Perché le persone con molti tatuaggi hanno una minore incidenza di cancro alla pelle

Una scoperta che ribalta le convinzioni dei dermatologi

Uno studio condotto nello Utah, negli Stati Uniti, porta alla luce risultati che contraddicono apertamente ciò che i dermatologi hanno sostenuto per anni riguardo al pigmento cutaneo e al rischio di melanoma. I dati mostrano una relazione esattamente opposta a quella attesa.

I ricercatori dello Utah hanno esaminato le cartelle cliniche di oltre 1.100 pazienti a cui era stato diagnosticato un melanoma tra gennaio 2020 e giugno 2021. A ciascuno è stato chiesto se avesse tatuaggi, quanti e di che dimensioni. I risultati sono stati poi confrontati con un gruppo di controllo composto da abitanti dello Utah senza melanoma.

Il team ha tenuto conto dell'età, dell'origine etnica e dei fattori di rischio noti, come la carnagione chiara o un'intensa esposizione solare nel corso della vita. Il progetto prendeva spunto da studi europei precedenti, in particolare dalla Danimarca, dove si intravedeva un legame tra tatuaggi estesi e un rischio più elevato di cancro alla pelle. La logica sembrava lineare: i pigmenti contengono metalli pesanti e sostanze chimiche capaci di irritare la pelle, provocare infiammazione cronica e favorire la formazione di cellule tumorali.

Gli stessi ricercatori ammettono di aver faticato a credere ai propri dati all'inizio. La realtà non corrispondeva alla teoria.

Cosa ha rivelato l'analisi dei dati dell'Università dello Utah

Quando il gruppo di ricerca ha elaborato i risultati, si è trovato di fronte a qualcosa che non si adattava alle ipotesi di partenza. Le persone con almeno due tatuaggi finivano nel gruppo dei pazienti con melanoma diagnosticato meno frequentemente rispetto a chi non aveva tatuaggi.

La sorpresa più grande è arrivata dal gruppo dei soggetti con molti tatuaggi. Tra chi ne aveva quattro o più, e tra coloro che avevano tre o più tatuaggi di grandi dimensioni, la percentuale di casi di melanoma era la più bassa di tutte le categorie osservate.

Questa correlazione riguardava sia il melanoma invasivo sia le alterazioni precoci limitate a un'area circoscritta della pelle. In altre parole, le persone con numerosi tatuaggi non solo non si ammalavano più spesso, ma comparivano negli studi oncologici addirittura meno frequentemente.

I risultati si scontrano con le ipotesi precedenti e hanno costretto i ricercatori a riconsiderare le loro convinzioni sul pigmento sottocutaneo. Gli studiosi non parlano di un effetto protettivo certo, ma riconoscono che i dati statistici sono troppo evidenti per essere ignorati.

Quali abitudini potrebbero spiegare il rischio ridotto nei tatuati

Gli autori dello studio offrono spiegazioni caute. Secondo Rachel McCarty, prima firmataria dell'analisi, i tatuaggi in sé non sono uno scudo magico contro i tumori. È molto più probabile che dietro a questi dati ci siano le abitudini concrete delle persone con molti tatuaggi.

I ricercatori hanno individuato diverse possibili spiegazioni legate allo stile di vita:

  • chi ha molti tatuaggi tende a osservare la propria pelle con maggiore attenzione e frequenza
  • visita più regolarmente i centri di tatuaggio e i dermatologi, intercettando così più rapidamente eventuali cambiamenti sospetti
  • usa più spesso creme con filtro UV per proteggere sia la pelle sia i tatuaggi dallo sbiadimento
  • evita lunghe esposizioni al sole e ai lettini abbronzanti, sapendo che i raggi ultravioletti danneggiano sia il colore sia la pelle
  • mantiene un contatto regolare con esperti di dermatologia durante ogni nuova sessione di tatuaggio
  • esamina con cura i nei nelle aree circostanti i disegni colorati

Se queste ipotesi venissero confermate, potrebbe emergere che la presenza dei tatuaggi di per sé non ha rilevanza biologica, e che sono invece le abitudini di cura della pelle a fare la differenza.

I ricercatori sottolineano che una correlazione statistica non implica automaticamente una relazione causale. Non è da escludere che alcune caratteristiche delle persone che scelgono molti tatuaggi — come una maggiore apertura verso i controlli medici, un contatto più frequente con il personale sanitario o semplicemente una maggiore consapevolezza dell'aspetto della propria pelle — creino l'impressione di un effetto protettivo.

I tatuaggi potrebbero allenare il sistema immunitario?

Nel mondo scientifico si fa strada sempre più spesso un'altra pista di ricerca. Il processo del tatuaggio consiste nell'introduzione deliberata di particelle estranee negli strati più profondi della pelle. Il corpo risponde come a una piccola lesione, attivando le cellule immunitarie.

