Un semplice esame del sangue potrebbe aiutare a individuare depressione e ansia

Una svolta nel percorso verso la diagnosi

Sempre più persone soffrono di ansia e depressione, ma il cammino verso una diagnosi è spesso lungo e logorante. Gli scienziati stanno lavorando a un progresso che potrebbe ridurre drasticamente i tempi di attesa per accedere alla giusta terapia.

Negli studi di psichiatri e medici di base, il colloquio clinico, i test psicologici e l’osservazione dei sintomi rimangono ancora oggi gli strumenti principali. A questo insieme potrebbe presto aggiungersi qualcosa di sorprendentemente familiare: un esame del sangue capace di segnalare se nell’organismo si sta sviluppando una depressione o un disturbo d’ansia, anche nelle fasi più precoci.

Per anni la psichiatria si è affidata soprattutto alla descrizione soggettiva dei sintomi: il paziente racconta come si sente, il medico pone domande e cerca di ricondurre il quadro clinico a una diagnosi precisa. Questo modello aiuta molte persone, ma lascia spesso spazio all’incertezza — in particolare quando i sintomi sono atipici, sfumati o si intrecciano con altre patologie. Ricerche condotte in Europa e in altre parti del mondo mostrano che nel sangue delle persone affette da depressione o da ansia intensa compaiono tracce biologiche caratteristiche.

Come il sangue può rivelare il nostro stato psichico

Gli scienziati chiamano queste tracce biomarcatori. Possono essere certi ormoni dello stress, come alterazioni nei livelli di cortisolo, specifiche composizioni proteiche legate alla risposta infiammatoria, frammenti di materiale genetico che influenzano il funzionamento del cervello, o sostanze che regolano la comunicazione tra cellule nervose.

I biomarcatori rappresentano impronte chimiche dei disturbi mentali, rilevabili in un campione di sangue attraverso test di laboratorio altamente sensibili. Quando i loro profili vengono incrociati con i sintomi riferiti dal paziente, il medico ottiene un ulteriore livello di informazioni oggettive. Non si tratta di sostituire il colloquio, ma di arricchirlo.

Per le persone anziane questi test potrebbero avere un valore particolare. Negli anziani il peggioramento dell’umore viene spesso attribuito all’età o alla solitudine, mentre dietro l’apatia può celarsi una depressione conclamata che richiede trattamento tanto quanto il diabete o l’ipertensione. Psichiatri e neurologi sottolineano che una misurazione oggettiva può accelerare l’avvio della terapia.

Da una semplice provetta a una diagnosi più rapida

Immaginate una situazione comune: qualcuno si sente esausto da mesi, dorme male, ha perso interesse per le cose che un tempo lo rendevano felice. Esame della tiroide, emocromo, livelli di ferro — tutto nella norma. Sorge spontanea la domanda: è già depressione, o solo un periodo difficile?

In questi casi, un esame del sangue orientato ai biomarcatori psichici potrebbe funzionare come il tassello mancante del puzzle. Il risultato potrebbe:

  • rafforzare il sospetto di depressione o disturbi d’ansia
  • indicare la necessità di una consulenza psichiatrica immediata
  • suggerire che il problema ha un’origine diversa
  • consentire il monitoraggio dell’efficacia della terapia nel tempo
  • aiutare a distinguere tra diversi tipi di stati depressivi
  • rivelare predisposizioni biologiche ai disturbi mentali

Prima il medico dispone di dati solidi, prima può proporre un piano di cura concreto anziché attendere per mesi l’evoluzione del quadro clinico. Gli psicologi avvertono che un intervento tempestivo aumenta significativamente le probabilità di successo della terapia.

Per molte persone, sapere che qualcosa si manifesta nei risultati degli esami rappresenta una spinta concreta a prendere sul serio la propria condizione e a non rimandare la terapia. Scompare anche il dubbio ricorrente: forse me lo sto solo immaginando.

Una nuova era della psichiatria su misura per il paziente

Chi ha vissuto l’esperienza della depressione conosce bene questo schema: primo farmaco — nessun miglioramento, secondo — effetti collaterali pesanti, terzo — solo dopo qualche mese qualcosa inizia a funzionare. Questa fase è spesso la più scoraggiante.

Se i biomarcatori confermano un tipo specifico di disturbo e mostrano come l’organismo risponde allo stress, il medico può scegliere il farmaco più appropriato fin dall’inizio: la categoria di sostanza, il dosaggio e persino la combinazione con la psicoterapia, l’attività fisica o un cambiamento nell’alimentazione. I ricercatori di centri universitari stanno studiando come i singoli parametri ematici correlino con la risposta ai diversi gruppi di antidepressivi.

