Un nuovo allarme sanitario che riaccende vecchi timori
Gli epidemiologi di New York hanno rilevato la presenza di una variante del virus del vaiolo delle scimmie che in Africa provoca forme di malattia significativamente più gravi. Con i ricordi della pandemia da COVID-19 ancora ben vivi, molte persone si stanno chiedendo: siamo di fronte all’inizio di un’altra crisi sanitaria globale, oppure si tratta di un segnale precoce gestibile con la giusta calma?
Gli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità si esprimono con cautela, sottolineando però l’importanza di monitorare attentamente l’evoluzione della situazione. L’esperienza con il coronavirus SARS-CoV-2 ha dimostrato quanto velocemente un nuovo agente patogeno possa attraversare i continenti. Tuttavia, Mpox presenta caratteristiche di trasmissione molto diverse da quelle del COVID-19, e questo, secondo gli scienziati, cambia radicalmente il profilo di rischio complessivo.
I ricercatori dei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie di Atlanta avvertono che la variante nota come clade I, diffusa nella Repubblica Democratica del Congo, registra tassi di ospedalizzazione più elevati rispetto alle varianti precedentemente conosciute. Studi condotti in paesi africani indicano che questo ceppo può provocare sintomi più severi, in particolare nei bambini e nelle persone immunocompromesse. A New York, per ora, si tratta di casi isolati, ma il personale sanitario è in stato di allerta.
Cos’è esattamente Mpox e come avviene il contagio?
Mpox appartiene alla stessa famiglia virale del vaiolo umano, ufficialmente eradicato nel 1980 grazie a una campagna vaccinale mondiale senza precedenti. La malattia è entrata nell’attenzione generale nel 2022, quando i casi hanno cominciato a emergere al di fuori delle aree endemiche africane. Medici in Belgio, Spagna e altri paesi europei segnalarono allora un’impennata di pazienti con eruzioni cutanee caratteristiche e febbre.
L’infezione si sviluppa tipicamente in due fasi distinte. La prima fase presenta sintomi simili all’influenza: febbre, dolori muscolari, affaticamento, cefalea e linfonodi ingrossati. Questa cosiddetta fase prodromica dura circa uno o tre giorni, rendendo la diagnosi precoce particolarmente difficile.
Nella seconda fase compare l’eruzione cutanea caratteristica, che inizia sul viso e si diffonde progressivamente su tutto il corpo. Le lesioni attraversano stadi successivi: macchie, papule, vescicole piene di liquido. I dermatologi descrivono queste alterazioni cutanee come molto dolorose, soprattutto quando interessano la bocca, le mucose o la zona genitale.
Come si trasmette il virus Mpox tra le persone?
La trasmissione di Mpox richiede un contatto molto più stretto rispetto a quello necessario per le malattie respiratorie come l’influenza o il coronavirus. Gli epidemiologi sottolineano che il contagio avviene principalmente attraverso il contatto diretto con i fluidi corporei di una persona infetta, con le lesioni cutanee o con oggetti contaminati. Indumenti, biancheria da letto e asciugamani possono veicolare il virus se entrati in contatto con le piaghe attive.
Ricerche condotte dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine hanno dimostrato che i contatti personali prolungati, in particolare quelli intimi, rappresentano il rischio più elevato. Per questa ragione, nel 2022 la comunità degli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini fu la più colpita, sebbene ciò non significhi affatto che gli altri gruppi di popolazione siano immuni. Il virus può diffondersi in qualsiasi contesto dove il contatto fisico sia sufficientemente prolungato.
Un’ulteriore via di trasmissione è rappresentata dalle goccioline respiratorie emesse durante una conversazione ravvicinata e prolungata. A differenza del COVID-19, tuttavia, Mpox non si trasmette con una breve permanenza nella stessa stanza. Ricercatori universitari avvertono che il rischio di contagio per via aerea è significativo soprattutto per gli operatori sanitari che assistono i pazienti senza dispositivi di protezione adeguati. L’isolamento delle persone infette rimane quindi uno strumento preventivo fondamentale.
