Mercurio nel tonno in scatola: il semplice trucco della dietologa che cambia tutto

Il tonno in scatola nasconde più di quanto pensiamo

Il tonno in scatola è spesso considerato un pranzo rapido e “sicuro”. I dati più recenti, però, raccontano una storia diversa: le organizzazioni europee per la tutela dei consumatori hanno rilevato mercurio in ogni singola lattina analizzata.

L’analisi di decine di prodotti disponibili sul mercato europeo ha confermato la presenza di mercurio in tutti i campioni esaminati. In una parte significativa delle lattine, la concentrazione era così elevata da poter aumentare concretamente il carico di metalli pesanti nell’organismo con un consumo regolare. La buona notizia è che i dietologi indicano un metodo semplice per scegliere una lattina con un livello di contaminazione notevolmente inferiore.

Il pesce rimane un alimento prezioso: fornisce proteine complete, vitamina D, iodio, selenio e acidi grassi omega-3. Le autorità sanitarie pubbliche non consigliano di eliminarlo dalla dieta, ma di sceglierlo con maggiore attenzione. L’informazione chiave — quella che spesso ignoriamo — si trova scritta in piccolo sull’etichetta: il nome esatto della specie. Ed è proprio qui che entra in gioco il trucco suggerito dalla dietologa.

Perché il tonno in scatola contiene così tanto mercurio

Il mercurio finisce nei mari principalmente attraverso le emissioni industriali e i fumi di combustione. Una volta nell’acqua, si trasforma in una forma tossica che penetra facilmente nei tessuti dei pesci. All’inizio della catena alimentare le concentrazioni sono minime, ma crescono a ogni livello successivo. I pesci piccoli mangiano il plancton, quelli più grandi inghiottono i pesci piccoli, e alla fine compaiono i predatori che accumulano tutto ciò che le loro prede hanno “consumato”.

Nei pesci grandi, longevi e predatori — come il tonno — la concentrazione di mercurio può essere molte volte superiore rispetto alle specie di piccola taglia. I dietologi sottolineano da anni che è preferibile scegliere pesci più piccoli e grassi: vivono meno a lungo, pesano meno e semplicemente non riescono ad assorbire tante tossine.

Il tonno si trova in cima alla catena alimentare marina, tra i principali predatori degli oceani, e proprio per questo risulta particolarmente carico di mercurio. Per chi lo consuma più volte alla settimana, questo dato può rappresentare un problema concreto per la salute.

Le normative vigenti non tutelano completamente i consumatori di tonno

Per il tonno è stato fissato un limite di mercurio più elevato rispetto alla maggior parte degli altri pesci. La soglia consentita è di 1 mg/kg, mentre per molte altre specie il limite scende a 0,3 mg/kg. Sembra un dettaglio, ma per chi apre una lattina più volte a settimana la differenza è tutt’altro che trascurabile.

In un’ampia ricerca condotta dalle organizzazioni europee di tutela dei consumatori sono state analizzate 148 lattine di tonno. I risultati sono poco rassicuranti: più della metà presentava concentrazioni di mercurio superiori a 0,3 mg/kg e circa una su dieci superava addirittura il limite legale di 1 mg/kg. Il record ha toccato 3,9 mg/kg — un valore che nessuno si aspetterebbe in un prodotto di consumo quotidiano.

A tutto questo si aggiunge un quantitativo considerevole di sale: in media circa 1,5 g per 100 g di prodotto. Per chi soffre di ipertensione o di problemi cardiovascolari, si tratta di un ulteriore motivo per consumarlo con moderazione e criterio. Le agenzie europee per la sicurezza alimentare avvertono chiaramente che alcune categorie di persone sono più sensibili ai metalli pesanti.

Non tutto il tonno è uguale: la specie fa la differenza

Nelle conserve si trovano principalmente tre tipi di tonno: il tonno striato (Katsuwonus pelamis), il tonno pinna gialla (Thunnus albacares) e il tonno bianco o alalunga (Thunnus alalunga). Più il pesce è grande e longevo, più mercurio accumula nel corso della vita. Per questo motivo, il tonno striato risulta generalmente il meno contaminato.

La dietologa citata nella stampa internazionale consiglia di leggere con attenzione l’etichetta prima di mettere la lattina nel carrello. La scelta migliore per chi consuma spesso tonno in scatola è la varietà di specie più piccola — solitamente indicata come tonno striato o con il nome latino Katsuwonus pelamis.

