Il pianeta si scalda due volte più velocemente. Il limite di 1,5°C è più vicino di quanto pensiamo

Un riscaldamento senza precedenti nell’era moderna

Le più recenti analisi delle misurazioni termiche globali rivelano che l’attuale velocità di riscaldamento non ha eguali nella civiltà moderna. Gli effetti sono già sotto i nostri occhi: nel comportamento del meteo, negli oceani e in un paesaggio che si trasforma più rapidamente che mai.

I climatologi dei principali centri di ricerca osservano una tendenza sempre più allarmante. I dati provenienti da NASA, NOAA e dal database europeo ERA5 indicano che dopo il 2014 il ritmo del riscaldamento globale si è quasi raddoppiato. Non si tratta di un futuro lontano: i cambiamenti colpiscono già oggi ecosistemi, agricoltura e salute umana.

Un’analisi pubblicata sulla rivista Geophysical Research Letters fornisce numeri precisi. I ricercatori hanno confrontato cinque grandi database di misurazioni termiche e tutti confermano lo stesso schema. La curva del riscaldamento dopo il 2014 si inclina nettamente verso l’alto. Ogni ulteriore decimo di grado porta con sé ondate di caldo più violente, tempeste più intense, maggior rischio di incendi e perdite negli ecosistemi — dalle barriere coralline alle foreste boreali delle regioni nordiche.

Perché la temperatura media aumenta più velocemente dal 2014

Il dato chiave emerso dalla ricerca più recente è 0,36°C per decennio. È di questo passo che la temperatura terrestre cresce dal 2014. Nei decenni precedenti il valore si attestava attorno a 0,18°C per decennio. L’accelerazione è dunque quasi doppia.

Il team del climatologo Stefan Rahmstorf ha utilizzato i dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine per stabilire quando la media ventennale della temperatura supererà la soglia di 1,5°C rispetto all’era preindustriale. I loro calcoli indicano che ciò potrebbe avvenire già intorno al 2028, ossia diversi anni prima di quanto suggerissero i modelli precedenti.

Nel breve periodo il clima può comportarsi in modo imprevedibile. A volte si manifesta il fenomeno El Niño, altre volte eruzioni vulcaniche intense o variazioni dell’attività solare influenzano le oscillazioni termiche annuali. Questa volta, però, i ricercatori vedono qualcosa di più di un balzo temporaneo. Rahmstorf e i suoi colleghi sottolineano che l’accelerazione ha un carattere duraturo e non può essere spiegata soltanto da El Niño, che ha fatto salire le temperature tra il 2023 e il 2024. L’analisi statistica mostra una certezza del 98% che si tratti di una reale accelerazione del trend, non di una casuale convergenza di fattori meteorologici.

Il paradosso dell’aria più pulita e il suo effetto sul riscaldamento

Uno degli aspetti più sorprendenti della ricerca riguarda il ruolo dell’inquinamento atmosferico. Per decenni il trasporto marittimo ha emesso grandi quantità di biossido di zolfo, che nell’atmosfera forma aerosol capaci di riflettere una parte della radiazione solare. Funzionavano come una sottile “schermatura solare”, raffreddando leggermente il pianeta.

Con l’inasprimento delle norme sul trasporto marittimo nel 2020, le emissioni di zolfo da questo settore sono diminuite drasticamente. Un enorme sollievo per la salute umana, ma allo stesso tempo il numero di aerosol che mascheravano parte del riscaldamento causato dai gas serra si è ridotto. Il risultato: quella porzione di aumento termico prima nascosta ha cominciato a manifestarsi rapidamente.

Prima del 2014 il riscaldamento procedeva più lentamente, con un effetto schermante degli aerosol più marcato. Dopo il 2014 la concentrazione di gas serra in atmosfera è aumentata e l’effetto mascherante dell’inquinamento si è indebolito. Dal 2020 in poi si è registrata un’ulteriore accelerazione, direttamente collegata alla riduzione dello zolfo nel trasporto marittimo.

A tutto ciò si aggiunge la crescente concentrazione di anidride carbonica, metano e altri gas serra, prodotti principalmente dalla combustione di combustibili fossili, dalla deforestazione e dall’agricoltura intensiva. Il clima risponde alla somma di tutti questi fattori, e i dati più recenti indicano che questa somma sta diventando sempre più pericolosa.

Quanto siamo vicini al superamento della soglia di 1,5 gradi Celsius

L’Accordo di Parigi prevede che l’umanità debba fermare il riscaldamento “ben al di sotto” dei 2°C e cercare di limitarlo proprio a 1,5°C. In pratica si tratta di una media calcolata su un periodo prolungato, non di un singolo record annuale.

Secondo le analisi più recenti, la media degli ultimi decenni si avvicina pericolosamente a questa soglia. Se l’attuale ritmo di 0,36°C per decennio dovesse mantenersi, il margine di sicurezza si esaurirebbe molto in fretta. Un numero crescente di modelli indica che la soglia di 1,5°C potrebbe essere superata nel giro di pochi anni.

Gli scienziati sottolineano che non esiste una “data magica” oltre la quale tutto collasserà di colpo. Ogni anno con temperature più elevate significa semplicemente un rischio maggiore di eventi estremi e perdite più gravi. Il superamento della soglia di 1,5°C non sarà un momento facilmente segnabile sul calendario, bensì un processo che è già in corso. Dal punto di vista della politica climatica, ciò che conta è per quanto tempo si riuscirà a mantenere il riscaldamento il più vicino possibile a questo valore e se il ritmo di crescita comincerà finalmente a rallentare.

