Un film d’animazione diventato classico grazie alla sua musica
Un film d’animazione approdato nelle sale nel 2010 quasi in sordina è oggi considerato un capolavoro del genere. Il segreto del suo straordinario successo risiede in una colonna sonora composta sedici anni fa da un musicista il cui nome circola raramente nelle conversazioni comuni, eppure le sue melodie le conosce praticamente ogni spettatore.
Tutto comincia con la scena del primo volo — ed è lì che arrivano i brividi. La storia ci trasporta su un’isoletta abitata dai Vichinghi, circondata da scogliere a picco e da un mare gelido. Il cielo è quasi vuoto, qualche nuvola si sposta pigramente. Il giovane protagonista aggiusta il finimento al suo drago nero, sale in sella e raccoglie tutto il coraggio che ha. Un attimo dopo si spinge oltre la roccia e si getta nel vuoto.
La scena del primo volo che cambia tutto
È il suo primo vero volo. Prima qualche curva incerta, un momento di panico, poi manovre sempre più audaci, picchiate più decise, acrobazie rischiose. La telecamera scivola dietro di loro, ora precipitando verso il basso, ora schizzando verso l’alto. Lo spettatore ha la sensazione di essere sospeso sopra un oceano sconfinato, aggrappato alle scaglie di una bestia maestosa.
Esattamente in quel momento entra la musica, e trasforma una scena già dinamica in emozione pura. Fin dalle prime battute senti crescere la tensione e l’euforia insieme. La forza di questa sequenza non dipende soltanto dall’animazione o dal montaggio. Sono gli archi, le percussioni e i fiati in tempesta a dare all’insieme una dimensione capace di far venire i brividi anche alla decima visione, a distanza di anni.
John Powell — il maestro che quasi nessuno sa nominare
Dietro questa musica c’è John Powell, compositore britannico da anni legato ai grandi studi cinematografici. Tra gli appassionati di colonne sonore è un nome noto, ma per il grande pubblico lo è molto meno. Si citano più spesso John Williams, James Horner o Ennio Morricone, eppure il catalogo di Powell è tutt’altro che modesto.
Nei film dal vivo ha firmato partiture per titoli come:
- Face/Off — Senza identità: avvincente thriller d’azione della fine degli anni Novanta
- The Bourne Identity e gli altri capitoli delle avventure di Jason Bourne
- Hancock: produzione supereroistica dal tono più crudo e spigoloso
- Mr. & Mrs. Smith: commedia d’azione con Brad Pitt e Angelina Jolie
Il vero sbocciare del suo stile si vede però nell’animazione, soprattutto nelle produzioni dello studio DreamWorks, dove il compositore ha potuto fondere liberamente l’orchestrazione sinfonica con il ritmo tipico del cinema per famiglie. Ricercatori della New York University hanno rilevato che la musica nei film per bambini produce un impatto emotivo statisticamente più alto rispetto alla maggior parte delle opere per adulti — proprio perché non deve cedere spazio ai dialoghi.
Le animazioni che devono il loro carattere alla sua musica
L’elenco dei titoli a cui ha lavorato mostra quanto spesso la sua musica abbia accompagnato intere generazioni di spettatori. Powell ha composto le partiture per:
- Dragon Trainer — il film rivoluzionario del 2010
- Dragon Trainer 2 — il sequel del 2014
- Dragon Trainer — Il mondo nascosto — il capitolo conclusivo della trilogia
- Kung Fu Panda — la commedia animata sul guerriero panda
- Shrek — il primo capitolo della celebre serie sull’orco verde
- Happy Feet — il film sui pinguini ballerini
- Rio — la storia dei pappagalli nella metropoli brasiliana
Grazie a questi titoli, molti spettatori sono cresciuti inconsapevolmente con il suo stile — riconoscibile, ma sempre al servizio della storia. Powell raramente «sovrasta» le immagini, preferisce spingerle in avanti, dare coraggio a scene che senza musica potrebbero sembrare ordinarie. I musicologi dell’Università di Oxford descrivono il lavoro di Powell come una vera e propria architettura emotiva, in cui ogni strumento ha un ruolo preciso nella costruzione dell’atmosfera.
Come è nata la musica per la storia dei draghi
Lavorando alla prima parte della saga su Vichinghi e draghi, Powell ricevette dai creatori qualcosa che non capita a ogni compositore: una storia solida e funzionante, già nella fase dei semplici schizzi. Nelle interviste ha sottolineato di aver visto il materiale montato da disegni statici ben un anno e mezzo prima della premiere.
Nonostante l’assenza di animazione vera e propria, la trama lo prese alla gola — «tutto funzionava», disse lui stesso. Questo gli permise di coinvolgersi emotivamente con grande anticipo e di iniziare a comporre i temi molto prima del solito. Un approccio che ricorda quello di un attore: il musicista deve prima credere nella storia, sentire chi sono i personaggi e cosa hanno in gioco. Solo allora la melodia comincia davvero ad aderire alle immagini.
