Perché i muscoli si riducono nello spazio: 24 topi sulla ISS rivelano risultati sorprendenti

Una soglia precisa oltre la quale i muscoli iniziano a cedere

Gli scienziati hanno individuato l’esatta soglia gravitazionale entro cui i muscoli funzionano ancora normalmente e oltre la quale cominciano a perdere forza — anche quando il loro volume rimane quasi invariato. Questa scoperta potrebbe determinare se gli esseri umani siano davvero in grado di sopravvivere su Marte e durante lunghe missioni lontane dalla Terra.

Cosa succede ai tuoi muscoli quando la gravità smette di agire su di loro? Sulla Terra, il sistema muscolare lavora costantemente contro la forza di gravità: solleva il corpo, cammina, mantiene la postura eretta. Nello spazio, questa resistenza continua svanisce. Gli astronauti sperimentano quello che viene chiamato scarico gravitazionale, e i muscoli — soprattutto quelli delle gambe e del tronco — smettono di ricevere lo stimolo normale al lavoro.

La NASA e l’agenzia spaziale giapponese JAXA hanno deciso di affrontare questo problema in modo molto concreto. Invece di affidarsi esclusivamente alle osservazioni sugli esseri umani, hanno inviato sulla Stazione Spaziale Internazionale ventiquattro topi, collocandoli in condizioni con diversi livelli di gravità. L’obiettivo era chiaro: trovare la soglia al di sotto della quale i muscoli iniziano a soccombere all’assenza di peso.

I risultati hanno mostrato un limite netto oltre il quale la forza muscolare comincia a declinare, anche quando le dimensioni del muscolo restano pressoché invariate. Questa scoperta ha implicazioni fondamentali per le future missioni su Marte e per le basi permanenti al di fuori della Terra.

Come si è svolto l’esperimento con ventiquattro topi in orbita

L’elemento chiave della ricerca era il confronto tra i muscoli dei topi mantenuti in condizioni differenti. I ricercatori hanno impostato quattro livelli di accelerazione gravitazionale, simulando ambienti distinti.

La microgravità riproduceva le condizioni di quasi assenza di peso sulla ISS. Il livello di 0,33 g corrispondeva a circa un terzo della gravità terrestre. Il valore di 0,67 g rappresentava poco più di due terzi di ciò che percepiamo sulla Terra. Infine, 1 g simulava le normali condizioni terrestri.

Ogni topo viveva in un ambiente controllato, dove i ricercatori potevano monitorare il comportamento, il peso corporeo e soprattutto lo stato dei muscoli. Il muscolo più importante dell’analisi era il soleo, situato nel polpaccio: nei mammiferi è particolarmente sensibile alle variazioni gravitazionali, poiché contribuisce a mantenere la postura eretta e la deambulazione.

Gli esperti della NASA descrivono il muscolo soleo come una sorta di rilevatore di gravità, che reagisce rapidamente non appena l’organismo smette di combattere contro il peso del proprio corpo. Nei topi in orbita, questo muscolo è stato il primo a mostrare alterazioni significative.

Cosa è accaduto ai muscoli dei topi ai diversi livelli di gravità

I risultati sono stati inattesi. Quando la gravità scendeva al di sotto di 0,67 g, i muscoli dei topi iniziavano a perdere forza. Non si trattava di una riduzione drammatica del volume, bensì di un deterioramento della funzione.

Al livello di 0,33 g, la massa del muscolo soleo non variava in modo significativo, ma la presa e le prestazioni complessive peggioravano. Gli animali utilizzavano i propri muscoli in modo meno efficiente, come se il loro motore girasse a regimi più bassi nonostante dimensioni simili.

Al contrario, a 0,67 g i topi riuscivano a mantenere la forza della presa a un livello paragonabile a quello in piena gravità terrestre. Sembra che da qualche parte tra un terzo e due terzi della gravità terrestre si trovi la soglia al di sotto della quale l’organismo comincia a lasciar cedere i muscoli.

I medici specializzati in medicina spaziale sottolineano che il calo di forza può manifestarsi più rapidamente della perdita visibile di massa muscolare. Ciò significa che un astronauta può sembrare in buona salute, ma i suoi muscoli potrebbero già non funzionare in modo ottimale.

Marte rappresenta un rischio serio a causa della sua bassa gravità

Le implicazioni più pratiche di questa ricerca riguardano Marte. La gravità su questo pianeta è pari a circa il trentotto percento di quella terrestre, ovvero circa 0,38 g. Si tratta di un valore nettamente inferiore a 0,67 g, la soglia che nell’esperimento permetteva ai muscoli dei topi di mantenere prestazioni simili a quelle sulla Terra.

Per le missioni con equipaggio previste su Marte, questo rappresenta una sfida considerevole. Gli astronauti vivranno per mesi in un ambiente troppo debole per mantenere i muscoli in forma in modo naturale. Senza misure specifiche, la forza muscolare inizierà a diminuire, e il ritorno sulla Terra dopo diversi mesi potrebbe significare uno scontro brutale con la piena gravità.

