Perché chi riesce a fare tutto insieme ottiene promozioni molto più raramente

Il multitasking come freno nascosto alla carriera

C’è un comportamento che durante un colloquio suona come un punto di forza, ma che nella realtà può trasformarsi in un sabotatore silenzioso della carriera. La capacità di gestire più cose contemporaneamente viene percepita sempre meno come un vantaggio dai datori di lavoro, e sempre più come un ostacolo alla crescita professionale.

Molte aziende sembrano apprezzare chi riesce a destreggiarsi tra mille compiti. Eppure gli esperti definiscono questo stile di lavoro non come un punto di forza, bensì come una delle cause principali di affaticamento cronico e carriera bloccata.

Perché chi fa tutto raramente avanza

Durante i colloqui di lavoro, tantissime persone sottolineano con orgoglio la propria capacità di fare più cose in parallelo. L’effetto è apparentemente positivo: il selezionatore ha l’impressione di trovare qualcuno capace di reggere qualsiasi carico. In pratica, però, questa strategia porta spesso dritto in una trappola.

Il dipendente che dice sempre sì, che accetta compiti aggiuntivi, che spegne incendi e salva le scadenze altrui, diventa rapidamente la persona incaricata di recuperare i ritardi dell’intero team. Dall’esterno sembra grande dedizione. Dal punto di vista delle promozioni, però, la situazione è ben diversa: quella persona raramente ha il tempo di portare a termine i progetti chiave al massimo livello e di dimostrare il proprio reale potenziale.

Il multitasking crea l’illusione di alta produttività, ma in realtà offusca la qualità del lavoro e l’immagine da esperto. Il superiore vede qualcuno di molto impegnato, ma non necessariamente qualcuno che guida temi strategici dall’inizio alla fine. Eppure sono proprio queste ultime figure a essere scelte quando si tratta di aumenti di stipendio o avanzamenti di carriera.

Chi passa continuamente da un compito all’altro produce molta attività, ma una parte dei lavori rimane a metà, con correzioni dell’ultimo minuto e serate nervose prima delle scadenze. Nel curriculum e agli occhi del proprio responsabile, questa differenza è tutt’altro che invisibile. Le aziende promuovono soprattutto chi sa assumersi la responsabilità dei risultati, non solo del numero di compiti completati.

Concentrarsi su alcune aree principali permette invece di costruire l’immagine di un punto di riferimento su tematiche specifiche e importanti. Sono esattamente queste persone che col tempo diventano i candidati naturali per guidare team o coordinare progetti.

Cosa fa il multitasking al tuo cervello e alla tua motivazione

Gli studi di neurobiologia mostrano che il continuo passaggio da un’attività all’altra affatica il cervello molto più del lavoro concentrato su una singola cosa. Quando hai aperto il messenger, l’e-mail, una presentazione e stai anche guardando il telefono, il cervello deve continuamente cambiare contesto. Ogni cambio di contesto costa energia e tempo.

I ricercatori hanno scoperto che lavorare a lungo in questa modalità può indebolire le aree del cervello responsabili del controllo dell’attenzione, della regolazione delle emozioni e della motivazione. Chi vive per anni su cinque fronti contemporaneamente fa sempre più fatica a concentrarsi a lungo su un singolo compito. Si irrita più facilmente, tende a procrastinare e, al termine della giornata, si sente stranamente esausto pur avendo la sensazione di aver concluso ben poco.

Il multitasking riduce la qualità della memoria di lavoro, alimenta la dispersione e aumenta i livelli di stress, soprattutto in ambienti lavorativi pieni di stimoli digitali. Una memoria di lavoro indebolita significa che è più difficile tenere a mente i vari passaggi di un compito. Aumentano gli errori, è più facile trascurare qualcosa e si finisce per tornare più volte sullo stesso argomento.

Tutto questo si riflette direttamente sulla propria immagine in azienda: invece di essere visti come qualcuno che gestisce tutto, si viene percepiti come persone che fanno molto ma in modo caotico. Gli esperti di psicologia del lavoro avvertono che questo stile può portare fino al burnout e a un calo generalizzato delle prestazioni.

Come riconoscere di essere caduti nel circolo vizioso del cambio continuo

Molti di noi conoscono fin troppo bene certi comportamenti. Gli specialisti di psicologia del lavoro elencano i segnali tipici che indicano di essere scivolati nell’abitudine di accumulare attività:

  • si avviano due progetti contemporaneamente pensando che possano procedere in parallelo
  • si scrive un documento mentre si è al telefono
  • si guarda una serie o una presentazione rispondendo contemporaneamente alle e-mail
  • si scorrono i social network durante una riunione o una videoconferenza
  • si ascolta qualcuno mentre si aggiungono voci alla propria lista di cose da fare
  • si apre un foglio Excel, poi si passa a Slack, poi a Outlook e si torna di nuovo indietro
  • durante il pranzo si leggono messaggi di lavoro invece di riposarsi

Queste situazioni sembrano innocue, perché in fondo tutti lavorano così. Il problema sorge quando questa modalità diventa il modo predefinito di affrontare anche i compiti strategici. Gli psicologi avvertono che questo stile di lavoro incide non solo sulle prestazioni, ma anche sulla salute a lungo termine del sistema nervoso.

