70 anni di scioglimento della Groenlandia: i dati mostrano che il ghiaccio scompare più velocemente del previsto

La calotta glaciale groenlandese si assottiglia da decenni, ma solo ora capiamo quanto rapidamente

Il ghiacciaio artico della Groenlandia si sta riducendo da molti anni. Eppure è soltanto grazie alla più recente analisi di settant’anni di dati che emerge con chiarezza quanto questo processo si sia drammaticamente accelerato nel tempo.

I geografi dell’Università di Barcellona hanno ricostruito tutti gli episodi estremi di scioglimento della calotta groenlandese a partire dal 1950. Combinando osservazioni satellitari, dati meteorologici e un modello climatico avanzato, hanno cercato di capire cosa stia alimentando l’aumento a valanga della quantità d’acqua che scorre verso gli oceani.

La Groenlandia al centro dei cambiamenti climatici

Negli ultimi anni l’Artico ha attirato con crescente intensità l’attenzione di politici, militari e imprenditori. Con il riscaldamento del clima si aprono nuove rotte marittime e risorse naturali rimaste inaccessibili per secoli sotto i ghiacci diventano potenzialmente sfruttabili. Lo stesso processo, però, sta distruggendo le fondamenta del clima stabile su cui si reggono le società di tutto il pianeta.

La calotta groenlandese è la seconda più grande riserva di acqua dolce della Terra, superata solo dall’Antartide. Quando perde massa, quell’acqua si riversa negli oceani facendo salire il livello marino in ogni angolo del mondo, da Danzica al delta del Nilo. Per questo i ricercatori cercano da anni di comprendere con precisione la velocità con cui questo gigantesco “serbatoio” di ghiaccio sta scomparendo e quali fattori lo indeboliscono maggiormente.

L’analisi più recente dimostra che gli episodi intensi di scioglimento non solo sono diventati più frequenti, ma hanno interessato una porzione molto più ampia della superficie groenlandese, producendo quantità d’acqua enormemente superiori rispetto a quanto si ipotizzava in precedenza.

Cosa hanno fatto i ricercatori: 70 anni di episodi estremi

Il gruppo di Barcellona ha preso in esame il periodo compreso tra il 1950 e il 2023. Giorno per giorno, gli scienziati hanno ricostruito le condizioni atmosferiche sopra la Groenlandia e le hanno confrontate con la risposta della calotta, ovvero con il volume d’acqua prodotto dallo scioglimento di neve e ghiaccio.

I ricercatori hanno distinto due tipi di circolazione atmosferica che influenzano in modo particolare il processo di scioglimento. Il primo è un sistema di alta pressione anticiclonico, che porta molta luce solare, poche nuvole e condizioni calde e calme. Il secondo è un sistema ciclonale di bassa pressione, che convoglia masse d’aria calda — spesso provenienti da sud — ed episodi di intense precipitazioni piovose.

Attraverso un modello climatico regionale hanno tentato di separare l’influenza di queste configurazioni meteorologiche dal riscaldamento generale dell’atmosfera. In altre parole: lo scioglimento si è accelerato principalmente perché le temperature globali sono aumentate, oppure perché sopra la Groenlandia si verificano più spesso situazioni sinottiche particolarmente “letali” per il ghiaccio?

Sette stagioni record dopo il 2000

L’analisi ha rivelato che la natura degli episodi di scioglimento estremo è cambiata radicalmente nella seconda metà del periodo osservato. La superficie della calotta colpita da scioglimento intenso cresce a un ritmo di circa 2,8 milioni di chilometri quadrati per decennio. Il volume d’acqua prodotto durante queste stagioni è aumentato di sei volte. Sette dei dieci episodi di scioglimento più violenti si sono verificati già nel XXI secolo.

Le stagioni estive dell’agosto 2012 e del luglio 2019 e 2021 si sono impresse in modo particolare nei registri climatici. In quegli anni, la portata e l’intensità dello scioglimento non avevano alcun precedente nei dati che risalgono alla metà del Novecento. Il ghiaccio perdeva massa a una scala che i climatologi consideravano ancora di recente del tutto improbabile.

Per comprendere meglio la dinamica del processo, è utile osservare alcuni parametri chiave:

  • La superficie della calotta interessata da scioglimento estremo si espande a oltre 2,8 milioni di km² per decennio
  • La produzione totale di acqua di fusione è aumentata di sei volte rispetto alla media della metà del secolo scorso
  • Delle sette stagioni di scioglimento più intense, tutte e sette appartengono al XXI secolo
  • Gli eventi record del 2012, 2019 e 2021 non hanno eguali nei settant’anni di dati disponibili
  • La parte settentrionale della Groenlandia, un tempo considerata stabile, reagisce oggi con la stessa sensibilità del sud
  • Le proiezioni fino alla fine del secolo indicano una triplicazione del deflusso di acqua dolce dai ghiacciai artici

Dall’inizio del nuovo millennio, la calotta groenlandese entra sempre più spesso in una modalità di “scioglimento massimo” che solo pochi decenni fa si verificava in modo del tutto eccezionale.

L’atmosfera svolge il ruolo principale

I risultati dell’analisi mostrano che il riscaldamento dell’atmosfera artica da solo spiega gran parte dell’accelerazione osservata. Secondo i ricercatori, circa il 63% dell’aumento della produzione di acqua di fusione è direttamente attribuibile all’innalzamento della temperatura dell’aria.

Le variazioni nella circolazione atmosferica — ossia la frequenza e la durata dei diversi tipi di sistemi di pressione sopra la Groenlandia — hanno anch’esse un peso, ma non raggiungono l’influenza del trend generale di riscaldamento. In sostanza, anche in presenza di configurazioni meteorologiche simili a quelle degli anni Sessanta o Settanta, il ghiaccio oggi subisce uno scioglimento molto più intenso semplicemente perché l’aria è più calda.