Quali sono le principali differenze tra le varianti del virus?
Il virus Mpox esiste in due rami principali denominati clade I e clade II. La variante clade I, quella recentemente identificata a New York, proviene principalmente dalla Repubblica Democratica del Congo e dai paesi dell’Africa centrale circostanti. Scienziati dell’Institut Pasteur di Parigi hanno confermato che questo ceppo causa forme di malattia più gravi con una mortalità più elevata.
La variante clade II era invece responsabile della maggior parte dei casi durante l’ondata del 2022 in Europa e Nord America. I medici a Madrid, Berlino e Amsterdam osservarono che i pazienti infettati da questa variante presentavano generalmente sintomi più lievi. La mortalità si attestava intorno allo 0,2 percento, un valore decisamente inferiore a quello del clade I, per il quale alcuni studi africani riportano fino al 10 percento.
Le principali differenze tra le due varianti includono:
- Gravità della malattia – il clade I provoca un maggior numero di ospedalizzazioni
- Distribuzione geografica – il clade I predomina in Africa, il clade II nel resto del mondo
- Dimensioni e numero delle lesioni – il clade I genera alterazioni cutanee più estese
- Impatto sui bambini – il clade I è più pericoloso per la popolazione pediatrica
- Complicanze – il clade I porta più frequentemente a encefalite e sepsi
- Durata dei sintomi – l’infezione da clade I ha una durata più prolungata
Esiste un vaccino efficace contro Mpox?
La vaccinazione rappresenta lo strumento più importante nella lotta alla diffusione del virus. Il vaccino Imvanex, conosciuto negli Stati Uniti con il nome Jynneos e in alcuni paesi europei come MVA-BN, fu originariamente sviluppato contro il vaiolo umano. I ricercatori hanno scoperto che offre una protezione di circa l’85 percento anche contro Mpox, grazie alla stretta parentela tra i due patogeni.
Le autorità sanitarie di New York raccomandano la vaccinazione in particolare alle persone con un rischio di esposizione più elevato. In questa categoria rientrano gli operatori sanitari che assistono pazienti infetti, i lavoratori di laboratorio che maneggiano campioni virali e le persone con un elevato numero di partner sessuali. I Centri per il Controllo delle Malattie americani hanno emesso linee guida che raccomandano due dosi del vaccino Jynneos a distanza di quattro settimane l’una dall’altra.
Il vaccino Imvanex utilizza un virus vaccinia indebolito, incapace di replicarsi nell’organismo umano. Gli immunologi spiegano che questo approccio riduce al minimo gli effetti collaterali, che erano invece comuni con i vecchi vaccini antivaiolosi. Le reazioni più frequenti includono arrossamento nel sito di iniezione, lieve febbre e stanchezza della durata di uno o due giorni. Gli effetti avversi gravi sono estremamente rari.
C’è davvero il rischio di un’altra pandemia?
Gli epidemiologi valutano la situazione attuale come gestibile, a condizione che vengano rispettate le misure igieniche di base e che i sistemi di tracciamento dei contatti funzionino correttamente. A differenza del coronavirus SARS-CoV-2, Mpox non si trasmette con la stessa facilità per via aerea e non richiede drastiche misure di lockdown. Le esperienze dei paesi dell’Africa occidentale dimostrano che una vaccinazione mirata abbinata all’isolamento dei casi riesce a contenere i focolai in modo efficace.
La cosa importante è non cedere al panico, ma allo stesso tempo non azzerare la percezione del rischio. Gli operatori sanitari consigliano di prestare attenzione alle variazioni della propria pelle, di rivolgersi al medico in presenza di sintomi sospetti e, in caso di diagnosi confermata, di rispettare rigorosamente la quarantena. Una corretta informazione della popolazione gioca un ruolo determinante nel prevenire la diffusione di false notizie, che possono alimentare panico ingiustificato o, al contrario, spingere a sottovalutare una minaccia reale.












