Perché le correnti nel Golfo del Bengala sfidano una teoria centenaria sul moto degli oceani

Una boia e dieci anni di dati che riscrivono i libri di testo

Per oltre un secolo gli scienziati hanno creduto di capire con precisione come il vento governi le correnti marine. Eppure le misurazioni raccolte da una singola boa al largo delle coste indiane stanno ribaltando completamente questa visione consolidata.

Un team internazionale di ricercatori, che ha collaborato con la NOAA americana e con il centro indiano per le informazioni oceanografiche, ha trascorso un intero decennio a raccogliere dati da una boa ancorata nel Golfo del Bengala. Da quei numeri apparentemente ordinari è emerso qualcosa di inaspettato: nella parte settentrionale dell'Oceano Indiano le correnti scorrono in alcuni punti nella direzione opposta rispetto a quella prevista dalla teoria.

La scoperta ha implicazioni profonde sia per i modelli climatici sia per la vita quotidiana di miliardi di persone che dipendono dalle piogge monsoniche. Se le correnti superficiali si comportano diversamente da quanto ipotizzano le simulazioni attuali, cambia l'intero quadro dello scambio di calore e umidità tra mare e atmosfera, influenzando direttamente la forza e i tempi del monsone da cui dipende l'agricoltura di tutta l'Asia meridionale.

Su cosa si fonda la teoria di Ekman e perché è rimasta indiscussa per cent'anni

All'inizio del Novecento l'oceanografo svedese Vagn Walfrid Ekman cercava di spiegare perché i blocchi di ghiaccio che derivavano nel Mare del Nord deviassero rispetto alla direzione del vento. Elaborò equazioni di meccanica dei fluidi tenendo conto della rotazione terrestre e propose un modello che sarebbe diventato il pilastro dell'oceanografia moderna.

Secondo questo schema, il vento spinge la superficie dell'oceano e la forza di Coriolis — l'effetto della rotazione del pianeta — devia il movimento dell'acqua. Nell'emisfero nord le correnti superficiali dovrebbero orientarsi a destra rispetto alla direzione del vento, nell'emisfero sud a sinistra. Con la profondità la direzione cambia progressivamente, formando la cosiddetta spirale di Ekman, finché l'influenza del vento svanisce del tutto.

Questi schemi semplici sono entrati nei modelli climatici, nelle previsioni meteorologiche e persino nelle simulazioni della diffusione delle chiazze di petrolio o del trasporto dei rifiuti in mare. Per decenni nessuno ha messo seriamente in dubbio il verso stesso della deviazione delle correnti.

Cosa rivelano le misurazioni dal Golfo del Bengala

Il nuovo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, riguarda una boa ancorata a circa 13,5 gradi di latitudine nord nel Golfo del Bengala. Per oltre dieci anni ha misurato velocità e direzione del vento, temperatura, salinità e correnti a diverse profondità.

Quando i ricercatori hanno analizzato i dati raccolti in molte stagioni, hanno osservato qualcosa di sorprendente: in determinate condizioni le correnti superficiali non deviavano a destra rispetto al vento, bensì a sinistra. Accadeva nell'emisfero nord, dove la teoria prevede esattamente il contrario.

L'effetto si manifesta con maggiore intensità durante il monsone estivo, tra luglio e agosto. In quel periodo sul Golfo del Bengala dominano brezza costiera molto regolari che spirano dalla terraferma verso il mare. Questi venti riescono a estendersi da quattrocento a cinquecento chilometri dalla costa e, pur con velocità ridotta — intorno a uno o due metri al secondo — costituiscono fino al quindici percento della forza totale del vento nella regione.

Il ruolo del monsone e le particolari caratteristiche dell'acqua nel golfo

Nello stesso periodo l'acqua del golfo è fortemente stratificata. Uno strato caldo e leggero in superficie poggia su acque più fredde e dense, separato da una termoclina netta, ovvero una zona di brusco calo della temperatura con la profondità. Si tratta di una sorta di "lastra di vetro" nell'oceano che ostacola la mescolanza delle masse d'acqua.

La combinazione tra una forte stratificazione e venti giornalieri molto regolari crea una sorta di esperimento di laboratorio su scala regionale. In queste condizioni le correnti reagiscono principalmente nella sottilissima fascia superficiale, mentre gli strati più profondi restano quasi immobili. È uno scenario ideale per rilevare le sottili influenze della dinamica atmosferica, invisibili nei bacini con acque più mescolate.

I ricercatori hanno ripreso le equazioni originali di Ekman e vi hanno introdotto le condizioni specifiche del sito: uno strato di mescolanza molto superficiale, una termoclina stabile, venti diurni regolari e gradienti locali di pressione. Solo con questo modello ampliato le previsioni teoriche hanno cominciato a coincidere con le osservazioni reali.

