Queste turbine galleggianti sul Reno producono energia anche senza sole e vento

Un nuovo tipo di centrale elettrica sotto la superficie del Reno

Ingegneri tedeschi stanno installando decine di piccole centrali idroelettriche sommerse nel Reno, capaci di sfruttare esclusivamente la forza della corrente fluviale. Il sistema è in grado di alimentare centinaia di abitazioni senza dighe e senza stravolgere il paesaggio circostante.

Nelle acque del Reno, nei pressi della cittadina di Sankt Goar, sta prendendo forma qualcosa di insolito. Sotto la superficie si muove quello che sembra uno stormo di creature acquatiche — in realtà si tratta di turbine energetiche progettate per funzionare come un'unica grande centrale, attiva ventiquattro ore su ventiquattro, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche.

Il problema che questa tecnologia vuole risolvere

La transizione verso le energie rinnovabili si scontra con un limite fondamentale: turbine eoliche e pannelli solari producono in modo discontinuo, con rendimenti che variano sensibilmente a seconda del meteo. Per questo motivo, ricercatori e ingegneri di tutto il mondo stanno cercando di diversificare le fonti verdi, in modo da garantire stabilità alla rete anche nelle notti senza vento o nelle giornate coperte e grigie.

La startup tedesca Energyminer, con sede nell'area di Monaco di Baviera, propone una soluzione che unisce i vantaggi dell'energia idrica a un impatto ambientale ridotto al minimo. Anziché puntare sulle tradizionali dighe, l'azienda ha sviluppato piccoli moduli galleggianti che operano direttamente nella corrente naturale del fiume. La tecnologia ha già superato le prime fasi di test ed è ora pronta per una diffusione su scala più ampia.

Come funziona una centrale idroelettrica senza diga

Ogni modulo si chiama Energyfish e misura circa 2,8 per 2,4 metri, con un peso di circa ottanta chilogrammi. Il dispositivo è completamente immerso sotto il pelo dell'acqua: all'interno della capsula compatta si trovano una turbina e un generatore che sfruttano unicamente il flusso naturale del Reno, senza alcun tipo di sbarramento o deviazione del corso d'acqua.

L'apparecchio è ancorato al fondale e lavora in totale silenzio. La corrente del fiume mette in rotazione il rotore all'interno della copertura protettiva, senza interventi meccanici esterni. Il generatore integrato converte il movimento rotatorio in energia elettrica, che viene poi trasportata a riva tramite cavi posati sul fondo del fiume e immessa direttamente nella rete di distribuzione.

Questo approccio offre vantaggi concreti e visibili. Dalla riva non si percepisce quasi nulla della presenza dell'impianto energetico. Il sistema non produce rumore e il paesaggio rimane sostanzialmente invariato. Viene inoltre meno la necessità di costruire imponenti strutture in calcestruzzo o di realizzare complesse opere idrauliche.

Secondo i dati di Energyminer, cento unità di questo tipo sono in grado di produrre circa 1,5 gigawattora di energia elettrica all'anno — una quantità sufficiente a soddisfare il fabbisogno di quattrocento-cinquecento famiglie composte da quattro persone. Il costo di produzione per kilowattora è stimato come paragonabile a quello dell'energia eolica e solare.

Perché Sankt Goar sul Reno offre condizioni ideali

La scelta della localizzazione non è casuale. Il tratto centrale del Reno nei pressi di Sankt Goar presenta caratteristiche idrologiche particolari che lo rendono ideale per questo tipo di impianto. In quel punto il fiume si incunea in una valle relativamente stretta, accelerando la corrente fino a una velocità compresa tra 1,5 e 2 metri al secondo.

Questa velocità è sufficiente per garantire un funzionamento stabile ed efficiente delle piccole turbine durante tutto l'arco dell'anno. Prima di arrivare sul Reno, gli ingegneri di Energyminer avevano testato la tecnologia su scala nettamente ridotta: nell'aprile del 2023 fu avviata la prima installazione pilota nell'Auer Mühlbach, un canale di Monaco di Baviera.

Quella sede sperimentale ha permesso ai tecnici di verificare l'affidabilità del sistema, la resistenza ai guasti e la produzione energetica effettiva in condizioni fluviali reali. Completata questa fase, la tecnologia è stata trasferita su uno dei corridoi fluviali più strategici d'Europa.

Nel Reno vero e proprio sono già operativi tre moduli Energyfish. Il passo successivo prevede l'aggiunta di ventuno turbine, per arrivare infine a un completo stormo di centoventiquattro unità nell'area di Sankt Goar.

Le turbine danneggiano i pesci e l'ecosistema fluviale?

L'energia idroelettrica suscita spesso le preoccupazioni di biologi e associazioni ambientaliste. Le dighe tradizionali interrompono le rotte migratorie dei pesci, alterano la temperatura e l'ossigenazione dell'acqua e, nei casi più gravi, distruggono interi habitat. I progettisti del sistema Energyfish hanno scelto deliberatamente un modello di funzionamento alternativo.

