Perché sempre più anziani scelgono il concetto medievale di abitare al posto della casa di riposo

Un’idea antica che torna protagonista

L’ispirazione arriva dal nord Europa e affonda le radici in un passato sorprendentemente lontano. Si tratta di una formula abitativa medievale oggi riletta in chiave moderna: le cosiddette “beghinaggi per anziani”, piccole comunità residenziali che uniscono la privacy individuale alla vicinanza dei vicini e a un genuino senso di sicurezza.

Tra la casa di riposo e la solitudine: cosa cercano davvero gli anziani di oggi

Molte persone in età pensionabile si trovano davanti a una scelta difficile. Da un lato temono il trasferimento in una grande struttura istituzionale, dove perderebbero le proprie abitudini, il ritmo quotidiano e il senso di controllo sulla propria vita. Dall’altro, l’idea di invecchiare in una casa grande e vuota, lontani da familiari e amici, risulta ugualmente angosciante.

Un numero crescente di anziani dichiara di voler vivere “a casa propria”, ma non più in completo isolamento. Cercano una comunità piccola e tranquilla, dove sia facile incontrare qualcuno, ma anche poter chiudere la porta e restare soli quando ne sentono il bisogno.

Gli esperti di gerontologia sociale avvertono che il modello tradizionale di assistenza istituzionale non risponde più alle esigenze degli anziani contemporanei. Le ricerche condotte nei Paesi Bassi mostrano che le persone over settanta percepiscono la perdita di autonomia come uno dei timori più grandi legati all’invecchiamento. Allo stesso tempo, i dati confermano che l’isolamento nel proprio appartamento aumenta il rischio di depressione e deteriora lo stato di salute complessivo.

Il beghinaggio per anziani: in cosa consiste questo concetto medievale

Le origini di questa idea risalgono al XIII secolo. Nei Paesi Bassi e nelle Fiandre di allora nascevano insiemi di abitazioni destinate alle donne — per lo più vedove o nubili — che desideravano condurre una vita sobria, in comunità, senza però entrare in un ordine religioso. Vivevano in piccole case disposte intorno a un cortile o a un giardino, condividendo le incombenze quotidiane e la cura reciproca.

Molti di questi insediamenti storici sono sopravvissuti fino ad oggi ed sono stati inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO. La loro filosofia ritorna ora in una veste completamente rinnovata, come forma abitativa per le persone anziane. Negli ultimi vent’anni, architetti e urbanisti in Belgio e nei Paesi Bassi hanno adattato il concetto alle esigenze moderne di accessibilità e comfort.

I beghinaggi storici di Bruges, Gand e Lovanio sono oggi mete turistiche, ma continuano a ispirare i progettisti di nuove comunità per anziani. Le dimensioni contenute, gli spazi pubblici raccolti e l’enfasi sui rapporti di vicinato rimangono gli elementi chiave di questa formula.

Come si presenta un beghinaggio contemporaneo

Le comunità di questo tipo vengono oggi progettate non più per religiose o comunità confessionali, bensì per anziani autosufficienti. Le caratteristiche ricorrenti sono piuttosto costanti:

  • dimensioni ridotte — di norma da dieci a trenta appartamenti
  • alloggi indipendenti e completamente attrezzati, con angolo cottura e bagno
  • spazi comuni come salotto, sala riunioni, giardino o pergolato
  • vicinanza a negozi, ambulatori e fermate dei mezzi pubblici
  • un coordinatore o gestore della comunità che organizza la vita di quartiere

Non si tratta di una struttura sanitaria. In questi insediamenti arrivano principalmente persone del tutto o in gran parte autosufficienti, spesso con lievi limitazioni motorie. Vogliono restare indipendenti, ma non desiderano più vivere nell’isolamento.

Ricercatori dell’Università di Utrecht hanno seguito un gruppo di centoventi residenti in beghinaggi moderni e hanno rilevato che il livello di qualità della vita percepita è aumentato in media del trenta percento dopo il trasferimento. I medici hanno registrato meno casi di disturbi d’ansia e un consumo ridotto di antidepressivi.

La vita quotidiana: appartamento privato e vicini oltre il muro

Il residente del beghinaggio firma un normale contratto d’affitto. Ha le proprie chiavi, arreda l’appartamento a suo gusto, cucina quando ne ha voglia. La differenza rispetto a un condominio qualunque si manifesta non appena si esce dalla porta di casa.

In corridoio o nel passaggio verso il giardino è facile incontrare i vicini. Una bacheca riporta le informazioni sul pranzo comune, la serata cinematografica o i laboratori creativi. Il coordinatore della comunità intercetta le necessità dei residenti: chi ha bisogno di accompagnamento dal medico, chi è disposto a tenere una lezione di nordic walking.

Gli abitanti raccontano spesso di aver conosciuto per nome i propri vicini per la prima volta dopo tanto tempo — e che finalmente qualcuno si accorge se per qualche giorno non escono di casa. Questa presenza “soft” e quotidiana degli altri riduce la paura di un improvviso peggioramento della salute. Al tempo stesso, nessuno controlla a che ora si rientra o cosa si mangia a pranzo, elemento che distingue nettamente il beghinaggio da una tradizionale struttura assistenziale.

I sociologi dell’Università di Leida descrivono questo modello come “invecchiamento attivo in comunità”. Uno studio pubblicato sulla rivista Housing Studies documenta che gli anziani che vivono in piccole comunità abitative mostrano un livello di partecipazione sociale più elevato rispetto ai coetanei nelle case di riposo tradizionali o nei normali condomini.

