La strada discreta nei Pirenei che ogni inverno sorprende automobilisti e ciclisti

Una salita apparentemente innocua che nasconde insidie sorprendenti

La serpentina di dieci chilometri che collega la stazione sciistica di Saint-Lary-Soulan con la piattaforma di Pla d’Adet ha tutto l’aspetto di una strada ordinaria. Ma con una pendenza media dell’8,5% e tratti che raggiungono il 13%, si trasforma rapidamente in una vera e propria sfida montana. Chi la sottovaluta lo scopre quasi sempre nel momento sbagliato.

D’estate è territorio dei ciclisti in cerca di gloria; d’inverno la stessa strada si riempie di famiglie cariche di sci, caschi e bambini assonnati sul sedile posteriore. Molti di loro capiscono quanto sia insidiosa questa salita solo quando si trovano a metà percorso, senza via di scampo. Il punto di partenza è un anonimo svincolo a rotatoria nel comune di Vignec, appena oltre Saint-Lary-Soulan. Poche curve più avanti, però, l’asfalto si fa balcone sospeso sulla valle dell’Aure.

Saint-Lary-Soulan si trova a circa due ore di macchina da Tolosa ed è considerata la più grande stazione sciistica dei Pirenei. Il comprensorio offre oltre cento chilometri di piste, settecento ettari di terreno sciabile e tre settori interconnessi: Pla d’Adet, Espiaube e Vallon. Nei weekend di punta, fino a diecimila sciatori si dirigono verso le piste — e una buona parte di loro percorre proprio questa unica strada ripida. La stazione di Pla d’Adet, posta a circa 1.700 metri di quota, sembra un traguardo raggiungibile guardandola da lontano. La strada per arrivarci, invece, mette rapidamente a dura prova nervi e muscoli.

Perché questa salita esaurisce ciclisti e automobilisti

Da Vignec a Pla d’Adet il dislivello è di 834 metri in circa dieci chilometri. I numeri sembrano già impegnativi sulla carta, ma la realtà è ancora più esigente. Nei primi sette chilometri la pendenza scende raramente sotto il 10%, con punte di 12,2% e brevi strappi che toccano il 13%. Per questo motivo la salita è classificata come ascesa di prima categoria, degna dei grandi giri ciclistici. Gli esperti di team professionistici la inseriscono tra le salite pirenaiche più severe.

La strada scorre per lo più su versanti aperti, esposti al sole. Gli alberi offrono ombra solo a tratti, quindi in estate i ciclisti lottano contemporaneamente contro la pendenza e il caldo. In inverno, al contrario, li aspetta un altro tipo di battaglia: curve ghiacciate, neve sospinta dal vento sulla carreggiata e aderenza drasticamente ridotta. Gli automobilisti provenienti da Tolosa e da altre città spesso sottovalutano la difficoltà del percorso, tanto che le autorità del dipartimento degli Hautes-Pyrénées emettono regolarmente avvisi sulle condizioni invernali.

Le tabelle chilometriche aiutano a tenere il ritmo, ma non proteggono dalla fatica. Ogni kilometro è segnalato da un cartello che indica la distanza alla cima e la pendenza del tratto successivo. Utile per pianificare lo sforzo, certo. Ma quando il meteo peggiora di colpo, ogni nuova tabella può provocare un brivido di sconforto: ancora così tanto?

A metà salita si incontra il villaggio di Soulan, prima vera pausa del percorso. C’è una fontana di acqua fresca dove i ciclisti si rifiatano e gli automobilisti controllano freni e catene da neve. Da Soulan la strada riprende a salire con decisione, superando Espiaube e una grande curva da cui si diramano i tornanti verso il Col de Portet, altro punto leggendario della cartografia ciclistica pirenaica.

Panorami mozzafiato, pendenze spietate sulla valle dell’Aure

Il tratto finale procede in linea quasi diretta, sempre sospeso in quota sulla vallata sottostante. Vicino alla stazione si trovano targhe e steli dedicati ai campioni del ciclismo. È proprio qui che Tadej Pogačar, in maglia gialla, vinse una tappa del Tour de France il 13 luglio 2024. E il nome di Raymond Poulidor ricorda battaglie leggendarie combattute su questi stessi versanti decenni fa. Ricercatori dell’Università di Pau hanno studiato il carico fisiologico di questa salita, riscontrando che la maggior parte dei ciclisti amatoriali raggiunge qui oltre il 90% della frequenza cardiaca massima.

Il percorso misura sì una decina di chilometri, ma la pendenza media dell’8,5% con lunghi tratti tra il 10 e il 13% ne fanno un test montano autentico. Per fare un confronto, il celebre Col du Tourmalet ha una pendenza media del 7,4%. L’asfalto verso Pla d’Adet è generalmente in buone condizioni, ma nei mesi invernali si possono formare lastre di ghiaccio soprattutto nelle curve esposte a nord.

Al mattino d’inverno gli automobilisti combattono con il gelo all’ombra dei versanti. Nel pomeriggio gli sciatori scendono stanchi, spesso abbagliati dal sole radente. Nei weekend si aggiunge lo stress del traffico bidirezionale e delle manovre degli autobus turistici. Il servizio di soccorso locale registra ogni inverno alcune decine di incidenti causati da sottovalutazione delle condizioni stagionali o da guasti meccanici dei veicoli.

