Il gigante degli abissi: gli archeologi subacquei hanno scoperto i resti del faro di Alessandria

Riemersi dopo sedici secoli: i frammenti del faro più famoso dell'antichità

Dopo oltre sedici secoli trascorsi sul fondo del mare, nuovi frammenti dell'antica torre di Alessandria sono tornati alla luce. Si tratta di pezzi inediti di un puzzle straordinario su cui ricercatori provenienti da tutto il mondo lavorano ormai da decenni.

Gli studiosi stanno tentando di ricostruire l'aspetto e la struttura di una delle meraviglie più leggendarie del mondo antico. Per secoli, il faro di Alessandria ha rappresentato sia il simbolo della perfezione ingegneristica sia un indispensabile punto di riferimento per i naviganti diretti verso il porto più trafficato del Mediterraneo orientale.

Ogni nuova scoperta avvicina gli archeologi alle risposte che gli storici dell'architettura inseguono da generazioni. Quanto era alta esattamente quella torre? Con quali materiali la costruirono gli ingegneri tolemaici? E soprattutto — come riuscì a resistere ai terremoti per interi secoli?

Cosa hanno trovato gli archeologi sul fondo del porto di Alessandria

Le operazioni più recenti si concentrano nell'area dell'antico porto di Alessandria, proprio dove le fonti storiche collocano la monumentale torre. Un team di archeologi subacquei ha recuperato dal fondale 22 enormi elementi architettonici. Ciascuno di essi è stato prima fotografato e documentato con precisione sott'acqua, per poi essere sollevato sulle imbarcazioni e trasportato nei laboratori di conservazione.

Particolarmente impressionante è il frammento di un portale colossale, il cui peso stimato si aggira tra le 70 e le 80 tonnellate. Accanto ad esso sono stati portati in superficie massicci piloni e altri blocchi che con ogni probabilità costituivano le parti inferiori della struttura o l'ingresso monumentale che conduceva all'edificio stesso.

I nuovi ritrovamenti sono talmente grandi e pesanti che i ricercatori li paragonano a pezzi sparsi di un puzzle monumentale, la cui forma originale resta ancora da ricostruire. Tutti gli elementi vengono ora sottoposti a un esame approfondito: dalla documentazione fotografica alla scansione tridimensionale, dall'analisi del tipo di pietra alle tracce degli strumenti utilizzati.

Questi metodi permetteranno di stabilire da quale parte della costruzione provengono i frammenti e come erano posizionati nell'edificio originale. Gli studiosi egiziani collaborano con colleghi di Francia, Italia e Grecia, poiché sono proprio i paesi mediterranei ad avere la maggiore esperienza con progetti di questo tipo.

Il faro di Alessandria: il grande centro di navigazione dell'Egitto antico

L'antico faro di Alessandria fu eretto intorno al 280 a.C. sotto il regno di Tolomeo II, con lo scopo di guidare i marinai verso uno dei porti più frequentati e redditizi dell'intero Mediterraneo. Secondo le descrizioni antiche, si innalzava a oltre 100 metri di altezza, rendendolo uno degli edifici più alti della sua epoca.

La struttura fu progettata con un'audacia straordinaria per le possibilità ingegneristiche dell'epoca. Era composta da tre sezioni principali:

  • una massiccia base quadrata costruita sull'isola di Faro
  • una torre ottagonale centrale che si restringeva verso l'alto
  • un piano superiore cilindrico con il fuoco e probabilmente una statua di una divinità
  • un sistema di specchi o superfici lucide che amplificavano la luce del fuoco
  • scale interne e rampe per trasportare il combustibile ai piani superiori
  • mura di protezione che difendevano la struttura dalle onde e dal vento

La luce del fuoco, amplificata dagli specchi o da un sistema di superfici riflettenti, era visibile a distanze enormi. Per i mercanti e i naviganti era il segnale della salvezza, mentre per i sovrani rappresentava il simbolo del potere di Alessandria e dell'intero stato tolemaico. Gli storici stimano che il funzionamento dell'edificio richiedesse decine di addetti, impegnati nella gestione del combustibile, nella manutenzione e nella segnalazione.

