Gli USA ritirano il via libera alla controversa terapia per l’autismo sostenuta da Trump

Un farmaco promesso come svolta, poi fermato dalla scienza

Un preparato chiamato acido folinico avrebbe dovuto migliorare il funzionamento sociale in una parte dei giovani pazienti. La promessa politica di un utilizzo più ampio si è però scontrata con la valutazione fredda dei ricercatori e con le rigide esigenze dell'ente regolatore.

Il ministro della salute nell'amministrazione Trump annunciò lo scorso settembre che gli Stati Uniti avrebbero autorizzato l'uso del farmaco noto come leukovorin — ovvero acido folinico — per alcune forme di autismo. La presentazione inquadrava la notizia come un'opportunità concreta per migliorare la comunicazione e le relazioni sociali dei bambini nello spettro.

Negli USA l'autismo riguarda circa uno su alcune decine di maschi e una su alcune centinaia di femmine. Ogni accenno a una "terapia rivoluzionaria" scatena reazioni emotive fortissime tra i genitori. Questa volta l'annuncio aveva un sapore spiccatamente politico: i comunicati arrivavano dagli uffici governativi, non dai laboratori di ricerca.

L'acido folinico è presente in medicina da decenni, ma non come cura per l'autismo — viene usato per proteggere i pazienti dagli effetti collaterali di alcune chemioterapie oncologiche. Gli annunci lasciavano intendere che nei bambini con autismo il preparato potesse migliorare il linguaggio, il contatto visivo e la disponibilità alla cooperazione. Non vennero però presentati studi completi e revisionati su ampie fasce di pazienti, un fatto che medici e ricercatori notarono immediatamente.

La FDA frena tutto — l'autismo sparisce dall'elenco delle indicazioni

Dopo alcuni mesi, la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha comunicato un cambio di rotta. L'acido folinico non ha ottenuto l'approvazione ufficiale per il trattamento dell'autismo. È rimasto in vigore l'utilizzo consolidato in oncologia, esteso poi a una rarissima malattia genetica: il deficit di folato cerebrale.

Si tratta di una sindrome in cui l'organismo non riesce a trasportare correttamente i folati — una forma di vitamina B9 — nel sistema nervoso centrale. Questo causa disturbi dello sviluppo, crisi epilettiche, ritardo del linguaggio e difficoltà cognitive. La FDA ha chiarito che il farmaco può essere prescritto alle persone affette da questa rara patologia genetica solo se i test confermano la presenza di una variante specifica di un gene legato al recettore per i folati.

Questo criterio molto preciso è lontanissimo da un generico "trattamento dell'autismo". La decisione del regolatore ha tracciato una linea netta tra le promesse politiche e la realtà medica. I rappresentanti dell'agenzia hanno riconosciuto di non disporre di dati sufficientemente solidi per approvare l'acido folinico come terapia standard dell'autismo.

La voce degli scienziati: prove troppo deboli, promesse troppo grandi

La comunità medica americana ha risposto agli annunci politici con toni particolarmente duri. Un gruppo di alcune decine di specialisti in autismo, farmacologia e neurologia ha inviato una lettera formale, avvertendo del rischio di autorizzare la terapia con eccessiva fretta.

I firmatari hanno citato gli studi disponibili — piccoli trial clinici su alcune decine di soggetti, spesso privi di un gruppo di controllo robusto. In alcune ricerche erano emersi segnali di possibile miglioramento nella comunicazione e nelle interazioni, ma la portata dell'effetto restava incerta e la metodologia troppo fragile per trarne conclusioni definitive.

  • La maggior parte degli studi contava meno di cento partecipanti
  • Mancavano trial randomizzati controllati con placebo
  • Il follow-up dei pazienti durava spesso solo pochi mesi
  • I lavori non erano pubblicati sulle riviste scientifiche più autorevoli
  • Alcuni autori avevano legami economici con i produttori del preparato
  • I risultati non erano stati replicati da team indipendenti

Gli esperti hanno messo in guardia dal rischio che proclamare frettolosamente un "farmaco per l'autismo" sulla base di studi preliminari potesse alimentare l'illusione di una soluzione rapida a un disturbo del neurosviluppo estremamente complesso. La lettera sottolineava che i genitori di bambini nello spettro sono spesso disposti a provare qualsiasi cosa, talvolta rinunciando a forme di supporto ben documentate — come la terapia comportamentale, la logopedia o l'educazione specializzata.

Un'approvazione ufficiale del regolatore per un preparato poco studiato avrebbe potuto sembrare, ai loro occhi, un via libera sicuro, anche in assenza di benefici reali accertati. Gli specialisti ricordano che gli interventi con le prove più solide restano quelli educativi e terapeutici avviati precocemente: lavoro sulla comunicazione, sulle competenze sociali e sull'autonomia.

