Come riconoscere una persona pericolosa dal modo di camminare? Lo studio giapponese sorprende

Il corpo rivela più di quanto pensiamo

Per individuare una persona potenzialmente aggressiva non è necessario guardarne il volto né ascoltare il tono della voce. Basta osservare come si muove il corpo: il modo in cui oscillano le braccia, la lunghezza dei passi, se la postura è eretta o contratta.

Una nuova ricerca condotta a Kyoto suggerisce che il nostro cervello fa esattamente questo da tempo immemorabile. Senza rendercene conto consciamente, il nostro sistema interno di valutazione del rischio analizza continuamente i pattern di movimento delle persone che ci circondano.

Lo studio: emozioni leggibili solo dai movimenti

I ricercatori dell’Istituto di Telecomunicazioni Avanzate di Kyoto sono arrivati a una scoperta affascinante. I loro esperimenti dimostrano che il cervello umano è in grado di valutare lo stato emotivo e la potenziale minaccia di un’altra persona in pochi secondi, basandosi esclusivamente sul modo in cui cammina. Non servono espressioni facciali, voci né contesto. Bastano i movimenti delle articolazioni, delle spalle e delle gambe.

Gli scienziati hanno invitato degli attori a partecipare all’esperimento, equipaggiandoli con sensori riflettenti simili a quelli usati negli studi cinematografici per il motion capture. I partecipanti dovevano camminare per la stanza richiamando alla mente ricordi intensi — paura intensa, rabbia o grande gioia.

Sui monitor non erano visibili né i volti, né i vestiti, né le figure. Gli osservatori vedevano soltanto punti luminosi in movimento che rappresentavano le articolazioni chiave: polsi, gomiti, ginocchia, fianchi, caviglie. Eppure riuscivano comunque a identificare con buona precisione lo stato emotivo della persona.

I partecipanti al test distinguevano correttamente rabbia, gioia e paura semplicemente osservando la “coreografia” di quei punti luminosi — ovvero la pura meccanica del passo, senza alcuna mimica. Questo fenomeno dimostra che il nostro cervello analizza automaticamente il movimento altrui e, su questa base, formula una sorta di rapida valutazione istintiva del rischio.

L’algoritmo dell’aggressività: cosa osserva il cervello

La parte più interessante dello studio riguarda le differenze tra il modo di camminare di una persona calma e quello di chi è in modalità attacco o difesa. I ricercatori hanno identificato un criterio fondamentale: l’ampiezza del movimento.

Quando qualcuno è agitato, arrabbiato o pronto allo scontro, il corpo si “espande” nello spazio. Gli esperti hanno registrato i seguenti segnali caratteristici:

  • le braccia oscillano ampiamente con un marcato movimento pendolare
  • i passi sono più lunghi ed energici
  • le gambe si proiettano decisamente in avanti, come se volessero conquistare terreno più rapidamente
  • il petto avanza e le spalle sono aperte
  • la sagoma complessiva occupa più spazio
  • le estremità hanno un’ampiezza di movimento maggiore

Nel caso di tristezza o paura, invece, il corpo si comporta in modo opposto. I movimenti diventano contenuti, la persona sembra volersi “rimpicciolire” e nascondersi al mondo. Le spalle si abbassano leggermente, le braccia pendono più vicino al busto o si muovono a malapena, i passi si accorciano e la figura si incurva.

Più ampia era l’oscillazione di braccia e gambe, più frequentemente gli osservatori attribuivano rabbia alla persona. Quando le oscillazioni erano minime, si associava prevalentemente tristezza o paura. Per verificare che non si trattasse di una coincidenza, il team di Kyoto ha condotto un ulteriore test.

Hanno preso le registrazioni di andature neutre e le hanno modificate digitalmente — aumentando l’ampiezza del movimento delle braccia senza alterare nient’altro. Quando queste registrazioni modificate venivano mostrate ai soggetti, questi classificavano immediatamente la figura come aggressiva o fortemente irritata.

Perché siamo così sensibili al modo di camminare

Gli psicologi sostengono da anni che il nostro sistema nervoso reagisce in modo particolare ai movimenti del corpo che possono segnalare una minaccia o un aiuto. Il passo è uno dei pattern motori più ripetuti e “leggibili”, tanto che il cervello ha imparato a interpretarlo quasi come un linguaggio.

Nel corso dell’evoluzione, questa capacità ha rappresentato un vantaggio: chi riconosceva più in fretta l’avvicinarsi di qualcuno con intenzioni aggressive aveva maggiori possibilità di fuggire o di prepararsi a difendersi. Per questo motivo, ancora oggi, nel pieno centro città, il nostro “radar” interno continua ad analizzare il ritmo dei passi e l’ampiezza delle spalle, anche quando non ce ne rendiamo minimamente conto.

Più un movimento è automatico e incontrollato, più è difficile simularlo consciamente. Per questa ragione, il modo di camminare tende a essere più sincero delle parole o di un sorriso forzato. Ricercatori di diverse università confermano che proprio per questo l’analisi dell’andatura risulta così affidabile — il corpo tradisce emozioni che cerchiamo di nascondere.

I neurobiologi spiegano che le aree del cervello responsabili del riconoscimento del movimento biologico sono straordinariamente sensibili. Riescono a elaborare anche le minime deviazioni nel ritmo o nella distribuzione del peso, variazioni che non registriamo affatto in modo consapevole.

