Gli scienziati spiegano il rimandare i compiti: un talento nascosto del cervello

Rimandi tutto all’ultimo momento e pensi di avere un problema?

Se tendi a procrastinare e ti senti in colpa per questo, gli psicologi dipingono un quadro completamente diverso. Dietro questo comportamento potrebbe nascondersi una combinazione rara di qualità mentali davvero preziose.

Nuovi studi psicologici dimostrano che rimandare continuamente le proprie responsabilità non deriva necessariamente dalla pigrizia. In molte persone, questo atteggiamento è legato a una combinazione insolita di caratteristiche: una maggiore resistenza alla frustrazione, un pensiero più flessibile e una creatività superiore nella risoluzione dei problemi.

Per anni, gli psicologi hanno considerato la procrastinazione come il nemico numero uno della produttività. Nelle aziende si combatte con corsi di formazione, nei manuali con lunghe liste di trucchi motivazionali. Eppure un team di ricerca guidato dalla psicologa Lauren Saling ha pubblicato sulla rivista New Ideas in Psychology risultati che offrono una visione molto meno in bianco e nero.

Cosa hanno scoperto i ricercatori sui procrastinatori

I partecipanti allo studio che rimandavano più spesso i compiti hanno ottenuto risultati migliori nei test che richiedevano il cosiddetto pensiero divergente. Si tratta di quella modalità mentale in cui non si cerca un’unica risposta corretta, ma si esplorano molteplici soluzioni possibili. Questi test sono indicatori affidabili del potenziale creativo e della capacità di affrontare i problemi in modo non convenzionale.

Chi tendeva a procrastinare trovava con maggiore frequenza soluzioni originali ed efficaci alle situazioni proposte. Tollerava meglio anche la frustrazione legata ai vincoli del compito assegnato. Rispetto a chi si metteva subito all’opera, i procrastinatori mostravano una soglia di tolleranza al disagio decisamente più alta.

Erano capaci di restare più a lungo con un problema irrisolto senza cedere all’impulso di afferrare la prima opzione disponibile. I ricercatori delle università di Melbourne e Adelaide sottolineano che questo approccio può portare a risultati più elaborati e originali.

Agire immediatamente può dare la sensazione di avere tutto sotto controllo, ma spesso porta a decisioni affrettate e a un numero maggiore di errori. Il cervello ha bisogno di tempo per elaborare le informazioni, collegare i punti e costruire strategie più complesse.

Perché non tutti quelli che aspettano sono pigri

Gli scienziati avvertono che una parte delle persone che temporeggia non sta affatto fuggendo dall’azione. Al contrario: il loro cervello lavora intensamente, solo in modo non visibile dall’esterno. Invece di buttarsi subito sul compito, esaminano gli scenari possibili, li confrontano tra loro e costruiscono mentalmente diverse varianti.

Questo stile di risposta ricorda un po’ i bambini che, prima di scegliere un giocattolo, esaminano con cura tutti gli scaffali uno per uno. Gli adulti che agiscono in fretta tendono a prendere la prima cosa che capita. Statisticamente, sbagliano più spesso, anche se appaiono più organizzati.

I neuroscienziati dell’Università della California hanno scoperto che la fase di incubazione — quel periodo di apparente inattività — è fondamentale per il cervello. Durante questo tempo, nell’ippocampo e nella corteccia prefrontale avviene un’intensa classificazione delle informazioni, che in seguito consente decisioni più rapide e precise.

Due tipi di procrastinazione: attiva e passiva

La psicologia odierna distingue almeno due forme di procrastinazione. La differenza tra loro è sostanziale, perché solo una è realmente associata alle risorse cognitive preziose di cui parlano le ricerche.

La procrastinazione passiva emerge quando sei bloccato dalla paura. Chi adotta questo stile rimanda perché si sente sopraffatto. Spesso ripete a se stesso pensieri come: “Non ce la farò”, “sbaglierò di nuovo”. Il compito assume proporzioni enormi nella sua mente. Compaiono vergogna, tensione, una stretta alla gola, e l’organismo entra in uno stato di blocco.

Segnali tipici della procrastinazione passiva:

  • paralisi decisionale e incapacità di fare il primo piccolo passo
  • ripetizione ossessiva dei propri fallimenti passati nella testa
  • rifugio nelle serie TV, nel riordinare casa o nello scorrere i social invece di affrontare il compito
  • sensi di colpa intensi e abbassamento dell’autostima
  • sensazione di nausea o ansia al solo pensiero dell’impegno in questione
  • evitamento di telefonate o email collegate al compito da svolgere

In questo caso, rimandare diventa il sintomo di altre difficoltà: paura del giudizio altrui, perfezionismo o sovraccarico emotivo. Qui servono strategie per migliorare l’equilibrio emotivo, a volte anche il supporto di uno specialista come uno psicologo o un coach.

