Al posto della caccia alle uova, la lotta al gelo: cosa vivono i viticoltori in Borgogna

Le feste di Pasqua in Borgogna: termometri al posto dei cestini

Per i viticoltori della Borgogna, le festività pasquali significano controlli frenetici sulle gemme ghiacciate della vite e ore passate a scrutare le previsioni meteorologiche. Dopo due notti di gelate a fine marzo, i produttori locali hanno tirato un sospiro di sollievo, ma i termometri sono rimasti ben in vista, lontani da qualsiasi cassetto.

Quello che è già accaduto nei vigneti è solo una parte della storia. La vera prova arriverà quando il sole primaverile accelererà bruscamente la vegetazione e ogni ulteriore calo termico potrà colpire il raccolto futuro.

Oggi i viticoltori devono monitorare ogni grado sul termometro con la stessa attenzione che dedicano al pH del mosto in cantina. Gli esperti delle associazioni vinicole avvertono che le gelate primaverili, combinate con un successivo riscaldamento, rappresentano uno degli scenari più pericolosi per la vite. Quando la pianta si risveglia dal letargo invernale e inizia a formare i nuovi germogli, diventa straordinariamente vulnerabile. Proprio in questa fase, anche un calo di temperatura apparentemente modesto può provocare danni maggiori rispetto a un gelo più intenso durante il periodo di dormienza.

Notti di gelo in Borgogna: un colpo duro, ma non la catastrofe del 2021

La fine di marzo ha portato in Borgogna due ondate notturne di gelo che hanno immediatamente risvegliato ricordi tutt'altro che piacevoli. Nel 2021, parte dei vigneti locali perse una quota consistente del raccolto e le fotografie di candele fumogene e fuochi accesi tra i filari fecero il giro dei media di tutto il mondo. Questa volta, però, l'entità del fenomeno si è rivelata decisamente più contenuta.

La vite ne è uscita non indenne, ma non si registra la devastazione su scala di interi appezzamenti. I danni sono localizzati. I viticoltori osservano più spesso singole piante con gemme danneggiate, anziché piantagioni completamente "bruciate". A soffrire di più è stata generalmente la varietà chardonnay, che entra in vegetazione più rapidamente del pinot noir, trovandosi quindi in una fase più avanzata al momento delle temperature rigide.

Nelle prime ispezioni, raramente si sentono parlare di perdite che raggiungono la metà delle gemme su un singolo appezzamento, e anche questi casi non rappresentano la norma. Detto chiaramente: si tratta di un episodio doloroso, ma non di un dramma su scala regionale. In Borgogna, qualsiasi evento meteorologico primaverile può cambiare le previsioni per un'intera annata nel giro di poche ore.

I viticoltori oggi parlano di un "serio avvertimento", non della ripetizione dello scenario nero di qualche anno fa. Rassicurano, ma senza alcuna traccia di compiacenza. Le esperienze del 2021 sono ancora vive nella memoria e ricordano quanto rapidamente la situazione possa capovolgersi.

Perché i vigneti della Côte-d'Or se la sono cavata meglio degli altri

Al centro dell'attenzione si trova il dipartimento della Côte-d'Or, cuore di molte celebri appellazioni borgognone. La situazione qui differisce nettamente da quanto vissuto a Chablis o nei vigneti della Champagne. In queste due zone i termometri hanno registrato valori più bassi e i segnali di danno sono considerevolmente più gravi.

Conta molto anche il tipo di gelo con cui i viticoltori hanno dovuto fare i conti. Gli specialisti distinguono due tipologie principali:

  • Gelo avvettivo – associato all'afflusso di masse d'aria molto fredda, spesso accompagnato da vento
  • Gelo radiativo – si manifesta durante notti serene e calme, quando il suolo disperde intensamente il calore accumulato
  • La sequenza più pericolosa si verifica quando entrambe le tipologie si susseguono una dopo l'altra
  • La Côte-d'Or ha evitato questa volta la variante più grave
  • I viticoltori hanno limitato le perdite grazie all'esperienza accumulata negli anni precedenti
  • L'aria non era così estremamente fredda come in altre parti del Paese

L'intera vicenda ricorda una cosa fondamentale: la vite sopporta molto, ma nel momento in cui sta appena uscendo dal riposo invernale, ogni imprevedibile calo termico rappresenta un rischio reale di perdita di parte del raccolto. I ricercatori dell'Università di Digione monitorano da anni l'impatto dei cambiamenti climatici sui vigneti borgognoni e segnalano che la frequenza di queste gelate primaverili, combinata con un anticipo del risveglio vegetativo, è in crescita.

