Una start-up vuole trascinare rocce spaziali in enormi sacchi in orbita terrestre

Catturare asteroidi da 100 tonnellate con sacchi gonfiabili: il piano di TransAstra

La società californiana TransAstra sta sviluppando una tecnologia capace di catturare asteroidi del peso di circa 100 tonnellate. Non si tratta di una dimostrazione di forza spettacolare: l’obiettivo è costruire una vera industria cosmica alimentata da materie prime già presenti nello spazio.

Invece di lanciare ogni materiale dalla superficie terrestre, l’azienda punta a sfruttare le risorse che esistono già nell’ambiente spaziale. Gli asteroidi contengono acqua ghiacciata, ferro, nichel e metalli preziosi — esattamente ciò che servirà per costruire satelliti, basi orbitali e produrre carburante per le missioni interplanetarie.

Ingegneri e scienziati sottolineano da tempo che il principale ostacolo all’espansione nello spazio sono i costi di trasporto. Ogni chilogrammo estratto dalla gravità terrestre costa migliaia di dollari. Estrarre risorse direttamente in orbita o in prossimità di punti gravitazionali stabili potrebbe essere la soluzione, riducendo drasticamente il consumo di propellente necessario a mantenere i materiali in posizione.

Come funziona il gigantesco sacco per un asteroide grande quanto una casa

TransAstra ha progettato un sistema per intercettare asteroidi di circa 100 tonnellate — oggetti grandi quanto una normale abitazione. Il cuore della tecnologia è un enorme involucro gonfiabile realizzato con polimeri ad altissima resistenza, come il Kapton, materiale già collaudato nelle missioni spaziali.

Il principio è relativamente semplice da descrivere, ma straordinariamente difficile da realizzare. Un veicolo operativo raggiungerà il piccolo asteroide, dispiegherà attorno ad esso una copertura flessibile e lo avvolgerà completamente. Una volta che la roccia si trova all’interno, l’intero pacchetto può essere trainato in modo sicuro verso un’area più adatta al lavoro dei robot estrattivi.

Il piano prevede di stabilizzare il movimento dell’asteroide all’interno della struttura a pallone, per poi rimorchiarlo verso un punto gravitazionale stabile dove sorgerà qualcosa di simile a una fabbrica di lavorazione in orbita. Un cliente ancora non identificato ha già finanziato uno studio di fattibilità della missione, denominata con il nome provvisorio di New Moon.

Uno studio del genere comporta un’analisi dettagliata della fattibilità tecnica, finanziaria e logistica del progetto. Gli ingegneri di TransAstra hanno dovuto dimostrare che i materiali reggono al contatto con la superficie irregolare della roccia, ai bombardamenti di micrometeoriti e alle violente oscillazioni termiche. Il sacco deve funzionare senza guasti per mesi o addirittura anni, trainando un obiettivo di cento tonnellate attraverso milioni di chilometri.

Perché i punti di Lagrange sono la base ideale per questa impresa

TransAstra valuta di trasportare gli asteroidi catturati nelle vicinanze del punto di Lagrange L2. Quest’area particolare si trova a circa 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, sul lato opposto rispetto al Sole. In quella zona le forze gravitazionali del nostro pianeta e della stella si bilanciano parzialmente, consentendo di mantenere oggetti in posizione con un consumo di carburante relativamente ridotto.

Questi punti attraggono da tempo l’attenzione degli ingegneri. In una regione simile operano già avanzati osservatori cosmici, come il Telescopio Spaziale James Webb, perché la posizione stabile favorisce sia il funzionamento degli strumenti sia le comunicazioni. Per l’industria estrattiva spaziale è una localizzazione ideale: lontano dall’atmosfera, ma abbastanza vicina da mantenere il contatto con la Terra e trasmettere dati regolarmente.

Specialisti di università e istituti di ricerca evidenziano da tempo che i punti di Lagrange potrebbero fungere da veri e propri porti cosmici per le missioni future. Gli oggetti collocati in queste aree richiedono solo piccole correzioni di traiettoria, risparmiando propellente e prolungando la vita operativa dei sistemi.

