La migliore pastiera non nasce a Napoli, ma su un lago lombardo

Il risultato che ha spiazzato il mondo della pasticceria italiana

Una competizione dolciaria ha ribaltato ogni certezza: il titolo di migliore pastiera d’Italia non è andato a un maestro napoletano, bensì a un fornaio di un piccolo paese affacciato sul lago d’Iseo, in Lombardia.

Quando pensi alla pastiera, l’immagine che ti viene in mente è probabilmente quella di un balcone a Napoli, una nonna senza bilancia e il profumo di fiori d’arancio che invade ogni stanza. Eppure la giuria di un prestigioso concorso di pasticceria ha deciso diversamente: la versione migliore di questo classico dolce pasquale del Sud Italia nasce al Nord, in un piccolo comune lombardo sulle rive del lago d’Iseo.

La pastiera è un dessert tradizionale napoletano legato alla Pasqua. Contiene grano cotto, ricotta, frutta candita e acqua di fiori d’arancio. Questo dolce affonda le sue radici nella cultura campana ed è considerato il simbolo delle feste in famiglia. Per lungo tempo, gli esperti di settore erano convinti che una pastiera autentica potesse essere preparata soltanto da chi viveva a Napoli o nei dintorni del Vesuvio. L’edizione di quest’anno del concorso Regina Pastiera ha però scosso profondamente questi stereotipi.

Il vincitore viene da Paratico, un piccolo comune in provincia di Brescia. La sua attività, la Forneria del Lago, si trova a pochi passi dall’acqua e di solito sforna pane, pizza e prodotti da forno dolci. Juri Caseri ha dimostrato che la pasticceria italiana oggi segue una logica diversa rispetto a vent’anni fa: meno confini tra le regioni, più scambio artigianale e competenze tecniche condivise.

Come un lombardo ha battuto le leggende napoletane nel loro stesso campo

Nell’edizione di quest’anno del concorso nazionale Regina Pastiera, il primo posto è andato a Juri Caseri, titolare della Forneria del Lago a Paratico, in provincia di Brescia. Si è portato a casa il titolo di migliore pastiera d’Italia. E non solo: ha trionfato anche con la colomba, il lievitato pasquale.

È un colpo duro per chi sostiene che per la vera pastiera bisogna andare tra i quartieri di Spaccanapoli e Vomero. La competizione ha dimostrato che la pasticceria italiana si regge su nuove regole. Non si tratta più di dividere ciò che è “nostro” da ciò che è “loro”, ma di lavoro preciso, formazione continua e condivisione delle tecniche tra le regioni.

La pastiera considerata più vicina all’ideale napoletano nasce a diverse centinaia di chilometri dal Golfo di Napoli, in un forno con vista su un lago lombardo. Gli organizzatori del concorso ne sono entusiasti, perché proprio questo scambio di conoscenze era il loro obiettivo di lungo termine.

Regina Pastiera: il concorso che abbatte i confini culinari tra le regioni

Regina Pastiera è nata nel 2021 per iniziativa di un appassionato di lievitati tradizionali, già noto per il concorso Re Panettone. Quella competizione aveva enormemente aumentato il prestigio del panettone: da semplice dolce natalizio casalingo si era trasformato in oggetto di rivalità professionale, quasi come una sfilata di moda, ma per i grandi lievitati.

Il nuovo concorso funziona in modo simile, ma nel campo pasquale. La protagonista è la pastiera, simbolo di Napoli, della Pasqua e della cottura in famiglia nel vecchio forno. Non si punta agli scatti spettacolari sui social, ma a un approccio rigoroso alla qualità. Le regole sono chiare:

  • possono partecipare esclusivamente laboratori artigianali, senza scorciatoie industriali
  • i semilavorati e le miscele artificiali sono vietati
  • gli ingredienti devono essere naturali
  • i dolci arrivano al concorso in forma anonima, senza nomi né etichette
  • la pastiera non può essere cotta prima di cinque giorni dalla valutazione, a causa della delicatezza del ripieno di ricotta e grano
  • è obbligatorio rispettare la ricetta tradizionale napoletana
  • vengono valutati aspetto, profumo, sapore, struttura e fedeltà al modello originale

La giuria si è riunita a marzo a Milano. La valutazione ha seguito diversi criteri: aspetto, profumo, sapore, struttura e fedeltà al modello napoletano. Solo dopo aver sommato i punteggi sono stati rivelati i nomi dei laboratori. In cima è apparso ancora una volta un nome lombardo.

