Una colonna sonora che ha cambiato il modo di vivere l’animazione
Un film d’animazione del 2010 ha conquistato lo status di classico senza tempo, e il merito principale va alla sua musica. Quella colonna sonora fonde in modo straordinario la potenza visiva con l’emozione pura. Eppure il suo creatore, dopo tutti questi anni, continua a restare nell’ombra rispetto ai colleghi più celebrati.
Non parliamo di un blockbuster hollywoodiano con star internazionali. È un film d’animazione entrato nelle sale nel 2010 quasi in punta di piedi, e oggi considerato un’opera imprescindibile. Il cuore pulsante di tutto è la musica — scritta sedici anni fa da un compositore il cui nome compare raramente nelle discussioni mainstream, nonostante le sue melodie siano conosciute da quasi ogni spettatore.
Gli esperti di musica cinematografica sottolineano da tempo che l’animazione offre ai compositori una libertà creativa ben superiore rispetto al cinema dal vivo. Si può osare, puntare su grandi formazioni orchestrali, costruire temi musicali potenti senza il rischio di essere accusati di eccessiva sentimentalità. Ed è proprio questo a rendere le colonne sonore dei film animati spesso più intense di quelle dei comuni film d’azione.
Per molti adolescenti, il cinema rappresenta il primo incontro con la musica sinfonica seria. Quando una composizione nata da una storia di draghi finisce nella loro playlist, scoprono improvvisamente che un brano senza parole e senza immagini sa coinvolgere quanto un successo radiofonico. La musica d’animazione diventa così una porta d’accesso alla grande musica orchestrale.
Come è nata la scena del volo che fa venire i brividi
La storia ci porta in un villaggio vichingo su un’isola circondata da scogliere a strapiombo e da un mare gelido. Nel cielo non accade nulla, solo qualche nuvola che scivola pigra sull’orizzonte. Il giovane protagonista aggancia il suo drago nero, si sistema in sella e raccoglie tutto il coraggio che ha. Poi si lancia nel vuoto dalla roccia.
È il suo primo vero volo. All’inizio qualche rotazione incerta, un momento di panico, poi virate sempre più audaci, picchiate decise e infine acrobazie al limite. La macchina da presa li insegue fluida, l’inquadratura si tuffa verso il basso e poi schizza verso l’alto. Lo spettatore ha l’impressione di essere sospeso sopra un mare sconfinato, aggrappato alle squame di una bestia possente.
È esattamente in questo istante che entra la musica, trasformando una sequenza dinamica in emozione pura. Fin dalle prime battute si percepisce una tensione crescente che sfocia in euforia. La forza di questa sequenza non dipende soltanto dall’animazione o dal montaggio. Archi, percussioni e fiati esplosivi conferiscono all’insieme un respiro che a molti spettatori fa venire la pelle d’oca anche guardandolo per la decima volta.
John Powell — un maestro che quasi nessuno sa nominare
Dietro questa musica c’è John Powell, compositore britannico legato da anni ai grandi studi cinematografici. Per chi segue con attenzione i nomi dietro le partiture, è una figura ovvia. Per il grande pubblico, molto meno. Si citano spesso John Williams, James Horner o Ennio Morricone, eppure il catalogo di Powell è tutt’altro che modesto.
Nel cinema dal vivo ha firmato titoli come il thriller d’azione Face/Off di fine anni Novanta, tutti i capitoli delle avventure di Jason Bourne e la produzione da supereroe Hancock dal tono più ruvido. Il vero sbocciare del suo stile si manifesta però nell’animazione, soprattutto nelle produzioni DreamWorks, dove il compositore ha potuto mescolare liberamente suoni sinfonici con ritmi tipici del cinema per famiglie.
L’elenco dei titoli a cui ha lavorato mostra quanto spesso la sua musica abbia accompagnato intere generazioni di spettatori:
- Kung Fu Panda (2008) e i suoi seguiti
- Dragon Trainer (2010) e i suoi sequel
- Rio, la commedia animata sui pappagalli in Brasile
- L’adattamento animato dei Puffi
- Happy Feet, il film avventuroso sui pinguini
- La serie d’azione Jason Bourne con Matt Damon
- Il thriller Solo: A Star Wars Story
Grazie a questi titoli, molti spettatori sono cresciuti inconsapevolmente con il suo stile — riconoscibile, ma sempre al servizio della storia. Powell non «copre» mai le immagini: le spinge avanti, dona coraggio alle scene che senza musica potrebbero sembrare ordinarie.
Come è nata la musica della storia sui draghi
Durante la lavorazione del primo capitolo della saga vichinga, Powell ricevette dai registi qualcosa di raro: una storia funzionante, già nella fase degli schizzi elementari. Nelle interviste ha più volte raccontato di aver visto il materiale composto da disegni statici circa un anno e mezzo prima dell’uscita nelle sale.