Asteroidi come stazioni di rifornimento e depositi di materie prime

Il motivo principale per cui questa start-up si interessa a rocce che vagano nel sistema solare sono le materie prime. Molti piccoli asteroidi sono ricchi di acqua ghiacciata e di metalli che sulla Terra valgono fortune. L’azienda distingue due categorie di oggetti particolarmente interessanti:

  • Asteroidi di tipo C — scuri, ricchi di ghiaccio d’acqua e composti carboniosi
  • Asteroidi di tipo M — fortemente metallici, colmi di ferro, nichel e metalli preziosi come platino e iridio
  • Il ghiaccio d’acqua come fonte di idrogeno e ossigeno per il carburante dei razzi e per la respirazione degli equipaggi
  • I metalli utilizzabili per produrre strutture portanti, pannelli e schermi contro le radiazioni
  • I composti carboniosi impiegabili nella produzione di plastica e altri materiali organici
  • Il regolite come materia prima per la stampa 3D di barriere protettive e componenti edili

Dal ghiaccio si possono ricavare idrogeno e ossigeno, ovvero i componenti del carburante per razzi e dell’aria respirabile nelle future basi abitate. I metalli rappresentano invece il materiale per costruire strutture portanti, pannelli, schermi contro le radiazioni e componenti dei motori. In teoria, questo rende possibile progettare una catena produttiva che non dipende quasi per nulla dalle risorse lanciate dalla Terra.

Il fondatore di TransAstra, Joel Sercel, vede negli asteroidi catturati la base di una futura industria orbitale. I robot dovranno affinare le tecniche di lavorazione dei minerali, da cui nascerà­no componenti per satelliti e carburante per missioni interplanetarie. Secondo le sue parole si tratterà di un processo a più stadi: prima l’estrazione del ghiaccio d’acqua, poi l’elettrolisi per ottenere idrogeno e ossigeno, infine la raffinazione dei metalli in assenza di gravità.

Centinaia di obiettivi da catturare nell’arco di un decennio

Secondo le stime dell’azienda, nell’area raggiungibile dalle missioni si trovano circa 250 piccoli asteroidi catturabili nel corso dei prossimi quindici anni. Si tratta di oggetti con un diametro inferiore ai 20 metri — troppo piccoli per rappresentare una minaccia seria per il pianeta, ma sufficientemente ricchi di risorse da rendere la loro valorizzazione conveniente.

L’elemento chiave del piano è una flotta di navi riutilizzabili. Invece di costruire un nuovo veicolo per ogni missione, TransAstra vuole che i rimorchiatori robotici tornino in prossimità della Terra, si riforniscano di carburante — preferibilmente estratto da asteroidi precedentemente catturati — e ripartano verso un nuovo obiettivo. In questo scenario, ogni viaggio successivo dovrebbe risultare più economico e redditizio del precedente.

Scienziati specializzati in scienze planetarie avvertono che il censimento dei piccoli asteroidi è ancora agli inizi. Telescopi come Pan-STARRS alle Hawaii o il Catalina Sky Survey in Arizona scoprono ogni anno decine di nuovi oggetti vicini alla Terra. Una parte di questi ha orbite favorevoli alla cattura, con un fabbisogno energetico relativamente contenuto.

TransAstra prevede che la prima missione dimostrativa possa avvenire entro la fine di questo decennio. Il veicolo di prova dovrà verificare il dispiegamento del sistema a sacco, la stabilizzazione di un piccolo oggetto e il suo spostamento controllato verso un’orbita più alta. Solo dopo seguirà il traino di un vero asteroide verso il punto di Lagrange.

Rischi, sicurezza e domande ancora senza risposta

L’idea di collocare una roccia di varie decine di metri nelle immediate vicinanze della Terra solleva comprensibili interrogativi sulla sicurezza. Anche un piccolo errore durante le manovre potrebbe alterare la traiettoria dell’oggetto in modo sfavorevole per il nostro pianeta. Il team di TransAstra sostiene che verranno catturati solo piccoli asteroidi, sui quali è molto più facile mantenere il controllo rispetto ai colossi di diversi chilometri.

Il rischio riguarda anche la struttura stessa del sacco. Deve resistere al contatto con una roccia irregolare e tagliente, ai micrometeoriti e alle brusche variazioni di temperatura. Gli ingegneri puntano su materiali già noti dalle missioni spaziali, ma la scala della costruzione sarà qualcosa di completamente inedito. Il progetto richiede numerosi test a terra e dimostrazioni orbitali su oggetti di prova più piccoli.