Come il Nord ha imparato a fare un classico del Sud dai maestri napoletani

Il trionfo di Juri Caseri non è una sensazione isolata. È un nuovo capitolo di una storia in cui le regioni italiane si scambiano lentamente i ruoli. Per anni i maestri del Sud brillavano nelle gare per il miglior panettone, dolce simbolo di Milano. Ora la ricetta della pastiera portata da Napoli torna dal Nord in una versione levigata alla perfezione.

Vale la pena ricordare che anche le edizioni precedenti di Regina Pastiera erano state dominate dalla Lombardia. Le prime tre vittorie erano andate alla pasticcera Giulia Ripamonti di Vimercate, titolare del laboratorio Elite. La sua storia mostra bene come funziona la migrazione culinaria delle conoscenze. Durante la scuola aveva stretto amicizia con una ragazza di famiglia napoletana, il cui padre era famoso per le sue pastiere casalinghe. Era andata da lui per fare pratica, poi aveva continuato a imparare in Calabria, tornando a casa con la testa piena di segreti sul grano cotto e sugli aromi agrumati. Il risultato? Tre allori consecutivi in un concorso dedicato a un dolce dell’altra parte del paese.

Sul podio nel 2021 era salita anche un’altra pasticcera lombarda, Eleonora Signorini. Le conclusioni sono piuttosto chiare. Il Nord Italia impara dal Sud, ma non si limita a copiare. Le ricette napoletane diventano un punto di partenza che si fonde con le competenze locali, un approccio diverso alla fermentazione o alla cottura. Il risultato finale rimane fedele al codice della tradizione e al tempo stesso porta il carattere del singolo laboratorio.

I dolci tradizionali non vengono traditi geograficamente: vengono piuttosto adottati come una lingua, e poi parlati con il proprio accento. I ricercatori di gastronomia osservano questo fenomeno con grande interesse.

Chi è il pasticcere che ha scatenato un dolce terremoto in Italia

Juri Caseri lavora alla Forneria del Lago a Paratico. È un posto in cui da un unico forno escono pane, pizza, torte e classici pasquali, tutto a letteralmente pochi passi dall’acqua. Caseri non è cresciuto all’ombra del Vesuvio, eppure si è avvicinato alla pastiera con concentrazione quasi religiosa.

Al concorso ha presentato una versione molto fedele alla ricetta classica. Nessuna deviazione spettacolare d’autore, nessun ingrediente di moda pensato solo per fare bella figura nelle fotografie. Ha dovuto rispettare un regolamento che rimanda al modello tradizionale, e lo spazio di manovra lo ha trovato nell’esecuzione: nell’equilibrio della dolcezza, nella struttura della pasta frolla e nella consistenza della crema.

Il suo forno utilizza materie prime locali dove possibile, ma per la ricotta e l’acqua di fiori d’arancio collabora con fornitori campani. In un’intervista al giornale locale, Caseri ha dichiarato che la chiave del successo è stata capire il ritmo del grano durante la cottura e la temperatura giusta della ricotta al momento della miscelazione. Dettagli che sembrano tecnici, ma sono proprio loro a decidere se la pastiera sarà leggera o pesante.

Come riconoscere una buona pastiera in pasticceria guardandola e annusandola

I grandi concorsi fanno un certo effetto, ma nella realtà quotidiana ti trovi semplicemente davanti a una vetrina e devi decidere quale pastiera portare a casa. Gli organizzatori di Regina Pastiera segnalano alcuni indicatori fondamentali di qualità.

Una buona pastiera a prima vista appare invitante, ma senza eccessi. La pasta frolla ha un colore dorato e uniforme, senza bordi bruciati. Le caratteristiche strisce in superficie sono ben disposte e formano una grata netta. La farcia di formaggio e cereali deborda leggermente dal bordo, ma senza crepe profonde né avvallamenti.

