

Oltre ai lipidi, gli scienziati stanno sviluppando un’intera flotta di vettori alternativi:

  • Polimeri sintetici, come il PLGA — progettabili per rilasciare il farmaco rapidamente o molto lentamente, con capsule di dimensioni variabili
  • Materiali inorganici come oro, biossido di silicio o ossidi di ferro — la loro struttura facilita il monitoraggio del farmaco mediante imaging o il suo controllo tramite campo magnetico
  • Punti quantici di carbonio — con dimensioni inferiori a dieci nanometri, ottima solubilità in acqua e generalmente bassa tossicità
  • Vescicole extracellulari, o “bolle” prodotte naturalmente dalle cellule — il loro sottotipo, gli esosomi, ha dimensioni simili alle capsule lipidiche
  • Idrogel per somministrazione orale — proteggono l’RNA durante il passaggio nello stomaco e lo rilasciano nell’intestino
  • Vettori ibridi che combinano più materiali — ad esempio uno strato polimerico con un nucleo di ferro per il guiding magnetico

Particolare attenzione suscitano gli esosomi, perché per l’organismo funzionano come un corriere familiare e non come un estraneo — per questo motivo provocano meno reazioni difensive. Gli esosomi sono in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, che blocca la maggior parte dei farmaci tradizionali, aprendo così la strada a terapie neurologiche basate sull’RNA. Il problema rimane però la produzione: ogni lotto di queste vescicole può variare, rendendo difficile la standardizzazione e la registrazione del farmaco.

Virus addomesticati: ancora insostituibili in alcune terapie

Una categoria a parte è rappresentata dai cosiddetti vettori virali. I ricercatori privano il virus della capacità di causare malattie e al posto del suo materiale genetico inseriscono il DNA terapeutico. Solo il “guscio” virale riesce a penetrare efficacemente nel nucleo cellulare, dove sono custoditi i geni.

Per questa ragione i vettori virali sono indispensabili in alcune terapie geniche, ad esempio nel trattamento dei disturbi congeniti della coagulazione del sangue. Hanno però dei punti deboli: possono scatenare una forte risposta immunitaria e la quantità di “carico” che riescono a trasportare è limitata. La produzione è inoltre tecnicamente complessa e richiede strutture specializzate con elevati standard di sicurezza biologica.

Nonostante ciò, i vettori virali rimangono il gold standard quando è necessario consegnare un lungo tratto di DNA direttamente nel nucleo e garantire un’espressione duratura del gene terapeutico. Ne sono esempi le terapie per l’atrofia muscolare spinale con il preparato Zolgensma o alcune forme di cecità ereditaria.

Diabete, fegato, intestino: i primi risultati su animali e pazienti

Non si tratta più solo di visioni future. Nel caso del diabete, i ricercatori hanno utilizzato nanoparticelle di fosfato di calcio contenenti DNA codificante per un ormone che regola la glicemia. Nei topi, dopo una singola dose, i livelli di zucchero nel sangue sono diminuiti nell’arco di ventiquattro ore.

Più avanzato è il preparato VM202, basato su un plasmide contenente le informazioni per una proteina che favorisce la rigenerazione nervosa. Questo candidato farmaco si trova già nella terza fase degli studi clinici per il trattamento della neuropatia diabetica, cioè il doloroso danno ai nervi periferici nei pazienti con diabete cronico. I risultati delle fasi preliminari indicano un miglioramento della sensibilità e una riduzione del dolore nella maggior parte dei partecipanti.

Prendere di mira il fegato: silenziamento preciso dei geni dannosi

Un importante passo avanti nel trattamento delle malattie epatiche è arrivato con la tecnologia nota come GalNAc. Si tratta di una catena di zuccheri che funziona come indirizzo per le cellule del fegato: le molecole di RNA a essa collegate si dirigono principalmente lì.

Queste RNA mirate sono in grado di “spegnere” i geni responsabili dell’accumulo di grasso nel fegato o del mantenimento dell’infiammazione. Negli studi clinici, le terapie dirette contro il gene HSD17β13 hanno ridotto i livelli dei marcatori di danno epatico nelle persone con steatoepatite, considerata una fase avanzata della malattia del fegato grasso.

