Gli psicologi sulla generazione degli anni ’80 e ’90: ci ha cresciuti la serie Dragon Ball

Come Dragon Ball ha plasmato il carattere di un’intera generazione

Chi oggi ha tra i trenta e i quarant’anni è cresciuto con serie anime che trasmettevano messaggi morali molto più complessi rispetto alle classiche fiabe. Gli studiosi stanno ora analizzando seriamente in che modo questi cartoni abbiano influenzato la nostra personalità.

Di solito pensiamo che il nostro carattere venga plasmato dai genitori, dalla scuola e dall’ambiente in cui siamo cresciuti. Gli psicologi, però, aggiungono un altro fattore decisivo: la cultura con cui siamo entrati in contatto da bambini — incluse le serie animate, i fumetti, i videogiochi e la musica.

La narrativa fiction è capace di costruire una scala di valori nella nostra mente. Quello che abbiamo guardato più o meno tra i nove e i diciassette anni funziona come un filtro: grazie ad esso interpretiamo in seguito i conflitti, le relazioni, il potere, il bene e il male. Per i bambini degli anni Ottanta e Novanta, quel filtro era molto spesso proprio Dragon Ball e Dragon Ball Z.

Come l’anime ha formato il pensiero della generazione degli anni ’80 e ’90

Dragon Ball presentava eroi moralmente ambigui in un’epoca in cui la maggior parte delle fiabe per bambini si basava su una semplice divisione tra “buoni” e “cattivi”. I ricercatori sottolineano che questa zona grigia tra gli estremi potrebbe aver aiutato parte del pubblico a sviluppare un pensiero più articolato sulle persone e una maggiore empatia.

Invece del semplice “chi è cattivo, è cattivo per sempre”, l’anime offriva una storia completamente diversa. Per lo sviluppo del pensiero empatico si tratta di un allenamento molto potente. Il bambino impara che si può giudicare qualcuno in modo critico e allo stesso tempo percepire il suo dolore, la sua storia o i suoi conflitti interiori.

Questo modo di percepire la realtà si trasferisce facilmente in situazioni concrete: i conflitti a scuola, le tensioni in famiglia e, con il tempo, anche la politica o la vita professionale. Gli studi scientifici dimostrano che esporre i giovani a storie in cui gli eroi prendono decisioni difficili e le loro motivazioni non sono mai in bianco e nero può accelerare il passaggio verso livelli più elevati di sviluppo morale.

Dragon Ball e la teoria dello sviluppo morale di Lawrence Kohlberg

In psicologia esiste una nota teoria dello sviluppo morale elaborata da Lawrence Kohlberg. In sintesi, ipotizza che con l’età attraversiamo livelli progressivi di pensiero su ciò che è giusto e sbagliato: dal “perché altrimenti vengo punito” fino al “perché sono i miei valori, anche se qualcuno non li condivide”.

Esporre i giovani a storie in cui gli eroi affrontano scelte difficili e le loro motivazioni non sono mai semplici può accelerare il passaggio verso i livelli più alti di questo sviluppo. Ed è proprio qui che entra in scena Dragon Ball: una serie che introduceva nella fantasia infantile personaggi appartenenti a una “zona grigia” morale.

In molte fiabe dell’epoca il personaggio antagonista era banalmente elementare: voleva distruggere il mondo, conquistare potere o un tesoro, e niente altro. Dragon Ball ha rotto questo schema. Personaggi come Piccolo o Vegeta iniziavano come avversari, eppure gli spettatori imparavano a guardarli con uno sguardo più ampio, senza appioppare loro semplicemente l’etichetta di “nemico”.

Piccolo e Vegeta: la lezione che nessuno è malvagio al cento per cento

Piccolo, inizialmente una minaccia enorme, diventa col tempo uno dei personaggi più leali e premurosi della serie, legandosi profondamente a Gohan. Vegeta — un guerriero arrogante che disprezza i più deboli e ha sulla coscienza interi pianeti — modifica gradualmente le proprie scelte e comincia ad agire per il bene degli altri, pur senza mai trasformarsi in un eroe canonicamente “buono”.

La serie spingeva i giovani spettatori verso un pensiero paradossale: “non accetto le azioni di questo personaggio, ma capisco perché si comporta così”. Per lo sviluppo dell’empatia è un allenamento straordinariamente efficace. Questo modo di guardare le cose si trasferisce poi facilmente nelle situazioni reali: conflitti scolastici, tensioni familiari e, con il passare del tempo, anche la politica o la vita lavorativa.

Gli psicologi sottolineano che proprio queste sfumature ampliano l’orizzonte morale degli adolescenti. Insegnano che a volte è necessario tenere conto del contesto, della storia personale, delle pressioni esterne. Non si tratta di giustificare il male, ma di sviluppare la capacità di vedere il quadro completo, non soltanto un singolo fotogramma.