Da una serie di terremoti alla distruzione definitiva

Per secoli la struttura resistette a numerose tempeste, ma i terremoti che si susseguivano nel tempo indebolirono progressivamente le sue fondamenta. Le fonti scritte riferiscono di gravi danni già nel Medioevo. I cronisti arabi descrivevano crepe nelle pietre e crolli parziali di blocchi in mare.

All'inizio del XV secolo la costruzione cessò di funzionare come faro operativo: alcuni blocchi furono smontati, altri crollarono in acqua. I Mamelucchi utilizzarono alcune pietre per edificare la fortezza di Qaitbay, che sorge ancora oggi nello stesso luogo. Gli archeologi hanno rinvenuto nelle fondamenta di questa fortezza decine di elementi appartenenti al faro originale.

Le rovine tornarono ad attirare l'attenzione dei ricercatori solo verso la fine del XX secolo. Nel 1995, gli archeologi che lavoravano sul fondo del porto identificarono vasti raggruppamenti di blocchi antichi, collegandoli proprio a questo celebre edificio. Le operazioni attuali si riallacciano a quelle ricerche, ma si avvalgono di tecnologie molto più avanzate.

L'archeologo francese Jean-Yves Empereur fu il primo a mappare i relitti sottomarini mediante sonar e documentazione fotografica. Il suo team trascorse centinaia di ore sott'acqua e realizzò una mappa di base della distribuzione dei resti sul fondale marino.

Il progetto Pharos riporta in vita digitalmente la torre alessandrina

I nuovi elementi architettonici si inseriscono perfettamente nelle ambizioni del team che lavora al progetto Pharos. Il gruppo, composto da architetti e archeologi, mira a ricostruire l'intero edificio sotto forma di modello virtuale il più fedele possibile a ciò che si ergeva ad Alessandria più di duemila anni fa.

Ogni frammento recuperato viene sottoposto a un processo di scansione tridimensionale di alta precisione. Dalle nuvole di punti vengono generati modelli digitali che i ricercatori "assemblano" sugli schermi dei computer come parti di un enorme puzzle. In questo modo è possibile non solo ricostruire la silhouette della torre, ma anche verificare come i singoli blocchi trasferivano il peso della struttura.

Grazie alle scansioni 3D e alle simulazioni informatiche, il faro di Alessandria — finora noto quasi esclusivamente attraverso le descrizioni — diventa un vero e proprio progetto ingegneristico misurabile, testabile e analizzabile. Il team prevede di utilizzare il modello digitale per condurre esperimenti relativi ai carichi, all'azione del vento, alla sismica e all'erosione.

Un'analisi di questo tipo consentirà di individuare quali parti della struttura fossero maggiormente esposte al rischio di cedimento e come la serie di terremoti possa aver portato al collasso definitivo dell'edificio. I ricercatori dell'Università del Cairo collaborano con gli esperti del Politecnico di Darmstadt sui calcoli statici.

Cosa può offrire la nuova ricostruzione agli storici dell'architettura

I ricercatori sperano che i nuovi dati permettano di rispondere ad alcune domande che tormentano da tempo gli storici dell'edilizia. Prima di tutto si tratta dell'altezza esatta della torre: le fonti antiche riportano valori compresi tra i 100 e i 140 metri, ma non è chiaro se includessero anche la statua sulla sommità.

Un altro punto controverso riguarda la tecnologia di illuminazione. Alcuni esperti ritengono che i Tolemaici utilizzassero specchi parabolici in bronzo, altri parlano di un sistema di lastre metalliche lucidate o addirittura di lenti in vetro. L'analisi dei ritrovamenti potrebbe rivelare dove si trovava esattamente il fuoco e quanto spazio occupava.

La terza questione riguarda i materiali. Gli archeologi vogliono scoprire da dove provenivano i colossali blocchi di pietra e con quali strumenti li lavoravano gli scalpellini dell'epoca. Le analisi dei campioni hanno dimostrato che il calcare utilizzato proviene dalle cave di Assuan, il che implica un trasporto lungo il Nilo per centinaia di chilometri.

