Orecchie tappate in aereo? Un semplice trucco con il respiro può alleviare il dolore

Un fastidio che molti passeggeri conoscono bene

Per tante persone è un compagno di viaggio immancabile. Quella sensazione di orecchie otturate, come se qualcuno ti avesse messo delle cuffie spesse, a volte persino un dolore acuto e pungente. Per fortuna la medicina conosce una manovra semplice che, in molti casi, aiuta a riequilibrare la pressione e a ripristinare l’udito normale più in fretta.

Il momento più critico arriva di solito durante l’atterraggio. La pressione in cabina cambia abbastanza rapidamente e l’orecchio medio non sempre riesce a stare al passo. Il passeggero avverte una sensazione di gonfiore, un ronzio sordo, una specie di “pesantezza” nell’orecchio e i suoni diventano ovattati.

Tutto ruota attorno a una sottile membrana — il timpano — e al piccolo spazio che si trova dietro di essa, ovvero l’orecchio medio. Quando la pressione sui due lati della membrana differisce troppo, il timpano si tende, provocando quella sensazione di pressione, crepitii o dolore. Il corpo ha però un suo meccanismo di sicurezza. Tra l’orecchio medio e la parte posteriore del naso corre un canale sottile — la tuba di Eustachio. Quando si apre anche solo per un istante, l’aria può scorrere, la pressione si equalizza su entrambi i lati del timpano e il problema svanisce.

Da dove viene il dolore all’orecchio durante il decollo e l’atterraggio

La tuba di Eustachio dovrebbe aprirsi spontaneamente di tanto in tanto, ma esistono situazioni in cui funziona molto peggio del solito. Accade in particolare quando la mucosa del naso e della gola è gonfia. In pratica ciò significa un raffreddore con naso che cola o congestionato, allergie respiratorie intense, oppure uno stato post-infettivo in cui il naso è ancora “bloccato”.

In queste condizioni il canalino che collega il naso all’orecchio si restringe, il muco denso lo ostruisce ulteriormente e il meccanismo normale di equalizzazione della pressione non funziona in modo fluido. La sensazione di orecchie otturate si prolunga e alcuni passeggeri lamentano addirittura dolori irradiati verso la mascella o le tempie.

I medici specialisti in otorinolaringoiatria avvertono che volare con un raffreddore in corso aumenta significativamente il rischio di fastidi alle orecchie. La mucosa nasale gonfia ostacola il corretto funzionamento della tuba di Eustachio, fondamentale per il bilanciamento della pressione. Studi condotti in ambito universitario mostrano che fino al 30 percento dei passeggeri con rinite acuta avverte un forte disagio durante il volo.

I trucchi semplici che funzionano davvero

Prima di ricorrere a soluzioni più elaborate, di solito bastano i riflessi che il corpo conosce benissimo. I movimenti della mascella e della gola attivano i muscoli che aprono la tuba di Eustachio, ecco perché spesso aiutano:

  • sbadigliare, anche in modo artificiale
  • deglutire spesso la saliva, bere a piccoli sorsi
  • masticare un chewing gum o succhiare caramelle dure
  • parlare, ridere, muovere la mascella lateralmente

Le compagnie aeree raccomandano spesso la gomma da masticare proprio per questo motivo. I movimenti ritmici della mascella attivano i muscoli del palato, che a loro volta “aprono” delicatamente la tuba di Eustachio, facilitando il flusso d’aria. Marchi come Wrigley o Orbit propongono confezioni di gomme pensate appositamente per i viaggi in aereo.

Se già durante il decollo inizi a deglutire la saliva, masticare e muovere consapevolmente la mascella, ci sono ottime probabilità che all’atterraggio tu non avverta alcun dolore. Questo approccio è raccomandato da esperti della Mayo Clinic e da altre istituzioni sanitarie di riferimento. Uno studio pubblicato sul Journal of Laryngology ha dimostrato che la masticazione attiva durante il decollo e l’atterraggio riduce la comparsa del dolore auricolare di oltre il 60 percento.

In cosa consiste la manovra di Valsalva

Quando i metodi semplici non bastano, parte dei medici consiglia di ricorrere a una tecnica nota come manovra di Valsalva. Si tratta di un modo per forzare artificialmente l’apertura della tuba di Eustachio mediante un lieve aumento della pressione nel rinofaringe. Antonio Maria Valsalva, anatomista italiano del XVII secolo, descrisse questa procedura originariamente per altri scopi; oggi viene utilizzata anche in ambito aeronautico.

In pratica è semplicissimo. Pizzica le narici con le dita e prova a “soffiare” delicatamente il naso, anche se è tappato dalle dita. Non si tratta di spingere forte come per gonfiare un palloncino, ma di un impulso di pressione breve e controllato. In molte persone si avverte in quel momento un caratteristico “clic” o un leggero crepitio nell’orecchio — è il segnale che la tuba di Eustachio si è aperta e la pressione si è equalizzata.

