La scoperta che mette in discussione decenni di certezze
Il celebre disegno di Leonardo da Vinci potrebbe non avere nulla a che fare con la Sezione Aurea, contrariamente a quanto ci è stato insegnato per generazioni. Il ricercatore Rory Mac Sweeney sostiene che il genio rinascimentale si sia basato su un principio matematico completamente diverso, uno che avrebbe anticipato la matematica di diversi secoli.
Leonardo da Vinci ha sempre esercitato un fascino straordinario sia sugli storici dell’arte che sugli scienziati. Nelle sue opere c’è sempre qualcosa che sfugge a una spiegazione univoca. Il sorriso di Lisa Gherardini, la sfera di cristallo nel Salvator Mundi, i simboli invertiti nella Vergine delle rocce — tutto questo alimenta interpretazioni e dibattiti senza fine.
L’Uomo Vitruviano: molto più di un’illustrazione anatomica
L’Uomo Vitruviano occupa un posto del tutto particolare in questa raccolta. Non si tratta semplicemente di un’illustrazione delle proporzioni ideali del corpo umano, ma di un simbolo dell’intera visione rinascimentale dell’uomo come misura di tutte le cose. Per generazioni si è dato per scontato che Leonardo avesse fondato questo disegno sulla Sezione Aurea, il famoso rapporto di 1,618 spesso associato alla bellezza e all’armonia nella natura e nell’arte.
Eppure, quando i ricercatori hanno misurato il disegno originale, i valori non hanno mai corrisposto esattamente al numero 1,618. In Leonardo non c’è spazio per il caso: se i numeri non tornano, significa che stava cercando un principio diverso.
Al posto della Sezione Aurea: il misterioso rapporto 1,633
Nel 2025, Rory Mac Sweeney ha pubblicato un’analisi su una rivista specializzata dedicata alle relazioni tra matematica e arte. Ha proposto che la chiave dell’Uomo Vitruviano risieda nel cosiddetto rapporto tetraedrico, un valore intorno a 1,633 che deriva dalla geometria di un solido chiamato tetraedro regolare.
Sembra astratto? Immagina quattro palline da tennis impilate nel modo più compatto possibile. Formano naturalmente una piccola piramide con base triangolare. Questa forma si chiama appunto tetraedro. Il rapporto 1,633 descrive certe relazioni dimensionali all’interno di questa struttura. La cosa importante è che disposizioni simili compaiono ovunque in natura.
- Nel diamante, ogni atomo di carbonio si lega ad altri quattro formando tetraedri perfetti.
- I cristalli di silicio, alla base dell’elettronica moderna, condividono una struttura analoga.
- Nell’acqua, i legami tra le molecole si organizzano in una configurazione vicina al tetraedro.
- Molti virus, come l’herpes, utilizzano forme simmetriche prossime al tetraedro per racchiudere il proprio materiale genetico.
Mac Sweeney suggerisce che Leonardo abbia trasferito intuitivamente questo principio di disposizione compatta al corpo umano. Non si tratterebbe più soltanto di proporzioni piatte, ma di una logica tridimensionale dell’organizzazione della materia.
Come le strutture naturali replicano la geometria del tetraedro
Il ricercatore non si è limitato a lavorare con linee e cerchi sul disegno. È tornato ai manoscritti autografi di Leonardo che circondano la figura, un breve trattato sulle proporzioni ricco di istruzioni su come posizionare il corpo per creare relazioni specifiche tra le sue parti.
In un passaggio, Leonardo descrive che quando un uomo allarga le gambe e alza le braccia in modo che le dita raggiungano la linea tracciata dalla sommità della testa, lo spazio tra le gambe forma un triangolo equilatero. Questa singola frase breve è diventata il punto di partenza per Mac Sweeney.
Calcolando il rapporto tra la distanza tra i piedi (la base del triangolo) e l’altezza dell’ombelico, ha ottenuto un valore compreso tra 1,64 e 1,65. Questo è più vicino a 1,633 che a 1,618. La differenza può sembrare irrisoria, ma nella geometria di precisione ha un peso significativo.
Secondo questa nuova interpretazione, l’Uomo Vitruviano avrebbe dovuto riflettere le regole di una disposizione stabile della materia, non solo l’armonia visiva. La struttura ricorda l’organizzazione degli atomi nei cristalli, i legami nelle molecole d’acqua o la simmetria dei capside virali.
