Il cervello dello psicopatico al microscopio: corteccia più sottile, meno empatia, maggiore impulsività

Cosa hanno scoperto i ricercatori studiando il cervello dei violenti

Un gruppo di neurobiologi spagnoli ha utilizzato la risonanza magnetica per esaminare il cervello di individui condannati per reati violenti, portando alla luce differenze strutturali capaci di spiegare l’incapacità di provare rimorso e la tendenza ad agire in modo aggressivo.

Al centro dell’indagine c’è la corteccia cerebrale — lo strato esterno del cervello responsabile del pensiero, delle decisioni e della regolazione emotiva. È proprio la sua conformazione a suggerire perché alcune persone sembrino quasi impermeabili ai sensi di colpa.

Si stima che tra l’uno e il due percento della popolazione presenti tratti psicopatici, ma non tutti commettono reati. Molti conducono una vita apparentemente normale, pur instaurando relazioni manipolative e superficiali. Negli ultimi anni la comunità scientifica ha intensificato lo studio delle basi biologiche di questo disturbo, anche perché le terapie tradizionali mostrano risultati molto limitati con questi soggetti. Comprendere meglio com’è fatto e come funziona il cervello di una persona con caratteristiche psicopatiche potrebbe permettere di valutare con maggiore precisione il rischio di violenza e di progettare interventi terapeutici o di sorveglianza più efficaci.

Cos’è davvero la psicopatia dal punto di vista psicologico

La psicopatia non è uno stato temporaneo né semplicemente un “carattere difficile”. Si tratta di un disturbo della personalità che si manifesta attraverso schemi comportamentali ben riconoscibili. Chi ne è affetto tende a:

  • mostrare un’empatia estremamente ridotta
  • non sentire senso di colpa dopo aver fatto del male agli altri
  • manipolare le persone con disinvoltura
  • agire in modo impulsivo e infrangere le norme sociali

A prima vista uno psicopatico può sembrare affascinante ed equilibrato. I problemi emergono nel momento in cui entrano in gioco le relazioni, i conflitti e le situazioni in cui normalmente scatterebbe un freno morale. In questi individui quel freno funziona male, o non funziona affatto.

Gli esperti sottolineano che le cause della psicopatia sono complesse. Possono intervenire esperienze di violenza nell’infanzia, un’educazione caotica, dipendenze in famiglia, ma anche fattori biologici — tra cui la struttura del cervello. Ed è proprio quest’ultimo aspetto a essere sempre più al centro della ricerca scientifica. Neurologi provenienti da istituzioni universitarie di Valencia e Madrid hanno deciso di verificare se esista un legame tra lo spessore della corteccia cerebrale e i comportamenti violenti.

I ricercatori spagnoli hanno analizzato la corteccia degli aggressori

Il team guidato dallo neuropsicologo Ángel Romero-Martínez ha riesaminato oltre venti studi precedenti, concludendo che tre aree cerebrali risultano particolarmente coinvolte nella psicopatia: il lobo frontale, quello temporale e quello parietale. Queste zone partecipano all’elaborazione degli stimoli, alla pianificazione delle azioni, al controllo del comportamento e alla comprensione degli altri.

I ricercatori si sono poi chiesti se le stesse anomalie fossero presenti anche in uomini condannati per violenza domestica — dato che è noto come i tratti psicopatici aumentino il rischio di aggressività nelle relazioni di coppia. Allo studio hanno partecipato 125 uomini: 67 autori di violenze contro le partner e 58 uomini senza precedenti di violenza documentata, che hanno costituito il gruppo di confronto.

Tutti i partecipanti hanno completato il test PCL-R, uno strumento standardizzato che misura l’intensità dei tratti psicopatici quali l’assenza di rimorso, la tendenza alla manipolazione e l’impulsività. Il colloquio durava circa 45 minuti. I ricercatori hanno raccolto anche dati su età, livello di istruzione e uso di sostanze, poiché questi fattori possono influenzare sia il comportamento sia la struttura cerebrale. Tutti i partecipanti sono stati poi sottoposti a risonanza magnetica e un software specializzato ha misurato con precisione lo spessore della corteccia nelle aree selezionate.

Una corteccia più sottile nelle zone chiave equivale a un minore autocontrollo

I risultati sono stati coerenti: gli uomini con una corteccia più sottile nelle regioni fronto-temporo-parietali mostravano più frequentemente comportamenti antisociali e un punteggio più elevato di tratti psicopatici. È significativo che questa correlazione emergesse indipendentemente dal fatto che il soggetto avesse o meno precedenti penali per reati violenti.

Queste aree della corteccia sono responsabili, tra le altre cose, di:

  • valutare le conseguenze delle proprie azioni
  • riconoscere le emozioni negli altri
  • pianificare e anticipare gli eventi
  • integrare gli stimoli sensoriali in una percezione unitaria

Quando la corteccia in queste zone è più sottile, anche la sua “capacità elaborativa” può risultare ridotta. Ciò si traduce in un controllo comportamentale più debole, una minore sensibilità alle emozioni altrui e una maggiore propensione alle decisioni rischiose. Neurologi attivi a Santiago de Compostela e Barcellona avevano già riscontrato risultati simili in giovani delinquenti, suggerendo che le alterazioni strutturali della corteccia possano essere evidenti già durante l’adolescenza.