Esperti di agenzie spaziali sottolineano la necessità di protocolli di sicurezza internazionali. Ogni oggetto spostato in prossimità della Terra dovrebbe essere dotato di sistemi di backup per la modifica della traiettoria in caso di avaria del propulsore principale. Dovrebbe inoltre esistere un monitoraggio internazionale di tutte le operazioni di estrazione, simile alla sorveglianza già in atto per i detriti spaziali.

Questa impresa può essere economicamente sostenibile?

L’economia di un simile progetto è un capitolo a sé. Oggi i costi per portare un chilogrammo di carico in orbita stanno calando rapidamente grazie ai razzi riutilizzabili, eppure si calcolano ancora in migliaia di dollari. I sostenitori dell’estrazione mineraria spaziale affermano che nel lungo periodo sarà più economico sfruttare le risorse disponibili al di fuori dell’atmosfera.

Gli scettici indicano i costi di costruzione della flotta di robot, il rischio di guasti e le enormi spese di ricerca e sviluppo. Per ora molto dipende dal fatto che lo studio New Moon confermi la fattibilità complessiva del progetto e attiri nuovi investitori — sia privati sia istituzionali, come le agenzie governative alla ricerca di nuovi metodi per rifornire le missioni a lungo raggio.

Analisti di fondi d’investimento orientati al settore spaziale stimano che la vera redditività dell’estrazione mineraria asteroidale non arriverà prima di dieci o quindici anni. Per ora si tratta principalmente di costruire l’infrastruttura di base e testare le tecnologie. Aziende come Planetary Resources o Deep Space Industries sono fallite in passato proprio perché avevano sottovalutato i tempi di ritorno sull’investimento.

TransAstra si differenzia dai predecessori concentrandosi su obiettivi più piccoli e accessibili e su un’espansione graduale della flotta. Joel Sercel ha dichiarato pubblicamente di vedere i primi clienti commerciali tra gli operatori di costellazioni di satelliti, che potrebbero fare rifornimento di carburante direttamente in orbita, prolungando così significativamente la vita operativa delle loro sonde.

Dalla fantascienza a una vera industria orbitale

L’idea di catturare asteroidi non è nuova. In passato piani simili erano comparsi in documenti della NASA e di altre aziende, ma nessuno era andato oltre la fase concettuale o i primi studi preliminari. TransAstra si distingue per il suo approccio: l’azienda si concentra su oggetti più piccoli, meccanismi di cattura più semplici e una costruzione progressiva dell’infrastruttura orbitale.

Se anche solo una parte di questa visione si realizzerà, il modo in cui costruiamo satelliti e grandi strutture potrebbe cambiare radicalmente. Invece di assemblare enormi telescopi sulla Terra e montarli in orbita con moduli costosi, gli ingegneri potrebbero usare componenti prodotti direttamente dai minerali asteroidali. Un tale approccio apre la strada anche a missioni più economiche verso Marte o la fascia degli asteroidi, poiché carburante e materiali costruttivi proverranno “dalla rotta”, non dalla superficie terrestre.

Per la persona comune sembra una visione lontana, ma i primi passi si stanno compiendo proprio adesso, sotto forma di ricerche, simulazioni e prototipi. Nei prossimi anni varrà la pena osservare se attorno a progetti come New Moon comincerà a formarsi un intero ecosistema di aziende: dai produttori di robot ai fornitori di software, fino agli operatori di “raffinerie” orbitali e stazioni di rifornimento per le navi spaziali.

In un contesto più ampio, l’estrazione mineraria spaziale sta diventando anche un tema politico e giuridico. Sarà necessario rispondere a domande su chi ha il diritto di sfruttare un determinato asteroide, come ripartire i profitti e come prevenire potenziali conflitti. TransAstra non sta quindi costruendo solo la tecnologia del sacco per le rocce cosmiche, ma anche un impulso verso la creazione di nuove regole del gioco in uno spazio che finora è stato principalmente dominio della scienza e delle missioni di ricerca.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

Scroll to Top