Adattamenti architettonici: i dettagli che fanno la differenza

I progetti contemporanei puntano con forza sull’accessibilità. Gli architetti privilegiano appartamenti al piano terra oppure edifici dotati di ascensore. Tra gli elementi standard troviamo:

  • porte e corridoi larghi, adatti a sedie a rotelle e deambulatori
  • pavimenti antiscivolo in bagno e docce a filo pavimento
  • corrimano lungo le pareti negli spazi comuni
  • buona illuminazione nei corridoi e nei percorsi esterni
  • soglie basse o passaggi senza barriere tra i vani
  • aiuole rialzate nel giardino comunitario per facilitare il giardinaggio

Questi “piccoli accorgimenti” determinano se una persona anziana riesce davvero a vivere in modo autonomo senza bisogno di assistenza quotidiana. Con una progettazione corretta, molte persone riescono a rimandare di anni il momento del trasferimento in una casa di riposo.

I progettisti di Amsterdam ed Eindhoven collaborano con fisioterapisti ed ergoterapisti già nella fase di elaborazione del progetto. Il risultato sono spazi che stimolano naturalmente il movimento e l’attività. Una ricerca del 2022 ha dimostrato che gli anziani nei beghinaggi moderni camminano ogni giorno in media mille passi in più rispetto a chi vive in appartamenti tradizionali.

I costi: quanto si paga per vivere in un beghinaggio

Uno dei principali vantaggi di questo modello sono gli affitti relativamente contenuti. In molti progetti le tariffe si mantengono al di sotto del costo totale di un soggiorno in una casa di riposo tradizionale.

I responsabili dei programmi stabiliscono spesso fasce di reddito ben definite per gli inquilini. In cambio, gli anziani possono accedere a contributi per l’affitto e prestazioni destinate alle persone anziane, il che riduce i costi reali della vita in questi insediamenti.

Le dimensioni ridotte, gli affitti moderati e la possibilità di usufruire di sussidi sociali rendono i beghinaggi un’alternativa economicamente competitiva rispetto ad altre forme di assistenza agli anziani. Nei Paesi Bassi, il canone mensile medio in un beghinaggio oscilla tra i quattrocento e i seicento euro, mentre il soggiorno in una casa di riposo costa da millecinquecento a tremila euro al mese.

All’affitto si aggiunge generalmente una piccola quota per l’attività del coordinatore e la gestione delle parti comuni. In cambio, i residenti dispongono di attività organizzate, supporto nelle pratiche burocratiche e di qualcuno che risponde quando si presentano problemi di salute o familiari più seri. Gli economisti dell’Università di Groninga hanno calcolato che la società può risparmiare fino al trenta percento dei costi di assistenza se un anziano rimane in un alloggio comunitario invece di essere trasferito in una struttura istituzionale.

Perché la popolarità dei beghinaggi è in crescita

L’invecchiamento della popolazione, l’aumento dei prezzi degli immobili e il numero limitato di posti nelle case di riposo spingono le amministrazioni locali a interessarsi sempre più intensamente alle piccole comunità abitative per anziani. Alcune regioni segnalano già liste d’attesa per i nuovi progetti, a dimostrazione di una domanda reale e concreta.

Dietro la scelta di questa forma di vita ci sono generalmente tre motivazioni forti: il bisogno di sicurezza, il bisogno di relazioni e il desiderio di mantenere il controllo sulla propria esistenza il più a lungo possibile. Il beghinaggio, nella sua versione ben progettata, bilancia questi tre elementi meglio di una grande istituzione o di un appartamento solitario in un vecchio palazzo.

Le ricerche demografiche mostrano che nel 2030 in Europa vivranno oltre centocinquanta milioni di persone con più di sessantacinque anni. I sistemi di assistenza tradizionali non avranno capacità sufficiente per farvi fronte. Gli esperti raccomandano pertanto di sviluppare proprio forme abitative alternative, che combinino l’autonomia individuale con l’accesso al supporto comunitario.

Cosa può ispirare il contesto italiano

Anche nelle città e nei comuni più piccoli italiani cresce il numero di anziani che non vogliono trascorrere la vecchiaia né in una casa di riposo tradizionale, né in completo isolamento. L’ispirazione tratta dagli insediamenti medievali può sembrare esotica, ma in pratica si tratta semplicemente di una pianificazione intelligente del vicinato.

Le amministrazioni che già pensano alla costruzione di alloggi sociali o di piccoli insediamenti per anziani possono attingere all’esperienza dei progetti olandesi e fiamminghi: puntare su dimensioni ridotte, su una combinazione di funzioni nelle vicinanze — negozi, servizi, cultura — e su una presenza discreta ma reale di un coordinatore della vita comunitaria.

Per le famiglie di persone anziane questo rappresenta anche un orientamento pratico. Invece di considerare esclusivamente il trasferimento in una casa di riposo, vale la pena cercare nella propria zona soluzioni intermedie: piccole comunità abitative, appartamenti con supporto o insediamenti per anziani. Spesso offrono un maggiore senso di dignità e autonomia, alleggerendo al tempo stesso i familiari da una parte delle preoccupazioni quotidiane.

Il concetto stesso del beghinaggio rivela qualcosa di importante: la risposta a problemi molto contemporanei si trova spesso in idee antiche, quasi dimenticate. Se adattate alle realtà di oggi, queste idee possono diventare una vera alternativa alle soluzioni che molti anziani accettano solo per mancanza di scelta.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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