Il tribunale ha inflitto all’SPD una multa da tre milioni di corone
Il partito SPD di Tomio Okamura è stato condannato a pagare una sanzione di tre milioni di corone ceche. La decisione riguarda la campagna elettorale del partito, in particolare i manifesti con lo slogan «chirurghi d’importazione», che avevano scatenato un’ondata di polemiche.
Secondo il tribunale, quella campagna aveva superato i limiti consentiti, sconfinando in un territorio a cui la legge riserva una tutela particolare.
Okamura respinge con forza l’accusa di motivazioni razziali
Il leader del partito Tomio Okamura ha rigettato il verdetto con decisione. A suo dire, la campagna non puntava in alcun modo a evocare motivazioni razziali o etniche, e l’intera vicenda sarebbe stata mal interpretata fin dall’inizio.
«Non si trattava di nulla di ciò per cui il tribunale ci punisce», ha dichiarato il partito nella propria risposta ufficiale. L’SPD sostiene che quei manifesti volessero richiamare l’attenzione su un problema concreto nel sistema sanitario, senza alcuna intenzione di istigare odio nei confronti di qualsiasi gruppo di persone.
Il partito intende presentare ricorso
L’SPD ha annunciato che farà appello contro la sentenza. La dirigenza del partito considera la multa sproporzionata e priva di fondamento giuridico.
Il caso passa ora a un grado superiore di giudizio. L’esito del processo d’appello potrebbe avere ripercussioni più ampie su dove, nella politica ceca, vengono tracciati i confini della comunicazione elettorale lecita.
I punti chiave della controversia
- I manifesti dell’SPD con il testo «chirurghi d’importazione», utilizzati durante la campagna elettorale
- Il tribunale ha qualificato il contenuto come eccedente i limiti previsti dalla legge
- Il partito ha ricevuto una sanzione di tre milioni di corone
- L’SPD si difende affermando che la campagna puntasse a un problema sistemico, non a un gruppo specifico di persone
La vicenda mette in evidenza una questione sempre più delicata: dove si trova esattamente il confine tra critica politica legittima e un’espressione che la legge considera inaccettabile? La risposta potrebbe arrivare proprio con la sentenza d’appello.












