Questi due ricordi d’infanzia contribuiscono a una vita più felice

Il segreto di una vita adulta serena potrebbe nascondersi nella memoria

Gli psicologi segnalano con crescente frequenza una fonte precisa delle differenze nel benessere degli adulti. Tutto sembra ricondursi a due tipi molto specifici di ricordi vissuti durante i primi anni di vita.

Le analisi più recenti sulla memoria dimostrano che ciò che si imprime nella mente durante l’infanzia non scompare affatto senza lasciare traccia. Questi due tipi di ricordi riemergono con maggiore frequenza nelle persone che in età adulta godono di una salute migliore, sia fisica che psicologica. E non si tratta di vacanze esotiche né di traguardi straordinari.

La memoria non è semplicemente un archivio di eventi passati. Plasma il modo in cui percepiamo gli altri, noi stessi e le possibilità che il futuro ci offre. La ricerca ha confermato qualcosa che molti terapeuti osservano da anni nei loro studi: il modo in cui raccontiamo la nostra infanzia è strettamente legato alla capacità di gestire emozioni, stress e relazioni in età adulta, che si abbiano trenta, quaranta o sessant’anni.

Il nostro cervello torna continuamente alle esperienze passate per suggerirci come reagire nel presente. Se ricordiamo momenti in cui qualcuno si prendeva cura di noi, tendiamo più facilmente a considerare le persone intorno a noi come fondamentalmente disponibili. Quando invece nella memoria prevalgono freddezza e distacco, ci aspettiamo più facilmente critiche o indifferenza dagli altri.

Cosa hanno studiato esattamente i ricercatori

L’analisi in questione è stata pubblicata sulla rivista Health Psychology nel 2018. Il team guidato dallo psicologo William J. Chopik ha esaminato i dati di oltre 22.000 persone. I ricercatori hanno chiesto agli adulti come ricordavano la propria infanzia, confrontando poi le risposte con il loro stato di salute attuale e il benessere generale.

Lo studio ha confermato che il modo in cui richiamiamo alla mente i primi anni di vita influenza sia la nostra resistenza allo stress sia la capacità di costruire relazioni sane. Le persone con ricordi positivi dell’infanzia mostravano una minore incidenza di sintomi depressivi e valutavano più spesso il proprio stato di salute come buono o molto buono.

I ricercatori sottolineano che i ricordi positivi dell’infanzia possono:

  • ridurre i livelli di stress nella vita adulta
  • rafforzare il senso di sicurezza e di autostima
  • favorire scelte di vita più sane
  • proteggere da cali prolungati dell’umore
  • migliorare la qualità delle relazioni interpersonali
  • sostenere la capacità di chiedere aiuto nei momenti difficili

Questo non significa che un bambino cresciuto in un contesto difficile sia condannato alla sofferenza. La ricerca parla piuttosto di una maggiore o minore probabilità di incontrare determinate difficoltà in età adulta.

I due tipi di ricordi degli adulti più felici

Nell’analisi del vasto gruppo di partecipanti è emerso con chiarezza un tema ricorrente: le persone che ricordavano la propria madre come chiaramente affettuosa riferivano più spesso un maggiore senso di benessere in età adulta. Parlavano meno frequentemente di sintomi depressivi e descrivevano più spesso la propria salute come buona o molto buona.

Si trattava di scene quotidiane e ordinarie: abbracci, momenti di conforto, interesse genuino per ciò che accadeva nella testa del bambino. Piccoli gesti che, con il passare degli anni, costruiscono una convinzione interiore profonda: sono importante, qualcuno mi vede e mi ascolta.

I ricercatori precisano che nella generazione studiata erano le madri a ricoprire più spesso il ruolo di caregiver principale, motivo per cui compaiono con maggiore frequenza nei risultati. Oggi, un ruolo analogo può essere svolto anche dal padre o da un altro adulto di riferimento vicino al bambino.

Gli adulti che portano con sé questo tipo di tenerezza tendono più facilmente a chiedere aiuto, non si vergognano delle proprie emozioni e gestiscono meglio la tensione. Di conseguenza, ricorrono meno spesso a strategie distruttive come l’abuso di alcol o il sovraccarico cronico di lavoro.