La procrastinazione attiva come strategia consapevole

Il secondo tipo riguarda le persone che deliberatamente lasciano un compito per dopo, perché sanno che in questo modo lavorano meglio. Non si tratta di fuga, ma di un utilizzo strategico del tempo prima di iniziare.

Nel loro caso, il periodo senza azioni visibili non è vuoto. Nella testa avviene una pianificazione silenziosa: nascono associazioni, nuove idee, connessioni tra argomenti apparentemente lontani. Solo quando il materiale è maturo, queste persone passano all’esecuzione — spesso in modo molto concentrato, con risultati sorprendenti.

Il procrastinatore attivo non fugge dal compito: negozia semplicemente con il tempo per estrarre dal proprio cervello la massima qualità possibile. La psicologa Susan Krauss Whitbourne dell’Università del Massachusetts sottolinea che queste persone eccellono spesso in professioni creative come il design grafico, il copywriting o la pianificazione strategica.

La dottoressa Angela Duckworth dell’Università della Pennsylvania aggiunge che i procrastinatori attivi ottengono punteggi più alti nei test di flessibilità cognitiva e nella capacità di gestire l’ambiguità. Il loro cervello usa il tempo per incubare le idee, proprio come il compositore Ludwig van Beethoven, che portava le melodie in testa per settimane prima di trascriverle.

Come sfruttare in pratica il talento del procrastinatore

Se tendi a rimandare, puoi guadagnare molto iniziando a vederti non come qualcuno eternamente in ritardo, ma come una persona con un preciso profilo di lavoro mentale. Un profilo del genere, ben gestito, risulta estremamente prezioso in contesti creativi, progettuali o strategici.

Una delle tecniche più semplici consiste nell’introdurre due scadenze. La prima — interna e anticipata — serve a creare spazio per il pensiero libero, gli appunti e le bozze. La seconda — quella definitiva — è riservata all’esecuzione dei passi pianificati.

In pratica, questo significa:

  • pianificare i compiti con un margine di tempo per lasciar maturare l’idea nella testa
  • annotare le associazioni libere e le intuizioni che emergono tra un’attività e l’altra
  • suddividere i grandi progetti in fasi brevi, per ridurre la componente ansiosa del rimandare
  • comunicare agli altri il proprio stile di lavoro, per evitare l’etichetta di persona irresponsabile
  • usare applicazioni come Notion o Trello per strutturare i pensieri durante la fase di incubazione
  • sperimentare tecniche come il Pomodoro nella fase di esecuzione vera e propria

Vale la pena osservare per quali compiti il tuo rimandare si trasforma in blocco e per quali genera invece soluzioni più interessanti. Questa mappa ti aiuterà a distinguere le situazioni in cui hai bisogno di disciplina da quelle in cui è più saggio concederti ancora un po’ di tempo per riflettere.

Cosa ti sta davvero comunicando la tua procrastinazione

Gli esperti consigliano di non considerare la procrastinazione esclusivamente come un difetto del carattere. Un approccio più preciso consiste nel trattare ogni rimando come un segnale di feedback sul compito stesso o sulle proprie risorse interiori.

Le cause più frequenti che si nascondono dietro il “lo faccio dopo”:

  • il compito non ha senso per te e non vedi il collegamento con i tuoi obiettivi importanti
  • hai paura del giudizio, del rifiuto o di perdere la tua reputazione
  • l’incarico è vago e non sai esattamente cosa ci si aspetta da te
  • hai poca energia e il cervello si difende da un ulteriore carico
  • ti mancano gli strumenti o le conoscenze concrete per portare a termine il lavoro
  • la scadenza è irrealistica e inconsciamente sai già che non riuscirai a rispettarla

Se scopri cosa causa esattamente la tua fuga nel rimandare, puoi trasformarla in uno strumento: un segnale che indica la necessità di chiarire l’obiettivo, chiedere supporto o riorganizzare il compito in modo diverso. I neurologi del Max Planck Institute hanno scoperto che il cervello procrastina spesso come forma di autodifesa contro il sovraccarico cognitivo.

Il dottor Tim Pychyl della Carleton University di Ottawa sottolinea che la procrastinazione è spesso legata alla regolazione delle emozioni, non alla gestione del tempo. Quando individui il tuo innesco emotivo, ottieni uno strumento per un cambiamento molto più efficace.

La procrastinazione in sé non è né una virtù né un vizio. Può essere il segnale di un sovraccarico, ma anche un meccanismo attraverso cui il cervello valuta tranquillamente diversi scenari prima di scegliere il migliore. La differenza sta nel capire se sei tu a usare il rimandare come strumento, o se è lui a usare te. Quando imparerai a stabilire consapevolmente i tuoi limiti di tempo e ad ascoltare ciò che la procrastinazione vuole dirti, trasformerai con più facilità questo presunto difetto in un vantaggio reale. E se non inizi adesso, quando sarebbe il momento giusto?

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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