Come un semplice trucco riduce il rischio di mercurio nel tonno in scatola

Il tonno in scatola nasconde più di semplici proteine

Una lattina di tonno può salvare il pranzo in pochi minuti, ma oltre alle proteine contiene qualcosa a cui raramente pensiamo. Le ricerche delle organizzazioni europee per la tutela dei consumatori hanno rilevato mercurio in ogni singola confezione analizzata, talvolta in concentrazioni davvero elevate.

I nutrizionisti non consigliano di eliminare il tonno in scatola dalla dieta, ma di imparare a sceglierlo con più attenzione. Ed è proprio qui che entra in gioco un trucco semplicissimo, capace di ridurre significativamente l’esposizione ai metalli pesanti.

Il mercurio finisce nei mari e negli oceani principalmente a causa delle attività umane. L’industria, la combustione del carbone e le acque reflue contaminate rilasciano questo metallo nell’ambiente acquatico. Una volta nell’acqua, si trasforma in metilmercurio, un composto altamente tossico che si accumula facilmente negli organismi marini. Prima lo assorbono i microrganismi, poi i pesci piccoli, poi quelli più grandi, fino ad arrivare ai predatori apicali come il tonno. Ogni passaggio nella catena alimentare aggiunge la propria dose di mercurio, così nei pesci di grandi dimensioni la concentrazione di questa sostanza risulta molte volte superiore rispetto all’acqua circostante. Più il pesce è grande e longevo, più mercurio accumula nella sua carne.

A complicare ulteriormente le cose ci sono normative piuttosto permissive. Per la maggior parte delle specie ittiche nell’Unione Europea il limite di mercurio è fissato a 0,3 mg/kg. Per il tonno, invece, sale fino a 1 mg/kg. Nella pratica, molte lattine rientrano sotto questa soglia, ma alcune la superano. Sono stati trovati campioni con valori vicini a 4 mg/kg. Gli esperti dell’Organizzazione Europea dei Consumatori avvertono che questi livelli non sono trascurabili, soprattutto per chi consuma tonno regolarmente. Un capitolo a parte riguarda il sale: cento grammi di tonno in scatola possono fornire circa 1,5 g di sodio, e in pochi si fermano a una porzione così ridotta. Per chi soffre di ipertensione o patologie cardiovascolari, si tratta di un segnale d’allerta importante.

Perché il tonno in scatola contiene così tanto mercurio

Il mercurio nell’ambiente marino si comporta come un veleno cumulativo. Gli organismi più piccoli lo assorbono in quantità minime, ma quando vengono mangiati da un pesce più piccolo, il mercurio si deposita nel suo corpo. Quando quel pesce viene a sua volta predato da uno più grande, il mercurio si trasferisce anche lì. Il tonno, in quanto predatore apicale, consuma migliaia di pesci più piccoli nel corso della sua vita, e la concentrazione di metilmercurio nel suo tessuto muscolare si moltiplica di conseguenza.

Ricercatori di università nel Regno Unito e in Spagna monitorano da anni i livelli di mercurio nei pesci marini. I loro studi dimostrano che il processo di bioaccumulazione è più intenso proprio nelle specie longeve. Il tonno rosso può vivere fino a quindici anni, il tonno pinna blu addirittura oltre trent’anni. In tutto questo tempo accumula quantità di mercurio molto superiori rispetto, ad esempio, alle sardine o agli sgombri, che vivono meno a lungo e si nutrono prevalentemente di plancton.

Le autorità europee per la sicurezza alimentare testano periodicamente campioni presenti sul mercato. Le analisi degli ultimi anni confermano che il problema non nasce dal processo produttivo: il mercurio è naturalmente presente nella carne del pesce ancor prima che venga inscatolato. La conservazione non modifica la concentrazione di mercurio, si limita a mantenerla invariata.

Non tutto il tonno contiene la stessa quantità di mercurio

I nutrizionisti sottolineano un dato fondamentale: la specie di tonno incide enormemente sulla quantità di mercurio che si ingerisce. Le analisi condotte in diversi paesi mostrano che le specie di dimensioni ridotte, con un ciclo vitale più breve, accumulano sensibilmente meno metalli pesanti rispetto ai loro parenti più grandi. Una dietologa citata dai media spagnoli mette in evidenza un dettaglio semplicissimo: l’etichetta. È proprio lì che si trova il nome preciso della specie, se il produttore lo indica chiaramente senza nascondersi dietro generiche denominazioni come “tonno chiaro”.

Specie più piccole come lo skipjack, noto anche come tonnetto striato, presentano statisticamente valori molto più bassi di metalli pesanti. Questo pesce raggiunge dimensioni minori, ha un ciclo di vita più corto e si nutre prevalentemente di piccoli crostacei e pesciolini. Per questo motivo la sua carne è molto meno carica di mercurio rispetto al tonno pinna blu o al tonno rosso, che possono pesare centinaia di chilogrammi e vivono decisamente più a lungo.

