Perché gli uffici open space prosciugano l’energia del cervello più delle stanze separate

Gli uffici aperti sembrano pratici, ma il cervello paga un prezzo nascosto

A prima vista, i moderni uffici open space sembrano una soluzione intelligente ed economica per le aziende. Eppure i ricercatori hanno scoperto qualcosa di sorprendente: svolgere le stesse mansioni lavorative in un ambiente aperto richiede al cervello un’attività significativamente più intensa rispetto a una piccola stanza chiusa.

Dopo la pandemia da Covid, i luoghi di lavoro sono cambiati profondamente. Il modello ibrido ha permesso alle imprese di ridurre gli spazi, eliminando molte postazioni fisse. Il risultato? Gli ambienti aperti sono diventati la norma, e nei giorni di maggiore afflusso gli uffici si trasformano in luoghi caotici, rumorosi e sovraffollati.

I colleghi conducono riunioni su Microsoft Teams, i telefoni squillano, le risate vicino alla macchinetta del caffè si mescolano al vociare di fondo, e qualcuno passa continuamente davanti al tuo schermo. La maggior parte di noi è convinta di riuscire a ignorare queste distrazioni. Ma i neurologi la pensano diversamente: il cervello non dispone di un interruttore per spegnere i rumori circostanti. Ogni stimolo deve essere rilevato, elaborato e solo successivamente scartato come irrilevante. Questa operazione consuma una quantità considerevole di energia.

Le ricerche dimostrano che, a parità di compito mentale, il cervello lavora con maggiore intensità in un open space, mentre in una stanza individuale riesce a operare a regime ridotto, in modo molto più efficiente. Alcuni scienziati spagnoli hanno misurato con precisione le differenze nell’attività cerebrale tra questi due tipi di ambienti lavorativi.

Come i ricercatori hanno misurato l’attività cerebrale dei lavoratori

Un gruppo di ricercatori di un’università spagnola ha condotto test su ventisei persone di età diverse. I partecipanti hanno indossato fasce EEG wireless in grado di registrare l’attività elettrica del cervello tramite sensori posizionati sul cuoio capelluto. Durante l’esperimento, svolgevano compiti tipici da ufficio: leggere e rispondere alle email, gestire notifiche, memorizzare liste di parole e riprodurle a memoria.

Ogni partecipante ha lavorato in due contesti differenti. Prima si è seduto a una scrivania nell’open space, in presenza di altri colleghi nelle vicinanze. Poi si è spostato in una piccola cabina chiusa con un lato in vetro, isolata dalla maggior parte dei rumori e del movimento esterno.

I ricercatori hanno analizzato in particolare le aree frontali del cervello, responsabili della concentrazione, del filtraggio degli stimoli distraenti e del controllo dell’attenzione. Hanno esaminato diversi tipi di onde cerebrali, ciascuna associata a stati mentali specifici. Il risultato è stato inequivocabile: gli stessi identici compiti generavano due schemi di attività cerebrale completamente distinti a seconda del tipo di ambiente.

Nella cabina il cervello si calma, nell’open space entra in modalità combatti e filtra

All’interno della piccola cabina, l’attività nelle aree frontali del cervello tendeva progressivamente a diminuire. Calavano le onde beta, associate all’elaborazione attiva e tesa delle informazioni, e si riducevano anche le onde alfa. Nel corso del tempo, il cervello eseguiva gli stessi compiti consumando meno energia, come se si assestasse su un regime stabile ed efficiente.

Nell’open space accadeva esattamente il contrario. Le onde gamma, che accompagnano i processi cognitivi complessi, aumentavano durante l’esecuzione dei compiti. Crescevano anche le onde theta, indicatori dell’attività della memoria di lavoro e al contempo segnali di stanchezza crescente. Due parametri chiave — il livello di arousal e il coinvolgimento cerebrale — si innalzavano in modo marcato.

In un ambiente aperto, il cervello è costretto a consumare più risorse per mantenere la stessa efficienza. E questo accade anche quando ci sembra di aver ormai smesso di percepire rumori e movimenti. La cabina isolava i partecipanti dalla maggior parte degli stimoli visivi e sonori, consentendo al sistema nervoso di concentrarsi sul compito. Meno energia veniva sprecata per difendersi dalle distrazioni, più ne restava disponibile per il lavoro intellettuale vero e proprio.

Non tutti reagiscono all’open space con la stessa intensità

I ricercatori hanno registrato anche una notevole variabilità nelle risposte individuali. In alcuni soggetti l’attività cerebrale nell’open space aumentava in modo molto marcato, in altri molto meno. Questo suggerisce che la sensibilità agli stimoli distraenti è una caratteristica personale. Per alcune persone l’open space sarà semplicemente stancante, per altre decisamente debilitante, soprattutto se devono lavorarci ogni giorno.

Un campione di ventisei persone non è enorme, ma i risultati si inseriscono coerentemente in un insieme più ampio di studi degli ultimi anni che collegano gli uffici aperti a un peggioramento dell’umore e a un calo della produttività. In uno di questi progetti, i ricercatori hanno analizzato quarantatré persone in condizioni controllate, misurando il battito cardiaco, le risposte cutanee e le espressioni facciali tramite analisi automatizzata.

