Misterioso segnale dallo spazio ogni 36 minuti: ASKAP J1424 è sparito senza traccia

Un faro cosmico che lampeggiava con precisione, poi il silenzio

Una nuova e strana sorgente di onde radio si comportava come un faro nello spazio: il segnale tornava ogni 36 minuti, poi è scomparso del tutto. Gli astronomi stanno cercando di capire se si tratti di una stella morta insolita oppure di qualcosa che la scienza non sa ancora come definire.

ASKAP J1424 ha stupito gli astrofisici di tutto il mondo. Nel corso di una campagna osservativa durata alcune settimane, il radiotelescopio australiano ha registrato una serie di impulsi che si ripetevano con una precisione impressionante ogni 2.147 secondi. Ora i ricercatori cercano di spiegare perché un segnale così regolare sia cessato all’improvviso e senza alcun preavviso.

Scoperte di questo tipo stanno cambiando la nostra visione di un universo dinamico. Per decenni gli astronomi si sono concentrati soprattutto su stelle stabili, galassie e supernove classiche. Oggi cresce la consapevolezza che, anche nella scala temporale di minuti e ore, accadono fenomeni straordinari — basta avere gli strumenti giusti per coglierli.

Un oggetto che lampeggiava come un orologio e poi si è fermato

ASKAP J1424 è il nome attribuito a una sorgente radio individuata grazie all’Australian SKA Pathfinder, un radiotelescopio gestito dall’organizzazione scientifica australiana CSIRO. Questo strumento è stato progettato appositamente per scansionare ampie porzioni di cielo in modo rapido e frequente, un approccio radicalmente diverso rispetto ai radiotelescopi tradizionali che fissano a lungo una piccola regione del cielo.

Per circa otto giorni, ASKAP J1424 si è comportato come un perfetto “segnapassi” cosmico: gli impulsi erano stabili, ripetibili e quasi identici tra loro. Ogni singolo impulso mostrava forma, luminosità e durata molto simili. Nulla lasciava presagire che l’oggetto stesse esaurendosi in modo instabile.

Poi è accaduto qualcosa di del tutto inaspettato. Il segnale si è spento da un giorno all’altro — non si è affievolito gradualmente, non ha cambiato ritmo, è semplicemente sparito. Da allora i radiotelescopi aspettano in silenzio che questa misteriosa sorgente si manifesti nuovamente. I ricercatori del programma EMU scandagliano il cielo regolarmente alla ricerca di segnali transitori di breve durata.

Una nuova classe di oggetti cosmici che “scompaiono”

Da alcuni anni gli astronomi descrivono un gruppo di oggetti che non brillano in modo continuo, ma compaiono nel cielo per breve tempo e poi si eclissano. Nel dominio delle onde radio, questa famiglia prende il nome di transienti a lunga periodo. A differenza dei pulsar classici, che lampeggiano migliaia di volte al secondo, qui il ritmo si misura in minuti o addirittura in ore.

Gli scienziati ipotizzano che dietro questi fenomeni possano nascondersi diversi tipi di oggetti:

  • stelle di neutroni con un campo magnetico straordinariamente intenso, note come magnetar
  • stelle molto piccole e dense — le cosiddette nane bianche — dotate di un potente campo magnetico
  • rare stelle doppie in cui due oggetti compatti interagiscono con grande intensità reciproca
  • sistemi complessi con flusso di materia proveniente dall’ambiente circostante

ASKAP J1424 si inserisce perfettamente in questo gruppo per quanto riguarda la durata del periodo, ma le sue caratteristiche peculiari non si lasciano facilmente inquadrare nei modelli esistenti. I ricercatori lo ammettono apertamente: è un altro tassello di un puzzle a cui mancano ancora molti pezzi. Il radiotelescopio ATCA ha contribuito ad analizzare con maggiore precisione la forma dell’emissione radio e la sua polarizzazione.

Un orologio cosmico che si è tolto la batteria da solo

La regolarità del segnale proveniente da ASKAP J1424 colpisce anche i radioastronomi più esperti. Dal punto di vista fisico, un simile profilo corrisponde meglio a un corpo in rapida rotazione e di elevatissima densità — come una stella di neutroni o una nana bianca. Di solito questi “orologi cosmici” funzionano indisturbati per anni.

Qui ci troviamo però di fronte a un paradosso: emissione stabile da un lato, episodio di attività brevissimo dall’altro. Questa combinazione di proprietà è difficile da spiegare con un unico scenario semplice. Gli astronomi hanno impiegato diversi strumenti per tentare di risolvere l’enigma — il telescopio Gemini ha osservato questa porzione di cielo nel vicino infrarosso, cercando una controparte stellare visibile di ASKAP J1424.

Nessuno di questi tentativi ha prodotto una “macchia” chiara e facilmente interpretabile in altri intervalli dello spettro elettromagnetico. L’assenza di un segnale ottico e infrarosso rappresenta uno dei misteri più profondi dell’intero caso. Questo porta i ricercatori a concludere che si tratti di un oggetto estremamente debole, oppure che qualcosa ne mascheri efficacemente la presenza.

Un segnale polarizzato al cento per cento: cosa significa

L’analisi dei dati ha rivelato che l’emissione radio di ASKAP J1424 è completamente polarizzata. In pratica, le onde radio presentano oscillazioni ordinate: la loro “direzione” non è affatto casuale. Gli astronomi hanno osservato anche transizioni tra polarizzazione ellittica e lineare.

