Come una vietnamita dal bancone di un parcheggio conquista i palati del sud della Francia

Un angolo d’Asia in un parcheggio della Provenza

In una piccola cittadina del sud della Francia si formano file per ciotole di ramen fumante e soffici panini al vapore. Dietro questo successo c’è una donna che, invece di organizzare viaggi, ha scelto di portare il sapore dell’Asia in una scatolina di carta.

Niente insegne al neon, niente interni industrial chic. Solo un bancone di legno, profumo di coriandolo e vapore che sale dai pentoloni. Al centro di tutto c’è una titolare vietnamita che ha deciso di non portare più la gente in giro per il mondo — ma di portare il mondo direttamente nei loro piatti.

Bagnols-sur-Cèze: dove nessuno si aspettava una rivoluzione culinaria

Bagnols-sur-Cèze è una cittadina tranquilla nella regione del Gard, lontana da qualsiasi capitale gastronomica europea. Eppure nel parcheggio Pierre-Boulot sta accadendo qualcosa di inaspettato. Un piccolo bancone di legno scuro attira i passanti con il profumo di erbe fresche, verdure grigliate e brodi cotti a lungo.

I residenti si avvicinano per curiosità, assaggiano e — nella maggior parte dei casi — tornano. Più e più volte.

Da agente di viaggi a cuoca del Gard

Il bancone è gestito da Yum, una ristoratrice originaria del Vietnam che non aveva mai pianificato di diventare chef. Nel suo paese d’origine gestiva un’agenzia di viaggi, dopo aver studiato geografia e turismo. È arrivata in Francia nel 2017 e, invece di accompagnare le persone nei luoghi del mondo, ha iniziato a raccontare quei luoghi attraverso il cibo.

I suoi piatti vogliono funzionare come un biglietto per l’Asia — senza check-in, senza valigie, ma con un’autenticità di sapori difficile da trovare altrove.

In Vietnam Yum organizzava escursioni con ritmo professionale, pianificava itinerari e cercava esperienze genuine per i turisti. Dopo il trasferimento in Francia ha cercato un lavoro che le permettesse di continuare a comunicare con le persone e condividere storie. La cucina si è rivelata il proseguimento naturale della sua carriera precedente.

Invece di programmare tour, oggi compone menu. Invece di proporre una visita al mercato locale di Saigon, serve agli ospiti un piatto colmo di sapori che ricorda dalla sua infanzia. Ogni portata ha un posto, una storia e un senso — questo è il modo in cui Yum si avvicina alla cucina, come se stesse narrando un racconto.

Cosa riporta dal suo villaggio nel sud del Vietnam

Yum fa regolarmente ritorno al suo villaggio natale di Fuyin, nella provincia di Daklak, nel sud del Vietnam — un insediamento di pescatori costiero a circa 500 chilometri da Saigon. Lì osserva cucinare sua madre, chiacchiera con i vicini e richiama alla memoria i profumi che hanno segnato la sua infanzia.

Da ogni viaggio porta con sé nuove ispirazioni — non solo ricette, ma anche gesti specifici, tecniche, modi di condire. Da queste esperienze nascono i suoi piatti più celebri.

Il menu del bancone vuole evocare un misto di pranzi in famiglia, street food da bancarella e ricette casalinghe provenienti da diverse zone del Vietnam. Come sottolinea Yum, la cucina vietnamita non è uniforme: si mangia diversamente al nord e al sud del paese, diversamente sulla costa. Il denominatore comune rimane però sempre lo stesso: equilibrio, leggerezza, abbondanza di erbe aromatiche e verdure.

Le specialità più amate del bancone

  • Ban bao — morbidi panini al vapore ripieni di pollo, germogli di soia e cipolla
  • Bo bun — ciotola con spaghetti di riso, verdure fresche, carne ed erbe aromatiche, che unisce croccantezza, leggerezza e sostanza
  • Piatti a base di verdure dove le protagoniste sono le erbe fresche e le salse delicate, non le spezie aggressive
  • Nem — involtini fritti con una crosta croccante e un ripieno succulento
  • Gyoza — ravioli giapponesi con ripieno delicatamente speziato
  • Ramen — ciotole con brodo cotto per ore, noodle fatti in casa e ingredienti selezionati con cura

Perché ha dedicato un mese intero a imparare il ramen da uno chef giapponese

Sebbene le radici di Yum siano in Vietnam, la sua offerta non si ferma a un solo paese. In quello spazio ridotto nascono piatti che molti francesi conoscono soltanto dai grandi ristoranti delle metropoli. Per il ramen, Yum ha investito tempo ed energia in modo particolare.