Conseguenze concrete per medici e famiglie

Sul piano pratico, la decisione della FDA produce effetti ben precisi. Non nasceranno linee guida ufficiali che raccomandino la supplementazione routinaria di acido folinico nell'autismo. Le aziende farmaceutiche non potranno pubblicizzare il preparato come terapia per i disturbi dello spettro. Le famiglie non dovranno aspettarsi che diventi un'opzione standard negli ambulatori.

Rimane tuttavia la possibilità del cosiddetto uso off-label. Un medico può, dopo una valutazione personale della situazione e dei rischi, prescrivere il farmaco a un paziente specifico — ad esempio se esistono ragioni per ritenere che disturbi del metabolismo dei folati possano influire sul suo funzionamento.

Per le famiglie che seguono queste notizie, emergono conclusioni pratiche importanti. Vale la pena verificare se un determinato "nuovo trattamento" origina da comunicati ministeriali oppure da studi solidi e revisionati. È utile chiedere al proprio medico non solo gli effetti possibili, ma anche il livello delle prove scientifiche disponibili: si tratta di osservazioni preliminari o già di ampi trial randomizzati?

Autismo e sottotipi biologici: il ruolo dei folati

In una parte della ricerca sull'autismo è emersa l'ipotesi che un certo gruppo di bambini presenti un'alterazione nella gestione dei folati cerebrali. Questo potrebbe teoricamente influire sullo sviluppo delle strutture nervose, sulla mielinizzazione delle fibre o sull'attività dei neurotrasmettitori. Da qui l'idea che somministrare una specifica forma di acido folinico potesse attenuare alcune difficoltà.

Si tratta di un'idea affascinante — non un unico "autismo" ma molti sottotipi biologici, per ciascuno dei quali si svilupperebbero nel tempo terapie mirate. Il problema è che i dati disponibili sono ancora frammentari. I ricercatori stanno ancora cercando di capire quanti siano i bambini in questo sottogruppo, quali mutazioni genetiche abbiano il peso maggiore e se l'effetto del farmaco si mantenga nel tempo.

Inoltre l'autismo non è una malattia monolitica. Due persone con la stessa diagnosi possono differire radicalmente — per livello di linguaggio, quoziente intellettivo, intensità della sensibilità sensoriale, presenza di ansia o depressione. Cercare un unico "rimedio specifico" porta facilmente alla delusione.

Ricercatori dell'Università della California e dei National Institutes of Health studiano da anni il ruolo dei recettori per i folati nel sistema nervoso. I loro lavori indicano che solo una piccola percentuale di bambini con autismo presenta un deficit dimostrabile nel trasporto di folati nel liquido cerebrospinale. Nella maggioranza dei pazienti questo meccanismo funziona normalmente.

Famiglie tra speranza e prudenza: cosa tenere a mente

Le famiglie di bambini nello spettro autistico si trovano regolarmente sommerse da notizie su "nuovi metodi". Dalle diete di eliminazione all'ossigenoterapia iperbarica, dagli integratori ai preparati di composizione incerta — ogni promessa di miglioramento sembra degna di attenzione.

La vicenda dell'acido folinico negli Stati Uniti mostra con chiarezza quanto sottile sia il confine tra una speranza legittima e un esperimento medico rischioso. La promozione politica di una terapia che non ha attraversato tutte le fasi richieste dalla ricerca può spezzare questo fragile equilibrio. Per molti genitori, l'informazione più preziosa non è la promessa di un farmaco miracoloso, ma una comunicazione chiara: quali metodi hanno un'efficacia confermata e quali sono ancora solo un'ipotesi.

I farmaci nell'autismo servono di norma ad attenuare i sintomi associati — come ansia, aggressività o insonnia — non a "curare l'autismo" nel suo insieme. La decisione della FDA non chiude la porta a ulteriori studi sul ruolo dei folati nell'autismo. I ricercatori potranno condurre nuovi trial clinici con metodologie più rigorose e una selezione più precisa dei pazienti per i quali questo approccio abbia una giustificazione biologica.

Nel frattempo, l'acido folinico resta un farmaco con un ruolo consolidato in oncologia e nel deficit di folati cerebrali geneticamente determinato. Per le famiglie delle persone nello spettro, questa vicenda è soprattutto un promemoria: la strada che porta da un'ipotesi preliminare a uno standard di cura è lunga e accidentata. Essere informati e chiedere prove concrete è la migliore protezione dalla delusione.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

Scroll to Top