L’intelligenza artificiale impara a leggere le emozioni dal movimento

Anche le nuove tecnologie stanno entrando in gioco. I ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale stanno sviluppando sistemi in grado di analizzare i video esattamente come fa il nostro cervello — ma in modo più rapido e preciso. Un bioingeNEre dell’Università del Texas sta costruendo algoritmi capaci di stimare lo stato emotivo di una persona partendo da pochi secondi di ripresa della sua camminata.

Questo tipo di soluzione potrebbe in futuro trovare applicazione nei sistemi di sicurezza urbana. Una telecamera che monitora una folla in una stazione ferroviaria, supportata dall’intelligenza artificiale, potrebbe individuare una persona con un comportamento insolitamente aggressivo ancora prima che si verifichi un attacco. Dal punto di vista delle forze dell’ordine o del personale di sicurezza, si tratta di una prospettiva molto allettante — intervenire prima che accada qualcosa di grave.

Una tecnologia simile potrebbe anche entrare nei dispositivi di uso quotidiano. Immaginiamo uno smartphone che analizza le microvibrazioni percepite in tasca durante la camminata. Se il sistema rileva che il proprietario si muove come qualcuno sotto pressione o fortemente stressato, potrebbe suggerire un esercizio di respirazione o una breve meditazione, proporre di contattare una persona di fiducia, ridurre le notifiche disattivando quelle meno urgenti oppure avviare una playlist rilassante nelle cuffie.

Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology stanno testando dispositivi indossabili che monitorano non solo il battito cardiaco e la temperatura corporea, ma anche le caratteristiche dell’andatura. Combinando questi dati, riescono a rilevare stress o ansia prima ancora che la persona stessa ne sia consapevole.

Sicurezza o sorveglianza? Un confine sottile

Una tecnologia che “legge” le emozioni unicamente dal movimento solleva immediatamente interrogativi sulla privacy. Simulare deliberatamente il proprio modo di camminare è estremamente difficile, il che rende i sistemi di analisi dell’andatura potenzialmente più efficaci del classico riconoscimento facciale.

Se le telecamere nei centri urbani iniziassero non solo a registrare le immagini, ma anche a interpretare lo stato psicologico dei passanti, emergerebbe il rischio di abusi — profilazione, classificazioni errate e persino discriminazione nei confronti di persone che si muovono in modo “atipico”, ad esempio a causa di malattie o disabilità fisiche.

Nel dibattito pubblico si pone sempre più spesso la domanda su chi dovrebbe avere accesso a tali algoritmi — solo le forze dell’ordine? Le compagnie assicurative? I produttori di smartphone? E una persona ripresa in uno spazio pubblico dovrebbe avere la possibilità di disattivare questo tipo di analisi del proprio corpo?

Gli esperti di etica tecnologica avvertono che, senza un quadro normativo chiaro, si rischia di creare un sistema di sorveglianza di massa che va ben oltre le classiche telecamere. Istituzioni come la Commissione Europea hanno già avviato discussioni sulla regolamentazione delle tecnologie biometriche negli spazi pubblici.

Come valutare l’atteggiamento di qualcuno dal modo in cui si muove

Sebbene lo studio di Kyoto utilizzi tecniche avanzate, il meccanismo di fondo può essere tradotto in alcuni consigli pratici per il passante comune. La regola è semplice: osserva l’ampiezza del movimento e la tensione del corpo.

Presta attenzione alle spalle — movimenti ampi e bruschi possono segnalare una disposizione alla confrontazione. Guarda la lunghezza dei passi — passi molto lunghi ed energici abbinati a una postura tesa sono spesso il segnale di una forte eccitazione. Valuta la “dimensione” complessiva del movimento — chi occupa molto spazio muovendosi è generalmente più orientato all'”attacco” che alla fuga.

Fai attenzione al ritmo — accelerazioni improvvise e movimenti a scatti possono indicare emozioni intense, soprattutto se stonano con l’ambiente circostante. Vale la pena ricordare che non ogni andatura energica è un segnale di pericolo. Alcune persone si muovono naturalmente così, altre sono di fretta o tornano dall’allenamento.

Il segnale diventa preoccupante solo quando contrasta con il contesto — per esempio, se in una strada tranquilla di notte qualcuno cammina improvvisamente con passi molto larghi, teso, come se stesse cercando un pretesto. Gli esperti di sicurezza personale raccomandano di fidarsi del proprio istinto: se il modo di camminare di qualcuno ti mette a disagio, è meglio cambiare marciapiede o modificare il percorso.

Il movimento come specchio delle emozioni

La ricerca giapponese rivela anche qualcos’altro: corpo e psiche funzionano in modo bidirezionale. Da un lato, le emozioni modificano il nostro modo di camminare. Dall’altro, “calmare” consapevolmente il movimento può influenzare sottilmente il nostro benessere.

Quando rallentiamo il respiro, rilassiamo le spalle e uniformiamo il passo, spesso dopo poco la tensione diminuisce. I terapeuti che utilizzano metodi orientati al corpo conoscono bene questo principio: modificare la postura e il modo di camminare può aiutare a regolare l’ansia e lo stress.

La scienza sta appena iniziando a descrivere sistematicamente ciò che percepiamo intuitivamente da sempre — che il movimento è un linguaggio, attraverso cui possiamo intuire le intenzioni degli altri e che, allo stesso tempo, ci rivela agli occhi di chi ci osserva. Comprendere questo linguaggio può aumentare il nostro senso di sicurezza, a patto di vigilare affinché la tecnologia non trasformi questa conoscenza in un ulteriore pretesto per un controllo eccessivo sulle persone.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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