Un segnale chiaro dal settore: i prezzi stanno salendo
I partner di NVIDIA hanno ricevuto una comunicazione ufficiale che preannuncia una nuova ondata di rincari. I costi crescenti per la produzione delle memorie GPU stanno costringendo i produttori di schede a rivedere i propri listini.
Chi sta assemblando un nuovo PC o chi sperava in un periodo di relativa stabilità deve fare i conti con segnali inequivocabili provenienti dall’industria. L’aumento dei costi produttivi delle memorie per GPU rende inevitabili le modifiche ai prezzi, e i produttori di schede non hanno più margine per assorbire la differenza.
Da diversi mesi i prezzi dei componenti informatici sono in costante crescita — basta guardare i moduli RAM e i notebook, che in certi casi costano fino al venti percento in più rispetto a qualche tempo fa. Le schede grafiche avevano resistito a lungo a questa tendenza, dando l’impressione di essere un segmento relativamente stabile.
Comunicazione interna NVIDIA: memorie più care, GPU invariate
Le informazioni sui cambiamenti sono emerse da una fonte specializzata del settore. Con la scadenza dei contratti di fornitura precedenti, NVIDIA avrebbe comunicato ai propri partner AIC — ovvero aziende come ASUS, MSI e Gigabyte — che le nuove forniture di GDDR6 e GDDR7 verranno prezzate a tariffe superiori rispetto al passato.
Il dettaglio cruciale è questo: non si tratta del processore grafico in sé, ma della memoria VRAM collegata al progetto della scheda. Formalmente, il prezzo consigliato al dettaglio del chip GPU può restare invariato, eppure il costo complessivo della scheda sale comunque, perché i moduli di memoria saldati sul substrato costano di più.
Si parla inoltre sempre più spesso di un piano di NVIDIA per vendere su larga scala GPU cosiddette “nude” — cioè senza memoria integrata — lasciando ai produttori finali la responsabilità di gestire la VRAM. Questa strategia sposta una quota significativa del rischio di prezzo sui partner, costringendoli a calcolare con ancora maggiore cautela le future linee di prodotto. Anche con il tentativo di NVIDIA di ammortizzare parte dei rincari per restare competitiva nei confronti di AMD, le nuove tariffe risultano sensibilmente più elevate per i partner.
MSI, ASUS, Gigabyte reagiscono: i rincari sono già partiti
Stando alle segnalazioni provenienti dai mercati asiatici ed europei, i costi più alti stanno già trasferendosi sui prezzi finali in negozio. I dati del Commercial Times indicano che l’intero segmento si sta preparando a una correzione dei listini, e alcuni produttori l’hanno già attuata.
- MSI è stata la prima ad aumentare i prezzi delle nuove schede della serie GeForce RTX 50, già a dicembre
- Gigabyte ha in programma aggiornamenti dei propri listini
- ASUS si sta preparando a modifiche che riguardano sia le soluzioni NVIDIA che AMD
- I rincari interessano entrambe le principali piattaforme, GeForce e Radeon
- Entrambe le piattaforme utilizzano gli stessi tipi di memoria GDDR6 e GDDR7
- L’impatto è particolarmente forte sui modelli con 16 GB di VRAM o più
- I negozi stanno rapidamente esaurendo le scorte più vecchie, acquistate con contratti di fornitura più economici
- La finestra per acquistare ai “vecchi” prezzi si sta progressivamente chiudendo
In pratica, i costi crescono non soltanto per chi è fedele al “verde”. Entrambe le grandi piattaforme — GeForce e Radeon — sono intrappolate nella stessa spirale di costi, perché condividono gli stessi tipi di memoria.
Cosa vediamo già in Europa: l’impatto più forte sui modelli da 16 GB
Sui mercati europei i rincari non sono più semplice teoria. I modelli equipaggiati con 16 GB di VRAM o superiori sono quelli che risentono maggiormente della situazione. Proprio in questo segmento la percentuale di incidenza della memoria sul costo totale della scheda è più elevata.
I rivenditori stanno rapidamente smaltendo le scorte ancora legate a contratti di fornitura vantaggiosi. Una volta esauriti questi stock, sugli scaffali resteranno esclusivamente prodotti delle nuove serie, con un prezzo base più alto. In pratica, l’opportunità di acquistare ai prezzi “vecchi” si restringe giorno dopo giorno.
Mentre NVIDIA punta sempre più sui modelli da 8 GB — come la GeForce RTX 5060 o la RTX 5060 Ti nella variante da 8 GB — AMD sceglie la strada opposta, privilegiando le versioni da 16 GB, spesso etichettate come XT. Ridurre la quantità di memoria è il modo più semplice per i partner NVIDIA di mantenere un prezzo al dettaglio ancora accettabile.