Negli uffici open space, l’umore negativo è aumentato in media del venticinque percento, mentre gli indicatori di stress fisiologico sono cresciuti addirittura del trentaquattro percento. Altri studi hanno dimostrato che le conversazioni in sottofondo e il rumore continuo peggiorano le prestazioni nei compiti che richiedono concentrazione, aumentano il numero di errori e allungano i tempi di completamento.

Particolarmente penalizzati risultano i compiti che coinvolgono la memoria di lavoro, come il confronto di dati, la scrittura di testi o l’analisi di report. In una grande analisi che ha coinvolto oltre quarantaduemila lavoratori d’ufficio provenienti da diversi paesi, le persone che lavoravano in open space erano significativamente meno soddisfatte delle proprie condizioni lavorative rispetto a chi disponeva di una stanza individuale. I motivi più citati erano due: il rumore e la mancanza di privacy.

Quali misure pratiche possono alleggerire il carico del cervello al lavoro

Il lavoro che richiede concentrazione prolungata senza interruzioni è diventato la base di molte professioni, dagli analisti agli specialisti IT. Eppure la configurazione degli uffici spesso lo sabota attivamente. Un numero crescente di organizzazioni sta cominciando a rendersene conto, ripensando gli spazi in funzione del lavoro ibrido e della varietà dei compiti svolti.

Un esempio concreto è la sede di LinkedIn a San Francisco. L’azienda ha ridotto della metà le postazioni classiche in open space e ha introdotto decine di tipologie di ambienti lavorativi, comprese zone dedicate esclusivamente alla concentrazione silenziosa. Invece di un unico layout universale, ha creato una vera e propria mosaico di spazi adattati alle diverse attività.

Le organizzazioni che desiderano prendersi cura del cervello dei propri dipendenti dispongono di alcuni strumenti semplici ma efficaci. Funzionano meglio se utilizzati in combinazione:

  • Zone con diversi livelli di rumore — spazi dedicati al lavoro silenzioso, aree per conversazioni e riunioni, angoli per consultazioni rapide
  • Uso ragionato dei divisori — pareti più alte tra le scrivanie, cabine acustiche per le telefonate, pannelli scorrevoli che limitano il caos visivo
  • Materiali fonoassorbenti — moquette, pannelli acustici su pareti e soffitti, arredi morbidi che assorbono il suono
  • Sistemi di mascheramento del rumore — un sottofondo sonoro controllato che copre le singole conversazioni
  • Regole chiare sull’utilizzo degli spazi — norme comprensibili su dove si parla e dove vige il silenzio, accompagnate da una cultura del rispetto della concentrazione altrui

All’inizio, investimenti di questo tipo possono sembrare più costosi di una semplice fila di scrivanie in un unico salone. Dal punto di vista finanziario, però, il risparmio dell’open space è spesso illusorio. Gli studi dimostrano che i costi legati alla scarsa concentrazione, agli errori più frequenti, allo stress elevato e al turnover del personale superano rapidamente quelli di qualche metro quadrato in più di divisori e pannelli acustici.

Cosa può fare il dipendente quando non ha voce in capitolo sulla disposizione dell’ufficio

Anche in un open space è possibile alleggerire un po’ il proprio cervello. Non sostituisce certo un buon design degli spazi, ma può fare la differenza nella quotidianità lavorativa. Le cuffie con cancellazione attiva del rumore sono particolarmente utili per i compiti che richiedono concentrazione profonda: anche senza musica, la sola funzione di attenuazione acustica aiuta concretamente.

Definire blocchi di concentrazione significa riservare nel calendario brevi finestre temporali senza riunioni né conversazioni, idealmente sincronizzate con il resto del team. Anche spostarsi in altri spazi funziona: se in ufficio esistono anche piccole sale o angoli più silenziosi, vale la pena utilizzarli per i compiti più impegnativi.

Ridurre gli stimoli visivi è un’altra strategia efficace: orientare il monitor lontano dal flusso principale di persone, usare un piccolo paraschermo sulla scrivania o limitare il numero di notifiche attive sullo schermo. Per chi è particolarmente sensibile al rumore — ad esempio a causa di ipersensibilità sensoriale o dopo episodi di burnout — queste semplici accortezze possono fare una differenza enorme. Vale anche la pena parlarne apertamente con il proprio responsabile, non come capriccio personale, ma come fattore reale che incide sull’efficienza e sulla salute.

Perché la progettazione degli uffici riguarda anche le risorse umane e i reparti finanziari

La configurazione degli spazi lavorativi finisce spesso per essere una questione esclusivamente amministrativa o immobiliare. Dal punto di vista scientifico, dovrebbe invece diventare un argomento costante nelle discussioni di responsabili HR, manager e direttori finanziari. Un cervello affaticato e sovrastimolato lavora più lentamente, commette più errori e brucia più in fretta.

Tutto questo si traduce in numeri reali: qualità dei risultati, assenteismo, costi di selezione e turnover del personale. Un ufficio ben progettato non deve essere un lusso da catalogo premium. La chiave sta nell’offrire alle persone una scelta — se oggi hanno bisogno di contatto e scambi veloci, o piuttosto di protezione dagli stimoli. Un cervello che ha la possibilità di riposarsi dall’open space ripaga con un lavoro più sereno, meno errori e una maggiore stabilità nel lungo periodo.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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