Gli scienziati ammettono che artefatti alieni potrebbero nascondersi vicino alla Terra

Non fantascienza, ma dati concreti e metodi rigorosi

Non parliamo di omini verdi né di voci anonime che circolano in rete. Al contrario, stiamo parlando di dati solidi, fotografie d'archivio del cielo risalenti all'era pre-satellitare e algoritmi avanzati che scandagliano lo spazio alla ricerca di tecnosegnature.

Un numero crescente di team di ricerca si sta interrogando su come riconoscere se qualcosa nel Sistema Solare possa avere un'origine artificiale e extraterrestre. Quello che per decenni è rimasto ai margini della scienza ufficiale sta oggi guadagnando terreno nel mainstream scientifico.

Tre pilastri stanno trainando questa trasformazione: telescopi significativamente più potenti, enormi archivi digitali di immagini astronomiche e nuovi modelli teorici che descrivono l'aspetto che potrebbero avere le tecnosegnature, ovvero le tracce fisiche lasciate da una civiltà tecnologicamente avanzata. L'obiettivo è distinguere gli oggetti insoliti ma naturali da quelli che si discostano radicalmente da qualsiasi fenomeno conosciuto.

Un principio si fa sempre più strada: tutto deve basarsi su misurazioni ripetibili, non su "osservazioni strane" che nessuno riesce a verificare. Questo cambio di rotta verso un approccio più sistematico e metodico è evidente nelle pubblicazioni più recenti apparse su riviste come Publications of the Astronomical Society of the Pacific, Monthly Notices of the Royal Astronomical Society e Scientific Reports.

Come le vecchie fotografie del cielo possono funzionare da monitoraggio cosmico

Una delle direzioni di ricerca più affascinanti riguarda il ritorno alle fotografie d'archivio del cielo scattate prima del 1957, ossia prima che l'umanità iniziasse a collocare in orbita i propri satelliti. In quell'epoca, sopra le nostre teste ruotavano solo oggetti naturali: pianeti, asteroidi, comete e meteoroidi.

L'astronoma Beatriz Villarroel e il suo team hanno analizzato tali archivi, inizialmente con uno scopo del tutto diverso: cercavano stelle che fossero "scomparse" tra uno scatto e l'altro. Durante queste ricerche si sono imbattuti in punti luminosi che si comportavano come satelliti in un'epoca in cui nessuno aveva ancora lanciato strutture metalliche nello spazio.

Il gruppo di ricerca ha cominciato a considerare queste vecchie lastre fotografiche come un gigantesco registro del movimento celeste, una sorta di monitoraggio dell'era pre-spaziale nel quale potrebbero essere stati catturati oggetti che allora nessuno sapeva interpretare. Risultati del genere suscitano inevitabilmente emozioni forti, ma anche un solido scetticismo.

Gli scienziati esaminano tutto lo spettro delle spiegazioni più prosaiche: errori strumentali, riflessi ottici, effetti atmosferici e persino comune contaminazione del materiale fotografico. Solo quando tutte queste spiegazioni falliscono si può parlare di un candidato "oggetto anomalo". La stessa Villarroel riconosce che il tema degli artefatti alieni è ancora gravato da un forte tabù. Senza un campione fisico o una sonda esaminata in laboratorio, pochi scienziati saranno disposti ad ammettere di trovarsi di fronte a qualcosa di non naturale.

Cosa ci possono dire gli oggetti interstellari come Oumuamua

Il secondo filone di ricerca rovente riguarda gli oggetti interstellari, come 1I/ʻOumuamua e 2I/Borisov. Questi corpi non si sono formati insieme al nostro Sistema Solare, ma sono giunti dall'esterno, dalle regioni di altre stelle. Ogni visitatore di questo tipo rappresenta un test prezioso delle nostre conoscenze sull'universo.

In nuovi lavori pubblicati su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, i ricercatori propongono una serie di criteri per valutare se un oggetto interstellare dal comportamento anomalo possa essere qualcosa di più di un semplice masso irregolare o di una cometa insolita. Tra i fattori analizzati figurano:

  • la traiettoria e se essa possa essere spiegata unicamente dalla gravità e dagli effetti fisici noti
  • le proprietà della superficie, inclusi luminosità, colore e modalità di riflessione della luce
  • la rotazione e se essa corrisponda a quanto osservato nella popolazione di asteroidi e comete
  • eventuali accelerazioni aggiuntive difficilmente spiegabili
  • le caratteristiche spettrali che indicano la composizione chimica
  • la forma dell'oggetto e le sue deviazioni rispetto ai corpi celesti comuni

1I/ʻOumuamua è diventato particolarmente celebre perché la sua traiettoria e il suo comportamento non si adattavano perfettamente all'immagine tipica di una cometa: mancava la classica chioma, eppure l'oggetto sembrava essere leggermente "respinto" dal Sole. Una parte dei ricercatori ha riconosciuto che proprietà insolite del ghiaccio e dei gas possono spiegare il fenomeno; altri hanno invece speculato su una possibile natura artificiale.

