Perché gli scienziati analizzano le acque reflue per il cancro al colon

Le fognature urbane rivelano segnali di cancro al colon

L’acqua sporca che scorre dai nostri bagni e dai nostri water sta cominciando a raccontare di noi molto più di quanto immaginiamo. All’elenco di ciò che gli esperti riescono a leggere in essa si è aggiunto un nuovo elemento: tracce di cancro al colon nascoste nelle acque reflue cittadine.

Da alcuni anni gli impianti di depurazione funzionano come enormi laboratori per gli epidemiologi. Dall’analisi delle fognature è possibile tracciare la diffusione del coronavirus, dell’influenza oppure stimare il consumo di droghe in una città. Un gruppo di ricercatori statunitensi ha ora dimostrato che lo stesso approccio è in grado di captare segnali di tumori del tratto gastrointestinale.

Il cancro al colon: uno dei tumori più letali nei paesi sviluppati

Si parla in particolare del cancro colorettale, un tumore che comprende il colon e il retto. È tra le neoplasie più frequenti e più mortali nei paesi industrializzati. Negli Stati Uniti vengono diagnosticati ogni anno oltre 154.000 nuovi casi, e il cancro al colon rappresenta la seconda causa di morte per tumore.

I ricercatori propongono che un monitoraggio regolare delle acque reflue potrebbe funzionare come un sistema di allerta precoce per interi quartieri. Invece di aspettare che i singoli pazienti si prenotino per una colonscopia, i servizi sanitari potrebbero individuare dove il rischio si sta concentrando e inviare lì inviti mirati agli esami.

Cosa rivelano le acque reflue sul rischio di cancro nel tuo quartiere

Nelle acque reflue è possibile rilevare frammenti di materiale genetico provenienti dalle cellule tumorali intestinali, e su questa base valutare se il rischio di cancro stia crescendo in una determinata area. I ricercatori del Kentucky hanno esaminato le cartelle cliniche di pazienti con cancro al colon tra il 2021 e il 2023, cercando zone con un’incidenza particolarmente elevata. Hanno definito “zone calde” le località in cui si erano verificati almeno quattro casi entro un raggio di 800 metri.

Sulla base di questi dati, hanno selezionato tre reti fognarie che servono aree ad alto rischio e una in cui non risultavano pazienti registrati né presso i centri oncologici locali né nel registro nazionale dei tumori. Il 26 luglio 2023 hanno quindi prelevato campioni di acque reflue da ciascuno dei quattro sistemi — tre volte nell’arco della giornata, in aliquote da 175 millilitri ciascuna.

Nei campioni hanno cercato frammenti di RNA umano, ovvero il materiale genetico presente nelle cellule. Sono stati analizzati due marcatori: CDH1, un gene associato ai tumori del colon, e GAPDH, un gene di riferimento comune presente in tutte le cellule umane. Per la misurazione è stata utilizzata una tecnica di laboratorio avanzata — la PCR digitale droplet — che consente di contare con grande precisione le molecole di RNA.

L’RNA di origine umana è stato trovato in tutti e dodici i campioni, ma il rapporto CDH1/GAPDH variava in modo significativo tra le diverse reti fognarie. I valori medi del rapporto erano: circa 20 nell’area con la maggiore frequenza di casi di cancro, 2,2 nella seconda zona a rischio elevato, 4 nel terzo hotspot e 2,6 nella rete utilizzata come gruppo di confronto.

Il risultato più alto si distingueva nettamente dagli altri. È interessante notare che quell’area presentava anche più del doppio di pazienti in cura specialistica ogni 100 abitanti rispetto alle altre due zone a rischio.

Perché gli screening tradizionali per il cancro al colon non bastano

I programmi di screening per il cancro colorettale esistono da anni, ma non funzionano così bene come i medici vorrebbero. I test sono efficaci, ma vengono eseguiti troppo di rado. La colonscopia spaventa molte persone, i test per il sangue occulto nelle feci non sono facilmente accessibili ovunque e in molti casi l’esame viene semplicemente rimandato.

A questo si aggiunge una tendenza preoccupante: i casi stanno aumentando tra le persone sotto i 50 anni, ovvero tra coloro che spesso non rientrano nei programmi di screening standard. Gli epidemiologi cercano quindi metodi che non dipendano dalla motivazione del singolo individuo, ma che permettano di valutare la situazione sanitaria di un’intera comunità.

I principali ostacoli alla prevenzione classica del cancro al colon:

  • una parte delle persone teme l’esame endoscopico
  • gli adulti più giovani non si percepiscono come soggetti a rischio
  • l’accesso alla prevenzione è spesso diseguale, dipende dal luogo di residenza e dalla situazione economica
  • i sistemi sanitari faticano a invitare attivamente i pazienti agli esami
  • la consapevolezza sui sintomi del cancro al colon è insufficiente
  • le lunghe liste d’attesa per la colonscopia scoraggiano i controlli preventivi

È proprio qui che entra in gioco il concetto di epidemiologia delle acque reflue. Invece di verificare chi si è prenotato per un esame, si analizza ciò che lasciamo collettivamente nelle fognature.

Come le cellule tumorali finiscono nella rete fognaria urbana

Dal punto di vista biologico, il meccanismo è piuttosto semplice. Con il progredire della malattia, un tumore al colon inizia a sfaldarsi, a desquamarsi e a rilasciare nel lume intestinale sia cellule intere che loro frammenti, incluso l’RNA. È proprio su questo principio che si basano i test domiciliari sulle feci per rilevare alterazioni tumorali: cercano molecole specifiche che in un individuo sano non dovrebbero comparire in quella quantità.