Una corteccia più sottile nelle aree cerebrali fondamentali potrebbe rappresentare uno dei tasselli biologici del puzzle che spiega il deficit empatico e la tendenza alla violenza impulsiva. I ricercatori sperano che la combinazione di test psicologici e neuroimaging permetta a esperti e psicologi di costruire profili molto più accurati degli autori di violenze.

Emisfero sinistro ed emisfero destro generano problemi diversi

I ricercatori hanno esaminato separatamente i due emisferi cerebrali. Le differenze nello spessore della materia grigia nell’emisfero sinistro erano associate soprattutto a difficoltà decisionali e a una spiccata impulsività. Questa parte del cervello è fortemente coinvolta nell’analisi, nella pianificazione e nel ragionamento logico: quando funziona peggio, le decisioni tendono a essere affrettate e poco ponderate.

Le alterazioni nell’emisfero destro, al contrario, erano più legate a disturbi emotivi e a una ridotta capacità empatica. Qui si trovano le aree dedicate alla lettura delle espressioni facciali, del tono della voce e dell’atmosfera generale di una situazione sociale. Quando la struttura di queste zone è compromessa, diventa più facile ignorare la sofferenza altrui — o semplicemente non percepirla.

Particolarmente interessante è risultato il dato relativo all’insula, una porzione di corteccia nascosta in profondità nel cervello, raramente citata nel linguaggio comune. Questa struttura contribuisce alla percezione delle proprie emozioni e dei segnali corporei, alla valutazione intuitiva che “qualcosa non va” e alla capacità di immedesimarsi nelle esperienze altrui. Lo studio ha rilevato che anche la corteccia dell’insula tendeva a essere più sottile nei soggetti con tratti psicopatici più marcati. Questo può tradursi in difficoltà nel comprendere il punto di vista degli altri e in una scarsa capacità di compassione. E senza questi ingredienti, le relazioni strette diventano facilmente un gioco di interessi piuttosto che un legame autentico.

Cosa ci dice tutto questo sulla responsabilità e sul rischio di violenza

Il fatto che il cervello degli psicopatici presenti caratteristiche diverse non significa che costoro cessino di essere responsabili delle proprie azioni. Gli scienziati ribadiscono che la struttura cerebrale è solo uno degli elementi di un sistema complesso: sul comportamento agiscono anche l’educazione ricevuta, le esperienze di vita, le norme sociali e le scelte personali.

D’altra parte, questa conoscenza può trasformare il modo in cui si lavora con le persone ad alto rischio. Se le tecniche di neuroimaging confermano tratti psicopatici marcati, i servizi penitenziari e i terapeuti possono adattare meglio le modalità di sorveglianza o trattamento, anziché dare per scontato che i programmi standard di reinserimento funzionino allo stesso modo per tutti. Psichiatri specializzati nel settore sottolineano che un approccio personalizzato può ridurre in modo significativo la recidiva nei reati violenti.

La domanda se sia possibile “riprogrammare” un simile cervello richiede cautela. Una corteccia più sottile non condanna nessuno alla violenza, ma può rendere più difficile la terapia classica basata sull’appello all’empatia e al senso di colpa. Per alcuni individui è più efficace puntare su conseguenze chiare e concrete, sull’addestramento al controllo degli impulsi e sulla comprensione pratica degli effetti della propria aggressività. Una diagnosi precoce dei tratti psicopatici — per esempio in adolescenti che mostrano ripetutamente crudeltà e assenza di rimorso — può avere un valore enorme. Prima si interviene sul comportamento, maggiori sono le probabilità che il giovane sviluppi almeno qualche freno e impari a vivere senza danneggiare gli altri.

Cosa significa questa scoperta per il lettore comune

Conoscere le basi biologiche della psicopatia aiuta a capire meglio perché certe relazioni risultino così emotivamente devastanti. Quando qualcuno abusa sistematicamente degli altri, non prova rimorso e viola continuamente i confini altrui, dietro a tutto ciò può esserci una reale differenza nel funzionamento del cervello — non soltanto una “malvagità di carattere”.

Queste persone raramente cambiano in risposta a suppliche o spiegazioni. Mantenere una distanza di sicurezza, stabilire confini netti e rivolgersi a professionisti è quasi sempre più saggio che tentare di “riabilitare” da soli un partner o un familiare. La ricerca sulla corteccia cerebrale non giustifica la violenza, ma fornisce strumenti per proteggersi meglio da essa e per reagire in modo più efficace quando si verifica. Forse è proprio questa comprensione dei meccanismi sottostanti a permetterci di riconoscere i segnali d’allarme prima che sia troppo tardi.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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