Alcuni ricercatori si chiedono se le sessioni di tatuaggio ripetute nel corso della vita possano funzionare come una sorta di allenamento per il sistema immunitario, potenziandone la capacità di individuare e distruggere cellule anomale, comprese quelle tumorali.

Si tratta per ora di una teoria affascinante che dovrà essere verificata, ma che si inserisce in una massa crescente di dati su quanto il sistema immunitario influenzi la comparsa e la soppressione dei tumori cutanei. Alcuni laboratori negli Stati Uniti e in Europa stanno studiando il ruolo dei macrofagi e dei linfociti nel punto in cui il pigmento viene introdotto.

Rimane tuttavia valido il fatto che i risultati dello Utah non offrono risposte semplici. È emerso, ad esempio, un lieve incremento del rischio nelle persone con un solo tatuaggio. Questo non ricorda un effetto lineare del tipo "più pigmento, meglio è", ma suggerisce piuttosto una combinazione complessa di fattori sanitari e comportamentali.

Dove restano le incertezze e cosa dicono altri studi

Vale la pena ricordare che questa analisi riguardava principalmente il melanoma. Altri studi non hanno evidenziato una chiara correlazione tra tatuaggi e linfomi, ovvero tumori del sistema linfatico. Ciò suggerisce che l'eventuale influenza del pigmento e del processo di tatuaggio possa variare a seconda del tipo di neoplasia.

La nuova ricerca non ha nemmeno coperto in modo uniforme tutti i gruppi demografici. Il campione proveniva dallo stato dello Utah, che presenta una composizione della popolazione e abitudini culturali specifiche. Replicare lo studio in altre aree degli Stati Uniti, in Australia o nell'Europa centrale mostrerebbe se l'effetto osservato nello Utah si manifesti anche altrove.

I ricercatori avvertono inoltre che il gruppo di controllo comprendeva pazienti di studi dermatologici, ovvero persone che avevano già scelto di consultare uno specialista per qualche motivo. Questo potrebbe influenzare leggermente i risultati a vantaggio di chi presta maggiore attenzione alla salute della pelle.

Per i medici, questa scoperta è un segnale chiaro: l'idea che una persona tatuata sia necessariamente più soggetta ad ammalarsi non trova più supporto nei dati. Un numero crescente di pazienti con tatuaggi si rivolge ai dermatologi, sia per la cura del pigmento sia per naturale curiosità. È un'ottima occasione per valutare contemporaneamente nei e condizione generale della pelle.

Cosa tenere a mente e come prendersi cura della pelle tatuata

La conclusione più importante è semplice: questo studio non è un invito a prenotare una seduta in studio di tatuaggio per ragioni di salute. Gli stessi ricercatori chiariscono che i tatuaggi non vanno intesi come metodo di prevenzione del cancro alla pelle.

Avere del pigmento sotto pelle non ti esime dall'obbligo di usare filtri solari, evitare le scottature e controllare regolarmente i nei — indipendentemente dal fatto che tu abbia tatuaggi o la pelle completamente pulita. Se stai pianificando un tatuaggio, dovresti considerarlo soprattutto come una scelta estetica e personale. Esistono anche altri rischi a cui va incontro chiunque affidi la propria pelle a un ago: possibili reazioni allergiche al pigmento, infezioni e la qualità igienica del centro scelto.

Riguardo ai tumori della pelle, restano fondamentali le regole collaudate da sempre. Le persone con tatuaggi possono però sfruttare le proprie abitudini a proprio vantaggio, specialmente se già ora osservano con occhio critico ogni centimetro di corpo coperto di colore. Usa creme con SPF 30 o SPF 50 sulle zone esposte, soprattutto in corrispondenza dei tatuaggi colorati. Evita di esporti al sole nelle ore di maggiore irradiazione. Una volta al mese esamina l'intero corpo allo specchio, prestando attenzione ai nei vicino ai tatuaggi e non solo. In caso di qualsiasi cambiamento nella forma, nel colore o nelle dimensioni di una macchia, contatta un dermatologo. Scegli centri che informano sui rischi e raccomandano controlli della pelle, invece di minimizzare l'argomento.

Dal punto di vista scientifico, tutta questa vicenda rivela qualcosa di ancora più profondo: le nostre intuizioni sulla salute non sempre coincidono con i numeri. Colore, ago e pigmento sembravano i nemici evidenti della pelle, mentre il primo grande studio statistico disegna un quadro molto più complesso. Nei prossimi anni possiamo aspettarci nuove analisi anche in altri paesi, che metteranno alla prova se l'effetto osservato nello Utah si ripeta in popolazioni con stili di vita e approcci al tatuaggio diversi. E forse scopriremo che la pelle ha più modi di difendersi di quanto avessimo mai immaginato.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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