I punti più vulnerabili: colline, parcelle in quota e umidità

Le prime tracce di danno più evidenti si raccolgono soprattutto nelle zone che i viticoltori conoscono bene come "più difficili". Parliamo di aree come il Châtillonnais, le zone più elevate della Borgogna o i vigneti attorno al comune di Nolay. Proprio lì diversi fattori hanno giocato contro le gemme.

Nelle parti alte dei versanti, il 26 marzo è caduta neve che ha amplificato ulteriormente l'effetto del freddo. Nei dintorni di Nolay, poco prima della prima notte di gelo, sono caduti alcuni millimetri di pioggia. Le gemme si sono inumidite, una condizione che i coltivatori temono particolarmente. L'acqua che ghiaccia danneggia i tessuti delicati molto più rapidamente del gelo secco.

In alcuni angoli dei vigneti meno esposti al vento, le gemme hanno iniziato ad assumere una sfumatura rugginosa. A prima vista sembra una perdita certa, ma solo il taglio della gemma rivela la verità. Alcune sono ancora verdi all'interno, quindi vive; altre invece sono completamente disseccate.

Una valutazione definitiva delle conseguenze richiede tempo. I viticoltori hanno bisogno di diversi giorni, a volte anche più di dieci, per accertare quante delle gemme apparentemente compromesse riusciranno ancora a rigenerarsi. Gli agronomi raccomandano di non affrettare la potatura e di lasciare alle piante la possibilità di un recupero naturale.

Il pericolo arriverà con il caldo: balzo delle temperature e sviluppo lampo dei germogli

Il paradosso della situazione attuale sta nel fatto che proprio le notti gelate non rappresentano oggi la preoccupazione maggiore. Dopo circa dieci giorni di vegetazione rallentata, le previsioni promettono un brusco riscaldamento. Le temperature medie dovrebbero raggiungere intorno ai quindici gradi, con punte che nei momenti più caldi supereranno i venti.

Per le piante è il segnale per accelerare. Le gemme esploderanno, le foglie inizieranno a svilupparsi e i primordi delle infiorescenze si formeranno rapidamente. Nel linguaggio degli specialisti, le singole tappe di questo processo vengono denominate stadi fenologici. Il clima avverso agisce in modo diverso quando la vite "dorme" e in modo diverso quando è già in piena crescita.

Più la vite avanza nel suo sviluppo, più reagisce intensamente a ogni successivo attacco di freddo. Un calo termico contenuto può allora provocare danni maggiori rispetto a un gelo più intenso avvenuto in precedenza. Gli scienziati dell'INRAE, l'Istituto Nazionale francese per la Ricerca Agronomica, studiano come i cambiamenti climatici influenzino la sensibilità delle singole fasi fenologiche della vite.

In pratica, questo significa che i nervi veri devono ancora arrivare. Quando i germogli giovani e succulenti si sviluppano dopo una serie di giornate calde, anche un lieve ritorno delle gelate notturne assume le dimensioni di una minaccia per interi tratti di vigneto. I viticoltori borgognoni controllano quindi quotidianamente le applicazioni meteorologiche e comunicano costantemente con i colleghi delle parcelle vicine.

Cosa fanno oggi i viticoltori: lenti d'ingrandimento, forbici da giardino e app meteo

I giorni a venire diventeranno per i produttori borgognoni un periodo di ispezioni intensive. Prima di tutto è necessario capire quali gemme sono effettivamente morte e quali hanno ancora la possibilità di dare un nuovo germoglio. Questo richiede un lavoro quasi "chirurgico": tagliare ed esaminare l'interno, valutare il colore dei tessuti, osservare la reazione della pianta.