Ricercatori della facoltà di medicina dell’Università di Stanford stanno testando anche nanoparticelle con RNA mirato al gene PCSK9, che influenza i livelli di colesterolo. I risultati preliminari nei pazienti con ipercolesterolemia familiare mostrano una riduzione del colesterolo LDL superiore al cinquanta percento dopo una singola iniezione, con effetti che durano diversi mesi.

Morbo di Crohn e artrite reumatoide: attacco all’infiammazione

I nuovi vettori di RNA stanno entrando anche nel campo delle malattie infiammatorie. Per l’artrite reumatoide si stanno testando capsule ibride che combinano fosfato di calcio e liposomi. All’interno si trovano contemporaneamente due sostanze: un RNA interferente che silenzia le molecole che alimentano l’infiammazione e il classico farmaco metotrexato.

La combinazione di nanovettore e farmaco chimico potrebbe consentire dosi più basse ed effetti collaterali più lievi a parità di efficacia. Nei modelli del morbo di Crohn, i ricercatori hanno utilizzato idrogel orali contenenti i cosiddetti oligonucleotidi antisenso. Questo gel attraversa il tratto digestivo e nel colon rilascia le molecole di RNA puntate esattamente sul focolaio dell’infiammazione. Questo consente di limitare l’azione del farmaco al resto dell’organismo, il che ha un’importanza enorme per la sicurezza dei pazienti nel corso di trattamenti a lungo termine.

L’intelligenza artificiale come progettista di nuovi farmaci genetici

La progettazione dei vettori di RNA si basava fino a poco tempo fa sul laborioso test sequenziale di molecole in laboratorio. Ora è entrata in gioco l’intelligenza artificiale. I modelli di machine learning analizzano la struttura chimica dei lipidi o dei polimeri e prevedono la probabilità di tossicità, la distribuzione nell’organismo e la durata nel sangue.

I ricercatori possono così scartare le proposte più rischiose ancora prima della sintesi in provetta, concentrandosi sulle varianti più promettenti. Questo riduce i tempi e i costi della ricerca, con ricadute dirette sulla probabilità di portare più rapidamente una terapia sul mercato. Aziende come Moderna e BioNTech utilizzano già algoritmi per ottimizzare le sequenze di mRNA e prevedere la risposta immunitaria.

Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno sviluppato una piattaforma in grado di prevedere l’efficacia di un nuovo vettore lipidico con una precisione superiore all’ottanta percento, basandosi unicamente sulla sua formula chimica. Questo approccio ha accelerato lo sviluppo di vaccini sperimentali contro la malaria e la tubercolosi.

Cosa significa tutto questo per i pazienti e i medici

Per le persone con diabete, infiammazioni intestinali croniche o malattie del fegato, queste tecnologie potrebbero in futuro significare meno iniezioni, terapie più mirate e un rischio ridotto di effetti indesiderati. Invece di somministrare alte dosi di un farmaco che agisce “ovunque”, il medico potrebbe utilizzare un vettore che indirizza la terapia verso organi specifici.

Dobbiamo però tenere presente che molte delle soluzioni descritte sono ancora in fase di sperimentazione animale o nelle fasi iniziali dei test clinici. Le domande chiave riguardano la sicurezza a lungo termine, il possibile impatto sulla fertilità, il rischio di modifiche genetiche non previste e il costo delle terapie. Proprio i costi potrebbero determinare se la nuova medicina genetica diventerà un’opzione reale per un’ampia platea di pazienti o resterà un’offerta di nicchia per pochi.

Sarà importante seguire anche l’adattamento della legislazione e i sistemi di rimborso pubblico. Le terapie basate su RNA e DNA non assomigliano ai farmaci tradizionali: il sistema di rimborso, la valutazione delle procedure e l’organizzazione dei centri di riferimento richiederanno una profonda riorganizzazione. Vale la pena monitorare questi sviluppi fin d’ora: le nanoparticelle con RNA si stanno spostando molto rapidamente dai laboratori alla pratica medica reale.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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