  • Son Goku – eroe spinto dal desiderio di migliorarsi e combattere, ma ricco di calore umano
  • Piccolo – da minaccia per la Terra a figura guida esigente ma affettuosa per Gohan
  • Vegeta – aristocratico guerriero che impara la lealtà e la responsabilità
  • Gohan – genio dotato di immenso potere che sceglie consapevolmente la conoscenza e la famiglia invece del combattimento perpetuo
  • Trunks – guerriero del futuro portatore di avvertimenti e speranza
  • Krillin – il migliore amico che dimostra la forza di una persona comune
  • Bulma – scienziata e inventrice che fa avanzare la trama grazie alla tecnologia
  • Maestro Roshi – anziano maestro che unisce saggezza e debolezze umane

Gohan e la silenziosa ribellione contro il destino prestabilito

In Dragon Ball si trova anche un modello di eroe diverso, meno evidente: Gohan. È un bambino dotato di un potere straordinario, che potrebbe benissimo assumere il ruolo di combattente principale. Eppure, con il passare del tempo, sceglie sempre più decisamente un percorso diverso — la scienza, la vita familiare, la tranquillità.

Per i giovani spettatori questo era un segnale importante: non tutti devono aspirare a una forza o a una fama sempre maggiori. Puoi avere un potenziale enorme e decidere ugualmente di vivere una vita “ordinaria”, che corrisponde meglio al tuo carattere. Un messaggio del genere si pone in netto contrasto con il tipico motivo dell'”eletto” costretto a compiere la missione assegnatagli indipendentemente dai propri desideri.

Questa varietà di figure eroiche offriva ai bambini più scenari con cui identificarsi. Non ogni spettatore doveva sognare di diventare il guerriero più potente. Alcuni potevano riconoscersi nell’atteggiamento più riflessivo e tranquillo di Gohan. I ricercatori nel campo della psicologia dello sviluppo evidenziano che questo tipo di diversità narrativa supporta uno sviluppo psicologico sano.

Cosa è rimasto negli adulti cresciuti con Dragon Ball

Le persone adulte che sono cresciute con questo anime descrivono oggi uno schema di pensiero ricorrente: è difficile convincerle che qualcuno sia “malvagio per natura” o “perduto in partenza”. Sono più inclini a cercare un secondo livello di lettura, si sforzano di capire da dove provengono le scelte altrui, anche quando non le approvano.

In una parte dei fan si nota anche una maggiore accettazione del cambiamento di opinioni o stile di vita. Se Vegeta ha potuto percorrere la strada che lo ha trasformato da spietato guerriero a padre di famiglia, allora anche una persona che ha sbagliato ha il diritto di cercare una nuova strada. Questo modo di pensare si riflette nelle relazioni sentimentali, professionali e sociali.

La serie Dragon Ball insegnava che vale la pena giudicare una persona non solo in base al suo passato, ma anche in base a come reagisce ai propri errori. Gli studiosi di psicologia sociale concordano sul fatto che questo tipo di apprendimento morale può avere un’influenza duratura sulla personalità.

I genitori di oggi, appartenenti alla generazione degli anni Ottanta e Novanta, si trovano spesso di fronte a una scelta: mostrare o meno ai propri figli gli anime con cui sono cresciuti. La psicologia non offre ricette semplici, ma molti indizi suggeriscono che il contatto con storie di eroi moralmente complessi può favorire lo sviluppo dell’empatia, a patto che sia accompagnato da una conversazione.

Non solo nostalgia, ma un autentico strumento educativo

Guardare insieme un episodio e commentarlo con domande come “Perché Vegeta si è comportato così?”, “Era giusto quello che ha fatto?”, “Tu cosa avresti fatto?” potenzia ciò che i singoli episodi già offrono di per sé. La serie diventa allora un pretesto per parlare di valori, limiti e responsabilità.

Molte persone della generazione degli anni Ottanta e Novanta percepiscono Dragon Ball come pura nostalgia: il ricordo del televisore a tubo catodico e delle cassette registrate su VHS. La psicologia, però, mostra che dietro questa nostalgia si nasconde uno strato più significativo — un allenamento morale che gli spettatori hanno inconsapevolmente attraversato.

Naturalmente, un singolo anime non ha formato da solo un’intera generazione. Ha agito piuttosto come catalizzatore. In combinazione con l’educazione familiare, la scuola e le esperienze personali, ha potuto spingere alcuni spettatori verso una maggiore sensibilità alle sfumature. Ed è proprio questo, secondo i ricercatori, quel “tratto peculiare del carattere” che si osserva spesso negli adulti cresciuti con Dragon Ball. Vale la pena riflettere su quali storie stiano formando i bambini di oggi e se offrano la stessa complessità morale.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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