Questo metallo vale più dell’oro e potrebbe sparire dal mercato entro il 2026

Un materiale raro che vale una fortuna

Nel mondo delle materie prime cresce in silenzio una stella di cui pochi hanno sentito parlare, eppure il suo prezzo supera già i 1.300 euro al grammo. Si tratta di un metallo fondamentale per l’elettronica moderna e le tecnologie verdi, le cui riserve si assottigliano a un ritmo allarmante.

Quando si parla di metalli preziosi, la maggior parte delle persone pensa all’oro o all’argento. Eppure esiste una categoria di metalli tecnologici con un’importanza industriale ben superiore. Le riserve di iridio sulla Terra si riducono così velocemente che alcuni analisti prevedono il loro esaurimento nei prossimi anni, con il rischio concreto di un’ulteriore ondata di rialzi dei prezzi.

Gli esperti avvertono che, mantenendo gli attuali ritmi di consumo, l’iridio economicamente estraibile potrebbe esaurirsi già intorno al 2026 — soprattutto se si concretizzano i piani ambiziosi legati all’energia verde e alla produzione di idrogeno. Questa prospettiva preoccupa non solo i grandi gruppi industriali, ma anche i governi che hanno puntato sulla trasformazione tecnologica.

Perché l’iridio vale molto più dell’oro

L’iridio appartiene al gruppo dei metalli del platino ed è uno degli elementi più rari presenti sulla Terra. Gli esperti stimano che la sua concentrazione nella crosta terrestre sia molte volte inferiore a quella dell’oro. La sua estrazione dipende dalle miniere di platino e nichel, dove viene ottenuto come sottoprodotto.

Il prezzo dell’iridio si aggira oggi attorno ai 1.350 euro al grammo, ben al di sopra dell’oro da investimento. Il mercato di questo metallo è estremamente ristretto, quindi qualsiasi interruzione delle forniture o aumento della domanda si riflette immediatamente sui grafici dei prezzi. Negli ultimi anni, il crescente interesse del settore tecnologico ha provocato una serie di impennate spettacolari.

Il valore dell’iridio non deriva da mode di investimento, ma da proprietà fisiche e chimiche molto concrete. Questo metallo ha uno dei punti di fusione più elevati tra tutti i metalli ed è estremamente resistente alla corrosione e all’azione dei reagenti chimici. Mantiene proprietà stabili anche ad altissime temperature e si comporta in modo eccellente come materiale per contatti ed elettrodi.

Dove viene utilizzato l’iridio e perché è insostituibile

Grazie alle sue caratteristiche uniche, l’iridio trova impiego nei contesti in cui il guasto semplicemente non è ammissibile. Ingegneri e ricercatori lo utilizzano in numerose applicazioni critiche:

  • contatti elettrici in dispositivi che operano in condizioni estreme
  • sensori specializzati e strumenti di misura di precisione
  • componenti per motori aerospaziali e missilistici
  • produzione di elettrodi negli elettrolizzatori per la generazione di idrogeno verde
  • catalizzatori nei processi chimici avanzati
  • componenti per apparecchiature e diagnostica medica
  • bilance di laboratorio di alta precisione e campioni di riferimento

Il ruolo chiave dell’iridio cresce soprattutto nei progetti legati all’idrogeno verde. In molti tipi di elettrolizzatori, l’iridio rappresenta il cuore dell’intero sistema: senza di esso l’impianto semplicemente non funziona. I produttori di elettrolizzatori seguono pertanto l’andamento del prezzo di questo metallo con crescente preoccupazione.

L’industria utilizza l’iridio anche nella produzione di leghe speciali per il settore aeronautico. I ricercatori del Massachusetts Institute of Technology sottolineano che alcune applicazioni spaziali dipendono completamente da questo metallo. Al momento non esistono sostituti adeguati in grado di garantire la stessa affidabilità.

A che velocità si esauriscono le riserve e cosa dicono le previsioni

Nel mercato si moltiplicano gli avvertimenti secondo cui, agli attuali ritmi di consumo, l’iridio economicamente estraibile potrebbe terminare molto presto. Alcune stime parlano addirittura del 2026, qualora prendessero avvio i grandi programmi nel settore dell’energia verde.

Gli esperti distinguono due tipologie di riserve: geologiche ed economiche. Le riserve geologiche indicano quanta quantità di iridio è effettivamente presente nella crosta terrestre. Quelle economiche, invece, riflettono ciò che può essere estratto concretamente con le tecnologie e i costi attuali. Il problema riguarda soprattutto la seconda categoria.

L’iridio viene solitamente ottenuto come sottoprodotto dell’estrazione di platino e nichel. Nessuno scava appositamente per l’iridio. Se quindi non esistono incentivi a incrementare significativamente l’estrazione dei metalli principali, l’offerta di iridio rimane limitata. Quando si dice che il metallo potrebbe “esaurirsi” entro un determinato anno, si intende generalmente l’impossibilità di soddisfare la domanda prevista con i metodi estrattivi attuali.

La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che le previsioni sulla domanda nell’energia e nell’industria chimica crescono molto rapidamente. L’Unione Europea ha inserito l’iridio nell’elenco delle materie prime strategiche, a riprova della sua importanza per la trasformazione tecnologica del continente.

Quali shock sui prezzi possiamo aspettarci nei prossimi anni

I prezzi dell’iridio sono già elevati, ma la storia dimostra che con un’offerta limitata e una domanda in crescita, quota 1.350 euro al grammo potrebbe essere ben lontana dal massimo. Gli esperti del mercato delle materie prime delineano diversi scenari possibili.