I nuovi modelli puntano a spostare questo tipo di discussione dal piano delle congetture a quello delle soglie numeriche e delle categorie definite. La maggior parte degli oggetti anomali si rivelerà quasi certamente opera della natura, ma per poterlo affermare onestamente, gli scienziati hanno bisogno di regole del gioco chiare e stabilite in anticipo.

Perché i ricercatori stanno creando una checklist per gli artefatti alieni

Parallelamente, su Scientific Reports sono comparsi studi che tentano di raccogliere decenni di ricerche frammentate nell'ambito della SETA (Search for Extraterrestrial Artifacts) e di trasformarle in un quadro di valutazione organico. Si tratta di qualcosa simile a una lista di controllo applicabile a qualsiasi oggetto dall'aspetto sospetto.

Questo tipo di modelli trae ispirazione dall'esperienza maturata nella ricerca degli esopianeti. Anche lì, all'inizio tutto sembrava "strano", eppure oggi esistono procedure sofisticate per valutare la credibilità di ogni candidato segnalato. In modo analogo, si vuole ora tracciare un percorso che vada da "oggetto interessante" a "probabile tecnosegnatura".

Nei prossimi anni entreranno in funzione osservatori potentissimi, come la Vera C. Rubin Observatory, che scansionerà l'intero cielo notte dopo notte generando enormi quantità di dati su oggetti di passaggio e interstellari. Da un lato questa è un'opportunità straordinaria per intercettare qualcosa di davvero eccezionale; dall'altro rappresenta una sfida analitica di proporzioni colossali.

Nessun essere umano è in grado di esaminare manualmente tante immagini, ecco perché sono già in fase di sviluppo algoritmi addestrati a individuare automaticamente i casi più insoliti. Sulla base di questi strumenti, gli astronomi decideranno quali oggetti richiedono misurazioni ulteriori e più dettagliate, come la spettroscopia o le osservazioni radar.

Quali domande emergono quando si trova un oggetto extraterrestre

Benché non esista ancora nessun oggetto universalmente riconosciuto che possa essere onestamente definito un artefatto di una civiltà aliena, una parte della comunità scientifica preferisce prepararsi in anticipo a tale eventualità. Non si tratta solo di procedure di ricerca, ma anche di questioni legate alla sicurezza, al diritto spaziale e alla risposta della società.

Entrano in campo interrogativi molto concreti: in caso di ritrovamento di un oggetto sospetto, sarebbe opportuno avvicinarvi una sonda? Chi prenderebbe tale decisione? Come informare il pubblico per evitare panico e teorie del complotto? E infine: esistono norme internazionali che regolamentano lo studio di tecnologie potenzialmente non appartenenti alla nostra civiltà?

Il fatto stesso che i ricercatori considerino questi scenari testimonia una crescente disponibilità a trattare la questione delle tecnologie aliene non come un tema di fantascienza, ma come un normale problema scientifico. Studiosi di diverse istituzioni, tra cui l'Università di Cambridge e l'Università di Stoccolma, collaborano alla definizione di protocolli condivisi.

Cosa puoi trarre da tutto questo nella vita di tutti i giorni

Per molte persone questo tipo di ricerca può sembrare un'astrazione lontana dalla realtà quotidiana. In pratica, però, il lavoro sulla rilevazione di segnali deboli nel rumore dei dati alimenta lo sviluppo di algoritmi che trovano poi applicazione in medicina, finanza o sistemi di sicurezza. Ogni metodo capace di estrarre "qualcosa di insolito" da un flusso di informazioni trova rapidamente nuovi impieghi.

Vale la pena tenere presente che il clima del dibattito sulla vita extraterrestre sta cambiando. Le domande più interessanti non sono più "siamo soli nell'universo?", bensì "come verificarlo in modo affidabile con gli strumenti che abbiamo oggi a disposizione?". Non si tratta di inseguire la sensazione a tutti i costi, ma di non lasciarsi sfuggire qualcosa di davvero straordinario solo perché l'avevamo considerato impossibile in anticipo.

Anche se tutti gli attuali candidati ad artefatti alieni si rivelassero alla fine oggetti naturali, la scienza non ne uscirebbe sconfitta. Ne risulterebbero cataloghi più precisi di asteroidi e comete, modelli migliori del moto dei corpi celesti e procedure solide per l'analisi di fenomeni anomali. E se un giorno dovesse apparire qualcosa che si sottrae ostinatamente a qualsiasi schema conosciuto, la comunità scientifica avrà già pronto un insieme di strumenti per affrontare tale enigma, senza cedere né allo scetticismo cieco né alla credulità ingenua.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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