I ricci sentono ciò che noi non sentiamo. I ricercatori vogliono usare gli ultrasuoni per salvarli

Una scoperta che apre nuove possibilità per la protezione dei ricci

Una nuova ricerca sull’udito dei ricci rivela che questi piccoli mammiferi percepiscono suoni completamente inaccessibili all’orecchio umano. Questa scoperta apre la strada allo sviluppo di sistemi di allerta capaci di prevenire parte delle tragedie che si consumano ogni notte sulle strade europee.

Il riccio europeo è considerato uno degli animali selvatici più familiari del nostro continente. Molte persone lo incontrano in giardino, ne riconoscono il caratteristico grugnito al crepuscolo o notano la sua sagoma scura e spinosa che si muove tra l’erba.

Dietro questa facciata simpatica, però, si nasconde una realtà preoccupante. In molti paesi europei il numero dei ricci è in rapido calo. La specie è già comparsa nelle liste europee delle specie a rischio — non è ancora rarissima, ma il segnale d’allarme è inequivocabile. I biologi cercano di capire quali fattori danneggino maggiormente questi animali e dove sia realmente possibile intervenire.

Le stime provenienti da diversi paesi indicano che ogni anno sulle strade muore un numero enorme di ricci. Nelle analisi più pessimistiche si ipotizza addirittura che uno su tre possa finire sotto le ruote di un’automobile. Per un mammifero così piccolo e a riproduzione lenta, si tratta di una perdita colossale. Se nulla cambia, il noto “vicino spinoso del giardino” dei libri per bambini rischia di diventare un’apparizione sempre più rara.

Perché i ricci muoiono così spesso investiti dalle auto

I ricci hanno imparato a gestire le minacce naturali in modo efficace. La loro principale strategia difensiva si è evoluta per disorientare i predatori notturni che cacciano seguendo il movimento. L’animale si immobilizza, valuta la situazione e solo dopo fugge oppure si arrotola in una palla di spine.

Di fronte a un’automobile in corsa, questa tattica non ha alcuna possibilità di funzionare. Un riccio che si blocca in mezzo alla carreggiata lascia al conducente pochissimo margine di manovra. A questo si aggiunge la paura dello spazio aperto: l’animale spesso non scappa ciecamente, ma continua ad “analizzare la minaccia” mentre il veicolo è ormai a pochi metri.

Le strade non rappresentano solo una fonte di collisioni dirette. Le strisce di asfalto spezzano i territori dei ricci in frammenti sempre più piccoli, rendendo più difficile trovare un partner, cambiare zona di alimentazione o spostarsi in luoghi più sicuri. Se aggiungiamo:

  • recinzioni impenetrabili attorno ai terreni privati
  • spazi intensamente coltivati privi di rifugi
  • uso comune di pesticidi nei giardini
  • tagliaerba a benzina e robot che lavorano di notte

diventa evidente che il problema non risiede nel “comportamento ingenuo” dei ricci. La vera causa è la fitta rete di infrastrutture umane in cui questi animali si trovano intrappolati, senza alcuna possibilità di adattamento.

Il suono può diventare uno scudo protettivo per i ricci?

Un gruppo di ricerca dell’Università di Oxford si è posto una domanda semplice, eppure sorprendentemente rara: cosa sente esattamente un riccio? E questo senso può essere sfruttato per avvisare l’animale in anticipo del pericolo rappresentato da una strada o da un tagliaerba da giardino?

Per rispondere, i ricercatori hanno riunito un team di specialisti in diagnostica per immagini medica, acustica, etologia e veterinari esperti nell’anestesia di questi specifici mammiferi. Senza competenze provenienti da più discipline, sarebbe stato impossibile valutare con rigore le capacità uditive di una specie così piccola e notturna.

La prima fase ha previsto una scansione ad altissima risoluzione della testa di un riccio giunto presso un centro di riabilitazione per animali selvatici e sedato per ragioni di benessere animale. Grazie a microscanner ad alta definizione è stato creato un modello tridimensionale dell’orecchio medio e interno dell’animale.

L’analisi ha evidenziato diverse caratteristiche rilevanti:

  • gli ossicini uditivi sono eccezionalmente piccoli e densi
  • la giunzione tra il timpano e il primo ossicino è parzialmente fusa, il che irrigidisce l’intero sistema
  • la staffa — l’ossicino più piccolo dell’orecchio — ha dimensioni e massa estremamente ridotte
  • la coclea nell’orecchio interno è corta e compatta

Tutti questi parametri favoriscono la trasmissione e l’elaborazione di frequenze molto elevate. Meccanismi simili si trovano, ad esempio, nei pipistrelli, che localizzano l’ambiente circostante proprio tramite gli ultrasuoni.

Come si misura ciò che un riccio sente davvero

I ricercatori hanno analizzato l’udito di venti ricci europei selvatici. Durante una breve e leggera anestesia, sono stati applicati sottocutaneamente degli elettrodi miniaturizzati. Questi registravano l’attività del tronco encefalico durante la riproduzione di toni a frequenza e intensità variabile.