Dal disegno di Leonardo alla geometria della mascella
Mac Sweeney si spinge ancora oltre, confrontando l’Uomo Vitruviano con un concetto meno noto ma importante della medicina dentale ottocentesca: il cosiddetto triangolo di Bonwill. Si tratta di un triangolo equilatero con lato di circa dieci centimetri, che collega entrambe le articolazioni temporo-mandibolari con il punto tra gli incisivi superiori.
Questa relazione, descritta nel diciannovesimo secolo, dimostra che la mascella umana si muove nel modo più efficiente possibile in termini di forza e consumo di energia. La disposizione richiama la struttura a cui — secondo la teoria di Mac Sweeney — Leonardo stava pensando quando disegnò la sua figura nel cerchio e nel quadrato.
La geometria della mascella e le proporzioni dell’Uomo Vitruviano potrebbero derivare dalla stessa logica: una disposizione triangolare che ottimizza forza e spazio. Se questa analogia è corretta, il disegno di Leonardo smette di essere esclusivamente uno studio artistico. Diventa un tentativo di comprendere i principi costruttivi del corpo, in modo simile a come oggi ragioniamo in termini di biomeccanica.
Leonardo come precursore della biomeccanica
La ricostruzione dei suoi taccuini lo ritrae non solo come pittore, ma anche come ingegnere, architetto, anatomista e inventore — un uomo che scomponeva ossessivamente movimento, peso e funzione nei loro elementi fondamentali. Gli appunti su muscoli, articolazioni, cuore e flusso sanguigno assomigliano più a moderni manuali scientifici che agli schizzi di un artista.
Se l’Uomo Vitruviano fa davvero riferimento a una disposizione che governa tanto il cristallo quanto il corpo umano, Leonardo potrebbe aver concepito l’anatomia non come un dominio separato e divinamente distinto, ma come il prolungamento dei principi della materia. Era un’idea piuttosto audace per il Rinascimento, con sfumature che avrebbero potuto sembrare eretiche.
Non abbiamo prove che conoscesse i termini con cui oggi descriviamo i tetraedri. Potrebbe però aver osservato certe disposizioni ricorrenti e intuito che l’uomo non è un’eccezione alla regola, ma parte integrante di essa. Mac Sweeney suggerisce che l’Uomo Vitruviano sia proprio il tentativo visivo di catturare questa intuizione.
I suoi appunti sull’anatomia del cuore, sul moto dei fluidi o sulla funzione muscolare rivelano un approccio sistematico. Studiava cadaveri, disegnava organi interni, mappava i vasi sanguigni. Lo interessavano la meccanica della respirazione, la biomeccanica della colonna vertebrale, il movimento della mano nella scrittura. Era un ricercatore empirico che sottoponeva il corpo allo stesso tipo di osservazione riservata alle macchine o alle costruzioni.
Perché il dibattito su qualche centesimo dopo la virgola abbia davvero senso
Nella vita quotidiana nessuno ricalcolerà la propria altezza o la distanza tra i piedi usando il numero 1,633. Il vero senso di questo dibattito sta altrove: nella risposta alla domanda su come ragionasse Leonardo e quanto presto fosse possibile intuire i principi più profondi della costruzione del corpo.
Per gli storici dell’arte è un’occasione per guardare il disegno con occhi nuovi, avvalendosi di strumenti moderni di misurazione, analisi dell’immagine e modellazione tridimensionale. Per matematici e ingegneri è uno spunto di riflessione su come le idee geometriche penetrino nell’arte e viceversa. Per biologi e medici è un ulteriore argomento a sostegno del fatto che il corpo umano obbedisce agli stessi schemi organizzativi che osserviamo nei cristalli, nei fluidi o nei virus.
Vale anche la pena ricordare che teorie di questo tipo sono raramente definitive. Nuove scansioni, misurazioni più precise o ulteriori confronti con altre opere di Leonardo potranno rafforzare o mettere in discussione l’ipotesi di Mac Sweeney. Il fatto stesso che un disegno, dopo cinque secoli, continui a suscitare serie analisi matematiche dimostra con quanta intelligenza il suo autore sia riuscito a cucire in un solo foglio di carta molto più di quanto appaia a prima vista.
Potrebbe proprio questa nuova interpretazione avvicinarci al modo autentico in cui il maestro rinascimentale percepiva il legame tra l’uomo e la natura?