Gli studiosi stanno inoltre indagando se i costruttori impiegassero qualche forma di isolamento sismico, ad esempio strati di legno o piombo tra le pietre, per attutire le scosse dei terremoti. Se questa teoria venisse confermata, si tratterebbe di una conoscenza ingegneristica eccezionalmente avanzata per il III secolo a.C.

L'Egitto come laboratorio vivente della ricerca archeologica

La storia del faro si inserisce nel quadro più ampio delle ricerche sul passato dell'Egitto. La regione continua a restituire scoperte straordinarie: dalle necropoli ricche di sarcofagi intatti alle pitture preistoriche, fino a intere città antiche nascoste sotto la sabbia o sott'acqua. Il porto di Alessandria è tra i siti più impegnativi, perché lavorare in acque torbide richiede attrezzature specializzate, subacquei qualificati e una logistica sofisticata.

Ogni stagione di ricerca porta tuttavia nuovi dati che modificano l'immagine manualistica delle antiche città e del funzionamento dell'economia marittima dell'epoca. Il faro era un elemento chiave di questo sistema: un porto sicuro attirava i mercanti e il traffico navale alimentava lo sviluppo dell'intera metropoli.

Il governo egiziano investe sempre più risorse nell'archeologia subacquea. Il Ministero delle Antichità ha recentemente inaugurato ad Alessandria un nuovo centro di conservazione, dotato di vasche per la desalinizzazione e il consolidamento dei blocchi di pietra estratti dal mare. I ricercatori possono così lavorare tutto l'anno, non solo durante le brevi campagne di scavo.

Il turismo virtuale apre il faro di Alessandria al grande pubblico

La ricostruzione digitale del faro potrebbe avere conseguenze molto concrete anche per il turismo. Le autorità egiziane investono con crescente frequenza in esposizioni virtuali, musei interattivi e applicazioni che permettono di esplorare antiche strutture in realtà aumentata.

Se il modello del progetto Pharos diventasse accessibile al pubblico, i visitatori di Alessandria potrebbero vedere sullo schermo del proprio smartphone — o attraverso visori per la realtà virtuale — la torre monumentale che si erge sull'attuale porto. Per molte persone potrebbe essere il primo vero contatto con l'imponenza delle costruzioni degli ingegneri antichi.

Questa forma di presentazione offre un ulteriore vantaggio: consente di proteggere i siti originali. Invece di aprire intensivamente siti delicati ai subacquei amatoriali, l'esperienza può essere trasferita nel mondo virtuale. Ciò garantisce ai ricercatori maggiore tranquillità e allo stesso tempo rende il patrimonio culturale accessibile a chi non si immergerà mai con le bombole nel porto di Alessandria.

Alcuni musei europei hanno già espresso interesse a ospitare la versione virtuale del faro nelle proprie esposizioni permanenti. Il Louvre di Parigi e il British Museum di Londra stanno discutendo con i colleghi egiziani la creazione di installazioni interattive.

Cosa può ancora insegnarci il faro di Alessandria

La storia di questa celebre costruzione non è solo il racconto di un'antica gloria egiziana. È anche un promemoria di quanto siano strettamente intrecciati il sapere ingegneristico, l'economia marittima e la geologia. I costruttori riuscirono a innalzare un edificio imponente, ma le forze della natura ricordarono che nessuna struttura è indistruttibile, soprattutto in una regione sismica come questa.

Per gli ingegneri e gli urbanisti contemporanei si tratta di un prezioso caso di studio. L'analisi degli errori antichi — o semplicemente dei limiti dell'epoca — può indicare come progettare edifici alti in aree dove la minaccia sismica rimane reale. L'Egitto è diventato così non solo il luogo di affascinanti ricerche archeologiche, ma anche un territorio in cui la conoscenza del passato supporta sfide molto attuali nella progettazione di città e infrastrutture.

I ricercatori puntano a completare la ricostruzione digitale entro la fine del 2026. Grazie alle tecnologie moderne, il faro di Alessandria tornerà a elevarsi — non più in pietra e malta, ma in punti dati e poligoni che forse sapranno resistere al tempo meglio del loro antico modello.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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