Auto, autobus o funivia? Come salire a Pla d’Adet nel modo migliore

Per molte famiglie la vacanza comincia in un’auto stipata di valigie, sci e bambini sui sedili posteriori. Secondo i dati locali, percorrendo nove chilometri di tornanti si raggiunge Espiaube (Saint-Lary 1900), mentre dopo 11,5 chilometri si arriva a Pla d’Adet (Saint-Lary 1700). La carreggiata è solitamente in buono stato e il traffico generalmente moderato. Il problema vero è un altro: la mancanza di esperienza invernale e la tendenza a sottostimare la difficoltà, specialmente con neve e nebbia.

Lungo il percorso sono disponibili colonnine di ricarica per auto elettriche, installate nell’abitato e attivabili con apposita tessera. Per i grandi autobus con più di venti posti, tra dicembre e aprile vigono precise limitazioni orarie: divieto di transito nelle ore di punta pomeridiane e obbligo di sosta a Espiaube. L’obiettivo è alleggerire il traffico e ridurre i rischi nei tratti più ripidi. Gli esperti di mobilità della regione Occitania consigliano agli automobilisti con veicoli elettrici di calcolare un maggior consumo energetico in salita e una rigenerazione inferiore al previsto in discesa.

Gli errori più comuni durante la salita includono:

  • Partire senza aver verificato attentamente le previsioni meteorologiche pirenaiche
  • Non avere catene da neve o non saper montarle in caso di nevicata improvvisa
  • Sottovalutare la difficoltà della salita a causa della breve distanza
  • Portare scorte d’acqua insufficienti nei primi chilometri
  • Guidare nel pomeriggio con il sole abbagliante senza occhiali da sole
  • Usare pneumatici estivi nei mesi invernali
  • Sopravvalutare le proprie capacità fisiche, specialmente tra gli sportivi amatoriali

Sempre più visitatori scelgono di lasciare l’auto a valle e di affidarsi ai mezzi pubblici. Per chi arriva da Tolosa è disponibile il pacchetto Ski Go, che combina il viaggio in autobus con lo skipass. In una sola stagione circa quattromila persone hanno scelto questa formula, che ha generato settanta corse di autobus convenzionati. Sul posto funziona anche un servizio di navetta locale tra Saint-Lary e Pla d’Adet, mentre la funivia porta sciatori e turisti direttamente in quota.

In cima: animazione invernale e silenzi fuori stagione

D’inverno Pla d’Adet pulsa di vita come il cuore operativo dell’intero comprensorio di Saint-Lary. Attorno alla stazione a monte si muovono i gatti delle nevi, funzionano scuole di sci, negozi e bar. Per molti è il primo contatto con i Pirenei d’alta quota, e l’impressione non viene soltanto dal panorama: il sole a questa altitudine è intensissimo. I raggi si riflettono sulla neve amplificando l’esposizione ai raggi UV.

Soccorritori e istruttori ripetono sempre le stesse raccomandazioni: crema solare ad alto fattore, occhiali con buona protezione, mani e collo coperti. Chi ignora questi consigli torna a valle con la pelle arrossata e gli occhi irritati. I dermatologi dell’ospedale di Tarbes avvertono che l’intensità dei raggi UV a 1.700 metri di quota è circa il 30% superiore rispetto al fondovalle.

Fuori stagione il quadro cambia radicalmente. La maggior parte degli edifici rimane chiusa e le file di condomini possono oscurare la vista delle cime. I turisti estivi che arrivano immaginando un pittoresco villaggio di montagna rimangono spesso sorpresi dalla dominante estetica del cemento. Molti visitatori, sia francesi che spagnoli, preferiscono quindi esplorare i sentieri dei dintorni piuttosto che soggiornare nella stazione stessa.

Come prepararsi per non trovarsi in difficoltà

Chi pianifica una salita invernale in auto dovrebbe affrontare questa strada con la stessa mentalità riservata a una classica serpentina alpina. Pneumatici invernali completi, freni verificati, catene nel bagagliaio e la capacità di montarle prima di partire sono requisiti imprescindibili. Vale anche la pena calcolare margini di tempo più ampi per eventuali soste o per rimuovere la neve. I club automobilistici del dipartimento degli Hautes-Pyrénées consigliano di portare sempre con sé una pala, coperte termiche e un caricabatterie portatile per il telefono.

Per i ciclisti, la chiave è avere rapporti più agili del solito e abbondanti riserve d’acqua. La fontana di Soulan è provvidenziale a metà estate, ma il primo tratto senza acqua in borraccia può diventare brutale. La scelta più saggia è partire di buon mattino, quando le temperature sono più basse e il traffico automobilistico è ancora scarso. I ciclisti di squadre agonistiche scelgono in genere le ore tra le sei e le nove, quando la strada è più tranquilla.

Chi viaggia con bambini piccoli o si sente poco sicuro al volante può organizzare in anticipo il trasferimento in autobus o funivia. Si elimina lo stress dei tornanti e si contribuisce a ridurre le emissioni su una strada montana già congestionata nei momenti di punta. Le organizzazioni ambientaliste della regione Occitania spingono da tempo per ampliare la capacità delle funivie, proprio per alleggerire il traffico veicolare.

Questa strada porta in sé due anime distinte: è un percorso panoramico straordinario verso il più grande comprensorio sciistico dei Pirenei, ma è anche una sfida autentica che non perdona la leggerezza. Per alcuni è un obiettivo sportivo di prestigio, un’icona del Tour de France. Per altri è semplicemente la via per arrivare sulle piste. In entrambi i casi, arrivare impreparati trasforma facilmente un’escursione in un’esperienza nervosa. Qualche decisione accorta prima di partire, invece, può cambiare completamente il sapore di questa salita montana. Ce la farai da solo, o preferirai affidarti alla comodità della funivia?

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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