Un'attenzione particolare viene dedicata alle parcelle precoci nelle zone di prestigio, come quelle intorno a Beaune o a Nuits-Saint-Georges. Si tratta di luoghi dove le piante partono in primavera con straordinaria rapidità grazie all'esposizione dei versanti e alla temperatura del suolo. Il loro vantaggio vegetativo si trasforma facilmente in debolezza quando sopraggiunge una gelata al suolo imprevista.

I dati meteorologici stanno diventando per i produttori quasi altrettanto importanti degli strumenti in cantina. Applicazioni come Meteo France, stazioni meteorologiche locali, reti di sensori: ogni grado in su o in giù può significare la decisione di installare candele riscaldanti, accendere fuochi o rinunciare all'intervento. Alcuni viticoltori hanno investito in sistemi di irrigazione che proteggono le gemme con uno strato di ghiaccio.

Il nemico silenzioso: la colatura e il calo del numero di grappoli

Non tutte le conseguenze del freddo primaverile si manifestano immediatamente sotto forma di gemme ghiacciate. I coltivatori e i consulenti tecnici temono un altro fenomeno, tecnicamente definito colatura. Si tratta di un disturbo nello sviluppo delle infiorescenze, ovvero dei futuri grappoli.

Durante un periodo prolungato di freddo, parte delle infiorescenze si forma in modo irregolare. Invece di una struttura compatta e ben sviluppata, la pianta produce grappoli più deboli e allungati con un numero inferiore di fiori. Il risultato è un raccolto ridotto, anche se la pianta a prima vista appare sana.

Gli esperti ricordano che gran parte del raccolto futuro si decide molto presto. Si stima che circa il quaranta percento del potenziale produttivo si formi tra il momento dello schiudersi delle gemme e lo sviluppo delle prime foglie. Se proprio in questa fase la pianta incontra una serie di giorni e notti freddi, le conseguenze possono manifestarsi solo durante le vendemmie autunnali.

Meno grappoli per pianta non significa soltanto una minore quantità di vino. Le proporzioni modificate nell'intera parcella influenzano l'equilibrio stilistico dell'annata, dalla concentrazione alla freschezza. Gli enologi dell'Università di Reims studiano come questi fattori agiscano sul profilo organolettico finale dei vini borgognoni.

Pasqua tra i filari: al posto del cestino delle uova, una torcia e un termometro

Mentre la maggior parte degli europei prepara cesti pasquali e pianifica colazioni in famiglia, i viticoltori borgognoni trascorrono le mattine festive tra i filari delle vigne. La loro decorazione pasquale sono le foglioline precoci della vite, non le uova dipinte. È un rituale quotidiano, poco spettacolare, ma che decide la qualità delle bottiglie che tra qualche anno arriveranno sugli scaffali dei negozi e nelle carte dei vini dei ristoranti.

La regione ha per ora evitato uno scenario che avrebbe potuto cancellare un'intera annata. Non ci sono immagini di vigneti devastati in modo drammatico, ma ci sono numerose perdite minori e l'incertezza su come la vite reagirà al caldo in arrivo. La tensione non allenta, perché i produttori esperti sanno che la primavera ama fare brutti scherzi proprio quando ci si inizia a tranquillizzare.

Cosa significa tutto questo per gli appassionati di vini borgognoni? L'impatto degli eventi attuali non sarà visibile nell'immediato. Le bottiglie presenti oggi sugli scaffali provengono da annate precedenti. Se l'entità delle perdite rimarrà contenuta, l'effetto sulla disponibilità e sui prezzi dell'annata 2025 potrebbe limitarsi a differenze sottili. In caso di un calo più significativo del raccolto, i prezzi potrebbero salire, soprattutto nelle appellazioni più prestigiose, dove ogni bottiglia conta già moltissimi estimatori.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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