I punti di non ritorno sono a portata di mano

Le preoccupazioni maggiori riguardano i cosiddetti punti di svolta nel sistema climatico. Si tratta di momenti oltre i quali certi processi acquisiscono slancio autonomo e cessano di essere reversibili su scale temporali di centinaia, persino migliaia di anni.

Da anni gli scienziati avvertono che un riscaldamento eccessivo potrebbe innescare il ritiro irreversibile delle calotte glaciali in Groenlandia e nella parte occidentale dell’Antartide. Se si supera una certa soglia, la perdita di ghiaccio proseguirà anche qualora le emissioni di gas serra dovessero diminuire. La conseguenza sarebbe un innalzamento permanente del livello dei mari — parliamo di metri, non centimetri, nell’arco dei secoli a venire. Già oggi osserviamo alluvioni sempre più frequenti, erosione costiera e la necessità di rafforzare le infrastrutture nelle regioni costiere.

Il riscaldamento accelerato potrebbe spingere in una direzione pericolosa anche altre aree critiche:

  • Foresta pluviale amazzonica — rischio di trasformazione in savana a causa di siccità prolungate e incendi
  • Circolazione termoalina atlantica — l’indebolimento della Corrente del Golfo raffredderebbe l’Europa e altererebbe i regimi di precipitazione
  • Permafrost in Siberia e Canada — il disgelo libera metano e anidride carbonica accumulati nel suolo per migliaia di anni
  • Barriere coralline — sbiancamento di massa a temperature oltre una certa soglia, perdita di biodiversità
  • Sistema monsonico in India — le variazioni della circolazione influenzano l’approvvigionamento idrico di miliardi di persone
  • Ghiacciai himalayani — fonte d’acqua potabile per Cina, India, Pakistan e altri paesi asiatici
  • Foreste boreali in Canada e Russia — incendi più devastanti, cambiamenti nella composizione delle specie, rilascio di carbonio

Il climatologo Zeke Hausfather osserva che l’accelerazione del riscaldamento sembra reale, anche se i ricercatori stanno ancora affinando i numeri precisi. Per comprendere meglio l’entità del fenomeno saranno necessari ulteriori anni di osservazione, ma la tendenza è già visibile in molti dataset indipendenti.

Cosa significa un riscaldamento più rapido nella vita quotidiana

Molte persone percepiscono il tema dei cambiamenti climatici come qualcosa di astratto, lontano dalla propria realtà. Eppure il riscaldamento accelerato si traduce in fenomeni molto concreti, che avvertiamo con intensità crescente.

Le ondate di caldo durano più a lungo, arrivano con maggiore frequenza e raggiungono intensità record. Pesano soprattutto sulla salute degli anziani, dei malati cronici e dei bambini. Gli ospedali registrano pronto soccorso sovraffollati durante le settimane di caldo tropicale. Le piogge intense e le alluvioni si manifestano come violenti nubifragi di breve durata che sovraccaricano fognature e infrastrutture in città come Milano, Roma o Venezia.

La siccità crea problemi nell’approvvigionamento idrico per l’agricoltura, riduce i raccolti di grano, mais e colza, aumenta il rischio di incendi boschivi nelle regioni meridionali. I cambiamenti negli ecosistemi comportano uno spostamento degli habitat delle specie, la scomparsa di parte delle popolazioni di piante e animali autoctoni e la comparsa di nuovi parassiti come il bostrico o specie insettivore introdotte.

A un ritmo di 0,36°C per decennio, questi fenomeni non appartengono più a un “futuro lontano”. Una persona nata oggi potrebbe registrare, nel corso della propria vita, una variazione della temperatura media di diversi decimi di grado o più — il che per il sistema climatico rappresenta un salto enorme.

Quali misure hanno senso all’attuale ritmo di cambiamento

L’accelerazione del riscaldamento mette in discussione il ritmo attuale della transizione energetica. La riduzione delle emissioni di CO₂ e di altri gas serra resta la condizione fondamentale per rallentare il trend. Ciò implica tanto lo sviluppo delle energie rinnovabili quanto la riduzione del consumo di combustibili fossili, l’edilizia energeticamente efficiente e trasformazioni nel settore dei trasporti.

Si parla sempre più spesso della necessità di accelerare le misure di adattamento. Il solo contenimento delle emissioni non basta, perché una parte dei cambiamenti è già “contrattualizzata” nel sistema climatico. Le città investono nel verde urbano e nei sistemi di raffreddamento, gli agricoltori sperimentano varietà più resistenti di cereali e ortaggi, e la pianificazione delle nuove infrastrutture deve tenere conto dell’innalzamento del livello dei mari e della maggiore frequenza degli eventi meteorologici estremi.

In pratica ciò richiede un duplice approccio: da un lato la riduzione delle cause, ovvero delle emissioni, dall’altro la preparazione agli impatti che già si stanno manifestando. Quanto più velocemente si riuscirà a frenare il ritmo del riscaldamento, tanto più lievi saranno questi impatti e tanto minore il rischio di superare i punti di svolta.

Per la persona comune, il tema può sembrare opprimente, ma l’influenza individuale non si limita alle decisioni di politici o grandi aziende. Cambiare la fonte energetica della propria abitazione, scegliere mezzi di trasporto sostenibili, ridurre gli sprechi alimentari o sostenere le iniziative climatiche locali si sommano in numeri reali, che alla fine ritroviamo nelle statistiche globali. A un ritmo di 0,36°C per decennio, ogni misura che frena le emissioni significa meno eventi estremi in futuro — anche in quello molto prossimo.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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