Se il dolce ricorda una torta triste reduce da qualche disavventura o un cheesecake sprofondato, è meglio guardarsi intorno in cerca di un’altra vetrina. Il profumo è la prima vera prova. Una pastiera ideale odora di agrumi e fiori d’arancio, ma in modo delicato. Sullo sfondo si avverte una nota lattea di ricotta e burro.

Aromi solfurosi o pungenti, vaniglia pesante o alcol intenso sono segnali che qualcuno ha cercato di mascherare dei difetti oppure ha preso una scorciatoia con miscele pronte. Gli esperti del settore consigliano di dedicare almeno qualche secondo al profumo prima di acquistare.

Che struttura e che sapore deve avere la pastiera secondo gli esperti pasticceri

Dopo il taglio, la fetta deve stare in piedi da sola, pur rimanendo morbida. In sezione si vedono i singoli chicchi di grano distribuiti in modo uniforme nella crema di ricotta. Sul piatto non deve comparire un ristagno di umidità né una macchia eccessivamente grassa.

In bocca conta l’equilibrio: la consistenza è delicata, ma non stucchevole. Il fondo non deve essere una crosta dura, né tanto meno sgretolarsi come sabbia. Dopo l’ultimo boccone dovrebbe venire il pensiero “ne mangerei ancora un po’”, non quello di dover allentare la cintura.

Una pastiera che rimane impressa nella memoria lascia una sensazione di leggerezza dopo una cena abbondante, non un senso di sazietà dolciastra. Gli esperti di nutrizione sottolineano che una pastiera di qualità contiene ricotta a basso contenuto di grassi, il che la rende più leggera rispetto ad altri dolci pasquali ricchi di burro.

Dove assaggiare la pastiera premiata e come organizzare una visita

Per i golosi che programmano viaggi in Italia, l’informazione è precisa: la pastiera premiata si può acquistare alla Forneria del Lago a Paratico, sul lago d’Iseo. È una tappa interessante durante un giro della Lombardia, soprattutto perché la zona è meno affollata rispetto ai celebri laghi di Como o di Garda.

Non ha senso aspettarsi che il dolce da competizione sia ancora disponibile fino al lunedì dell’Angelo. Con un tale interesse e il tempo di conservazione limitato della pastiera, questi dolci scompaiono in fretta. La cosa più sensata è telefonare in anticipo alla pasticceria per informarsi sulla disponibilità.

Il comune di Paratico si trova nella zona della Franciacorta, famosa per i suoi vini spumanti. Si può abbinare la visita al forno a una degustazione di Franciacorta nelle cantine della zona. Il lago d’Iseo offre anche belle passeggiate sul lungolago e gite in barca verso l’isola di Monte Isola.

Cosa ci racconta questa storia sulla tradizione e il viaggio dei sapori

Per molti italiani il risultato del concorso è un po’ una provocazione, un po’ un motivo di sorriso, ma anche un segnale di cambiamento. Le ricette di famiglia non si fermano più ai confini regionali. Gli studenti percorrono il paese alla ricerca dei maestri e gli artigiani di una parte d’Italia si specializzano nei dolci di un’altra.

Per chi guarda da fuori, si tratta di una dinamica preziosa. In modo simile viaggiano le ricette del cheesecake, dei macarons francesi e di tanti dolci tradizionali preparati oggi in laboratori lontani dalla loro origine. Ciò che conta non è più il luogo di nascita del pasticcere, ma quanto è disposto a imparare e a perfezionare tradizioni altrui.

Da un punto di vista pratico, questa circolazione di sapori ha i suoi vantaggi. Quando si viaggia in Italia, vale la pena consultare i concorsi locali di pasticceria e gli indirizzi premiati, invece di aggrapparsi rigidamente alla convinzione che la migliore pastiera possa nascere soltanto a Napoli. Questo approccio aumenta le probabilità di trovare vera artigianalità ben eseguita, indipendentemente dal CAP della pasticceria.

Per i pasticceri casalinghi, questa storia può essere un incoraggiamento a non temere i classici di altre cucine. La pastiera non è tra i dolci più semplici, ma permette di esercitarsi con la pasta frolla, il grano cotto, gli aromi agrumati e la ricotta. Anche se il primo tentativo non sarà da podio, a ogni prova successiva ci si potrà avvicinare un po’ di più all’ideale italiano, che si cuocia a Napoli, a Paratico o in un appartamento di qualsiasi altra città.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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