Il gruppo dell’Università di Barcellona ha utilizzato un sofisticato modello climatico regionale con una griglia di calcolo più fitta, capace di cogliere meglio i processi locali, come il flusso di aria calda attraverso i fiordi o il comportamento delle nuvole sui bordi ripidi della calotta. La combinazione di dati satellitari, osservazioni meteorologiche dalle stazioni groenlandesi e modellazione atmosferica ha fornito il quadro più dettagliato mai ottenuto fino ad ora.

Il nord della Groenlandia è diventato il nuovo “punto caldo” dell’Artico

Particolarmente sorprendente è la conclusione riguardante la geografia dei cambiamenti. A reagire più intensamente non è solo il sud dell’isola, dove il clima è relativamente più mite, ma anche il lontano nord. Questa parte della calotta era considerata da lungo tempo più stabile, più fredda e più resistente alle variazioni meteorologiche di breve termine.

Le proiezioni per il futuro, basate su uno scenario ad alte emissioni di gas serra, suggeriscono che entro la fine del XXI secolo il volume d’acqua di fusione nella Groenlandia settentrionale potrebbe triplicarsi. Questo è di importanza cruciale, poiché i ghiacciai di quella regione sfociano direttamente nell’Oceano Artico e possono influenzare fortemente la salinità e la densità delle acque superficiali.

Un triplo aumento del deflusso di acqua dolce dal nord della Groenlandia comporterebbe una grave perturbazione dell’equilibrio tra acque superficiali e profonde nell’Atlantico settentrionale. I ricercatori avvertono che proprio questa area sta diventando un punto critico per la comprensione dei futuri modelli climatici globali.

Cosa significa per il livello dei mari e le correnti oceaniche

L’accelerazione dello scioglimento si traduce direttamente in un innalzamento del livello del mare. Ogni millimetro di aumento globale rappresenta un problema concreto per le aree costiere basse e le città portuali. La Groenlandia è già oggi uno dei principali “donatori” di acqua agli oceani in espansione, e l’accelerazione descritta nell’analisi suggerisce che il suo contributo crescerà più rapidamente di quanto ipotizzassero i vecchi scenari.

Il secondo effetto, meno evidente, riguarda il delicato equilibrio delle correnti oceaniche. Un apporto eccessivo di acqua dolce e fredda alle latitudini settentrionali può indebolire il trasporto di calore attraverso l’Atlantico settentrionale. Un tale processo influenzerebbe il clima europeo — incluso quello italiano — modificando la distribuzione delle basse pressioni, delle tempeste e delle ondate di calore.

Quello che accade in Groenlandia ha un impatto diretto sulla circolazione atlantica, che a sua volta codetermina le condizioni meteorologiche sull’Europa. Un indebolimento della Corrente del Golfo potrebbe addirittura portare a un paradossale raffreddamento di alcune regioni europee, mentre la media globale continua a salire.

I climatologi dei principali centri di ricerca europei monitorano da anni come l’afflusso di acqua dolce dalla Groenlandia stia modificando la circolazione atlantica. I dati delle loro ricerche confermano che la velocità dei cambiamenti supera la maggior parte delle proiezioni modellistiche elaborate alla fine del secolo scorso.

Il ritmo del cambiamento conta più del bilancio finale

La velocità delle trasformazioni ha un’importanza maggiore rispetto al saldo complessivo. Quanto più rapido è l’innalzamento del livello del mare, tanto meno tempo hanno le società per adattarsi. Questo riguarda non solo le zone costiere, ma anche le aree interne: il cambiamento delle correnti oceaniche influenza la distribuzione delle precipitazioni, la durata dei periodi di siccità e l’intensità delle tempeste invernali sull’Europa.

Se le stagioni di scioglimento intenso dovessero verificarsi ogni due o tre anni anziché una volta per decennio, la calotta non avrebbe il tempo di rigenerarsi durante i periodi più freddi. I ricercatori parlano di superamento di un punto critico oltre il quale il sistema entra in una fase di rapida degradazione, difficilmente arrestabile anche con una drastica riduzione delle emissioni nel futuro.

I climatologi europei tengono sotto stretta osservazione questi trend artici in relazione all’evoluzione meteorologica del continente. I dati provenienti dalla Groenlandia entrano nei modelli regionali che cercano di stimare come cambierà la frequenza di alluvioni, siccità ed eventi termici estremi su scala europea.

Cosa è importante sapere sugli altri effetti dello scioglimento artico

La nuova analisi non “scopre” che la Groenlandia si sta sciogliendo — questo è noto da tempo. Dimostra però che la portata e il ritmo del processo sono peggiori di quanto prevedessero molti scenari precedenti, specialmente per quanto riguarda le regioni settentrionali della calotta. Il segnale proveniente dall’Artico è inequivocabile: con gli attuali livelli di emissioni, stiamo entrando in un’epoca in cui gli anni estremi non saranno più eccezioni, ma la norma.

Per chi si occupa di politiche climatiche, questo si traduce in una pressione verso una riduzione delle emissioni più rapida, ma anche verso una preparazione alle conseguenze ormai inevitabili. Le informazioni provenienti dalla Groenlandia non sono una curiosità esotica — sono avvertimenti tempestivi di cambiamenti che si trasferiranno progressivamente anche sull’Europa. Quanto meglio comprendiamo la velocità con cui il ghiaccio groenlandese scompare, tanto più saggiamente potremo pianificare il futuro, anche lontano dai fiordi artici.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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