Una firma di questo tipo si riscontra soltanto in ambienti caratterizzati da un campo magnetico molto intenso e altamente organizzato — nelle vicinanze di oggetti compatti, dove materia e radiazione “danzano” al ritmo delle linee del campo magnetico. In altre parole, ASKAP J1424 quasi certamente non è una stella ordinaria né una classica sorgente radio.

Il segnale indica condizioni fisiche estreme e un meccanismo di emissione molto specializzato. Questo ha rafforzato l’ipotesi che in gioco ci sia una stella morta, oppure un sistema composto da due stelle di elevatissima densità. Ricercatori dell’Università di Sydney e di altre istituzioni stanno lavorando a modelli più dettagliati di tali sistemi.

Sono responsabili due nane bianche?

La proposta più audace del team di ricerca prevede che ASKAP J1424 sia un sistema binario composto da due nane bianche. Si tratta di residui densi e “bruciati” di stelle, spesso delle dimensioni della Terra ma con una massa paragonabile a quella del Sole. Quando due oggetti di questo tipo orbitano l’uno vicino all’altro, i loro campi magnetici possono formare strutture di grande complessità.

In questo modello, il periodo di 36 minuti potrebbe corrispondere a:

  • il periodo di rotazione di uno dei due componenti
  • il tempo orbitale della coppia di nane bianche
  • una combinazione di entrambi i movimenti, con emissione che si accende solo in una particolare configurazione geometrica
  • i cicli di flusso di materia tra i due oggetti del sistema doppio stretto

Questo approccio consente di spiegare tre proprietà fondamentali: la regolarità, la lunga scala temporale e l’elevato grado di polarizzazione del segnale. Resta però aperta la domanda su perché, nella luce visibile e nell’infrarosso, non si veda nulla che ricordi un sistema di due stelle dense.

Se in quella regione di cielo orbitano davvero due stelle compatte, esse sono o otticamente debolissime, oppure qualcosa nasconde efficacemente la loro presenza. Queste difficoltà rendono lo scenario delle due nane bianche affascinante ma ancora incerto. I ricercatori sottolineano che servono ulteriori dati, in particolare un monitoraggio radio prolungato nel tempo e osservazioni più approfondite in altre bande dello spettro.

La domanda più difficile: cosa ha spento l’emissione

Dal punto di vista della teoria delle stelle compatte, lo spegnimento improvviso del segnale rappresenta il problema più urgente. I due principali scenari su cui stanno lavorando i team di ricerca sono i seguenti: ASKAP J1424 attraversa cicli naturali di attività — a tratti è “rumoroso” in radio, poi rimane silenzioso per lunghi periodi. Oppure l’emissione è innescata da un flusso di materia proveniente da un oggetto vicino o dall’ambiente circostante, e questo flusso si è improvvisamente interrotto.

Nel primo caso, l’oggetto ricorderebbe un magnetar intermittente che genera potenti fasci radio solo in finestre temporali limitate. Nel secondo assomiglia invece a un motore rimasto senza carburante: quando il flusso di materia si è esaurito o è scomparso, anche il segnale radio si è spento. Senza un ritorno del segnale, è difficile stabilire quale delle due immagini sia più vicina alla realtà.

Da qui l’enorme importanza attribuita al monitoraggio a lungo termine di questa porzione di cielo. I transienti a lunga periodo potrebbero rivelarsi una popolazione di oggetti piuttosto numerosa. Se ASKAP e strumenti simili cominceranno a rilevarli regolarmente, gli astrofisici avranno a disposizione un insieme completamente nuovo di “campioni” per studiare i processi legati a campi magnetici estremi e a materia ad altissima densità.

Cosa ci insegna ASKAP J1424 sulle nuove scoperte

Scoperte come questa rappresentano anche un test fondamentale per le teorie sull’evoluzione stellare. Gli scienziati devono verificare se i modelli attuali ammettano effettivamente l’esistenza di oggetti con campi magnetici molto intensi, capaci di emettere impulsi radio regolari e ordinati, attivi solo per pochi giorni prima di tacere completamente e pressoché invisibili in tutte le altre bande dello spettro.

Se le teorie vigenti non riescono a descrivere questi parametri, i fisici dovranno ampliarle o addirittura proporre una nuova classe di oggetti compatti. Più conosciamo questi oggetti estremi, meglio siamo in grado di prevedere il comportamento della materia in condizioni limite — dall’interno dei pianeti alle esplosioni di supernova, fino alle collisioni di stelle compatte che generano onde gravitazionali rilevate dai detector terrestri.

Per chiunque segua l’evoluzione delle tecnologie, ASKAP J1424 è anche un promemoria di quanto sia diventata importante la costruzione di telescopi veloci e panoramici. Grazie a questi strumenti possiamo intercettare segnali misteriosi e di breve durata, catturandoli nel momento in cui si manifestano — prima che il faro cosmico, come ASKAP J1424, torni a tacere per un tempo che nessuno sa ancora quantificare. Resta aperta la domanda se questo strano oggetto si farà sentire di nuovo, o se rimarrà per sempre muto.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

Scroll to Top