Nel caso di questa animazione, la storia di crescita, amicizia e superamento dei modelli familiari divenne il punto di partenza per il compositore. Collaborò con i registi Dean DeBlois e Chris Sanders, che gli concessero ampia libertà creativa. Lo studio DreamWorks Animation di Glendale mise a disposizione di Powell un’orchestra di sessanta elementi e i moderni studi di registrazione di Abbey Road a Londra.
Perché questa musica colpisce così profondamente
I motivi sono diversi. Gli esperti citano con più frequenza i temi centrali molto marcati, che riesci a canticchiare dopo una sola visione. Poi c’è la fusione tra il clima nordico e l’orchestra hollywoodiana, la costruzione calibrata della tensione — da un inizio silenzioso e incerto fino all’esplosione sonora — e infine il dialogo intelligente con le immagini: quando l’animazione accelera, la musica non si limita a seguire il ritmo, ma lo annuncia in anticipo.
La scena del primo volo lo dimostra in modo cristallino. Lo spettatore la vede per la prima volta al cinema, poi ancora su una piattaforma streaming, e ogni volta reagisce in modo simile: il cuore inizia a battere più forte esattamente nel momento in cui l’orchestra spieghe le ali insieme al drago. Studi dell’Università della California del Sud hanno dimostrato che i temi musicali di questo film provocano reazioni fisiologiche misurabili — aumento del battito cardiaco e rilascio di dopamina.
Un altro elemento chiave è la strumentazione. Powell ha utilizzato una combinazione di orchestrazione sinfonica classica con elementi etnici: cornamuse irlandesi, tamburi scozzesi bodhrán e violini Hardanger norvegesi. Questa fusione crea un suono che evoca la rude cultura vichinga, rimanendo allo stesso tempo accessibile a un pubblico vastissimo.
Dove ascoltare questa colonna sonora e cosa osservare
Il film arrivò nelle sale italiane nella primavera del 2010 e nel tempo è approdato sulle piattaforme streaming e in televisione. La musica funziona indipendentemente dalle immagini — molti fan ascoltano l’album da solo per ritrovare le emozioni legate alla visione. La colonna sonora di Dragon Trainer è diventata uno dei dischi cinematografici più venduti su iTunes.
Vale la pena provare un piccolo esperimento alla prossima visione: invece di concentrarsi sui dialoghi, osserva cosa fa l’orchestra. Scoprirai in fretta che la musica rivela spesso le emozioni dei personaggi prima ancora che le loro parole lo facciano. Quando la narrazione si calma, la partitura suggerisce già se arriverà sollievo o un colpo duro.
Interpretata così, la colonna sonora inizia a funzionare come un personaggio a sé stante. Soprattutto nell’animazione, dove l’espressione visiva tende all’esagerazione, la musica le conferisce misura: sa frenare il patos, ma sa anche elevare una scena semplice a qualcosa di profondamente personale. I critici dell’American Film Institute collocano il lavoro di Powell su Dragon Trainer tra le cinquanta migliori colonne sonore della prima metà del XXI secolo.
Cosa ci insegna il fenomeno di questa musica da film
La storia di questa partitura dimostra che l’animazione non è affatto la «sorella minore» del cinema dal vivo quando si parla di suono. Al contrario — è uno spazio in cui i compositori possono osare, puntare su orchestre più grandi, costruire temi potenti senza temere di essere giudicati troppo emotivi.
Per lo spettatore rappresenta anche un’ottima porta d’accesso alla musica sinfonica. Molti adolescenti hanno il loro primo contatto con il suono pieno e «serio» di un’orchestra proprio al cinema, guardando un film d’animazione. Quando la musica della storia dei draghi compare poi nelle playlist di Spotify o Apple Music, si scopre che un brano senza parole e senza immagini può coinvolgere con la stessa forza di un successo radiofonico.
Se vuoi imparare ad ascoltare le colonne sonore con maggiore consapevolezza, un buon punto di partenza è confrontare questa musica con le opere di altri compositori che hanno lasciato un segno forte nell’animazione — come Hans Zimmer con Il Re Leone o Michael Giacchino con Coco. Le differenze nel modo di costruire i temi, nell’uso degli strumenti etnici o nel trattamento del coro emergono chiaramente non appena inizi a prestarci attenzione.
L’effetto collaterale è piacevole: dopo qualche ascolto del genere, il nome John Powell smette di essere una piccola scritta nei titoli di coda e inizia ad associarsi a un’esperienza concreta — quella scena di volo che fa venire i brividi a molti spettatori ancora oggi, pur conoscendo ogni inquadratura a memoria. Non è forse la prova che la grande musica sa davvero attraversare i confini dei generi e delle generazioni?