Le condizioni stesse di Marte probabilmente non sono sufficienti a preservare le prestazioni muscolari necessarie al rientro sulla Terra. I ricercatori dell’Università di Tokyo avvertono che senza intervento potrebbero verificarsi cambiamenti irreversibili.

Gli studiosi sottolineano inoltre che topi ed esseri umani non reagiscono in modo identico, ma i pattern di cambiamento tendono ad essere simili. Ciò significa che i risultati possono essere applicati con cautela anche all’organismo umano.

Quali metodi possono proteggere i muscoli degli astronauti nello spazio

Ingegneri e medici testano da anni diverse strategie per contrastare l’atrofia muscolare. Sulla ISS, gli astronauti si allenano fino a due ore al giorno, utilizzando tapis roulant speciali, cyclette e apparecchiature a resistenza che simulano il sollevamento pesi.

Alla luce dei nuovi risultati, si prospettano diversi scenari:

  • Allenamento più intensivo — esercizi di forza più frequenti e intensi in condizioni di bassa gravità
  • Gravità artificiale — moduli rotanti su navicelle o habitat che sfruttano la forza centrifuga per simulare il peso corporeo
  • Farmaci e interventi biologici — sostanze che influenzano il metabolismo di muscoli e ossa per rallentarne il deterioramento
  • Combinazione di metodi — ad esempio brevi sessioni in gravità artificiale abbinate ad allenamento e dieta adeguata
  • Stimolazione elettrica muscolare — dispositivi che attivano le fibre muscolari senza necessità di movimento volontario
  • Alimentazione ricca di proteine — cibi speciali per astronauti con aminoacidi a sostegno della massa muscolare

Gli specialisti dell’Agenzia Spaziale Europea ESA stanno testando anche la combinazione di piattaforme vibranti con allenamento a resistenza. I primi risultati suggeriscono che questo approccio potrebbe rivelarsi più efficace rispetto ai metodi isolati.

I ricercatori dell’Università della California a Berkeley stanno inoltre esplorando la possibilità di un supporto farmacologico in grado di proteggere le fibre muscolari dalla degradazione anche in condizioni di carico insufficiente.

Non solo muscoli: ossa e organi interni soffrono anch’essi della bassa gravità

I muscoli sono solo una parte del puzzle. Gli scienziati annunciano già che le prossime fasi della ricerca riguarderanno ossa, cuore, vasi sanguigni e organi interni. La bassa gravità accelera la perdita di densità minerale ossea, altera la circolazione sanguigna e mette sotto pressione occhi e cervello.

Nei topi in orbita sono state osservate anche alterazioni del metabolismo, ovvero nel modo in cui l’organismo elabora energia e nutrienti. Si tratta di un segnale d’allarme importante: anche quando il muscolo appare conservato, la sua biochimica potrebbe già indicare problemi.

Il quadro complessivo degli effetti dell’assenza di peso sull’organismo richiede il monitoraggio simultaneo di muscoli, ossa, organi e processi metabolici. I ricercatori della Johns Hopkins University stanno preparando uno studio approfondito focalizzato sul sistema cardiovascolare.

I medici segnalano anche il rischio per la vista: la permanenza prolungata in microgravità provoca un aumento della pressione intracranica, che può danneggiare il nervo ottico. Diversi astronauti reduci da lunghe missioni sulla ISS hanno riportato alterazioni permanenti della vista.

Cosa significano queste scoperte per noi e per il futuro dell’umanità nello spazio

Per la maggior parte di noi Marte sembra ancora fantascienza, ma le conclusioni di studi come questo hanno ricadute anche su problemi molto terrestri. La perdita muscolare colpisce le persone costrette a letto, gli anziani e i pazienti dopo lunghi ricoveri ospedalieri. La mancanza di carico, pur non avendo nulla a che fare con i voli spaziali, agisce sui muscoli in modo analogo: il corpo perde la motivazione a mantenere un tessuto muscolare energeticamente costoso.

La lezione pratica è semplice: i muscoli hanno bisogno di un segnale continuo che dimostra loro di essere necessari. Può essere una normale salita di scale, una passeggiata con lo zaino in spalla o un allenamento con il peso corporeo. Anche in condizioni terrestri, alcune settimane di microgravità sul divano possono causare un indebolimento percettibile.

Per i futuri abitanti di stazioni orbitali e basi extraterrestri, questa conclusione diventa una condizione di sopravvivenza. Progettare la vita nello spazio significa integrare movimento, carico e sforzo fisico, invece di sperare che l’organismo se la cavi da solo. I risultati ottenuti dai ventiquattro topi sulla ISS dimostrano che il corpo coglie abbastanza rapidamente l’opportunità di alleggerirsi, liberandosi di quello che considera un inutile bagaglio muscolare.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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