La chiave è nel nome della specie riportato sulla confezione. Cerca varietà più piccole e a crescita rapida, non generici “tonni chiari” privi di ulteriori specifiche. Se sull’etichetta compare il nome scientifico o il nome comune preciso della specie, è un buon segnale: il produttore sa cosa vende e non ha motivo di nascondere le informazioni.

Alcuni tonni in scatola contengono un mix di specie diverse. In quel caso non puoi sapere in che proporzione sia presente lo skipjack rispetto a specie più grandi e rischiose. La trasparenza del produttore diventa quindi un elemento guida fondamentale nella scelta.

Cosa controllare sull’etichetta di una lattina di tonno

La maggior parte delle persone butta la lattina nel carrello quasi in automatico: è in offerta, è un marchio noto, è abitudine. Gli esperti di nutrizione raccomandano di dedicare dieci secondi alla lettura del testo sul retro della confezione. Quei dieci secondi cambiano concretamente il livello di esposizione al mercurio. Sull’etichetta bisogna cercare soprattutto la specie, il contenuto di sale, gli ingredienti e il tipo di liquido di conservazione.

La specie è la prima informazione cruciale. Scegli varietà più piccole come skipjack o bonito. Più l’indicazione è generica, meno sai sul mercurio contenuto all’interno. Il contenuto di sodio dovrebbe essere il più vicino possibile a 1 g per 100 g di prodotto, specialmente per chi consuma spesso conserve. Valori più alti pesano sul sistema cardiovascolare, come confermano i cardiologi.

Gli ingredienti dovrebbero essere semplici. Tonno, acqua o olio d’oliva e sale sono molto più prevedibili di un lungo elenco di additivi e aromi. Anche il tipo di liquido conta: il tonno al naturale ha meno calorie, quello in olio d’oliva di qualità fornisce grassi benefici, ma rimane comunque una fonte di mercurio. L’olio d’oliva può inoltre contribuire a ridurre i processi infiammatori potenzialmente legati allo stress ossidativo dei metalli pesanti.

Alcuni produttori indicano sull’etichetta anche la zona di pesca. I tonni provenienti da certe aree dell’Oceano Pacifico possono presentare concentrazioni di mercurio inferiori rispetto a quelli di altre regioni. Se hai la possibilità di scegliere, privilegia i marchi che condividono questa informazione.

I nutrizionisti lo ribadiscono: ogni lattina, anche quella scelta con più cura, conterrà una certa quantità di metalli pesanti. L’obiettivo non è eliminare completamente il rischio, ma ridurlo in modo ragionevole, soprattutto quando si consuma tonno più volte alla settimana.

Con quale frequenza si può mangiare tonno in scatola senza rischi

Le istituzioni europee per la nutrizione raccomandano di portare il pesce in tavola due volte alla settimana, sia per le proteine che per gli acidi grassi omega-3, le vitamine del gruppo B, lo iodio e il selenio. Il problema nasce quando l’unico pesce nel menu diventa un grande predatore, appunto il tonno. Un piano ragionevole per un adulto sano potrebbe essere il seguente:

  • Due porzioni di pesce a settimana, di cui una di pesce grasso ricco di omega-3 come salmone, sardine, sgombro o aringa
  • La seconda porzione di un’altra specie, preferibilmente pesci più piccoli come merluzzo, platessa, sardine o aringa
  • Il tonno in scatola come aggiunta occasionale, non come fonte principale di pesce ogni due giorni
  • Alternanza delle fonti proteiche: carne di pollo, legumi, uova, ricotta e altre alternative

Le organizzazioni per la sicurezza alimentare suggeriscono di limitare il consumo di grandi predatori, specialmente per chi mangia molto pesce. Più frequentemente si ricorre a queste specie, maggiore è l’accumulo di mercurio nell’organismo. Ricercatori di una grande università hanno monitorato i livelli di mercurio nel sangue di persone che consumavano tonno quattro volte alla settimana, confermando valori significativamente più alti rispetto a chi lo mangiava una volta ogni due settimane.

Per un adulto sano, una lattina di tonno a settimana non rappresenta un problema. Le difficoltà emergono con un consumo regolare di tre o più porzioni settimanali per un periodo prolungato. Il corpo riesce a eliminare parzialmente il mercurio, ma con un apporto elevato non ce la fa e il metallo si accumula nel fegato, nei reni e nel tessuto nervoso.

Chi deve essere particolarmente prudente con il tonno e altri pesci predatori

Il metilmercurio è particolarmente pericoloso per i feti in via di sviluppo e per i bambini piccoli. Per questo i consigli per alcune categorie sono molto più severi rispetto al resto della popolazione. Nelle donne in gravidanza e in allattamento, un’esposizione elevata al mercurio può influenzare lo sviluppo del sistema nervoso del bambino. Da qui il consiglio di preferire pesci di piccola taglia e di ridurre drasticamente i grandi predatori.