L’impatto sulla carriera: meno qualità, meno visibilità

Dal punto di vista dello sviluppo professionale, la differenza tra una persona concentrata e una dispersiva è enorme. Chi focalizza l’attenzione su pochi compiti chiave consegna più spesso risultati dimostrabili a un pubblico più ampio: un progetto concluso, un report approfondito, un dato di vendita concreto.

Manager e responsabili preferiscono dipendenti capaci di assumersi la responsabilità di risultati misurabili. Chi lavora sempre in modalità tutto-insieme ha meno probabilità di ricevere quei compiti visibili e strategici che fanno davvero la differenza. Le ricerche nel campo della psicologia organizzativa confermano che le persone capaci di concentrazione profonda ottengono in media risultati migliori del trenta percento rispetto a chi si distrae continuamente.

Limitare consapevolmente il numero di compiti non è pigrizia: è un investimento nella qualità dei risultati che i superiori notano. In più, arriva un ulteriore vantaggio spesso sottovalutato: un maggiore senso di controllo. Invece di reagire in continuazione a ciò che arriva in quel momento, si comincia a scegliere consapevolmente quali attività portano davvero avanti.

Come uscire dalla trappola e lavorare in modo più intelligente, non di più

Il primo passo è ammettere che non si può fare tutto contemporaneamente senza perdere in qualità. Conviene stabilire al massimo tre cose che devono assolutamente essere realizzate entro la giornata. Il resto dei compiti può restare in lista, ma senza la pressione che ognuno debba essere affrontato nello stesso momento.

Una pratica consolidata è bloccare fasce orarie nel calendario per lavorare senza riunioni e senza messaggistica. Anche solo sessanta o novanta minuti di lavoro concentrato su un unico compito producono spesso più risultati di un’intera giornata spezzettata da telefonate e notifiche. Gli esperti di gestione del tempo consigliano la tecnica Pomodoro o il metodo del deep focus, che favoriscono una migliore concentrazione.

Impara a dire no e a dire non adesso. Per la carriera spesso non conta solo quali compiti si accettano, ma anche a quali si rinuncia. Rifiutare qualcosa sul lavoro viene associato da molti a scarso impegno, ma in realtà è un segnale che si rispetta il proprio tempo e le proprie responsabilità.

Invece di acconsentire automaticamente a ogni richiesta del tipo fammi anche questo, si può rispondere: In questo momento sto concludendo il progetto X, che è la nostra priorità. Posso occuparmi di questo nuovo tema domani pomeriggio, oppure possiamo individuare qualcuno che ha più capacità disponibile adesso. Una risposta del genere dimostra che si gestiscono le priorità e che non ci si disperde in mille rivoli.

Elimina le principali distrazioni e riprendi il controllo

Gran parte del multitasking non nasce dall’ambizione, ma dalla tentazione dello stimolo rapido. Il telefono sul tavolo, la chat aziendale, le notifiche delle app: tutto questo attira l’attenzione senza sosta. Cambiare poche abitudini di questo tipo basta spesso a ridurre sensibilmente il livello di distrazione e, allo stesso tempo, a far crescere la sensazione di essere padroni del proprio lavoro, e non il contrario.

  • Disattiva le notifiche dei social network durante l’orario di lavoro.
  • Controlla le e-mail in momenti prestabiliti, invece di guardarle in continuazione.
  • Durante le riunioni, metti il telefono fuori dalla portata degli occhi.
  • Lavora in modalità “non disturbare” per i compiti più impegnativi.
  • Utilizza applicazioni come Freedom o Forest per bloccare i siti che distraggono.

Abbandonare l’abitudine di inseguire più cose contemporaneamente fa bene non solo alla salute mentale, ma anche alla propria posizione in azienda. Gli esperti di produttività sottolineano che una quantità minore di lavoro svolto con qualità ha un valore maggiore rispetto a grandi volumi di output superficiali. I datori di lavoro, sia nelle aziende tecnologiche che nei settori più tradizionali, apprezzano sempre di più la capacità di concentrazione profonda.

Vale quindi la pena fermarsi ogni tanto e osservare le proprie abitudini lavorative. Se la giornata trascorre saltando tra cinque compiti e inseguendo notifiche senza sosta, c’è una buona probabilità che proprio questo stile di lavoro ti stia tenendo lontano dalla promozione per cui sei già pronto da tempo.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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