Le turbine operano nella corrente naturale senza alcuno sbarramento del fiume. L'azienda ha inoltre sviluppato un sistema specifico di protezione per i pesci, valutato da esperti della Technische Universität München. Gli specialisti hanno analizzato il comportamento delle specie migratorie nelle vicinanze dei dispositivi, e i risultati pubblicati indicano che l'Energyfish non causa ferimenti ai pesci né alterazioni nelle loro abitudini migratorie lungo il Reno.

Questo è un argomento chiave per ottenere le autorizzazioni necessarie. Il Ministero dell'Ambiente del Land Renania-Palatinato ha dato il via libera alla prima installazione completa proprio perché il dispositivo è progettato per avere il minor impatto invasivo possibile sull'ecosistema. Nella pratica, questo si traduce in un monitoraggio continuo e nella disponibilità a modificare la configurazione qualora emergessero effetti negativi.

I ricercatori della Technische Universität München hanno condotto diverse misurazioni specifiche:

  • Monitoraggio del comportamento di salmoni e trote nella zona delle turbine
  • Misurazione dei livelli di vibrazione e rumore sottomarini
  • Analisi delle variazioni di ossigenazione dell'acqua prima e dopo i moduli
  • Verifica di eventuali lesioni sui pesci che transitano vicino ai rotori
  • Osservazione degli effetti sugli invertebrati acquatici e sulle alghe
  • Valutazione della sedimentazione e dell'accumulo di fango sulle turbine
  • Test di resistenza degli ancoraggi durante le piene

Questa tecnologia può stabilizzare la rete energetica?

Nel dibattito sulla transizione energetica ricorre sempre più spesso il concetto di "calma buia" — ovvero quei periodi in cui per molte ore mancano sia il vento sia il sole, e tanto le turbine eoliche quanto il fotovoltaico producono quantità minime di elettricità. In queste situazioni il sistema energetico deve ricorrere ad altre fonti.

L'energia idrocinetica come quella di Energyfish non è in grado di sostituire l'intera produzione eolica e solare, ma può colmare una parte del divario. I fiumi scorrono anche nelle notti gelide e senza vento, e anche nelle giornate nuvolose. L'energia della corrente può quindi stabilizzare la rete fornendo un apporto di base costante e prevedibile.

Più diversificato è il mix di fonti rinnovabili a disposizione, minore è il rischio di interruzioni nella fornitura di energia durante periodi prolungati di scarso vento o cielo coperto. Le autorità regionali competenti per clima ed energia sottolineano come questi stormi di generatori idroelettrici potrebbero essere replicati in altri siti con un profilo idrologico simile.

Ciò vale sia per altri tratti del Reno sia per altri grandi fiumi tedeschi. Non ogni sezione fluviale è però adatta: profondità insufficiente, corrente troppo lenta, intenso traffico di chiatte o rigide norme di tutela ambientale possono costituire ostacoli. Eppure il potenziale rimane considerevole, poiché i grandi fiumi nei paesi industrializzati trasportano un'enorme quantità di energia che oggi in gran parte non viene sfruttata.

Cosa significano queste soluzioni per il futuro energetico dell'Europa

Energyminer considera il progetto di Sankt Goar una dimostrazione concreta che la tecnologia è pronta per essere adottata su scala molto più ampia. Fino ad oggi soluzioni analoghe hanno operato principalmente come piccoli dimostratori. Stavolta si parla di un sistema composto da oltre cento moduli collegati a una vera rete energetica.

Per i consumatori di energia contano soprattutto due fattori: stabilità e costo. Le piccole turbine prodotte in serie hanno buone possibilità di risultare economicamente competitive nell'installazione, poiché non richiedono grandi cantieri né la costruzione di dighe. La loro struttura modulare semplifica inoltre la manutenzione e l'eventuale espansione: nuove unità possono essere aggiunte progressivamente, in base alle esigenze e alle capacità della rete.

Non mancano tuttavia i rischi. L'accumulo di sedimenti e detriti sui rotori, i pericoli per la navigazione in caso di cedimento degli ancoraggi e la necessità di disattivare periodicamente alcuni segmenti dell'impianto durante le piene eccezionali sono fattori da considerare attentamente nella pianificazione dei costi e dell'affidabilità complessiva dell'investimento.

L'esperienza del Reno dimostra però che la tecnologia ha raggiunto una maturità tale da poter uscire dalla fase sperimentale. Per l'Europa questo può essere un segnale importante: l'energia dei fiumi non deve necessariamente significare grandi dighe e investimenti controversi. I piccoli moduli galleggianti offrono la possibilità di costruire un pilastro energetico più flessibile, capace di funzionare indipendentemente dai capricci del tempo.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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