Ogni volta che un segnale sonoro raggiungeva l’orecchio e si propagava fino al cervello, sui grafici compariva una risposta chiaramente rilevabile. Al termine dell’esame, non appena gli animali si riprendevano completamente dall’anestesia, potevano essere rilasciati nel loro ambiente naturale già la sera stessa.

I risultati hanno sorpreso persino parte dei ricercatori. È emerso che i ricci sentono in un intervallo che va da circa quattro kilohertz fino ad almeno ottantacinque kilohertz, con la massima sensibilità attorno ai quaranta kilohertz. Per confronto, il limite superiore dell’udito di un essere umano medio si aggira intorno ai venti kilohertz.

I ricci percepiscono suoni completamente inudibili non solo per gli esseri umani, ma anche per molti animali domestici, cani e gatti compresi. Questa singola informazione apre una nuova possibilità: progettare dispositivi che emettano segnali destinati esclusivamente ai ricci — impercettibili per l’uomo, non disturbanti per gli animali da compagnia, ma chiarissimi per il piccolo camminatore spinoso.

Come potrebbe funzionare un sistema di salvataggio a ultrasuoni per i ricci

I ricercatori intravedono diverse potenziali applicazioni di questi risultati. Per ora rimangono teoriche, ma con buone probabilità di introduzione pratica nei prossimi anni.

Immaginiamo un giardino in cui il tagliaerba robotico non si muove di notte nel silenzio assoluto, ma emette in anticipo un “segnale di avvertimento” a ultrasuoni. Il riccio lo sente in tempo sufficiente per allontanarsi. L’essere umano non sente nulla, il cane dorme tranquillo e il rischio di un incontro tragico svanisce.

Un principio analogo potrebbe funzionare anche per le automobili. I produttori di veicoli installano già oggi numerosi sensori, radar e telecamere per il rilevamento degli ostacoli. Aggiungere un piccolo trasmettitore a ultrasuoni che avvii l’avvertimento durante la guida notturna sulle strade locali potrebbe essere tecnicamente semplice. Il riccio riceverebbe il segnale acustico prima che il veicolo raggiunga la sua posizione — abbastanza tempo per abbandonare la carreggiata.

A quali domande i ricercatori devono ancora rispondere

Sebbene la direzione di sviluppo di queste soluzioni sembri promettente, i ricercatori ammettono apertamente che l’elenco delle incognite è considerevole. In pratica sarà necessario verificare, tra le altre cose:

  • quali frequenze e pattern sonori risultino maggiormente deterrenti per il riccio
  • se l’animale si abitui nel tempo a un segnale costante e smetta di reagirvi
  • a quale distanza gli ultrasuoni siano realmente efficaci in condizioni diverse (vento, vegetazione, edifici)
  • se tali sistemi possano influenzare negativamente altre specie notturne, come i pipistrelli

Tutto ciò richiede ulteriori esperimenti sul campo e una collaborazione stretta con gli ingegneri. I ricercatori suggeriscono che un alleato prezioso potrebbe essere il settore automobilistico, che già oggi investe risorse enormi nelle tecnologie di sicurezza — dalle telecamere ai radar nei veicoli di nuova generazione.

Cosa può fare subito chi ha un giardino

I risultati della ricerca acustica avanzata richiederanno ancora del tempo, ma la protezione dei ricci può essere rafforzata fin da ora, senza attrezzature specializzate. Le organizzazioni naturalistiche ricordano da anni alcuni semplici accorgimenti:

  • lasciare nella recinzione una piccola apertura attraverso cui il riccio possa passare da un terreno all’altro
  • rinunciare al taglio notturno dell’erba e impostare il tagliaerba — anche quello robotico — soltanto nelle ore diurne
  • ridurre l’uso di prodotti chimici in giardino, in particolare quelli contro lumache e insetti che costituiscono il nutrimento dei ricci
  • lasciare in un angolo del giardino un po’ di “disordine” — un mucchio di foglie, rami e cespugli fitti dove l’animale possa trovare rifugio
  • guidare con prudenza di notte sulle strade locali, prestando attenzione alle piccole sagome scure sull’asfalto

Nessuna di queste modifiche richiede grandi spese o competenze particolari, eppure per un riccio possono fare la differenza tra la vita e la morte. Quando in futuro appariranno i sistemi a ultrasuoni intelligenti, si integreranno con queste pratiche semplici per formare una sorta di “rete di sicurezza” estesa attorno ai nostri centri abitati.

Vale la pena riflettere su quanto una piccola scoperta — il fatto che il riccio percepisca gli ultrasuoni — possa cambiare il nostro approccio alla protezione degli animali che vivono a stretto contatto con gli insediamenti umani. Forse è proprio nella comprensione di dettagli come questo che risiede la strada per far sì che le nostre tecnologie smettano di agire solo contro la natura e comincino, finalmente, a sostenerla.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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