Perché è proprio la memoria a far lievitare i costi
La VRAM occupa una quota sempre più rilevante nel budget di progetto di una scheda grafica. Nelle architetture moderne, i moduli GDDR6 e GDDR7 operano a frequenze molto elevate e richiedono un design preciso del circuito stampato e dell’alimentazione. Sono inoltre prodotti in linee produttive specializzate con capacità limitata.
Quando la domanda proveniente dai data center, dall’intelligenza artificiale e dalle console cresce mentre le capacità produttive disponibili scarseggiano, il prezzo unitario della memoria sale più rapidamente di quanto non faccia il costo del processore grafico stesso. È esattamente quello che stiamo osservando oggi. I ricercatori del settore tecnologico avvertono che questa tendenza potrebbe proseguire anche nei prossimi trimestri.
AMD, dall’altra parte, spinge sulle varianti con 16 GB di VRAM, una strategia orientata alle prestazioni elevate e alla longevità del prodotto, ma particolarmente onerosa con le tariffe attuali dei moduli GDDR. Per l’acquirente questo si traduce in una scelta sempre più netta: più memoria a un prezzo più alto, oppure una spesa contenuta con una dotazione di VRAM molto più modesta per gli anni a venire.
Cosa dovrebbe fare chi vuole comprare una scheda grafica
La nuova situazione impone un approccio diverso nella pianificazione dell’acquisto. Non basta più ragionare in termini di “prendo la scheda più potente che posso permettermi”: occorre valutare con attenzione il rapporto tra prestazioni, quantità di VRAM e prezzo.
Con un budget limitato si possono presentare scenari in cui una scheda più economica da 8 GB risulta allettante, ma nei giochi più recenti con texture ad alta risoluzione tende a incontrare prima il limite della memoria. A quel punto interviene la memoria di sistema, molto più lenta, con un inevitabile calo della fluidità.
Una scheda da 16 GB gestisce questi scenari con maggiore disinvoltura, ma richiede un esborso iniziale decisamente superiore. Per molte persone, una differenza di prezzo del dieci, venti o trenta percento rappresenta già una barriera psicologica reale, per non parlare di quella economica.
Quando ha ancora senso acquistare? In un contesto così dinamico, la risposta dipende da alcuni fattori semplici ma concreti: se hai bisogno di una nuova GPU nell’immediato — per lavoro, streaming o titoli specifici —, se riesci a intercettare modelli di fine serie o unità provenienti dalle forniture “vecchie”, e se stai pensando di rinnovare solo la scheda grafica o l’intera piattaforma.
Chi non è costretto a cambiare GPU nelle prossime settimane può provare a monitorare offerte e liquidazioni di magazzino. I rivenditori a volte svuotano aggressivamente le scorte di singoli modelli per fare spazio alle nuove forniture. Chi sa cogliere l’occasione ha ancora qualche possibilità di trovare una scheda con più VRAM a un prezzo vicino a quello delle nuove versioni da 8 GB.
Come potrebbe evolversi la situazione
Molto dipenderà da due fattori: l’andamento nelle fabbriche di memorie e la velocità con cui il mercato verrà saturato dalla prossima generazione di schede, con configurazioni di VRAM diverse. Se i costi sul fronte dei produttori di moduli si stabilizzassero nei prossimi mesi, la portata dei rincari potrebbe rallentare — anche se quasi nessuno prevede un ritorno ai prezzi di qualche anno fa.
Per i produttori di schede grafiche, questa crisi è uno stimolo a ripensare intere gamme di prodotto. Non si possono proporre prezzi sempre più alti senza un valore percepito adeguato, quindi le aziende stanno sperimentando combinazioni diverse di quantità di memoria, sistemi di raffreddamento e accessori inclusi nella confezione. Alcuni modelli potrebbero quindi ricevere meno VRAM ma un dissipatore migliore o frequenze di fabbrica più elevate, per risultare più attraenti agli occhi del consumatore.
Per l’utente finale la situazione è chiara, anche se tutt’altro che confortante: l’era della VRAM a basso costo è finita, e ogni decisione d’acquisto richiede un calcolo lucido. Chi sta pianificando un PC da gaming pensando ai prossimi anni deve chiedersi se vale la pena spendere di più oggi per avere più memoria, oppure se è meglio attendere architetture più equilibrate nelle generazioni di GPU future.