Lo scenario ottimistico prevede lo sviluppo di nuove tecnologie di elettrolisi dell’acqua che utilizzino meno iridio o lo sostituiscano del tutto, riducendo così la pressione sulla domanda. Lo scenario base ipotizza che la domanda cresca in linea con i piani di sviluppo dell’idrogeno verde, con prezzi in aumento costante. Lo scenario shock rappresenta un balzo improvviso della domanda, provocato ad esempio da un grande programma governativo o dalla produzione di massa di nuovi dispositivi.

Il mercato dell’iridio è talmente ristretto che pochi grandi contratti industriali bastano a capovolgere le quotazioni. Per gli speculatori è un paradiso, ma per l’industria rappresenta un serio rischio di costo. Gli analisti della Banca Mondiale avvertono che la volatilità dei prezzi dei metalli critici può compromettere il ritmo della transizione energetica nei Paesi in via di sviluppo.

Per l’investitore comune, entrare in un mercato così ristretto significa affrontare grande incertezza e bassa liquidità. In pratica, l’iridio rimane prevalentemente dominio di operatori specializzati e aziende che si assicurano forniture per esigenze produttive.

Come l’iridio costoso influenzerà i prezzi delle tecnologie quotidiane

I prezzi elevati e le forniture tese di iridio potrebbero trasmettersi ai costi di molti dispositivi che usiamo ogni giorno, anche se spesso in modo indiretto. I produttori dovranno cercare alternative nella costruzione di elettrodi e contatti, introdurre soluzioni che riducano il consumo di metallo e trasferire parte dei costi crescenti sull’utente finale.

Il settore dell’energia verde sarà quello che lo sentirà maggiormente. Gli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno basati sull’iridio sono oggi tra le soluzioni più promettenti. Un aumento brusco del prezzo di questo metallo potrebbe rallentare il ritmo di diffusione di tali impianti e, di conseguenza, aumentare i costi di interi progetti energetici. I ricercatori dell’Università di Cambridge stanno lavorando su catalizzatori con contenuto ridotto di iridio.

Le ripercussioni si faranno sentire anche nell’industria automobilistica, dove le celle a combustibile a idrogeno stanno diventando un’alternativa alle batterie. Produttori di veicoli a idrogeno come Toyota e Hyundai monitorano attentamente l’andamento dei prezzi delle materie prime per gli elettrolizzatori. I ricercatori del Fraunhofer Institut stanno testando nuovi materiali che potrebbero sostituire parzialmente l’iridio.

Riciclo e innovazione come soluzione alla scarsità

Ingegneri e chimici non stanno certo con le mani in mano. Sono in corso lavori intensivi sul riciclo dell’iridio da vecchi componenti elettronici, sulla progettazione di elettrodi che richiedano quantità notevolmente inferiori di metallo e sullo sviluppo di materiali catalitici completamente nuovi capaci di sostituire parte delle applicazioni dell’iridio.

Ogni progresso in questi ambiti può alleggerire il mercato e ridurre la pressione sui prezzi. I ricercatori dell’Imperial College London hanno recentemente presentato un metodo che consente di riciclare fino all’ottanta percento dell’iridio da elettrodi esauriti. D’altra parte, i lavori di ricerca e sviluppo richiedono anni, e il settore energetico ha bisogno di soluzioni adesso.

Aziende come Johnson Matthey e BASF investono in tecnologie che risparmiano i metalli preziosi. Alcuni laboratori sperimentano catalizzatori a base di rutenio o altri metalli del platino meno costosi. I ricercatori del Tokyo Institute of Technology hanno sviluppato un materiale ibrido che combina piccole quantità di iridio con metalli più comuni, conservando al contempo la maggior parte delle proprietà chiave.

Cosa possono fare i governi e cosa significa per i consumatori

Per gli Stati che investono nell’idrogeno verde e nella trasformazione energetica, l’accesso all’iridio diventa una questione strategica. È lecito attendersi che diversi governi stipulino contratti a lungo termine per le forniture di questo metallo, avviino programmi nazionali di riciclo e recupero dall’e-waste e inseriscano l’iridio negli elenchi delle materie prime critiche, come già fa l’Unione Europea con altri metalli.

Germania e Francia hanno già costituito riserve strategiche di alcuni metalli tecnologici. Il Giappone investe in tecnologie per estrarre metalli rari dai fondali oceanici. La Cina controlla una parte significativa del mercato mondiale del platino, il che le conferisce un vantaggio anche nell’accesso all’iridio.

Per i consumatori comuni le conseguenze potrebbero essere meno visibili, ma comunque reali. Soluzioni a idrogeno più costose, prezzi più elevati per alcuni dispositivi avanzati e una pressione crescente affinché l’elettronica venga utilizzata più a lungo e riciclata in modo più efficiente a fine vita. Città come Amsterdam e Bruxelles stanno già introducendo programmi per incentivare la consegna di vecchi telefoni e computer proprio per il recupero di metalli preziosi.

La storia dell’iridio dimostra che l’economia moderna poggia su materie prime molto concrete e limitate. Ciascuna di esse può diventare il collo di bottiglia dell’intera transizione energetica o della digitalizzazione. Conoscere queste storie aiuta a capire meglio da dove nascono le fluttuazioni dei prezzi dell’energia, perché le nuove tecnologie non sempre si abbassano di prezzo con la rapidità che vorremmo, e perché il riciclo e la progettazione di dispositivi orientati al recupero delle materie prime sta diventando una delle priorità delle grandi aziende.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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