Riduci le quantità di grandi predatori: tonno, orata, branzino, grandi tranci di platessa o luccio. Evita le specie più contaminate: squali, pesci spada, marlin, grandi pesci degli abissi. I medici specializzati in ginecologia e ostetricia informano regolarmente le donne in gravidanza sui rischi legati al consumo di pesci ad alto contenuto di mercurio.

Per i bambini sotto i tre anni, la dieta a base di pesce dovrebbe puntare sulle specie con meno metalli pesanti. Il tonno in scatola non deve sparire per sempre, ma è meglio trattarlo come un alimento occasionale piuttosto che come condimento fisso ogni settimana. I pediatri consigliano ai genitori di iniziare con pesci come merluzzo, platessa o sardine.

Per le donne in gravidanza e i bambini piccoli vale una regola semplice: meglio scegliere sardine, aringhe o sgombri con maggiore frequenza piuttosto che puntare sui grandi predatori in cima alla catena alimentare. Questi pesci più piccoli contengono quantità di acidi grassi omega-3 del tutto comparabili e rappresentano una scelta molto più sicura.

Sostituti pratici del tonno nella cucina di tutti i giorni

Invece di costruire l’intero menu attorno al tonno in scatola, prova ad introdurre qualche sostituzione semplice che cambia poco il sapore ma molto l’esposizione al mercurio. La pasta veloce puoi prepararla sostituendo metà del tonno con sardine in olio d’oliva, aromatizzate con limone e prezzemolo. Le sardine hanno un sapore più deciso, ma in combinazione con pomodoro e aglio funzionano alla perfezione.

La salade niçoise si prepara splendidamente sostituendo parte del tonno con uova sode e fagiolini sbollentati. Aggiungi olive, capperi e un condimento di succo di limone e olio d’oliva di qualità. Il gusto rimane mediterraneo e ricco. Il paté per il pane può essere preparato miscelando tonno e aringa o sgombro in parti uguali, aggiungendo yogurt bianco al posto della maionese e aneto fresco.

La pizza fatta in casa non deve avere per forza il tonno. Prova le acciughe o pezzi di merluzzo al forno. Le acciughe sono piccoli pesci dal sapore intenso, che salano abbondantemente l’impasto senza bisogno di aggiungere altro sale. Il merluzzo è delicato e si abbina benissimo a una base di panna o pomodoro. Questi semplici cambiamenti consentono di mantenere varietà nel menu riducendo allo stesso tempo l’apporto complessivo di mercurio.

I metalli pesanti tendono ad accumularsi sia nell’ambiente che nell’organismo umano. Per questo i nutrizionisti insistono sulla diversità: più si ruotano le specie ittiche e le zone di provenienza, minore è il rischio di superare il livello di sicurezza per una di esse.

Perché vale ancora la pena mangiare pesce nonostante il rischio mercurio

Il pesce è tra le migliori fonti di acidi grassi omega-3, che supportano cuore, cervello e sistema immunitario. Fornisce anche proteine complete, iodio, selenio e vitamina D. Per questo le istituzioni di sanità pubblica non consigliano di eliminare il pesce dalla dieta, ma invitano a scegliere le specie con criterio. Per chi ama il tonno, la strategia più sensata è passare dall’abitudine sempre tonno a a volte tonno, spesso pesci piccoli.

Cerca specie con minor contenuto di mercurio, riconoscibili dal nome sull’etichetta. Controlla le dimensioni delle porzioni: un’insalata con una lattina divisa tra quattro persone è ben diversa da una lattina intera a testa più volte alla settimana. Gli acidi grassi omega-3 presenti nel pesce hanno effetti antinfiammatori, abbassano i trigliceridi nel sangue e possono proteggere dalle malattie cardiovascolari, come confermano studi condotti da università in diversi paesi europei.

Il selenio contenuto nel pesce neutralizza parzialmente la tossicità del mercurio, un interessante meccanismo di difesa segnalato dai tossicologi. Tuttavia, un consumo eccessivo di tonno supera anche questo effetto protettivo. Si tratta quindi di trovare l’equilibrio tra benefici e rischi.

Adottare nuove abitudini davanti allo scaffale delle conserve e prestare un po’ di attenzione alla pianificazione settimanale dei pasti è sufficiente per sfruttare tutti i vantaggi del pesce senza aggiungere un carico inutile di metalli pesanti. Una lattina di tonno sembra innocua, ma dietro si nasconde un’intera storia di catena alimentare e inquinamento. Capire perché il mercurio si accumula soprattutto nei grandi predatori aiuta a fare acquisti e a pianificare i pasti con maggiore serenità e consapevolezza.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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