Ha seguito un tirocinio di un mese presso uno chef giapponese che gestisce un ristorante stimato a Nîmes. Da lui ha imparato la tecnica, le proporzioni e il modo di bilanciare il sapore del brodo.

La giornata lavorativa inizia quando la cittadina si sta ancora svegliando. Alle otto del mattino Yum è già ai fornelli: prepara i brodi che devono cuocere per ore, farcisce i ripieni, avvolge decine di nem. La sera gli ospiti vedono solo il risultato finale, ma dietro ogni porzione c’è un lungo processo che si ripete ogni giorno.

Per il ramen Yum si aggiunge un compito extra: i noodle fatti a mano. Usa una macchina conosciuta a Nîmes che le permette di controllare elasticità e spessore di ogni filo. Gli ingredienti che non trova nei negozi locali li ordina in un grossista asiatico specializzato vicino a Nîmes — salse di soia con profili aromatici specifici, basi per marinate, prodotti a base di riso difficilmente sostituibili. Senza di essi non riuscirebbe a replicare il sapore che ricorda da casa.

I miti sulla cucina vietnamita che sfata ogni giorno

Al bancone arrivano soprattutto francesi, spesso con scarsa familiarità con l’Asia. Portano con sé idee preconcette che spesso si sgretolano al primo assaggio. Molte persone associano automaticamente la cucina asiatica ai peperoncini piccanti. Eppure nei piatti di Yum le protagoniste assolute sono le erbe aromatiche fresche: coriandolo, menta, basilico tailandese. La nota piccante è un complemento, non una regola.

Un altro mito riguarda i tempi di cottura. Alcuni clienti immaginano che la base per un ramen o una zuppa si prepari in fretta. In realtà i pentoloni restano sul fuoco per molte ore, durante le quali il sapore si concentra e il brodo acquista profondità — l’opposto esatto delle zuppe istantanee in polvere a cui molti si sono abituati.

In Occidente si incontrano spesso piatti asiatici carichi di olio e zucchero, adattati a un gusto di massa. Nella versione di Yum dominano le verdure, la cottura al vapore e la rosolatura rapida a fuoco vivo.

Perché questo bancone attira ospiti da tutta la regione

Nel Gard cresce l’interesse per le cucine del mondo, ma molti locali propongono sapori rassicuranti e omologati. Il bancone di Yum si distingue perché non cerca di fingere nulla: forma modesta, approccio rigoroso alla qualità e al gusto.

Gli ospiti arrivano per diversi motivi. Cercano qualcosa di diverso dalla solita pizza o dal kebab. Apprezzano un cuoco capace di raccontare la storia dietro ogni piatto. Amano le erbe fresche e le preparazioni leggere al posto delle salse pesanti. E tornano per quella portata specifica che è diventata il loro comfort food dopo il lavoro.

È interessante notare che tra i clienti abituali ci sono pochissime persone di origine vietnamita. Questo dimostra che una cucina autentica e curata attraversa senza difficoltà i confini culturali: ciò che conta è il sapore, il profumo, l’atmosfera di quel piccolo sportello da cui ti passa tra le mani una ciotola calda.

Cosa ci insegna la storia del bancone vietnamita nel Gard

La storia di questo bancone nel Gard è un bell’esempio di come il cibo diventi un modo per raccontare le proprie radici. Yum non gestisce un grande ristorante, non ha una brigata di cuochi, eppure ha costruito una comunità fedele di ospiti. Il segreto sta in pochi elementi essenziali: attenzione ai dettagli, pazienza nella preparazione delle basi, uno stile personale riconoscibile.

Questa storia può essere un’ispirazione anche per chi si trova davanti a un piccolo locale etnico nella propria città. Vale la pena chiedersi se dietro ci sia qualcuno che porta con sé sapori autentici e vuole condividerli davvero, oppure chi si limita a copiare schemi popolari. La differenza la senti spesso già al primo sorso di brodo.

I lunghi tempi di cottura, i noodle fatti a mano, gli ingredienti importati — tutto questo costa tempo e denaro. Ma in cambio ricevi nel piatto qualcosa che porta una storia e un rapporto molto personale tra il cuoco e ciò che serve.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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