L’obiettivo è chiaro: meno tentativi alla cieca, meno insuccessi, un sollievo più rapido dai sintomi. Le informazioni ricavate dal sangue possono aiutare a prevedere come un paziente risponderà a determinati farmaci — per esempio, se rischia un marcato aumento di peso, insonnia o un’intensificazione dell’ansia.

Si apre così la strada verso terapie personalizzate, il cui obiettivo non è soltanto la remissione dei sintomi, ma anche il mantenimento del funzionamento quotidiano nel modo più normale possibile. I neurobiologi sottolineano che un approccio individualizzato può ridurre notevolmente il numero di pazienti che abbandonano la terapia prematuramente a causa degli effetti indesiderati.

Cosa cambierà concretamente nello studio del medico

Se gli esami del sangue per depressione e ansia entrassero nella pratica ordinaria, potrebbero apparire come un normale esame di laboratorio accanto al profilo lipidico o alla glicemia. La differenza starà nell’interpretazione del risultato e nelle fasi successive.

Gli esperti sottolineano tuttavia che nessun test, per quanto avanzato, potrà sostituire il colloquio con il medico e la relazione terapeutica. Il referto di laboratorio non mostrerà ciò che la persona sta realmente vivendo: il dolore per la perdita di una persona cara, il burnout lavorativo, la violenza domestica, la solitudine cronica.

Il medico dovrà continuare ad ascoltare, a fare domande, a tenere conto della storia di vita e del contesto che nessuno strumento in una provetta potrà mai vedere. Gli psichiatri ricordano che la salute mentale dipende da una combinazione di fattori biologici, psicologici e sociali.

Emergono anche interrogativi sull’accessibilità. Questi esami saranno disponibili soltanto nelle grandi città e nelle cliniche private, oppure diventeranno uno standard nel sistema sanitario pubblico? Come proteggere i dati affinché i risultati non vengano usati impropriamente, ad esempio nell’ambito lavorativo o assicurativo?

Questi dubbi richiedono norme giuridiche chiare e decisioni finanziarie concrete. La sola esistenza della tecnologia non garantisce che ottenga un posto equo nel sistema. I ministeri della salute dei Paesi europei seguono gli sviluppi con un interesse cauto.

A che punto è la scienza e cosa ci aspetta dopo il 2026

I ricercatori stanno già lavorando su questi test in molti Paesi europei. I laboratori confrontano i risultati di migliaia di persone con diversi tipi di disturbi e di gruppi di controllo senza tali problematiche. L’obiettivo è verificare che il test indichi effettivamente depressione o ansia, e non un’altra condizione, come uno stato infiammatorio o una malattia somatica grave.

Il piano prevede inizialmente l’introduzione dei test in centri selezionati in modalità pilota. Solo quando i risultati si dimostreranno riproducibili e praticamente utilizzabili si potrà pensare a una diffusione più ampia negli ambulatori ordinari. Si tratta di una prospettiva che si misura in anni, non in mesi.

Ricercatori delle università di Berlino, Amsterdam e Copenaghen collaborano alla standardizzazione dei metodi di misurazione. Gli esperti dell’Associazione Psichiatrica Europea raccomandano un ottimismo cauto, ma mettono in guardia da aspettative eccessive.

Il paziente comune deve già interessarsi a questo tema?

Per chi oggi lotta con i sintomi della depressione o dell’ansia, la cosa più importante rimane ciò che è già disponibile adesso: una visita dal medico di base, dallo psicologo, dallo psichiatra, una conversazione con le persone care, il cambiamento di alcune abitudini. L’esame del sangue potrà in futuro diventare un ulteriore elemento di questo puzzle, ma non sostituirà il primo passo fondamentale — chiedere aiuto.

Vale però la pena sapere che i prossimi anni potrebbero cambiare radicalmente il modo in cui parliamo di salute mentale. Se la depressione iniziasse a comparire nei referti accanto al colesterolo o alla glicemia, la conversazione su di essa potrebbe spostarsi ancora di più dalla sfera dei temi imbarazzanti al normale dialogo medico.

Per alcune persone sarà un grande sollievo: è più facile accettare una diagnosi quando dietro di essa c’è sia un colloquio approfondito sia un segnale chiaro proveniente dall’organismo. Dall’altro lato, emergerà la tentazione di ridurre tutto a numeri. Ma la salute mentale resterà sempre una combinazione di biologia, esperienze vissute, relazioni e ambiente quotidiano. La tecnologia si può perfezionare — la persona ha sempre bisogno di essere ascoltata.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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