I ricercatori del Kentucky hanno fatto un passo ulteriore: invece di analizzare il campione di un singolo paziente, hanno raccolto ciò che un’intera area riversa nelle fognature. In pratica, il loro metodo verifica se in una determinata zona stia aumentando la presenza di materiale tipico dei tessuti tumorali.

Se nelle acque reflue di un determinato quartiere il rapporto CDH1/GAPDH supera una soglia di riferimento stabilita, quell’area potrebbe richiedere un intervento urgente di screening. Gli autori dello studio suggeriscono che in futuro un risultato elevato potrebbe innescare un piano d’azione concreto. Ad esempio: invio massivo di inviti alla colonscopia ai residenti dell’area, distribuzione gratuita di test domiciliari per il sangue occulto o per i marcatori del cancro al colon, campagne informative intensive negli studi medici e nei media locali, oppure un temporaneo potenziamento del personale negli ambulatori gastroenterologici e oncologici.

Quali sono i limiti di questo metodo di sorveglianza fognaria

Gli stessi autori sottolineano che si tratta per ora soltanto di una prova di fattibilità, non di un sistema pronto per essere implementato in ogni impianto di depurazione. L’analisi ha coinvolto solo quattro reti fognarie in una singola contea e un unico giorno di campionamento. Uno studio così limitato e puntuale non consente ancora di trarre conclusioni statistiche solide.

Non è ancora chiaro con precisione quanto il rapporto CDH1/GAPDH correli con il numero reale di persone malate in un’area. A questo si aggiungono ulteriori incertezze: alcuni pazienti potrebbero essersi curati in altri ospedali, alcuni casi rimangono non diagnosticati, e i livelli dei marcatori sono influenzati anche da altri fattori, come il numero di abitanti o le abitudini locali legate all’uso del bagno in casa o al lavoro.

Nonostante questi limiti, gli specialisti vedono in questo metodo un complemento prezioso agli screening tradizionali. A loro avviso, un sistema di monitoraggio dei marcatori tumorali nelle acque reflue potrebbe aiutare a individuare nuovi focolai di malattia prima e al contempo a identificare le aree in cui i test convenzionali arrivano troppo di rado rispetto al rischio reale.

Gli esperti medici delle università di Louisville e Cincinnati concordano sul fatto che l’epidemiologia delle acque reflue rappresenta uno strumento promettente per mappare lo stato di salute di intere comunità. È in grado di rivelare tendenze che altrimenti passerebbero inosservate fino al momento in cui un paziente si presenta in ambulatorio con sintomi gravi.

Cosa significa il monitoraggio delle acque reflue per i pazienti comuni

Per il cittadino medio, questa forma di sorveglianza della salute pubblica suona un po’ come la trama di una serie fantascientifica. In realtà, il suo obiettivo non è controllare i singoli individui, ma intercettare tendenze preoccupanti a livello di interi quartieri o comuni. Le acque reflue mescolano tutto in un unico flusso, quindi il ricercatore non ha alcun modo di identificare il singolo malato.

Lo scenario più realistico per i prossimi anni è l’utilizzo di questo tipo di monitoraggio come un radar che suggerisce ai decisori dove indirizzare le risorse limitate. Se il sistema rileva un segnale di rischio elevato, è probabile che i residenti di quella zona ricevano più frequentemente inviti agli esami del colon e che i medici di base affrontino l’argomento con maggiore enfasi nelle consultazioni.

In una prospettiva più lunga, il monitoraggio delle acque reflue potrebbe estendersi ad altri settori della medicina. La stessa logica — cercare marcatori specifici in un campione enorme e anonimo — può aiutare a monitorare il diabete, le malattie epatiche o le conseguenze dell’inquinamento ambientale. Per i sistemi sanitari questo significa una pianificazione più precisa, e per i cittadini un’assistenza meglio calibrata sul rischio reale del proprio territorio.

Come proteggere il tuo colon già da oggi

Indipendentemente dalle tecnologie avanzate negli impianti di depurazione, le scelte semplici che ognuno può compiere restano di enorme importanza. I medici segnalano alcuni elementi chiave dello stile di vita associati al rischio di cancro al colon.

Misure per ridurre il rischio di cancro al colon:

  • limitare il consumo di carni rosse e lavorate
  • aumentare l’apporto di fibre attraverso verdura, frutta e cereali integrali
  • mantenere un peso corporeo nella norma
  • praticare regolare attività fisica
  • evitare un consumo eccessivo di alcol e il fumo di sigaretta
  • prestare attenzione ai segnali d’allarme come dolori addominali o sangue nelle feci
  • partecipare ai programmi di screening a partire dai 45 anni di età

A questo si aggiunge un aspetto che molte persone continuano a trascurare: reagire prontamente ai sintomi preoccupanti. Dolori addominali persistenti, alterazioni del ritmo intestinale, tracce di sangue nelle feci o perdita di peso inspiegabile dovrebbero spingerti a consultare un medico, anche se nella tua zona nessuno parla di hotspot nelle statistiche.

Il monitoraggio delle acque reflue non sostituirà la prevenzione individuale, ma può garantire che l’invito alla colonscopia arrivi proprio a te, invece di perdersi in qualche statistica. E forse è proprio questa combinazione — responsabilità personale e uso intelligente dei dati fognari — che potrà aiutare a individuare il cancro al colon prima che sia troppo tardi.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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