Perché le correnti puntano a sinistra: il ruolo dei flussi superinerziali

La chiave si è rivelata essere i cosiddetti flussi superinerziali. Si tratta di movimenti dell'acqua indotti dal vento con una frequenza superiore al periodo caratteristico del moto sotto l'influenza della forza di Coriolis in quel determinato luogo. Questo "periodo inerziale locale" stabilisce con quale velocità si muove una massa d'acqua quando agisce su di essa esclusivamente la rotazione terrestre.

Nell'area studiata la brezza terra-mare cambia direzione e intensità nel ritmo della giornata, cioè più velocemente di quanto implicherebbe il periodo inerziale per quella latitudine. Di solito questi venti vengono considerati un rumore di fondo di scarsa importanza — qui si sono rivelati i protagonisti assoluti.

Quando il periodo del vento è significativamente più breve del periodo inerziale locale, l'effetto di Coriolis smette di agire nel modo classico e le correnti possono organizzarsi sul lato opposto rispetto alla direzione del vento. I ricercatori hanno incluso nel modello anche l'attrito turbolento e le differenze verticali e orizzontali di densità dovute alle variazioni di temperatura e salinità.

L'analisi delle variazioni di temperatura, salinità e densità attorno alla boa ha dimostrato che le brezza regolari e la stratificazione dell'acqua generano un sistema molto specifico, in cui l'attrito e i gradienti di pressione diventano così forti da ribaltare il classico equilibrio e imporre alle correnti una direzione opposta a quella prevista dal modello semplificato.

Conseguenze per le previsioni climatiche e la vita di miliardi di persone

Sebbene lo studio riguardi una singola regione, le sue implicazioni si estendono ben oltre il Golfo del Bengala. Circa un terzo dell'umanità dipende dalle precipitazioni monsoniche in Asia, e queste piogge sono strettamente legate allo scambio di energia e umidità tra atmosfera e oceano.

Se le correnti superficiali si comportano diversamente da quanto i modelli assumono, cambia il quadro della circolazione di calore e umidità tra mare e atmosfera, con effetti diretti sul monsone. Una rappresentazione più accurata di questo tipo di fenomeni nei modelli numerici potrebbe portare miglioramenti concreti in diverse aree:

  • previsioni più precise dei tempi e dell'intensità delle piogge monsoniche
  • pianificazione migliore dell'irrigazione e dei cicli agricoli in India e Bangladesh
  • allerte più affidabili per le alluvioni nei delta dei grandi fiumi
  • modellizzazione più efficace della diffusione di chiazze di petrolio dopo incidenti navali
  • localizzazione più rapida di zattere di salvataggio e relitti dopo naufragi
  • simulazioni più precise della deriva dei rifiuti plastici nell'Oceano Indiano

Per i team di soccorso e i servizi che gestiscono fuoriuscite di idrocarburi, capire la direzione reale delle correnti è una questione di ore, talvolta di minuti. Se una corrente gira a sinistra invece che a destra, l'inquinamento o le zattere di salvataggio possono trovarsi in una posizione completamente diversa da quella indicata dalle mappe.

Come i satelliti potranno svelare fenomeni simili in altri mari

I ricercatori si aspettano che i prossimi anni portino nuovi dati dai satelliti in grado di monitorare contemporaneamente vento e correnti alla superficie del mare. Un esempio è la missione della NASA denominata Ocean Dynamics and Surface Exchange with the Atmosphere, progettata per osservare il mare con una risoluzione di ogni cinque chilometri.

Una risoluzione così elevata permetterà di catturare proprio questi venti diurni di piccola scala e il loro effetto sull'acqua, che le medie giornaliere e settimanali finora semplicemente appiattivano. Se anomalie simili a quelle del Golfo del Bengala emergeranno anche in altre regioni, sarà necessario rivedere molti presupposti oggi dati per scontati.

I meccanismi fisici individuati sono universali. Anche il Mar Baltico, ad esempio, sperimenta variazioni giornaliere del vento, stratificazione periodica dell'acqua e brezze costiere locali. In quel contesto gli effetti potrebbero essere più lievi, ma restano rilevanti per il trasporto degli inquinanti, la fioritura delle alghe e la distribuzione dell'ossigeno nelle acque.

Gli istituti che studiano il Baltico utilizzano già boe di misurazione e sonde di profilazione. I risultati emersi dall'Oceano Indiano potrebbero spingerli a rivedere i presupposti nei modelli numerici e a prestare maggiore attenzione alle situazioni in cui le correnti deviano dalla direzione del vento in modo inatteso. Una riflessione analoga potrebbe interessare i centri di ricerca sul Mediterraneo o i laboratori che studiano il Mar Nero.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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