Gli otorinolaringoiatri sottolineano che la manovra va eseguita con delicatezza. Spingere troppo forte può fare più danni che benefici. Ricorda: un’inspirazione tranquilla e moderata, senza “caricare” i polmoni al massimo. Espira l’aria brevemente e con dolcezza. Se avverti dolore, interrompi immediatamente. Se necessario, ripeti dopo qualche secondo anziché aumentare la pressione.

Quando è meglio evitare l’equalizzazione forzata della pressione

Non ogni volo è il momento giusto per manipolazioni intensive della pressione auricolare. Se l’infezione è recente e il naso è completamente bloccato, la tuba di Eustachio tende a essere praticamente chiusa. In quel caso nemmeno una manovra ben eseguita potrebbe funzionare e spingere con forza non farebbe che peggiorare il dolore.

Particolare prudenza è raccomandata per chi ha un’otite acuta in corso o l’ha avuta di recente, soffre cronicamente di sinusite, ha subito interventi chirurgici nell’area dell’orecchio medio o ha tendenza alle epistassi sotto sforzo. In questi casi vale la pena parlare con uno specialista prima del volo programmato. A volte il medico consiglia l’uso temporaneo di gocce nasali vasocostrittive prima del decollo e dell’atterraggio, contenenti ad esempio xilometazolina o oximetazolina.

Ricercatori dell’University of Michigan hanno pubblicato uno studio secondo cui speciali tappi auricolari che rallentano le variazioni di pressione possono ridurre il disagio fino al 40 percento. Questi tappi, proposti da marchi come EarPlanes o Alpine FlyFit, contengono un filtro in ceramica che regola la velocità dei cambiamenti di pressione sul timpano.

Cosa aiuta ancora le orecchie a sopravvivere al volo

Oltre alla manovra con il naso tappato, esistono alcune regole semplici che possono ridurre il rischio di dolore auricolare in aereo. I medici consigliano di evitare di dormire durante l’atterraggio, perché nel sonno si deglutisce meno frequentemente e la tuba di Eustachio rimane più spesso chiusa. Vale anche la pena bere a sufficienza durante il volo — acqua o tè mantengono la mucosa idratata e più mobile.

Per neonati e bambini piccoli, i genitori possono usare il trucco del biberon o dell’allattamento proprio durante il decollo e l’atterraggio. I movimenti di suzione aiutano ad aprire la tuba di Eustachio in modo analogo alla masticazione negli adulti. I pediatri dell’American Academy of Pediatrics raccomandano da tempo questo approccio come la prevenzione più efficace del dolore auricolare nei bambini piccoli.

Se voli regolarmente, prova a iniziare ad applicare spray nasali a base di soluzione salina già il giorno prima della partenza. La soluzione fisiologica pulisce la cavità nasale, fluidifica il muco e migliora la pervietà delle vie respiratorie. Questo approccio è supportato da ricerche condotte nell’ambito della Johns Hopkins Medicine.

Quando il disagio post-volo dovrebbe preoccupare

La normale “otturazione” delle orecchie svanisce di solito nel giro di qualche minuto dall’atterraggio. A volte la sensazione di pesantezza persiste un’ora o due, specialmente dopo un volo affrontato con un’infezione in corso. Esistono però situazioni in cui è meglio consultare un medico senza tardare.

Vale decisamente la pena recarsi da un otorinolaringoiatra quando il dolore all’orecchio è molto forte e non accenna a diminuire, quando dopo alcune ore i suoni risultano ancora notevolmente attutiti rispetto al solito, quando compare una secrezione dall’orecchio, vertigini o un forte ronzio auricolare, oppure quando il problema riguarda un bambino piccolo che piange a ogni volo.

Durante variazioni di pressione brusche può verificarsi una lesione al timpano, quindi un dolore persistente o un peggioramento significativo dell’udito dopo un viaggio non dovrebbero mai essere ignorati. Esperti della Cleveland Clinic avvertono che nei casi estremi può avvenire una perforazione del timpano, che richiede cure mediche immediate. Questa condizione è rara, ma il rischio aumenta nelle persone con un’infiammazione acuta o la tuba di Eustachio completamente bloccata. I sintomi includono un dolore improvviso e acuto seguito da sollievo, una fuoriuscita di liquido dall’orecchio e un peggioramento percettibile dell’udito.

Per chi vola spesso, costruirsi un proprio “kit di sopravvivenza” — sbadigli, deglutizione, chewing gum e tentativi delicati di equalizzazione — può rendere il viaggio decisamente più sopportabile. E se il problema si ripresenta a ogni volo, è un buon segnale per considerare una visita specialistica più approfondita alla tuba di Eustachio o ai seni paranasali.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

Scroll to Top