Il ricordo di un sostegno autentico nei momenti difficili

Il secondo tipo di ricordo fortemente associato al benessere successivo riguarda le situazioni in cui il bambino ha ricevuto un supporto concreto e reale. Può trattarsi di aiuto con i compiti, di una conversazione tranquilla dopo un conflitto, della presenza durante una malattia o della ricerca comune di soluzioni quando qualcosa andava storto.

Le persone che conservavano nella memoria immagini simili riportavano spesso, in età più avanzata, una migliore condizione sia psicologica che fisica — persino decenni dopo la prima rilevazione. I risultati suggeriscono che il ricordo di un sostegno ricevuto durante l’infanzia può predire una salute migliore anche in età matura e avanzata. L’effetto non si dissolve con il tempo.

Il supporto non consiste semplicemente nel soddisfare ogni richiesta del bambino. Si tratta piuttosto del fatto che il bambino non rimane solo davanti a una sfida. Ha accanto qualcuno che aiuta a dare un nome alle emozioni, cerca strategie e invia un segnale chiaro: ce la facciamo, sono dalla tua parte. Questa esperienza si trasferisce poi nel modo in cui l’adulto affronta se stesso nelle situazioni di crisi.

Chi ricorda di essere stato circondato da cure tende, da adulto, a interpretare diversamente il comportamento altrui. Se il partner arriva in ritardo a un appuntamento, non presuppone automaticamente una cattiva intenzione. Se il capo alza la voce, non conclude immediatamente di non valere nulla e di essere sul punto di essere licenziato.

E se la tua infanzia non è stata semplice?

I risultati della ricerca descrivono tendenze, non verdetti definitivi. Una persona non è bloccata per sempre in una versione di sé solo perché il suo punto di partenza è stato difficile. La memoria è anche plastica: possiamo raccontare la nostra storia in modo diverso e riscoprire momenti che fino a quel momento avevamo trascurato.

In questo percorso possono essere utili, ad esempio:

  • la psicoterapia orientata al lavoro sull’infanzia e sull’attaccamento
  • la scrittura di un diario in cui si rievocano scene del passato
  • la ricerca nella memoria di persone che, anche solo brevemente, ci sono state vicine — insegnanti, nonni, allenatori, amici di famiglia
  • la costruzione di nuove relazioni sicure in età adulta, che gradualmente riscrivono le esperienze precedenti
  • il lavoro con un terapeuta specializzato nel trauma
  • la partecipazione a gruppi di supporto

Per molte persone, un passo fondamentale è dare un nome a ciò che è mancato. Prendere consapevolezza del fatto che nessuno era accanto a me quando ne avevo bisogno può essere doloroso, ma allo stesso tempo aiuta a mettere ordine nel caos interiore e a smettere di incolpare se stessi per le proprie reazioni.

Come offrire oggi a un bambino ricordi che valgono nel tempo

Dal punto di vista di un genitore o di chi si prende cura di un bambino, questa conoscenza si rivela estremamente preziosa. Non serve una casa perfetta né intrattenimenti senza fine. Dalla ricerca emergono piuttosto due pratiche quotidiane fondamentali.

La prima è rispondere al bisogno di vicinanza: un abbraccio, uno sguardo negli occhi, un ascolto attento quando il bambino racconta qualcosa che potrebbe sembrare banale. La seconda è essere presenti nei momenti di crisi: invece di risolvere tutto al posto suo, aiuta a dare un nome alle emozioni e a cercare insieme una soluzione. Vedo che è difficile per te, pensiamo insieme a cosa possiamo fare.

Da scene come queste nasceranno, nel giro di qualche anno, ricordi che fungeranno da ancora interiore. Il bambino, diventato adulto, potrà richiamare mentalmente quelle immagini e sentire di non essere solo, anche quando fisicamente nessuno è vicino a lui.

La psicologia sottolinea sempre di più che la felicità non è esclusivamente una questione di pensiero positivo. È anche il risultato di come le relazioni dei primi anni di vita sono impresse dentro di noi. La buona notizia è che i genitori di oggi e gli adulti che fanno i conti con la propria infanzia hanno ancora una grande influenza su quali ricordi si depositeranno nella memoria per il futuro. Vale la pena chiedersi: quali ricordi vuoi creare tu?

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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