Nonostante l’assenza di animazione definitiva, la storia lo aveva già conquistato — «tutto funzionava», come lui stesso ha detto. Questo gli permise di coinvolgersi emotivamente fin da subito e di iniziare a scrivere i temi con largo anticipo. Un approccio che ricorda il lavoro di un attore: il musicista deve prima credere nella storia, capire chi sono i personaggi e cosa li muove. Solo allora la melodia comincia davvero ad aderire alle immagini.
Nel caso di questo film d’animazione, la storia di crescita, amicizia e superamento degli schemi familiari è diventata il punto di partenza creativo del compositore. I ricercatori che studiano la psicologia della musica cinematografica confermano da tempo che il coinvolgimento emotivo del compositore nella storia influisce direttamente sulla potenza della partitura finale. È per questo che alcune colonne sonore funzionano meglio di altre.
Perché questa musica colpisce così profondamente
Le ragioni sono diverse. Si citano spesso i temi musicali memorabili, che si riescono a canticchiare già dopo una sola visione. C’è poi la combinazione di un clima nordico con un’orchestra in stile hollywoodiano, e la costruzione magistrale della tensione: da un inizio silenzioso e incerto fino all’esplosione sonora. Fondamentale è anche il dialogo preciso con le immagini — quando l’animazione accelera, la musica non si limita a inseguirla, ma anticipa quell’accelerazione.
La scena del primo volo lo dimostra in modo esemplare. Lo spettatore la guarda una volta al cinema, poi di nuovo in streaming, e ogni volta reagisce in modo simile: il cuore comincia a battere più forte nello stesso identico momento in cui l’orchestra allarga le ali insieme al drago. Musicologi di università britanniche hanno analizzato questa sequenza e hanno rilevato che gli accenti ritmici corrispondono esattamente ai picchi visivi della scena.
Powell ha inoltre utilizzato una tecnica nota come «mickey-mousing», in cui la musica segue letteralmente i movimenti sullo schermo. Combinata con elementi del folklore nordico e con un imponente sound design sinfonico, il risultato è qualcosa che funziona ancora perfettamente dopo sedici anni. Molti ascoltatori riproducono l’intero album anche senza le immagini, solo per ritrovare le emozioni vissute in sala.
Dove ascoltare questa musica e cosa osservare
Il film debuttò nelle sale italiane nella primavera del 2010 e nel tempo è approdato sulle piattaforme di streaming e in televisione. La musica funziona benissimo anche senza le immagini — moltissimi fan ascoltano l’album da solo per rivivere l’esperienza della sala.
Vale la pena provare un piccolo esperimento alla prossima visione: invece di concentrarsi sui dialoghi, osservate cosa fa l’orchestra. Scoprirete in fretta che la musica rivela spesso le emozioni dei personaggi prima ancora che le loro parole lo facciano. Quando la narrazione si calma, la partitura suggerisce già se sta per arrivare un momento di sollievo oppure un colpo di scena.
Percepita in questo modo, la colonna sonora inizia a funzionare come un personaggio autonomo. Specialmente nell’animazione, dove l’espressione visiva tende all’eccesso, la musica offre una misura: può smontare il pathos, ma anche elevare una scena semplice a qualcosa di profondamente personale.
Cosa ci insegna il fenomeno di questa colonna sonora
La storia di questa partitura dimostra che l’animazione non è affatto la «sorella minore» del cinema dal vivo, almeno per quanto riguarda il suono. Al contrario — è uno spazio in cui i compositori possono rischiare, affidarsi a orchestre più grandi e costruire temi potenti senza il timore di essere giudicati troppo emotivi.
Per lo spettatore, è anche un ingresso comodo nel mondo della musica sinfonica. Molti adolescenti hanno il loro primo contatto con un’orchestra dal vivo proprio in sala cinematografica, durante un film d’animazione. Quando la musica della storia dei draghi ricompare nelle loro playlist, capiscono all’improvviso che un brano senza parole e senza immagini sa avvincere quanto una hit alla radio.
Se volete iniziare ad ascoltare le partiture cinematografiche con maggiore consapevolezza, un buon punto di partenza è confrontare questa musica con le opere di altri compositori che hanno lasciato un segno nell’animazione — come l’autore della colonna sonora de Il Re Leone o di Coco. Le differenze nel modo di costruire i temi, nell’uso degli strumenti etnici o nel trattamento del coro emergono chiaramente non appena si comincia a prestare attenzione.
L’effetto collaterale è piacevole: dopo qualche ascolto consapevole, il nome di John Powell smette di essere una piccola scritta nei titoli di coda e comincia ad associarsi a un’esperienza precisa — quella scena del volo che ancora oggi fa venire i brividi a molti spettatori, anche a chi conosce ogni inquadratura a memoria.