Sulla confezione dovrebbe essere riportata la specie precisa. In pratica, vale la pena sviluppare alcune abitudini di acquisto:

  • cerca la dicitura “striato” oppure il nome scientifico Katsuwonus pelamis
  • verifica se il produttore indica “tonno bianco” o “pinna gialla” — è un segnale che il pesce potrebbe aver accumulato più mercurio
  • non farti guidare solo da etichette come “tonno al naturale” — l’elemento chiave è sempre la descrizione della specie
  • controlla anche il contenuto di sale per 100 g di prodotto
  • se mangi tonno più volte a settimana, alterna marche e zone di provenienza

Scegliere la specie giusta non “ripulisce” la lattina dai metalli pesanti, ma secondo le analisi può ridurre sensibilmente l’esposizione nell’arco di mesi o anni. Già il semplice passaggio al tonno striato, abbinato a una porzione settimanale di pesce di piccola taglia, cambia concretamente l’equilibrio complessivo.

Con quale frequenza si può mangiare tonno in scatola

Gli esperti raccomandano di consumare pesce due volte a settimana: una volta dovrebbe trattarsi di un pesce grasso ricco di omega-3 (come salmone, sardine, sgombro o aringa) e una volta di un’altra varietà, come merluzzo, platessa o nasello. La rotazione è fondamentale: specie diverse, zone di pesca diverse, origini diverse tra pescato selvatico e allevato.

Il tonno in scatola è meglio trattarlo come un’aggiunta occasionale, non come la base del consumo settimanale di pesce — soprattutto se si apre la lattina più volte a settimana. Per un adulto sano, consumarlo saltuariamente non costituisce un problema particolare, a patto che gli altri pesci presenti nella dieta appartengano a specie più piccole.

Maggiore cautela è invece necessaria durante la gravidanza, l’allattamento e per i bambini piccoli. Il rischio di un’eccessiva esposizione al mercurio dipende da diversi fattori: il peso corporeo, le condizioni di salute generali, la frequenza di consumo di grandi pesci predatori e la varietà o mancanza di varietà delle specie nella dieta.

Chi dovrebbe prestare particolare attenzione al tonno

Le donne in gravidanza, le madri che allattano e i bambini fino a 3 anni dovrebbero limitare il consumo di grandi pesci predatori. In concreto, questo significa:

  • ridurre significativamente le quantità di tonno, palamita, pesce spada, platessa, luccio, branzino di grossa taglia e pesci surgelati con etichettatura poco chiara
  • evitare le specie più contaminate, come squalo, pesce spada, marlin, lampreda e altri grandi predatori oceanici

Questi pesci compaiono soprattutto nei ristoranti e nei piatti esotici, ma a volte si trovano anche nei filetti surgelati. Vale quindi la pena leggere le etichette con la stessa attenzione che si riserva alle lattine di tonno. Chi mangia un’insalata di tonno una volta ogni due settimane si trova in una situazione completamente diversa da chi apre quattro lattine a settimana consumando raramente altri tipi di pesce.

Alternative pratiche: cosa scegliere al posto del tonno in scatola

Se il tonno in scatola è il tuo prodotto “salvavita” per panini veloci e insalate, è facile cadere nella routine di aprire sempre la stessa lattina più volte a settimana. Alcune sostituzioni semplici possono risolvere la situazione senza rinunciare alla praticità.

Stessa comodità, meno metalli pesanti:

  • conserve di sardine e sgombro — anch’essi pesci grassi, ma di dimensioni più ridotte e generalmente meno contaminati
  • aringa sott’olio o al naturale, preferibilmente da fonti affidabili
  • filetti surgelati di merluzzo, nasello o platessa — ottimi per cotture rapide in padella o al vapore
  • paté di sgombro con uova e ricotta come alternativa alla crema di tonno
  • creme vegetali a base di ceci o fagioli per alcuni giorni della settimana

In questo modo il tonno in scatola diventa una delle tante opzioni disponibili, anziché il principale “fornitore” di pesce nella dieta. Ciò riduce l’esposizione complessiva al mercurio e ad altri metalli pesanti, conservando al tempo stesso i benefici nutrizionali del pesce. Spesso ci si chiede anche se sia possibile “eliminare” il mercurio dall’organismo: il corpo umano rimuove gradualmente i metalli pesanti, ma il processo è lento e con un apporto costante dalla dieta tende ad accumularsi nel tempo.

Come valutare il rischio per sé e per la propria famiglia

Se consumi tonno frequentemente, vale la pena fare un semplice calcolo: quante lattine apri al mese, quali specie scegli, quanto spazio occupano nella tua dieta sardine, sgombri, aringhe o merluzzo. Proprio per questo la prevenzione conta moltissimo: una scelta intelligente delle specie, la rotazione dei pesci, soprattutto per le donne che pianificano o stanno già vivendo una gravidanza.

L’organismo elimina progressivamente i metalli pesanti, ma il processo è lento e un apporto continuo attraverso l’alimentazione porta inevitabilmente all’accumulo. Già il semplice passaggio al tonno striato, unito a una porzione settimanale di pesce piccolo, cambia in modo significativo l’equilibrio. Non è necessario rinunciare al pesce del tutto — basta imparare a sceglierlo meglio e a variarlo con più consapevolezza.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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